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Luglio

30.07.2015

Lassù tra le malghe. Digiuni di notizie

La posta della Olga
La posta della Olga

«Dopo qualche giorno passato in montagna a veder sudare le vacche delle malghe» scrive la Olga «io e il mio Gino siamo tornati in città. Per prima cosa siamo andati a ritirare il papagaléto che avevamolasciato dalla Elide la quale, durante la nostra assenza, ci ha anche bearàto le piantine di pearóni che abbiamo sul pontesèl». «Dalla Elide e dal suo Remigio abbiamo saputo (in malga non arrivava “L’Arena”) che la giunta Tosi rischia di saltare per aria sulla variante urbanistica per lanuova Esselunga che dovrebbe sorgere davanti alla Fiera. Il Remigio ci ha detto che il sindaco, vista la mala parata, ha sostituito un dissenziente con un consenziente ma che, date le premesse, in Consigliocomunale potrebbe finire tutto a carte quarantotto». «Uno dei lati positivi della vacanza in altura a veder sudare le vacche è che perdi le notizie della città e del mondo. Vedi solo vacche e senti solo le campane che hanno al collo. Uno dei lati negativi è che dopo due settimane di permanenza in malga ti immedesimi talmente nelle vacche da diventare una di loro. Per questo, quando mi sono accorta che la trasfigurazione era vicina, ho chiesto al mioGino di riportarmi in città. E in città, per forza di cose, devi informarti su ciò che succede». «In piazza Erbe, per esempio, i titolari di bar e ristoranti non vogliono più gli ombrelloni ma i tendoni, come i loro colleghi di piazza Bra. “Parché lori sì e noaltri no? Basta un colpo de vento parché i ombreloni si roèrsino su le teste dei clienti e sui bicéri e le chìcare”. Giusto: perché perdere tempo ad addestrare i camerieri a chiudere gliombrelloni in caso di vento?». «Altra notizia che rischiavamo di perdere è quella che prevederebbe la sistemazione dei profughi sulle Toreséle inunedificio abbandonato dove una volta abitavano gli ufficiali della Nato. Un bus navetta porterebbe gliimmigrati in città e viceversa. I sióri che hanno la villa sulle Toresèle protestano: “Perché quassù e non in città dove c’è più largo mentre noi qui abbiamo recintato tutto?”. Anca i sióri i g’à resón. Oltre a loro anche i preti e le suore delle Toresèle hanno recintato tutto. Com’era bello lassù tra le vacche delle malghe, senza beghe e senza polemiche. Il mio Gino ha nostalgia della vacca numero 238 (il numero che aveva sulla récia). Ieri notte l’ha sognata».• © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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