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La Posta

21.12.2018

Quando la gente
sognava con la «Sisal»

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Al mio Gino - scrive la Olga - è andata di traverso la graspa quando ha sentito dal telegiornale che il governo voleva abolire il Totocalcio, la popolare Sisal, che è stata per molti anni, prima di essere messa un po’ in disparte dalle scommesse onlàin e dal Superenalotto, il sogno e l’illusione per tante generazioni di italiani. Poi il governo, questo governo delle continue sparate, sembra aver fatto marcia indietro anche se il mio Gino è convinto che l’annunciata riforma dei concorsi a pronostici decreterà comunque la fine della «sisa». «Bei tempi - mi ha detto - quando el sabato mi, el Toni Cóa e el Teo Sarsàcolo, in un cantón del bareto, metéimo la schedina. Me par che i fusse setemìla franchi par tre triple e ’na dopia. No émo mai vinto un’ostia ma solo a pensàr che avaréssimo fato trédese se sentéimo zà sióri». Il mio Gino ci credeva e faceva progetti con i milioni che avrebbe vinto. «Te cuèrzo de ori come la Madona de Pompei» mi diceva. «No ghe n’ò bisogno - gli rispondevo - me basta i tri oréti che g’ò». Una volta el cavalier Marandèla, convinto di aver fatto tredici e di aver vinto quasi un miliardo, ha dato una grande festa alla Corte Vècia ma il giorno dopo si è accorto che la schedina vincente si era dimenticato di giocarla e gli era rimasta in scarsèla. L’è andà avanti a borse de giàsso su la testa par tri mesi. Le schedine servivano anche per altri usi. Ricorda il mio Gino che i barbieri ci passavano sopra il rasoio per pulirlo dai peli delle barbe. Ricorda anche che al bareto, l’oste Oreste, prima di decidersi a comprare la carta igienica, metteva quei bei foglietti rosa nel cesso, appesi a un chiodo. Non si faceva tredici ma erano utili, anzi indispensabili. «Vago a métar ’na tripla» diceva el ragionier Dolimàn e tutti capivano che aveva bisogno di andare in bagno. Quando si notava un repentino miglioramento nello stile di vita di qualcuno, si diceva «Quel lì l’à vinto a la sisa». È stato il caso di un certo Moschìn, detto Miseria, che abitava in una casa popolare del nostro quartiere. In quattro e quattr’otto si è comprato nove appartamenti e un cinema, e ha lasciato la moglie. Vincere non portava sempre bene per le povere mogli. Ecco perché sono contenta che il mio Gino non abbia mai vinto un’ostia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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