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Salute

24.01.2019

Dieta del sonno
"Dormire regola
il senso di appetito"

Dieta del sonno
Dieta del sonno

Dieta detox. Spuntini che farebbero soffrire un guru del digiuno. Sono tante le strade che possono aiutare a rimettersi in forma dopo gli stravizi di Natale. Ma non bisogna concentrarsi solo sulla tavola. E non soltanto perché l’attività fisica regolare ci può aiutare a smaltire. Anche se ce ne dimentichiamo, per rimanere in forma ci voglio anche le giuste ore di sonno, sia che si sia allodole, pronte a svegliarvi alla prima luce del sole, oppure gufi che non riescono a dormire prima che sia notte inoltrata. Secondo quanto emerge da una ricerca di qualche tempo fa, la National Health and Nutrition Examination Survey che ha preso in esame oltre 9.500 persone, chi rimane sotto le coperte meno di sette ore per notte, in particolare tra i 32 e i 49 anni, ha un indice di massa corporea più elevato ed una maggior probabilità di diventare obeso rispetto a quanti riposano profondamente per un periodo più lungo. Una persona con diabete su due riferisce insonnia, contro il 31 per cento della popolazione sana di controllo di pari età. Inoltre, il 15,5 per cento degli individui diabetici tende ad addormentarsi di giorno, contro il 6 per cento della popolazione di controllo. Provare a spiegare la correlazione tra carenza di sonno e crescita del peso non è semplice, ma oggi la scienza ha fatto luce su alcuni meccanismi di questa «relazione pericolosa». La restrizione di sonno può infatti determinare alterazioni nella secrezione di ormoni che regolano il senso dell’appetito e la spesa energetica dell’organismo. In particolare in chi dorme poco si verifica una ridotta secrezione della leptina, ormone che interviene nei processi di regolazione dell’appetito e al contempo facilita il consumo calorico. Come se non bastasse, se si dorme poco sale la produzione di grelina, ormone che stimola l’appetito. Infine, l’insonnia compromette la sensibilità dei tessuti all’insulina, facilitando l’insorgenza de ll’insulino-resistenza, fattore chiave per lo sviluppo del diabete. Se quanto finora ricordato non basta, pensate ai risultati dello Sleep Heart Health Study, che ha preso in esame il rapporto tra il tempo abituale di sonno e la prevalenza di diabete o di alterata tolleranza al glucosio, una sorta di anticamera della malattia legata agli eccessi della glicemia. Conclusioni principali? Chi ha un sonno inferiore o superiore alla norma (meno di 6 e più di 9 ore per notte), ha un rischio significativamente più elevato di presentare queste condizioni rispetto a chi dorme 7-8 ore per notte. Lo studio ha preso in esame oltre 1.400 individui di età compresa tra i 53 e i 93 anni e l’associazione tra insonnia e alterazioni metaboliche è risultata maggiore nelle persone più anziane e nelle persone con una maggiore circonferenza addominale. Ovvero con più «pancia». Ma il diabete non è l’unico pericolo per chi dorme poco e male per molto tempo. I disturbi del sonno e la sindrome metabolica (associazione di tre fattori tra pancia prominente, ipertensione, aumento dei trigliceridi e del colesterolo, iperglicemia e acido urico nel sangue alto) insieme possono infatti aumentare il rischio di infarto.

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