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Salute

13.04.2012

Il gel
anti Aids
supera il
primo esame

Il professor Julian Ma
Il professor Julian Ma

Il primo farmaco in Europa prodotto in pianta, che fra tre-cinque anni dovrebbe trovarsi sul mercato sotto forma di gel in grado di prevenire nientemeno che l'Hiv, parrebbe non provocare reazioni avverse nelle pazienti su cui, in Gran Bretagna, lo si sta testando. Un'ottima notizia di cui è stato ambasciatore, ieri all'ateneo scaligero, Julian Ma, docente di Immunologia al St. George's Hospital di Londra, a Verona in veste di portavoce del gruppo inglese che ha prodotto il prezioso anticorpo nell'ambito del progetto “Pharma-Planta” finanziato dalla Commissione europea, che coinvolge 30 gruppi di ricerca nel mondo, tra cui un team veronese. In platea, ad ascoltarlo durante un seminario sul tema, un gruppo di dottorandi in Biotecnologie applicate dell'università scaligera, ma anche volti noti dell'industria agroalimentare, da Giordano Veronesi a Giorgio Pasqua, invitati per l'occasione da Mario Pezzotti, ordinario di Genetica agraria e coordinatore del gruppo di ricerca che lavora su piante di tabacco geneticamente modificate per produrre anticorpi e vaccini.
«Attendevamo i risultati solo tra due mesi invece ci è giunta notizia di questo successo in anteprima», spiega Linda Avesani, responsabile del laboratorio di genetica agraria dell'ateneo. «Nessuna reazione nociva è stata segnalata nelle 11 donne su cui il farmaco in questione, una crema vaginale, è stato testato. Ora, quindi, si potrà procedere senza intoppi con la fase due della sperimentazione clinica, per verificarne la sicurezza su un numero più ampio di pazienti, una quarantina. Terzo e ultimo step, sarà un'analisi multicentrica, per testarne l'efficacia sui grandi numeri».
A giocare a favore del farmaco, anche il costo di produzione. «E' inferiore quasi di dieci volte rispetto ai metodi di produzione tradizionali, ovvero le colture cellulari», continua Avesani. «Quelle richiedono condizioni sterili e strumenti costosi come i fermentatori; le piante, invece, sono low-cost e low-tech: basta una serra per produrle velocemente e in grandissime quantità, in qualsiasi luogo della terra».
Un bel risultato da quando, nel 1989, si parlò per la prima volta di molecole di interesse medico prodotte in pianta. Nelle mani dei biotecnologi veronesi, in particolare, il tabacco si trasforma in un laboratorio (nel gergo, un «bioreattore»). Sommando un gene umano ai 30mila geni presenti nel Dna vegetale del tabacco, si sviluppa la proteina 2G12, un anticorpo umano che, se somministrato per via vaginale, impedisce la moltiplicazione del virus Hiv. E così, anche nei Paesi più poveri, potrebbe bastare una pomata a fermare l'epidemia che, solo nel 2010, ha fatto quasi due milioni di vittime nel mondo: l'Aids.
«Rispetto al preservativo e alla crema spermicida, questo sistema potrebbe piacere di più alle donne», ha sottolineato Julian Ma nella sua relazione, «evitando eventuali critiche di tipo etico». Quasi del tutto superate anche le difficoltà legate alla regolamentazione europea per l'utilizzo di piante transgeniche per produrre molecole di interesse medico, di fatto in tutto e per tutto Ogm. Non resta che sperare che, alla fine della sperimentazione, una casa farmaceutica creda nel progetto e decida si investire i 300 milioni di euro che servono a produrre questo farmaco rivoluzionario. E.P.

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