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Salute

23.02.2012

Guarire l'asma grave? Adesso si può

Una rivoluzione in vista nella cura dell’asma grave
Una rivoluzione in vista nella cura dell’asma grave

Bussolengo. L'asma grave può essere curata. L'importante novità è emersa in occasione del 15° congresso internazionale sul tema «Asma bronchiale e asma bronchiale e broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco): obiettivi, rimedi, strategie», organizzato dalla Unità operativa di Pneumologia dell'Ulss 22 di Bussolengo, diretta dal professor Roberto Dal Negro, primario del reparto di Pneumologia dell'ospedale Orlandi. All'incontro, che ha visto la partecipazione di oltre 300 delegati, arrivati da ogni parte d'Italia e anche dall'estero, è stata presentata una ricerca rivoluzionaria nell'approccio e nella cura dell'asma, che si è sviluppata grazie alla collaborazione culturale e scientifica tra il reparto di Pneumologia dell'ospedale di Bussolengo e l'Istituto malattie respiratorie dell'Università di Genova, diretto dal professor Walter Canonica. Alla base della ricerca, tutta italiana, sono gli effetti, a lungo termine, dei cosiddetti anticorpi monoclonali, sostanze che inibiscono gli anticorpi allergici «Ige» nelle strutture bronchiali, che sono alla base dell'asma grave. I pazienti quindi possono finalmente tornare a vivere una vita normale. «Circa tre anni fa ebbi un'intuizione sull'uso prolungato degli anticorpi monoclonali nell'asma grave, malattia che non aveva risposto finora ad alcun tipo di terapia», spiega il professor Dal Negro. «Tutto partì in quel periodo, quando mi chiesi: questi anticorpi, se somministrati a lungo, possono modificare la matrice delle strutture bronchiali? «Ho quindi proceduto con delle biopsie periodiche, e poi ogni sei mesi, per avere un quadro completo della terapia biologica sui pazienti», spiega il professor Dal Negro. «Mi sono ritrovato a gestire una ricerca, la prima in tutto il mondo, che a breve sarà pubblicata su una importante rivista scientifica americana. Abbiamo scoperto che l'anticorpo monoclonale altera in senso positivo la matrice patologica della malattia. Seppur con tutte le cautele del caso», sottolinea il professor Dal Negro, «possiamo dire che questa è una cura vera e propria». Sulla base delle ricerche effettuate, si calcola che il 70 per cento delle persone che si sono sottoposte a queste terapie ha migliorato la propria struttura biologica, fino alla normalizzazione dell'asma grave. I malati possono finalmente arrivare a condurre una vita normale, ed i dati clinici e farmaco-economici lo confermano indiscutibilmente: non si ricoverano più, non prendono più il cortisone, non sono sottoposti a visite e non prendono farmaci di emergenza. «E' la prima volta nella letteratura medica: non era mai stato dimostrato questo tipo di effetto con questo tipo di terapia», aggiunge il professor Walter Canonica, direttore dell'Istituto malattie respiratorie dell'Università di Genova. «Nei prossimi mesi procederemo con altre operazioni, ancora più raffinate, di proteomica, che consiste nell'identificazione sistematica di proteine e nella loro caratterizzazione. I successivi studi serviranno a definire i tempi esatti di risposta al trattamento». Asma bronchiale e broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) rappresentano senza alcun dubbio le patologie cronico-persistenti con la maggior prevalenza ed incidenza in ambito respiratorio. Il controllo dell'andamento quasi epidemico di asma bronchiale e broncopneumopatia cronica-ostruttiva negli ultimi anni sta ponendo giganteschi problemi medici, gestionali, di politica sanitaria, e socio-economici a livello nazionale ed internazionale, indipendentemente dal modello sanitario localmente adottato. Il 6 per cento della popolazione italiana soffre di asma, quasi 4 milioni i pazienti colpiti, e altrettanti devono fare i conti con la broncopneumopatia.

Luca Belligoli
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