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17 novembre 2018

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18.07.2018

L'auto elettrica?
Piace ai giovani
ma non decolla

Macchina elettrica
Macchina elettrica

«Cresce in Italia l’ appeal dell’ elettrico, ma siamo fanalino di coda tra i grandi Paesi Ue sia nelle vendite di auto pulite sia soprattutto nelle infrastrutture di supporto. Da una parte infatti, secondo una nostra recente indagine, oltre metà dei consumatori italiani prende in considerazione l’acquisto di una ibrida o elettrica, dall’altra il mercato vale ancora lo 0,2% (1,5% la quota Ue) e le colonnine di ricarica presenti nelle nostre strade sono, secondo uno studio rilasciato da Acea, poco più di 2.700, il 2,35% del totale Ue». Lo ha detto il general manager di Quintegia (società esperta in ricerca, networking e formazione nel settore dell’automotive) Gabriele Maramieri, che ha commentato così lo studio dell’associazione europea costruttori auto (Acea) sulla mobilità a emissioni zero.

LO STUDIO. Al momento, in Italia come in Europa gli ostacoli principali in un mercato che secondo gli obiettivi dovrebbe crescere di dieci volte nel giro dei prossimi sette anni (secondo le previsioni i modelli disponibili dovrebbero triplicare entro il 2020) sono legate a barriere economiche e infrastrutturali, quindi anche politiche.

LE VENDITE. In Italia, secondo l’indagine svolta ad aprile su un campione stratificato di 1.400 acquirenti, i più propensi all’acquisto sono i consumatori giovani (tra i 25-44 anni) e scolarizzati, che utilizzano un’auto premium e per non più di tre anni. Anche in Europa la correlazione tra le vendite dell’ elettrico e il reddito pro-capite è lampante, con sei Paesi a forte reddito (Germania, Regno Unito, Francia, Svezia, Paesi Bassi e Belgio) che da soli detengono addirittura l’85% del mercato.

LE INFRASTRUTTURE. Ancora di più, secondo il rapporto di una preoccupata Acea, pesa la questione infrastrutture, con 117mila colonnine di ricarica dislocate in Europa; un numero molto esiguo se si considera l’obiettivo della Commissione Europea posto a 2 milioni di aree di sosta entro il 2025. E ancora più esigua è la quota italiana (2,35%) in uno scenario che vede nei soli Paesi Bassi, Germania, Francia e Regno Unito la gran parte (76%) delle infrastrutture di supporto. «Per ogni colonnina di ricarica presente in Italia», ha concluso Gabriele Maramieri, «ne troviamo 12 nei Paesi Bassi e 9 in Germania, e questa carenza alla lunga potrà pesare non solo sul fronte ambientale ma anche su quello turistico: rischiamo infatti di non avere le infrastrutture necessarie per i viaggiatori del prossimo futuro».

L’OBIETTIVO. Ai primi di luglio le Commissioni Industria e Trasporto del Parlamento europeo hanno votato delle proposte della Commissione Ue – definite irrealistiche da Acea – che prevedono una quota delle vendite di auto a «zero» o «low emission» del 15% entro il 2025 e del 30% nel 2030.

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