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20 giugno 2018

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22.05.2010

Il «codice dell'amore» secondo Moccia

Lo scrittore e regista Federico Moccia al Centro Marani. MARCHIORI
Lo scrittore e regista Federico Moccia al Centro Marani. MARCHIORI

Verona. Gli innamorati veronesi che hanno appeso un lucchetto sui ponti scaligeri hanno sbagliato: dovevano piuttosto recarsi sotto il balcone di Giulietta, perché ogni città, ogni luogo del mondo ha la sua leggenda dell'amore, e non vale la pena di traslocarle. Parola di Federico Moccia.
Così ha affermato lo scrittore e regista che ha contribuito a rendere noto nel mondo ponte Milvio, a Roma, come ponte dell'amore, attraverso le pagine del suo romanzo «Ho voglia di te», fino a renderlo un'attrazione turistica nonché meta fissa di migliaia di coppie che su quel ponte appunto si giurano amore eterno, attaccando un lucchetto alla catena degli innamorati del terzo lampione e lanciando la chiave nel Tevere
«Ma se accade anche a Verona mi dispiace, è un peccato, qui c'è Giulietta, meglio recarsi sotto il mitico balcone per giurarsi amore eterno», ha dichiarato Moccia davanti alla platea di adolescenti che ieri sera ha fatto tappa al Centro Marani per incontrare l'autore diventato un mito tra le giovani generazioni, ospite di un incontro organizzato dall'associazione Métephos onlus sul tema «La stagione dell'amore. I giovani e la passione: diversi punti di vista», che ha visto come relatori, oltre allo scrittore romano, don Francesco Romano, autore di «Figli di questo tempo», e la psichiatra infantile Mariolina Cerotti Migliarese, per un dibattito moderato da Gaia Guarienti.
«I miei libri raccontano storie di vita, nascono dall'esperienza, credo sia per questo che i giovani li apprezzano anche se, a dire il vero, io scrivo pensando agli adulti, ai genitori», ha spiegato Moccia. «E' innegabile che il nostro tempo si presenta più complesso e precario nei suoi valori rispetto al passato, e per questo probabilmente gli adolescenti di oggi ci appaiono più in crisi: nei miei libri e nei miei film trovano spunti per riflettere, temi e dialoghi che a loro volta diventano motivi di discussione. Rispetto al tempo in cui ero giovane io, oggi ci sono molti più separati e divorziati, quindi per un ragazzo è più difficile pensare di riuscire a costruire un amore duraturo. Ma la mia visione, la filosofia che propongo è positiva: bisogna impegnarsi, perché "nulla è facile che valga", come diceva Fitzgerald».
A proposito del tema dell'incontro, appunto «la stagione dell'amore», Moccia aggiunge: «Credo che la stagione dell'amore sia legata alla ricerca di un proprio personalissimo codice. In "Amore 14" lo spiego partendo dai sentimenti che si provano a 14 anni, che restano secondo me l'età più delicata dell'esistenza, una sorta di finestra affacciata sul futuro: ciascuno deve trovare il suo modo di vivere la passione».
«Un modo personale, ma che non può prescindere da regole», ha osservato don Romano, autore di un altro testo in cui raccoglie le esperienze e i dialoghi di 20 anni di attività a fianco degli adolescenti.
«Non tanto una stagione, quanto un modo dell'amore», ha aggiunto la Migliarese. «Il rischio del nostro tempo è determinato da una cultura per cui i bisogni non possono essere rimandati o tollerati, ma subito soddisfatti. Nell'amore il bisogno deve avere il tempo di trasformarsi in desiderio, cioè di essere arricchito dal pensiero».
Moccia conviene, e ai ragazzi ricorda: «Un libro è un racconto fantastico, la vita le cose non sempre vanno come si vorrebbe. Per questo ho sempre scelto di non scrivere storie troppo edulcorate, dal lieto fine scontato. Perché possano raccontarvi qualche verità».

Alessandra Galetto
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