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Salute

28.06.2018

I gusti musicali
del feto? Meglio
la classica del pop

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Mamme in dolce attesa, sentite la musica! Scegliete quella che volete, saltando da Vasco Rossi fino al pop americano, ma sappiate che probabilmente anche il feto ha le sue preferenze. Eh già: il piccolo che sta crescendo proverebbe più o meno piacere ad ascoltare le note, e manifesterebbe i suoi gusti attraverso le smorfie che fa all’interno della pancia, rivelando le espressione del suo volto all’ecografia. Sulla base di questa curiosa rilevazione, forse dovreste pensare ad ascoltare musica classica, almeno negli ultimi mesi della gravidanza. Con una netta preferenza per Mozart. A consigliare questo originale approccio è una ricerca condotta in Spagna da Institut Marquès e presentata al quinto congresso dell’International Association for Music and Medicine: stando all’indagine, la musica classica provoca un numero maggiore di reazioni nel feto rispetto ad altri generi musicali, addirittura inducendo movimenti della bocca simili al canto. L’84 per cento dei feti dimostra, infatti, di amare il genere classico più della musica tradizionale (79 per cento) e del pop-rock (59). Le preferenze sono state confermate anche dagli «enfants terribles» che hanno tirato fuori la lingua durante l’ascolto: la musica classica ha ottenuto una percentuale maggiore di protrusione (35 per cento) di quella tradizionale (20 per cento) e del pop-rock (15 per cento). Per intercettare i gusti musicali dei nascituri, i ricercatori di Institut Marquès hanno analizzato le espressioni facciali di 300 feti tra la 18esima e 38esima settimana di gestazione, in risposta all’emissione intravaginale di 15 canzoni appartenenti a tre diversi generi: classica, tradizionale e pop-rock. C’è un’eccezione però da non sottovalutare: sebbene il pop-rock sia lo stile che provoca meno reazioni nei feti, Bohemian Rhapsody dei Queen rappresenta un’eccezione. In positivo. Che le sette note possano aiutare la crescita del bimbo, peraltro, è provato anche da altri studi. Anche dopo la nascita, la musica può essere d’aiuto per il piccolo, quindi la neomamma deve aiutare a crescere il bambino, almeno sotto l’aspetto psicologico, «parlandogli» e soprattutto ninnandolo, mentre ancora sta nell’utero materno, con delicate canzoncine. Il valore della ninna nanna e delle filastrocche cantate prima ancora della nascita emerge da uno studio condotto all’Università di Helsinki, pubblicato sulla prestigiosa rivista PLoS One. L’indagine dimostra addirittura come esporre il feto ad una musica dolce, meglio se cantata dalla sua mamma, può favorire lo sviluppo di particolari attività cerebrali. L’indagine ha preso in esame una popolazione di donne incinte, dividendole in due gruppi: nel primo le mamme erano invitate a cantare dolci canzoni al feto, nel secondo non era prevista alcuna «passione» musicale. Studiando l’attività cerebrale dei piccoli alla nascita e dopo quattro mesi, sempre con lo stimolo della stessa melodia, si è visto che in quelli che avevano già percepito le dolci note dalla voce della mamma l’attività cerebrale risultava maggiore. 

Federico Mereta
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