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11 dicembre 2018

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La Posta

29.11.2018

Case popolari invivibili
Il Comune si dia da fare

La Posta della Olga
La Posta della Olga

Nei giorni scorsi - scrive la Olga - L'Arena ha pubblicato un'inchiesta a puntate da cui è emersa la condizione desolante e disperata di molte famiglie che abitano nelle case popolari del Comune. E mi sono chiesta come mai tutto questo angosciante squallore fosse possibile nella benestante Verona che nelle periodiche classifiche pubblicate da un giornale economico nazionale occupa sempre i primi posti per ricchezza e qualità della vita. Ho letto storie di estremo disagio che dovrebbero far vergognare chi ha l'autorità di intervenire e non lo fa appellandosi a garbugli burocratici di cui è peraltro responsabile di non avere la volontà di sbrogliare. Un'amministrazione comunale, prima di pensare ad altro, dovrebbe occuparsi della parte più debole dei propri cittadini garantendo quel minimo di vivibilità e di decoro che dovrebbe offrire una società civile per essere degna di chiamarsi tale. La condizione di quella famiglia, padre, madre e tre bambini, che vive in 53 metri quadrati in un casa dell'Agec, al Saval, nell'umidità e nel freddo perché i termosifoni non funzionano e nessuno si preoccupa di ripararli, ci riporta indietro di oltre settant'anni, ai tempi della guerra e del primo dopoguerra quando la miseria dilagava. Nello stesso stabile c'è un appartamento più grande e sfitto da tempo ma chissà per quale ragione alla famiglia è impedito di trasferirvisi. In un'altra casa dell'Agec, in Borgo Roma, una mamma con due figli, di cui uno malato dalla nascita, vive in un buco marcio di umidità con un solo termosifone funzionante, quello del bagno. Ho scelto due storie fra tante, ma ci vorrebbe l'intero giornale per raccontarle tutte. Da mesi in Consiglio comunale non ci sono delibere, si va avanti a mozioni, si tira a campa’, insomma. Magari, visto che non ci sono idee, sarebbe il momento di prendersi a cuore e di risolvere i tanti casi disperati che si annidano nelle case popolari. Basterebbe un po' di coscienza per rendere vivibili questi alveari con una manutenzione diligente e rimediando alle situazioni più paradossali ascoltando le tante invocazioni di aiuto, non infischiandosene.

Silvino Gonzato
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