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22.06.2018

Boom dai campi
ai negozi: Italia
patria del bio

Prodotti Bio, aumenta il consumo
Prodotti Bio, aumenta il consumo

«Sono prodotti rispettosi dei cicli naturali e del benessere animale, senza pesticidi e mangimi chimici, che garantiscono il consumatore sulla qualità di quello che mangia grazie all’etichettatura con logo dell’unione europea, perché si tratta dell’unico sistema agricolo sostenibile regolamentato dall’Ue già nel 1991». Tutti lo sentono nominare, molti lo comprano (regolarmente il 60 per cento degli italiani), ma pochi hanno davvero idea della portata del fenomeno «Bio», che domani invade anche Verona con una festa organizzata in piazza dei Signori da FederBio, Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica. Un fenomeno che da molto non è più di nicchia, in crescita costante com’è dal 2005, con un fatturato che nel 2016 sfiorava i 4,7 miliardi, che ci rende il settimo mercato al mondo e i primi esportatori assoluti. «Siamo il primo Paese al mondo per superficie ad agrumi, il secondo per apicoltura e viticoltura, il terzo per olivicoltura, il quarto per orticoltura e frutteti», spiega Paolo Carnemolla, presidente nazionale di FederBio. «Sono 72mila le aziende agricole italiane (+20%sul 2016, ndr) che coltivano senza usare nemmeno un grammo di pesticidi e concimi chimici di sintesi, il che significa il 14 per cento dell’intera superficie agricola nazionale, più dell’intera superficie agricola di Toscana, Marche e Umbria messe insieme. Inoltre sono 7.581 le imprese che ne trasformano i prodotti senza usare coloranti, conservanti e additivi». Una prospettiva che, evidentemente, fa bene anche all’economia: tra i due censimenti del 1991 e del 2011 il numero delle aziende agricole ha subito un vero tracollo (-46%), quello delle aziende biologiche è letteralmente lievitato (+900%). STIVALE BIOLOGICO. Il biologico, inoltre, unisce l’Italia. Perché se il Comune con il maggior numero di aziende biologiche nel suo territorio è Noto, nel Siracusano (446 unità), seguito da Corigliano Calabro - Cosenza (242), quanto a percentuale di superficie agricola utilizzata a biologica rispetto al totale, la palma va a Rhême Notre-Dame, in provincia di Aosta (100 %), Lardirago (Pavia, 99,5%) e Veddasca (Varese, 98,8%). GARANZIE E GUSTO. «Si pensa sempre al “senza“, cioè che questi prodotti non contengono chimica di sintesi, ma non molte persone hanno ben chiaro che mediamente un prodotto bio contiene davvero micronutrienti, come vitamine e antiossidanti, superiori a quelli convenzionali. Una proprietà che si traduce anche nel sapore, meno “gonfiato“ e artificiale». Il prezzo? La differenza rispetto al prodotto convenzionale si sente: + 15% sui cereali, +30% sull’ortofrutta, da +50 a +100% su uova e carne. «Del resto i costi ambientali legati al prodotto convenzionale non li paghiamo subito, mentre la trasparenza di quello biologico e anche le sue minori rese produttive sì», conclude Carnemolla. «Ma se è vero, come dicono le stime, che tutti noi compriamo troppo per poi buttare circa il 30 per cento della spesa, basta stare più attenti per pareggiare in fretta. Del resto, salvaguardia della biodiversità e dell’ambiente non hanno prezzo». 

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Elisa Pasetto
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