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14 novembre 2018

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La Posta

05.11.2018

Rendete sicuri gli autobus
se volete che li prendiamo

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Ci hanno detto che il Mobility Day - scrive la Olga - serve soprattutto a educare i cittadini a preferire l’autobus all’auto. Certo è che dopo aver letto quello che ha dichiarato a L’Arena il segretario di Faisa-Cisal - che rappresenta gran parte degli autisti di autobus veronesi - sulla sicurezza a bordo dei mezzi dell’Atv, «me casca i brassi» come diceva la me pòra mama quando una cosa la scoraiàva. Mi domando quanti automobilisti si convertiranno all’autobus dopo aver letto che vi scoppiano frequenti risse tra passeggeri in buona parte senza biglietto; che gli autisti vengono sovente insultati, bersagliati di sputi e perfino picchiati, col rischio che perdano il controllo e vadano a sbattere; che sui sedili posteriori i giovinastri si fanno le "canne" spandendo quell’odorino tipico da "erba Maria" fumata in barba a tutto e a tutti; che l’assalto bufalino alla porta centrale, quella da cui si dovrebbe scendere invece che salire, degli studenti usciti da scuola costringe i passeggeri che devono smontare a farsi largo con rudi mosse di lotta libera. E tutto questo nonostante la strombazzata "operazione scuole sicure" che riguarda anche gli autobus. Che sui nostri mezzi pubblici non si viaggiasse con quella sicurezza che si dovrebbe pretendere in una città civile lo sapeva anche il boia da cani ma la denuncia del sindacalista ripropone la questione in termini ancora più drammatici. Il mio Gino dice che manca solo il dirottamento: un balordo punta la pistola alla tempia dell’autista di un autobus di una delle linee più a rischio e si fa portare dove vuole. Da anni gli autisti chiedono il gabbiotto di vetro anti-sputo e, Dio no vóia, anti-proiettile. Dateglielo, ma se ci fossero controlli più severi e se si cominciasse a colpire la marmaglia più duramente non ce ne sarebbe bisogno. Ieri mattina, giorno dei morti, ho visto il sindaco al cimitero monumentale e volevo dirgli il motivo per cui la gente non prende l’autobus. Stava andando alla cerimonia militare del centenario della fine della prima guerra mondiale. Una donna gli camminava dietro tenendogli l’ombrello sulla testa come ho visto il cardinal camerlengo fare col Papa. Non era il momento di disturbarlo. •

Silvino Gonzato
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