Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
22 settembre 2018

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

La Posta

11.06.2018

Piassaròti, ma le regole
devono valere per tutti

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Sono sempre stata dalla parte dei piassaròti - scrive la Olga - ma di quelli di una volta che ti servivano parlando in dialetto e con i quali ti fermavi a fare due ciàcole. Ma da anni ai piassaròti de sòca si sono sostituiti i piassaròti, in parte foresti, che la sòca non sanno neanche cosa sia ed è quindi improprio chiamarli ancora così. Quando da Innsbruck vengono a trovarci la Brigitte e l’Hans, nel loro programma di visita della città c’è sempre il mercato di piazza delle Erbe. Lo chiamano il "suk" come i mercati arabi pieni di batarìe di ogni genere. Io e il mio Gino non abbiamo mai visto un vero "suk" ma ricordiamo sempre il Gastone che al suk di Casablanca ha comprato un cammello. «O mi o el camèl» gli ha intimato la moglie e lui ha scelto el camèl col quale vive more uxorio. Leggo su «L’Arena» che in una sola giornata i vigili hanno multato venti piassaròti, o come se vol ciamàrli ancó, per aver violato le norme sul commercio e il regolamento comunale. ’Na sgnàcara da 30 mila euro complessivi. Inoltre, per quindici trasgressori, quasi tutti stranieri, nelle prossime settimane scatterà la chiusura temporanea e al posto dei banchi ci saranno delle fioriere. Sembra che oltre alla merce consentita - ma la fonte è el Tegolìna del bareto, quindi poco attendibile - vendessero, come prodotti locali, datteri, attrezzature per la falconeria, lampade (a led) di Aladino, scùrie per dromedari, statuette di Budda e cobra imbalsamati. I banchéti di frutta e verdura mancavano dei cartellini dei prezzi e giù allora altre sgnàcare. Ma la mancanza di cartellini vale anche per molti negozi della città. Sulla merce esposta in vetrina non ci sono i prezzi o sono invisibili perché i cartellini sono a bella posta girati verso l’interno, una furbata che ha lo scopo di far entrare il cliente in negozio per poi pararlo attorno a piacimento. Ci sono poi vetrine che hanno i prezzi solo su alcuni oggetti e non su altri, e non perché si siano desmentegàti di metterli. In commercio la furberia fa parte del mestiere, furberia ambulante nel caso dei piassaròti il cui stesso nome è anche sinonimo di un certa scaltrezza. Il Comune era indulgente perché portavano voti. Oggi, giustamente, li stanga. Ma le regole devono valere per tutti gli altri commercianti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1