Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
19 settembre 2018

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

La Posta

03.07.2018

Estate, tempo di ladri
Ma il Charlie è speciale

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Il mio Gino - scrive la Olga - mi dice che d’estate è raro vedere al bareto il Charlie Gramegna, il ladro del quartiere. Con la stagione calda, infatti, è oberato di lavoro, non solo in città, ma anche in provincia e ultimamente ha «visitato», come dice lui con un’espressione ambigua, un paio di appartamenti anche nel Mantovano. Devo riconoscere, per quanto mi riferisce mio marito, che il Charlie (questo è il nome d’arte: in realtà si chiama Fulgenzio) ha una sua etica professionale perché non deruba mai le vecchiette e quando l’altro giorno ha letto su L’Arena che una quasi novantenne aveva dato tutti i suoi oretti a un manigoldo che si era presentato come un amico del figlio bisognoso di costose cure dopo un incidente stradale, ha espresso solidarietà su Fèisbuc alla signora truffata. Il Charlie non «visita» mai neanche le case di parenti e amici per cui, non potendo tutti entrare in parentela con lui come il Titta che, per non essere derubato, ne ha sposato una cugina, cercano di farselo amico. Ci abbiamo provato anche io e il mio Gino invitandolo a cena. Avevo messo in tavola un Cabernet. «Non bevo in servizio» ci aveva detto. Non sapevamo che a quell’ora fosse in servizio e dopo che se n’è andato abbiamo scoperto che ci aveva ciavato l’unica cosa preziosa che avevamo in casa, un codeghìn del 1962, che tenevamo in una piccola teca in plexigas come soprammobile. Il sindaco Sboarina si vanta di aver colpito con il Daspo i bagarini e i centurioni ma a quando un Daspo contro i ladri e i truffatori, tanto più che dei bagarini e dei centurioni non ce ne frega un tubo? Ogni volta che rientriamo a casa - come domenica che siamo andati a ciapàr un bìgolo de aria alla Pissaròta - abbiamo paura di trovare la porta scassinata anche se appendiamo alla maniglia il cartello «Torno subito» come fa el becàr Balansa quando va al bareto a béarse un goto. Dei truffatori non ho paura perché non faccio entrare nessuno, neanche il prete. «Son don Addolorato, vegno a benedìr la casa». Al citofono mi pareva proprio la sua voce ma io, che leggo sempre di falsi preti e di falsi carabinieri, gli ho risposto: «El me scusa, reverendo, el ghe daga ’na spiansadìna a la casa da fora che la benedissión la val istesso». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvino Gonzato
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1