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Salute

26.09.2013

I laboratori che ti salvano la pelle

L’ingresso ai laboratori della banca della cute e del cordone ombelicale al Policlinico FOTO MARCHIORI
L’ingresso ai laboratori della banca della cute e del cordone ombelicale al Policlinico FOTO MARCHIORI

Non solo cuore e altri organi vitali. La generosità dei veronesi si manifesta anche attraverso la donazione dei tessuti. Parliamo di cornee, ossa, vasi, tendini e cordoni ombelicali. Parti del nostro corpo che non sono sempre dei "salvavita", ma comunque migliorano la qualità di vita di una persona, alleviano le sue sofferenze. Pensiamo, ad esempio, alle enormi, indicibili sofferenze di un grande ustionato, che senza l'innesto di cute andrebbe incontro alla morte.
LA BANCA DI BORGO ROMA. Verona brilla in questo ambito. La "banca della cute" gestita a Borgo Roma dall'Azienda ospedaliero universitaria integrata lo scorso anno è risultata la più attiva tra le 5 aperte in Italia (le altre sono a Cesena, Milano, Siena e Torino). La responsabile della banca - che di fatto è regionale - è la dottoressa Aurora Vassanelli. «Grazie a 70 donatori», spiega, «abbiamo al momento la disponibilità di 290.000 centimetri quadrati di cute. Per comprendere meglio l'entità, chiariamo che un soggetto alto 160 centimetri e che pesa 50 kg può consentire il recupero di 15.000 centimetri quadrati di cute e derma, dello spessore fra 0,5 e 0,8 millimetri». A offrirla agli altri, spiega la dottoressa, «sono soprattutto giovani uomini deceduti in seguito a incidente stradale, ma un quarto dei donatori è rappresentato dai suicidi». Una sorta di riscatto post mortem, se vogliamo.
DONATORI E ASSENSO. Per essere donatori di cute valgono le regole della donazione degli organi: occorre quindi essere iscritto all'Aido o aver espresso la volontà all'anagrafe. «Se non c'è l'espressione di volontà», chiarisce la dottoressa Vassanelli, «si chiede l'autorizzazione ai familiari». In caso di risposta affermativa, si attiva la macchina organizzativa, messa a punto «nel 2010 con notevoli vantaggi in termini di tempo, accuratezza e, perchè no, risparmio», spiega la responsabile.
In presenza di un donatore di cute, viene allertata l'equipe specializzata di Treviso, l'unica in Veneto a essere autorizzata a questo tipo di prelievo. «La cute viene prelevata solo da alcune parti del corpo», chiarisce la dottoressa Vassanelli, «per rispetto della salma. Mai da volto, genitali e mani. In media, i medici sono oggi in grado di prelevare più di 4.000 centimetri quadrati da ogni donatore».
DUE ANNI SOTTOZERO. La cute viene quindi trattata, resa assolutamente sterile, congelata a meno 80 gradi e conservata per non più di due anni, pronta per essere consegnata al centro richiedente. La banca di Borgo Roma, in particolare, rifornisce le Chirurgie plastiche di Verona e Padova in egual misura e, in piccola quota, altri centri italiani.
La cute verrà scongelata direttamente in sala operatoria, prima di procedere all'applicazione, che nella gran parte dei casi riguarda grandi ustionati.
«Parliamo di patch biologici», spiega la dottoressa, «che al grande ustionato vengono applicati in maniera non definitiva allo scopo di proteggerlo da infezioni, alleviare il dolore in attesa della ricrescita della cute naturale. Questi innesti danno sicuramente risultati migliori rispetto alle cure mediche e per l'ustionato grave rappresentano, molto spesso l'unico trattamento vitale».
Scatta poi l'attesa. «Si aspetta la reazione dell'organismo, che a un certo punto rigetta l'innesto e di fatto lo espelle. È quello il momento per effettuare la seconda applicazione. Ne servono almeno un paio, prima di considerare il paziente fuori pericolo».

Paola Colaprisco
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