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14 novembre 2018

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La Posta

09.08.2018

Le baruffe d’agosto
e el caval de Gonela

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Alla riunione del Movimento "No ghe ne podemo più" che ha sede alla Corte Vecia - scrive la Olga - ieri sera ha parlato il baruffologo Nani Brentón il quale ha escluso che il caldo di questi giorni influisca sui contrasti in seno all’amministrazione paradiso di Sboarina e all’Affondazione Arena di cui è presidente il sindaco. Si litiga quasi su tutto: sulle nomine nei consigli di amministrazione di Amia, Agsm Energia e Megareti, sull’Ikea, sull’atteggiamento da tenere nei riguardi dei turisti cafoni (multarli o fargli solo la paternale?); si azzuffano come cane e gatto - in piena stagione lirica e con uno sciopero alle porte che farà slittare di un’ora la Carmen di stasera - la sovrintendente dell’Affondazione Gasdia e il direttore generale De Cesaris. C’è accordo solo sui plateatici perché una città piena di tavolini e careghe e di camerieri che vi girano attorno coi vassoi è indizio di quella politica turistica evoluta teorizzata dal casinologo professor Cagnara e fatta propria dal Comune. Il baruffologo ha detto che i gropi sono venuti al pettine oggi ma che sono stati fatti parecchi mesi prima quando il clima era mite o si portava ancora il paltò. E ha fatto un lungo discorso su scelte secondo lui sbagliate («fatte con la testa nel sacco» sono state le sue precise parole), su incasinamenti da Arca di Noè di sigle e sottosigle partitiche di cui è farcita questa amministrazione e che pretendono tutte un posto all’àlbio degli enti, e sulla sicumera di alcuni assessori che «i crede de savérla longa». Il mio Gino ha chiesto al baruffologo cosa fosse la sicumera e dalla risposta che ne ha avuto ha saputo che non è un ballo latino-americano. Ciò che è più sorprendente sono le baruffe ai vertici dell’Affondazione Arena nell’anno che, secondo Sboarina, avrebbe dovuto essere quello della trionfale rinascita solo perché ha nominato sovrintendente una cantante. Il casinologo ha spiegato che i cavalli da corsa devono essere montati da bravi fantini e non da veterinari o da professori di zoologia «che i no fa altro che scancanàrli». Con un sonoro brusio il folto uditorio ha messo in dubbio che l’Affondazione Arena sia un cavallo da corsa. Si è sentiva la voce stentorea del Toni Cóa: «L’è el caval de Gonela».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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