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24 settembre 2018

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Auto

22.08.2018

Citroen 2Cv
70 anni di un mito
a quattro ruote

Dodici esemplari dell’iconica vettura transalpina, nella ricorrenza, hanno sfilato tra le colline senesi
Dodici esemplari dell’iconica vettura transalpina, nella ricorrenza, hanno sfilato tra le colline senesi

Ha fatto la storia dell’auto, attraversando il secolo scorso da protagonista, con il suo stile inimitabile, essenziale ma originale, diventata negli anni oggetto di culto e status symbol. È la Citroen 2Cv, un mito su quattro ruote, che compie 70 anni. Nel 1948 a Parigi comparve la prima edizione del modello francese, il cui progetto risaliva al 1935. Nel 1939 tutto era pronto per il debutto, poi i tempi si allungarono a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il modello originale – denominato Tpv, Toute petite voiture – prevedeva l’avviamento a manovella o a corda, il singolo faro, il cambio a tre marce. Era pensato inizialmente soprattutto per il mondo contadino: doveva infatti avere la capacità di trasportare due braccianti, 50 chili di patate e un paniere di uova attraverso un campo arato senza romperne uno. L’impostazione rimase simile, anche se ci furono diversi aggiornamenti per far rimanere la vettura al passo con i tempi e soprattutto per consentire alla 2CV di essere prodotta in grandi numeri. Di qui la decisione, per esempio, di utilizzare al posto dell’alluminio l’acciaio, più facile da gestire nelle fabbriche dove veniva costruita l’auto. Di lì in poi iniziò una marcia inarrestabile verso la conquista del mondo, fatta di versatilità e robustezza, due delle caratteristiche fondamentali dell’auto transalpina. Con un prezzo di partenza molto competitivo. Sotto al cofano c’era un motore due cilindri contrapposti di 375 centimetri cubici, raffreddato ad aria. Agile e leggera – pesava appena 370 chili – raggiungeva i sessanta chilometri orari, con sospensioni dall’escursione ampia e la trazione anteriore. Nel corso degli anni si arrivò ai 602 cc del 1960, cilindrata che accompagnerà la vettura fino al 1990. La sigla, in realtà, rimandava però ai cavalli fiscali registrati in Francia. Inizialmente era disponibile solo un colore: un grigio topo. Nel corso dei decenni, la gamma si ampliò con numerosissime versioni tra cui la Sahara 4x4, con due motori, adottata dal corpo forestale francese, da Total nei raid in Nord Africa alla ricerca di aree di estrazione del petrolio, oltre che dai reali del Belgio. In 42 anni di onorata carriera la 2CV venne prodotta in oltre cinque milioni di esemplari. L’ultimo fu realizzato in Portogallo nel 1990. Il successo fu pressoché immediato. Basti pensare che negli anni Cinquanta l’automobile era così richiesta che per averla nuova bisognava attendere fino a cinque anni. Non solo: spesso per acquistarla usata si rischiava di spendere più soldi che averla nuova. Negli ultimi tempi in Francia non hanno voluto abbandonare il mito riadattando alcuni esemplari in auto elettriche. Il mito continua a vivere. •

Emanuele Zanini
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