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19 settembre 2018

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Moda

21.07.2018

Trionfa al contest
di Vogue. «E ora
debutto a Milano»

Dalla scuola di sartoria a Verona alla Milano Fashion Week, passando per uno, anzi, diversi showroom parigini. È la strada percorsa negli ultimi sei anni da Maria Turri Ferro, stilista scaligera classe ’ 85. Per lei, dopo anni di gavetta, l’ occasione della vita sembra essere arrivata. Almeno a leggere Vogue, la rivista che è sinonimo di moda nel mondo, che l’ha eletta vincitrice (ex aequo) del concorso «Who is on Next», progetto di scouting del periodico, dedicato al Made in Italy.

 

E che dopo l’«incoronazione» sulle passerelle di AltaRoma solo qualche settimana fa, in cima al podio dei migliori talenti del futuro, la accompagnerà per mano fino alla consacrazione nell’empireo della moda, nel settembre 2019, quando sfilerà con la sua collezione alla Milano Fashion Week. «Non pensavo di arrivare a tanto, non perché non creda in me stessa ma perché i talenti erano davvero tanti», confessa la giovane, diploma di liceo scientifico e un corso di laurea in Filosofia messo da parte per rincorrere la vera passione. «Una grande emozione: tolta la passerella calcata con tre capi alla scuola di moda, quella era la mia prima vera sfilata, nella cornice di AltaRoma, con lo sfondo di Cinecittà. E avevo una dozzina di modelle professioniste a mia disposizione». Il giorno prima la presentazione da parte dei designer davanti alla commissione di «giganti» (Sara Sozzani Maino, Vice Direttore di Vogue Italia, e i rappresentanti di Fendi e Max Mara, per citarne alcuni), a fine sfilata l’annuncio, con la motivazione: «Ha dimostrato la bellezza delle piccole cose, un approccio artigianale unito a poetiche silhouette, uno stile che non si lascia guidare dalle tendenze della moda».

 

Maria, che la creatività dell’arte e la manualità artigianale le ha nel Dna (il papà dipingeva e scolpiva, la mamma è designer d’interni, due zie avevano una sartoria mentre la nonna era ricamatrice), conferma: «Amo le linee geometriche, i volumi forti e le palettes quasi monocromatiche sono le peculiarità del mio marchio, mtf». Inutile, infatti, trovare nelle sue creazioni un apparato decorativo: «I miei abiti sono “oggetti“ da indossare, si avvalorano solamente nella personalità di chi li sceglie. Un supporto alla donna e non un arricchimento della stessa, con dei tagli essenziali e tessuti semplici e naturali, dal cotone alla seta, dalla lana vergine al cachemire». L’ispirazione è la prima metà del secolo scorso («è nato tutto con la mostra di Robert Capa vista agli Scavi Scaligeri», racconta), con la lente puntata sull’austera semplicità di un mondo aspro e innocente.

 

«Ho realizzato anche una capsule di pezzi unici utilizzando dei vecchi coprimaterassi anni Venti», sorride. Il resto lo fanno la versatilità, l’amore per il cucito, la lavorazione a mano. E così la ragazza cresciuta a suon di collaborazioni con aziende veronesi del settore e che ogni sei mesi, per la Settimana della moda, parte per Parigi per promuovere la sua linea (che cuce lei stessa) nello showroom aperto in riva alla Senna, ora guarda avanti. Pronta ad accogliere quanto di buono questo successo le porterà. Intanto la presentazione ufficiale dei capi vincitori in passerella a Milano, in settembre, e della precollezione invernale a Roma, in gennaio. Tra un anno, il «battesimo» alla Fashion Week meneghina. Poi, si vedrà. In fondo, «preferisco il territorio del rischio e del dubbio: su questo terreno mi hanno fatto camminare le sculture e le tele di papà e le rassicuranti “matite” sul tavolo dove mamma progetta. Sono convinta infatti», conclude citando Dostoevskij, «che tutto ciò dovesse avvenire con piena sincerità e di tutto cuore». •

Elisa Pasetto
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