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15 dicembre 2017

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14.02.2017

Il tormentone è finito
Sapremo vivere senza?

La Posta della Olga
La Posta della Olga

“E la pancia non c’è più” - scrive la Olga - era il tormentone di un Carosello che pubblicizzava una marca di olio da tavola. L’attore Mimmo Craig, dopo aver sognato di avere un enorme panzone, al risveglio si ritrovava piatto come un’asse da stiro. L’incubo era passato.

La stessa cosa si può dire oggi del traforo delle Toresèle perché i dirigenti comunali hanno avviato la procedura per la revoca della concessione al gruppo di imprese che lo avrebbero dovuto costruire. Il traforo non c’è più.

Il tormentone è finito e un po’ ci dispiace perché ci teneva compagnia. Un po’ come il refrain di Sordi: “Ma dove vai se la banana non ce l’hai?” che il mio Gino canta quando va in bicicletta.

Si sapeva fin dall’inizio che l’opera (500 milioni) era troppo ambiziosa per questi tempi in cui tirare fuori soldi dalle banche è arduo come pretendere che l’assessór Paloschi abbassi le tasse, ma era una questione politica e così sia il sindaco Tosi, che l’aveva incautamente inserita nel suo programma elettorale, sia la sua spalla, l’ex assessore Corsi, che avrebbe dovuto portarla avanti, facevano finta di crederci.

I cittadini erano divisi: quelli che abitavano lontano dal progettato buso de le Toresèle, non dovendo subire i disagi dei lavori - che si annunciavano infiniti -, erano favorevoli, mentre quelli che abitavano vicino alla zona interessata dallo scavo erano contrari. Oggi quest’ultimi esultano, ma con la moderatezza di chi nel frattempo aveva capito che l’andazzo non avrebbe portato a niente.

Gongolano senza ritegno, invece, le opposizioni a Tosi, come se fossero state loro a far fallire un progetto già morto in partenza. E adesso abituiamoci, ma non sarà facile, a vivere senza un tormentone che ci aveva accompagnato per molti anni. Mi domando come farà a vivere Alberto Sperotto, accanito presidente del comitato anti-buso, che, dopo aver dedicato i migliori anni della sua vita a contrastare l’opera faraonica (sono state scomodate anche le faraone), da oggi non ha più niente da fare.

Tosi, invece, non dovrà che essere contento perché l’essersi arreso di fronte all’inattuabilità del progetto del buso (fosse esso a due canne, a una o a mezza, come era stato via via ipotizzato) gli ha procurato più consensi che dissensi tra la gente che lo ha votato.

Silvino Gonzato
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