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19 novembre 2018

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Salute

29.03.2018

Asma grave,
c'è la «calamita»
che la blocca

Una «calamita» in grado di intercettare nel sangue gli anticorpi e di impedire, così, che si inneschi una reazione allergica. È questo il principio con cui funziona Omalizumab, un anticorpo monoclonale che si lega alle IgE libere, le immunoglobuline E, e che rappresenta l’ultima frontiera nella cura dell’asma grave.

 

Una freccia importante all’arco degli immunologi, fondamentale anche per gli allergologi alle prese con pazienti che, fino a qualche tempo fa, finivano al pronto soccorso o dovevano essere ricoverati per tenere a bada una patologia da trattare attraverso dosi massicce di cortisone.

 

«La difficoltà per i medici, in questi casi, finora era quella di individuare la dose ideale di farmaco che potesse essere efficace e, nello stesso tempo, limitasse al minimo gli effetti collaterali», spiega Gianenrico Senna, responsabile dell’Unità operativa dipartimentale di Allergologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata. «Oggi, invece, per questi allergici gravi esiste questa cura specifica: si tratta di farmaci biologici, in grado di intercettare un singolo componente dell’infiammazione e, in maniera “intelligente“, di evitare effetti collaterali. Un intervento mirato, che rientra in quella che chiamiamo medicina di precisione». E il successo dell’Omalizumab nel trattamento dell’asma grave allergica e dell’orticaria apre nuove prospettive per altre patologie, dalle allergie alimentari alle malattie rare come l’aspergillosi broncopolmonare. «Si tratta di fiale che vengono somministrate per via sottocutanea una o due volte al mese», continua Senna, che all’azienda ospedaliera già utilizza con successo questo farmaco, «con un dosaggio tarato sul peso del paziente e sulla concentrazione di Ige nel suo sangue. Certo, si tratta di medicinali dai costi elevati (circa 500 euro a fiala, ndr) che quindi vanno utilizzati solo per i casi più severi». Stesso principio quello del Mepolizumab, efficace per chi soffre di asma e polipi nasali, che blocca un fattore di crescita dell’eosinofilo, cellula che produce l’infiammazione nelle vie bronchiali. Secondo Senna, però, si potrebbe lavorare meglio anche in termini di prevenzione grazie ai vaccini, oggi sempre più sicuri e scevri da effetti collaterali. «Esistono oggi vaccini registrati, cioè validati da studi effettuati su un numero elevato di pazienti, che garantiscono risultati brillanti», continua. « In particolare, è già disponibile quello per le graminacee, particolarmente efficace contro la rinite allergica. In autunno sarà in commercio in Italia anche quello per l’allergia da acari, valido sia per limitare la rinite che per l’asma. Grazie al vaccino riusciamo ad agire a monte, riducendo in maniera progressiva la produzione di anticorpi, riuscendo ad arrivare dove le terapie tradizionali non funzionano».

Elisa Pasetto
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