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22 gennaio 2018

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22.12.2017

L’inutile botto
contro Poroshenko

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Il Comune vieta i botti di Capodanno? Era ora, scrive la Olga. È una scelta di civiltà e di salute pubblica. Niente botti sulle strade. Molte città li hanno già banditi da tempo. A Vicenza e a Brescia, le città più vicine, i trasgressori vengono multati. I petardòmani, quelli che «che Capodanno è se non faccio scoppiare qualcosa?» possono sempre sfogarsi nel giardinetto di casa o, meglio ancora, in salotto. Oppure possono andare a Napoli dove il botto sarà sempre libero, come il rutto a casa Fantozzi durante le partite della nazionale. Gengiscàn, il cane del bareto, sta scrivendo una lettera di ringraziamento al sindaco Sboarina. Ma mentre proibisce i botti di Capodanno, il Comune ne sta preparando uno contro il presidente ucraino Poroshenko. Vuole revocargli la cittadinanza onoraria che il sindaco precedente, Tosi, gli aveva concesso per cercare di sveltire il rientro dei quadri trafugati da Castelvècio, visto che Poroshenko faceva il furbo. A chiedere la revoca sono i consiglieri leghisti cui si sono accodati altri in ordine sparso. Il ragionamento è questo: i quadri sono tornati; Poroshenko non è uno stinco di santo e, per di più, è nemico della Russia di cui noi siamo amici; quindi, chissenefrega, gli togliamo la cittadinanza così gli diamo il segnale che ci sta sulle balle, accontentiamo Putin e facciamo un dispetto a Tosi che ci sta sulle balle più di Poroshenko. Sulla questione si sono espressi i probiviri del bareto di cui fa parte el ragionier Dolimàn che, intervistato da "Good Morning San Zen", ha detto che togliere la cittadinanza a Poroshenko «la sarìa ’na inutile roiàda». «Primo», ha spiegato el Dolimàn, «perché, come Poroshenko non ha fatto salti di gioia quando l’ha ricevuta, non si metterà certo a piangere se gli verrà revocata e resterà il poro-shenko di prima, salvo infischiarsene se fosse chiamato a sbrogliare un’altra faccenda analoga a quella dei quadri. Secondo perché a Putin di Comencini e degli altri consiglieri leghisti non gliele fregherebbe un piffero neanche se andassero di persona a sculacciare Poroshenko. Terzo perché palesemente il botto è riservato esclusivamente a Tosi che, a sua volta, se ne impipa. Concludendo - ha detto el ragionier - ’sta storia la me par un segno di immaturità, un zughéto da buteléti col mocàio al naso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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