24 marzo 2019

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La Posta

26.02.2019

Ciao vècio, ti salutiamo
come facevi tu con gli amici

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Oggi nella chiesa di Sant'Eufemia - scrive la Olga - gli daremo l'ultimo commosso saluto. «Ciao, vècio», come salutava lui i vecchi amici. La morte non è definitiva per chi, come Giorgio Gioco, ci ha consegnato un inestinguibile patrimonio di ricordi. Gigio, come lo chiamava con tenero affetto la moglie Iole, continuerà a vivere nella memoria e nei cuori di chi ha avuto il privilegio di godere della sua amicizia. Al funerale ci saranno idealmente tutti i personaggi di questa rubrica che lui considerava un tributo a quella "veronesità" di cui era il massimo cantore. Sette anni fa, per celebrarne il decimo anniversario, il figlio Antonio, sotto la supervisione del padre, aveva trasformato la sala del ristorante nel "Bareto da Oreste" (c'era anche il jukebox) e una compagnia teatrale ne aveva interpretato i principali protagonisti. La Olga, cioè la sottoscritta, aveva in testa un capelìn guarnito di fiori come quelli delle dame dell'epoca vittoriana. Avevo protestato perché lo volevo più sobrio, tanto più che, essendo allergica ai fiori finti, continuavo a stranusàr, ma il costume di scena prevedeva quel genere di ornamento. Ora lo ringrazio anche per quel capelìn di altri tempi. Ciao, vècio, non so dove l'è sta incantonà, se nò ancó vegnarìa a saludàrte con tuto quell'ambaradàn in testa. La chiesa sarà strapiena e allora io e il mio Gino ci metteremo in un cantón, parché l'importante no l'è fàrse védar, come certi i fa ai funerài, ma èssarghe. Ricordo quella mattina d'estate che per farci strada verso la tua casetta alla Spighetta ci hai preceduti in moto con dietro un cartello con la scritta "Follow me", "Seguitemi". Da quando, un po' proditoriamente, ci hai lasciati, non faccio che rivedere quella scena. "Follow me". Beh, oggi però non sono pronta a seguirti nel tuo ultimo viaggio. Né tu lo vorresti. Spèta un fiatìn che se còmoda le robe. Preferisco pensarti più da viva che da morta perché non si sa mai se dopo avrò tempo. Al funerale mi metterò gli occhiali scuri parché se me scapa 'na làgrima, preferisso scóndarla. Son la Olga paiàssa che fa ridere i lettori con le so monade. I paiàssi no i piànze o, se propio no i pol fàrghene de manco, i piànze coi òci suti. •

Silvino Gonzato
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