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14 agosto 2018

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La Posta

09.02.2018

Maschere farlocche
e uno slogan equivoco

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Ogni anno - scrive la Olga - mi aspetto che ci sia un po’ più di fantasia nella sfilata del Vènardi Gnocolàr, un po’ più di creatività, come i dise quei che i parla in chìcara, e invese l’è la solita menada: i soliti carri del Magnarón o del Re Goloso, del Siór de la Spianà o del Conte Sucól, le solite ciàpe al vento delle majorettes croate, il solito tutto, insomma. Ecco che la Olga la g’à la spussa soto al naso, dirà qualcuno. De spusse in giro ghe n’è tante, e insopportabili, ma qua la spussa non c’entra. Ci sono le maschere storiche dei rioni, e queste sono sacrosante, ma col tempo se ne sono aggiunte altre di farlocche, inventate magari una sera in un’osteria o durante una bisboccia tra amici o sul pullman di una gita della compagnia del Trivelìn, che con la nostra tradizione non c’entrano un fico secco. Il mio Gino mi contesta: guai a toccargli le majorettes croate e mi dice che, per esempio, quest’anno c’è la novità del carro di Kim Jong-un, el cición nordcoreano che el ghe mostra el dièl al mondo intiero. «Satira internassionale» aggiunge come se non avessi capito il concetto. Va ben, gli rispondo, ma con tutto quello che in materia di satira offre la nostra città, a cominciare dal tormentón dell’Arsenale, dobbiamo andare a scomodare el cición? Mi rendo conto che a parlare male del carnevale - cosa che peraltro non sto facendo - si rischia di essere impopolari e allora cambio discorso. Domani s’inaugura "Verona in love" che però quest’anno, dopo la baruffa tra la Provincia e il Comune, cambia il titolo in "Dolcemente in love". Per gli innamorati, che per l’occasione verranno a Verona a collaudarsi a vicenda, il cambio di titolo non comporterà alcun disagio. È ancora fresca la polemica sullo slogan "Sposa chi vuoi" che il Comune ha fatto rimuovere da uno stand della manifestazione "Verona sposi" perché non in linea con la concezione ortodossa del matrimonio che ha l’attuale amministrazione ma mi scappa l’òcio sullo slogan che accompagna "Dolcemente in love". Dice «Se ami qualcuno portalo a Verona». Quindi il Mario potrà portare il Luigi e la Maria potrà portare la Luigia. Se è coerente e non vuole ingenerare equivoci, il Comune dovrebbe correggersi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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