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Salute

10.11.2018

Carenza di ferro?
«Snobbata, invece
va trattata»

L'anemia è la malattia più diffusa al mondo
L'anemia è la malattia più diffusa al mondo

Capelli che cadono. Unghie che si spezzano per un nonnulla. Affanno dopo una breve corsa. Virus che non ci risparmiano. Apparentemente sembra difficile legare tra loro queste situazioni, eppure potrebbe esserci un denominatore comune: circola poco ossigeno nel sangue perché si è anemici. Anche se non ci pensiamo, infatti, l’anemia è la malattia più diffusa al mondo – ne soffre circa un quarto della popolazione - solo che molte volte nemmeno viene sospettata.

 

Spesso la causa del deficit di emoglobina va ricercato nella carenza di ferro, un problema che interessa sicuramente le donne, soprattutto in età fertile, ma anche e soprattutto gli anziani. In Italia un anziano su cinque convive con una o più malattie croniche ed è carente di alcuni nutrienti poco assunti con la dieta, che giocano invece un ruolo importante nel determinare il decorso di patologie come Bpco, insufficienza cardiaca e malattie infiammatorie dell’intestino.

 

L’anemia da carenza di ferro, chiamata anche sideropenica, è ancora sottovalutata e sottodiagnosticata: sebbene basti un esame del sangue, semplice e poco costoso, l’anemia da carenza di ferro viene indagata solo in un caso su tre, nonostante nel paziente cronico abbia risvolti negativi sulla prognosi. «L’anemia nell’anziano rappresenta un problema molto comune, dato che aumenta progressivamente con l’età.

 

Tuttavia vi è sempre stata una sottovalutazione del problema anche tra i medici che tendono a considerare il fenomeno un disturbo “normale”, a meno che i livelli di emoglobina non arrivino a livelli allarmanti (sotto gli 8-9 grammi per decilitro considerando che i valori normali sono maggiori di 12-13, ndr)», spiega Francesco Perticone, presidente della società Italiana di Medicina Interna. Negli ultimi anni, invece, si sta osservando che la carenza di ferro nell’anziano rappresenta non solo un fattore predittivo delle malattie croniche, ma ne aggrava anche il decorso».

 

Intervenire tempestivamente sulla carenza di ferro per ridurre le complicanze e le ripercussioni negative dell’anemia nei pazienti cronici diventa quindi un obiettivo importante, anche alla luce delle diverse strategie terapeutiche innovative che consentono di far fronte al problema. L’importante, secondo gli esperti, è non nascondere la testa sotto il cuscino e non considerare il fenomeno come un fatto «para-fisiologico». E poi, magari, facciamo attenzione a tavola.

 

Gli spinaci sono abbastanza ricchi di ferro (tra i vegetali insieme al prezzemolo e ai legumi, specie se secchi, sono quelli che ne contengono di più), ma il minerale in essi contenuto viene assimilato solo in minima parte. E lo stesso accade con i fiocchi d’avena. Anche nell’uovo, che pure contiene ferro, il minerale è poco disponibile per il corpo. La situazione cambia radicalmente quando si parla della carne. Il ferro della carne, sia essa rossa o bianca - con la cottura infatti la quantità di ferro disponibile tende ad uguagliarsi - è infatti più facilmente assorbibile. L’assimilazione può essere anche di due-tre volte superiore rispetto a quanto si verifica con le verdure.

Federico Mereta
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