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29 aprile 2017

Aree Tematiche

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20.04.2017

Quei bandòti elettorali
che deturpano la città

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Silvino Gonzato

Nell'era della comunicazione digitale - scrive la Olga - la propaganda delle campagne elettorali continua a deturpare le piazze e le strade come si faceva ai tempi di Matìo Copo, e cioè con gli orrendi tabelloni di lamiera ingabbiati da tubi. Per ora sono vuoti e, in attesa di essere riempiti, mostrano lo schifo rusenìo delle incrostazioni delle incollature dei manifesti che si sono sovrapposte nei decenni. È il momento in cui l'arredo urbano raggiunge il massimo del decoro, per poi abbassarsi al minimo quando su ogni bandòto verrà incollata la faccia di un candidato con lo slogan che dovrebbe indurre l'elettore a votarlo. Tra qualche giorno, non appena i tabelloni saranno stati tutti installati, nasconderanno alberi, aiuole, panchine, facciate di chiese, monumenti, sbarreranno marciapiedi, oscureranno le finestre dei pianterreni. Saranno strumenti di democrazia (evidentemente ancora più efficaci dei social media se resistono dai tempi di De Gasperi, Togliatti e Nenni) ma con la loro invadenza e la loro ripugnanza istigano all'odio e al furore. «Non sopporto - mi dice la Elide, riferendosi ai giardinetti pubblici che ha davanti a casa - che questi luridi bandòti mi privino della vista della primavera».

Già, luridi. A parte la primavera e la frustrazione della Elide, e non solo sua, mi domando come mai, prima di essere installati, questi bandòti, per un minimo di decenza e rispetto per i cittadini e l'ambiente, non siano stati ripuliti dalle macchie grumose delle precedenti affissioni. Esistono buoni solventi e, se non bastano, c'è la carta vetrata o el bruschìn de fèro che usa il mio Gino per grattare el stagnà della polenta. Il ragionier Dolimàn sostiene però che le pur indecenti incrostazioni non vanno rimosse - oppure rimosse ma conservate - perché rappresentano i sedimenti di tutte le campagne elettorali e che il cavalier Marandèla, grattando una di queste macchie, vi ha trovato i residui dei manifesti di Uberti e Gozzi. Il mio Gino dice che al ragionier g'à dato alla testa i troppi óvi che l'à magnà a Pasquetta.

Silvino Gonzato
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