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Salute

03.10.2013

I farmaci intelligenti fermano la leucemia

L'esterno del teatro Ristori dove si terra l'incontro sulla leucemia
L'esterno del teatro Ristori dove si terra l'incontro sulla leucemia

La leucemia mieloide cronica (Lmc), che in Italia colpisce ogni anno dalle 700 alle 800 persone, oggi fa meno paura. Se fino agli anni '90 la malattia risultava spesso mortale, ora può essere controllata grazie ai farmaci 'intelligenti' capaci di andare a influire direttamente sul meccanismo genetico delle cellule malate. Grazie a queste terapie l'aspettativa di vita di un paziente colpito da questa forma di leucemia è del tutto simile a quella di un coetaneo sano.
Nasce dunque all'insegna dell'ottimismo il convegno organizzato dal Gruppo Ail pazienti Lmc che riunisce in città, sabato 5 ottobre, dalle 10, al Teatro Ristori, medici e pazienti per discutere insieme sulle nuove opzioni terapeutiche.
«Ogni anno in Veneto vengono fatte dalle 70 alle 90 nuove diagnosi di Lmc», spiega Giovanni Pizzolo, professore di Ematologia dell'Università di Verona, «con una leggera prevalenza nel sesso maschile e un'età media alla diagnosi di 55 anni. La disponibilità di farmaci biologici mirati ed estremamente efficaci consente alla gran parte di questi pazienti una lunga sopravvivenza, per cui si può stimare che oltre 500 persone nella sola regione Veneto siano attualmente in trattamento. Il Veneto rappresenta un modello per l'assistenza ai pazienti colpiti dalla malattia, anche grazie all'organizzazione delle strutture specializzate.
Oggi sette Centri ematologici della Regione aderiscono alla rete nazionale del Gimema- Gruppo italiano malattie ematologiche dell'adulto - Cml Working Party e condividono studi clinici e protocolli di terapia. «Recentemente è stato costituito un gruppo di ricerca formato da giovani ematologi del Veneto e Friuli Venezia Giulia», continua Pizzolo, il cui obiettivo è definire meglio le caratteristiche biologiche e prognostiche dei pazienti con Lmc in queste Regioni e condividere le strategie di monitoraggio e trattamento».
L'arrivo delle terapie mirate ha rappresentato dunque una vera rivoluzione nel trattamento consentendo, in moltissimi casi, il controllo della malattia.
Oggi l'introduzione di farmaci di seconda generazione ha permesso di raggiungere altissime percentuali di sopravvivenza e, in caso di risposta molecolare completa, si può addirittura parlare di guarigione dalla malattia.
«Mediamente il 40-50% dei pazienti che ottengono la risposta molecolare completa, ossia un livello talmente basso di cellule leucemiche residue da non poter più essere evidenziato con le comuni tecniche di monitoraggio, potrebbe raggiungere l'obiettivo della guarigione, ovvero la sospensione del trattamento senza andare incontro a recidive», precisa Giuseppe Saglio, professore di Medicina Interna ed Ematologia dell'Università di Torino.
I successi ottenuti in questo campo sono anche il frutto di un'efficace sinergia fra comunità scientifica e l'impegno nella ricerca delle aziende.
Elemento fondamentale della terapia e tema centrale del convegno, è la «compliance», cioè l'aderenza alla cura. È indispensabile che la terapia venga seguita con grande attenzione dai pazienti e i medicinali siano assunti nei tempi e nei dosaggi corretti.
«In questo scenario», afferma Felice Bombaci, responsabile del Gruppo Pazienti Lmc, «il Gruppo vuole essere un punto di riferimento per tutti i malati, che possono trovare uno strumento di auto e mutuo aiuto. La non aderenza alle terapie dei pazienti con leucemia mieloide cronica si attesta a oltre il 30%. La non assunzione delle terapie secondo la prescrizione medica è molto spesso la causa della mancata risposta ai trattamenti».
«Un paziente informato», conclude Bombaci, «è sicuramente più consapevole, può assumere un ruolo attivo nella gestione della patologia, è un paziente aderente alle terapie e ha una qualità di vita migliore».

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