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20 settembre 2018

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La Posta

02.05.2018

Tornelli, fringuelli e
turisti della porchetta

La Posta della Olga
La Posta della Olga

A Venezia hanno messo i tornelli - scrive la Olga - ma a Verona non servono. Invece dei tornelli abbiamo i fringuelli, gli amministratori fringuelli che continuano a cantare che la città è bella solo se incasinata. Da tempo il centro non è più dei veronesi ma delle orde di turisti strassi, di quel genere di turisti che non si fanno mancare neanche una sagra e che, se ci fosse (potrebbe essere un’idea, tanto più che in giunta sta rientrando Corsi), si arrampicherebbero anche sull'albero della cuccagna. Per valutare la qualità del turismo di cui siamo beneficiati, el ragionier Dolimàn, che conosce le parlate delle regioni italiane nonché le lingue straniere, si è immerso nella Bra affollata per i banchéti dell’orgia gastronomica denominata “Le piazze dei sapori“ ma non ha sentito che lingue salmistrate. L'assessore al turismo Francesca Briani ricorda che il ministero dei Beni Culturali ha proclamato il 2019 “anno del turismo lento“, cioè quello che visita le città non per le sagre ma per i monumenti e i musei. Se davvero, in vista di quella scadenza, la Briani vorrà adoperarsi, in controtendenza con i suoi colleghi di giunta, per convertire i turisti del codeghìn, del formàio e del vin, in turisti culturali, avrà il suo bel daffare. Giustamente il presidente di Confcommercio, Paolo Arena, sostiene che bisogna allargare le zone di interesse così da diluire la marea dei turisti. Ma siccome il nostro turismo è in gran parte mordi (el panéto co’ la porchéta) e fuggi (dai monumenti a cui preferisce le pizzerie e le osterie), diluirlo vorrebbe dire dargli da smorsegàr qualcosa in periferia, trasferendo per esempio “Le piazze dei sapori“ alle Golosine o a San Michél. Il mio Gino ha notato come questa manifestazione di basso rito gastrico, che pure gira per tutta l’Italia, sia stata fatta propria dal nostro Comune al punto da mandare l’assessore al Commercio Francesca Toffali (quella che “piazza Erbe è un luogo antichissimo della città“ e più si va avanti più diventa antichissimo), a tagliare il nastro, compito che ha eseguito con visibile soddisfazione. E questo, secondo il mio Gino, conferma che il Comune ha talmente fame di sagre e di baracconi di caciottari e di porchettari che mette el capèl su tutto quello che gli capita a tiro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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