20 febbraio 2019

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Salute

31.01.2019

A cura del dottor Federico Mereta

È una malattia da donne, ma può colpire anche gli uomini, anche se il rapporto è 9 a 1 a favore (purtroppo) del sesso debole, con una sostanziale risalita per i maschi nei bambini e dopo la menopausa. E può interessare principalmente articolazioni e pelle, pur potendo creare problemi anche a cuore, reni, polmoni e altro. È l’identikit del Lupus Eritematoso Sistemico o Les, che non riconosce una causa unica ma più fattori, a partire dalla predisposizione genetica, per arrivare agli stimoli ambientali: infezioni virali, raggi ultravioletti, sostanze tossiche, steroidi sessuali, prolattina possono agire da fattori scatenanti; e alle anomalie immunitarie. Il risultato è che ad un certo punto si producono «autoanticorpi» che si scatenano, sbagliando, contro strutture stesse dell’organismo favorendo la comparsa di infiammazione. I due elementi, assieme, spiegano cosa accade quando compare la malattia che va riconosciuta per tempo. La diagnosi viene effettuata sempre più precocemente. Visto che la malattia ha fasi di remissione e aggravamento, i trattamenti vanno sempre studiati caso per caso, in base alla gravità del quadro. Su questo fronte, nelle situazioni più complesse è disponibile da qualche tempo un anticorpo monoclonale, l’unico per questa patologia. «Si chiama belimumab», spiega Andrea Doria, direttore della Reumatologia dell’Ospedale di Padova. «Inibisce cioè l’attività biologica di BLyS (stimolatore dei linfociti B), una proteina naturale necessaria per la trasformazione dei B-linfociti in plasmacellule B mature». La novità sta in una nuova via di somministrazione con una semplice iniezione sottocutanea anziché un’infezione endovenosa lenta in day hospital.

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