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19 novembre 2018

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Salute

26.04.2018

Aderenza alle cure,
la soluzione
in un algoritmo

Smemorati, a volte per scelta, di tutto il mondo unitevi! Potrebbe essere questo lo slogan di chi «dimentica» di prendere le pasticche indicate dal medico, a volte perché si sente bene e non ritiene necessarie le cure oppure perché ha timore degli effetti collaterali. Così si arriva alle percentuali allarmanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui fino al cinquanta per cento dei pazienti non assume correttamente i farmaci loro prescritti per malattie croniche, come l’ipertensione o il diabete di tipo 2, con i rischi che ne conseguono: per chi è iperteso, ad esempio, tra casi non riconosciuti e terapie non seguite solo circa tre persone su dieci arrivano all’obiettivo prefissato ed al completo controllo del rischio. L’ALGORITMO. La mancata aderenza alle cure, insomma, è un problema da risolvere. Magari con l’aiuto dell’informatica. È quanto propone, grazie alla collaborazione tra Merck e Università Cattolica del Sacro Cuore, un algoritmo su misura, punto chiave del progetto «Abbiamo i numeri giusti» presentato all’Istituto Superiore di Sanità a Roma. L’algoritmo sarà testato e validato su scala nazionale: Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia sono le prime cinque regioni nelle quali, con il coordinamento dell’Università Cattolica, verrà sperimentato sulle banche dati delle Regioni. «Aumentare il livello dell’aderenza alla terapia», spiega Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica, «significa aumentare le possibilità di guarigione e, automaticamente, ridurre, se non eliminare, gli sprechi conseguenti. Sprechi che non si limitano al costo della terapia poi interrotta, ma si riferiscono a recidive, ricoveri impropri, per non parlare dei costi correlati, ad esempio, a giornate di lavoro perse. Il problema che dovevamo risolvere era mettere a punto uno strumento che permettesse di identificare, sulla base di evidenze obiettive, gli interventi volti ad aumentare l’aderenza che dessero il miglior ritorno sia in termini di salute che di sostenibilità economica». NIENTE «VACANZE». Cosa fare, però, quando si stanno curando contemporaneamente diverse patologie? Ci sono cure che possono essere «lasciate da parte» per seguirne invece altre potenzialmente più importanti? La risposta deve venire dal medico, visto che le cronicità, soprattutto negli anziani, si possono a volte associare tra loro. Per questo il medico avrà cura di cercare di prescrivere il minor numero possibile di farmaci, selezionando quelle effettivamente necessari. Poi occorre chiarire bene al malato, e magari anche a chi lo assiste se la persona è molto anziana e non del tutto autosufficiente, quali sono i medicinali che vanno assunti per la fase di «attacco» della cura, quindi per un periodo limitato, e quali invece debbono essere assunti cronicamente, quindi per tempi molto lunghi. Insomma, prima di sospendere una cura o di prendervi una vacanza dalle terapie ricordate che il medico è il vostro punto di riferimento. •

Federico Mereta
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