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13 novembre 2018

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La Posta

07.06.2018

L’Ikea e Scèspir
Comanda la Regione

La Posta della Olga
La Posta della Olga

L’affossamento dell’Ikea da parte del sindaco Sboarina e la possibilità che il Comune dia in gestione il Teatro Romano al Teatro Stabile del Veneto - scrive la Olga - sono stati oggetto di una conferenza al Circolo culturale «No ghe ne podémo più» di cui io e il mio Gino siamo soci. Una delle relatrici, la professoressa Veneranda, docente di buon senso all’università «La Decenza» di Sona, ha detto che se il Comune avesse voluto la multinazionale del mobile alla Marangona avrebbe agito diversamente, partecipando alla trattativa che è stata invece portata avanti solo dal Consorzio Zai e non si sarebbe poi sfregato le mani per una legge regionale che è andata in soccorso a una decisione che aveva già preso. La Veneranda, dopo aver lodato la pur generica intenzione del sindaco di creare tanti parchi a differenza del suo predecessore che voleva tanti ipermercati, si è chiesta se i mille posti di lavoro perduti col siluramento dell’Ikea verranno recuperati con l’assunzione di altrettanti addetti ai prati erbosi, alla conservazione del patrimonio arboreo, alla manutenzione delle panchine e ai raccoglitori delle cacche di cane. La docente si è anche chiesta se la Regione e il Comune siano adesso orgogliosi di avere dato un calcio alle grandi opere compensative che avrebbero trasformato finalmente la savana della Marangona in una zona civilizzata. È intervenuto uno che conosco di vista il quale ha detto che l’Ikea avrebbe tolto spazio vitale alle pégore che un suo cugino è solito portare a pascolare proprio alla Marangona. «Comunque sperémo - ha aggiunto - che nei parchi che el g’à in mente Sboarina sia previsto l’esercissio della pastorissia transumante, così le pégore de me cusìn le podarà spostàrse da ’na parte a l’altra». Passando all’Estate Teatrale che rischia di essere data in pasto alla Regione, la Veneranda ha detto che è normale che il Comune a trazione leghista e la Regione siano botón e buséta ma che dare via i gioielli di famiglia come il Teatro Romano sarebbe un delitto. «Però la Región - ha detto uno con una bandana verde - la podarìa métar in sèna robe leghiste e non la solita batarìa de Sèspir che, tra l’altro, l’era un foresto, uno de quei che noaltri avaréssimo messo a laoràr drìo ai luamari». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
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