22 gennaio 2019

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

Salute

13.12.2018

Anziani a chi?
«Oggi a 65 anni
come in passato a 45»

Oggi a 65 anni come in passato a 45
Oggi a 65 anni come in passato a 45

Gli stereotipi sono duri a morire, ma la realtà è testarda e alla fine ottiene la meglio sul luogo comune. Questa volta tocca all’età anagrafica. Perché se arrivare ai 60 anni conclamati vuol dire un po’ sentirsi archiviati nel libro del non desiderabile, è pur vero che il mondo è cambiato e l’età della vecchiaia per buona parte delle persone è ancora di là da venire. Ma ora la semplice percezione diventa ufficiale: da oggi si è ufficialmente «anziani» dai 75 anni in su. La svolta arriva dal Congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg). «Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di uno nel 1980 aveva 55 anni», spiega Niccolò Marchionni, professore dell’Università di Firenze e direttore del dipartimento cardiovascolare dell’Ospedale Careggi. «Oggi alziamo l’asticella dell’età a una soglia adattata alle attuali aspettative di vita nei Paesi con sviluppo avanzato», dice Marchionni: «In Italia l’aspettativa di vita è aumentata di circa 20 anni rispetto alla prima decade del 1900. Non solo, larga parte della popolazione tra 60 e 75 anni è in ottima forma e priva di malattie per l’effetto ritardato dello sviluppo di malattie e dell’età di morte». Attualmente la statistica individua nella media di 85 anni la longevità per le donne e di 82-83 per gli uomini. I geriatri, insomma, lanciano l’adozione di una definizione dinamica del concetto di «anzianità» che si adatti «alle mutate condizioni demografiche ed epidemiologiche. E tenendo contro che scientificamente si è anziani quando si ha un’aspettativa media di vita di 10 anni». Del resto a dimostrare che l’età scritta sui documenti possa rappresentare un peso ci ha già pensato un pensionato olandese di 69 anni che ha chiesto al tribunale di cambiare la data di nascita all’anagrafe, spostandola in avanti di vent’anni: si sente discriminato per la sua età, che influenzerebbe le sue possibilità di impiego oltre che il successo nelle app di appuntamenti. E tuttavia non per tutti gli individui avanti con l’età sono rose e fiori: la quota di anziani disabili con fabbisogno assistenziale si attesta tra il 20 e il 30%. Non solo, la denatalità e l’aumento del numero di persone in pensione hanno un peso notevole sugli assetti delle famiglie e della società. «Nel 2040, cioè tra soli 20 anni, saremo in una situazione ingestibile, avremo una sproporzione enorme tra anziani che vanno assistiti e numero di giovani che se ne prendono cura. Ma l’anziano nella dimensione politica e nei piani della politica non esiste», denuncia il presidente della Sigg Raffaele Antonelli Incalzi. E conclude: « La cura degli anziani deve essere ottimizzata, bisogna promuovere l’assistenza geriatrica. E i geriatri sono troppo pochi rispetto alla popolazione che ne ha bisogno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Articoli da leggere

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1