22 gennaio 2019

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La Posta

26.10.2018

Il Gino alla Gran Guardia
tra gli agenti di Putin

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Ieri mattina bonóra - scrive la Olga - il mio Gino era davanti alla Gran Guardia per vedere gli agenti del Kgb che Putin ha spedito a Verona per vigilare sul Forum economico euroasiatico. Si era messo il colbacco co’ le reciàre per avvicinarli e magari fare amicizia. Prima che partisse da casa gli avevo detto: «Gino, te ghe vè par gnente, el Kgb no'l gh'è più, el gh'era ai tempi de la guèra freda, adesso l'è 'n'altra roba». «Sarà come te dìsi ti - mi aveva risposto - ma anca se i g'avesse cambià nome, el comunista Tribusinelnaso del bareto el m'à dito "Va' e salùdeme quei del Kgb"». A una certa ora il mio Gino mi ha telefonato per dirmi che un gruppetto di russi, che dalle facce erano sicuramente agenti della polizia segreta del Cremlino, lo avevano preso in giro per via del colbacco. «Ah, Siberia, gneski proboschi batisculascki niet palinoska» gli avevano detto pressapoco, alludendo forse al fatto che c'era ancora troppo caldo per portare il colbacco, e, tenendosi la pancia per le risate, lo volevano costringere a ballare il casaciòk, il ballo della steppa. «Càvete subito quel'òstrega che te gh'è in testa - gli ho risposto - parché oltre a far la figura del mona, te sudi». Mi ha poi detto di aver visto entrare alla Gran Guardia Salvini con le scarsèle piene di letterine della Ue e di averlo salutato come lo salutano i leghisti, "Ciao, capitano". Poi ha incontrato el Méscola a braccetto della moglie Teresa Petarovna, ex ballerina russa del Bolsciòi, che era venuta a chiedere a Sboarina di scritturarla per il Teatro Filarmonico. Dopo aver visto la Petarovna buttare le braccia al collo di un agente del Kgb, il mio Gino si è meravigliato. «L'è un so vècio moroso - gli ha sussurrato in un orecchio el Méscola - ’na guardia giurata in pensión, el vièn da Vilafranca». «E tuti i altri che iè con lu?». «Tuti de Vilafranca, fora de uno che l'è de Valegio» gli ha risposto el Méscola. «Ma i parla russo» lo ha incalzato il mio Gino. «No - i t'à scambià par uno del Kgb e ià straussà in russo par tórte par el cul». Quando il Gino è tornato a casa, non vedendogli il colbacco, gli ho chiesto se l'avesse perso. «L'ò butà nel cassoneto» mi ha detto. •

Silvino Gonzato
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