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19 novembre 2018

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La Posta

19.04.2018

La città non è più nostra
ma del turismo strasso

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Finito il Vinitaly - scrive la Olga - si torna alla normalità, almeno fino a domenica quando ci sarà il raduno nazionale dei carabinieri. In realtà non si sa più quale sia la normalità, se cioè debba ritenersi normale la città tranquilla o la città incasinata dai mille eventi in calendario e tutti tali da trasformarla in qualcosa di diverso da quella che eravamo abituati a vedere. Il filosofo-psicologo-sociologo Strusa sta studiando il fenomeno ma, parlando al bareto, ha già detto che quell'eccezionalità che fino a qualche tempo fa contraddistingueva quella che lui genericamente chiama "baracconimania", essendo ormai cosa di tutti di giorni, ha già acquisito i caratteri della consuetudinarietà, quindi si può già parlare di normalità. Dello stesso parere è il casinologo Cagnàra che è ben contento della piega che ha preso Verona, tanto più che prima di ogni evento viene consultato perché i suoi consigli su come incasinare la città il massimo possibile sono ritenuti preziosi. Non sembrandogli abbastanza il casino provocato dalla "nuova normalità", come l'ha definita in un suo articolo su La Gronda, il giornale del Birbarelli, detto Birba, el Cagnàra sta elaborando un piano che ha come finalità la baraonda assoluta "ubique et quotidie" che non so cosa voglia dire ma immagino. Naturalmente i residenti, che non siano commercianti, non sono contenti che la nuova tendenza privilegi i turisti del goto o del wurstel a scapito della loro tranquillità ma chi se ne frega: l'importante è riempire la città, magari tutti i giorni e non solo nei uichènd, di ogni risma di moltitudini trasformandola in un grande villaggio turistico di cui sindaco e assessori sono gli animatori. Gli organizzatori del "Vinitaly and The City" hanno detto che la formula della delocalizzazione degli eventi fieristici piace alla gente. A parte che non so di quale gente parlino perché i residenti del centro ne hanno le scatole piene che i ghe pissa sul portón de casa, ma, se ho ben capito, vorrebbero che tutte le fiere, che sono tante, uscissero dalla Fiera per riempire ogni volta la città di quel turismo strasso cui interessano solo i banchéti dove se bée e se magna. Purtroppo saranno esauditi e noi veronesi dovremo quindi abituarci all'idea che l'eccezionalità ci venga imposta come regola. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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