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Economia

25.06.2013

Materie prime, cala la tensione sui prezzi

Gianni Robinelli, vicepresidente dell'Adaci
Gianni Robinelli, vicepresidente dell'Adaci

C'è la speranza che, dopo dieci anni di sistematici aumenti, i costi delle materie prime siano in fase calante, chiudendo così un superciclo che ha complicato ulteriormente l'attività delle industrie veronesi (si pensi al sistema del comfort e del metalmeccanico in generale, mas anche dell'alimentare) impossibilitate a mettere in listino i maggiori costi, quindi con sistematico calo delle marginalità. Ne è convinto, tra gli altri, il veronese Gianni Robinelli, vicepresidente di Adaci, l'associazione nazionale dei direttori acquisti delle aziende, che opera al Gruppo Pedrollo (elettropompe) di San Bonifacio. «Borse al rialzo e materie prima al ribasso» è questa, secondo Robinelli, l'attuale situazione mondiale, «con la prima parte del 2013 caratterizzata da una situazione alquanto anomala per l'ultimo decennio. Infatti lo stretto rapporto tra materie prime e mercato delle azioni è sempre stato presente: se l'economia va bene (aumento degli utili delle imprese con aumento delle performance in Borsa) aumenta il consumo di materie prime e quindi a domanda in aumento, si incrementano i prezzi». Sono le principali banche d'affari mondiali che concordano con il ritenere che il super ciclo rialzista si stia esaurendo. In particolare Citybank afferma che i prezzi di molte materie prime sono destinati a cadere quest'anno in particolar modo perché l'economia cinese sta favorendo una crescita verso il potenziamento dei consumi interni piuttosto che favorire, come ha fatto per molti anni, lo sviluppo delle infrastrutture. È noto infatti come siano proprio le infrastrutture ad essere un importante bacino di assorbimento delle commodities. Quindi a dettare legge sulle quotazioni di rame (i cui consumi sono il principale termometro dello stato di salute dell'economia globale), oro, argento, mais, zucchero, soia e caffè saranno da adesso più che mai i fondamentali della domanda e dell'offerta: gli investitori dovranno orientare la loro attenzione su tali fattori piuttosto che sui macrotrend economici. «Solo il rame», ricorda ancora il vicepresidente Adaci, «da inizio anno ha perso il 6% del suo valore e non ci sono problemi dal lato offerta nonostante alcune vicissitudini registrate in alcune importanti miniere. A vacillare infatti sono le prospettive dei consumi che porteranno quest'anno ad un surplus dell'offerta. Anche Credit Suisse è della stessa opinione e indica come chiusura del super ciclo il prossimo mese di novembre 2013». Invece si segnale che Barclays invita i propri investitori ad uscire dalle materie prime in quanto non sono previsti guadagni significativi e generalizzati nel corso del 2013: buona l'offerta e scarsa la domanda con prospettive negative. Sia Ubs che Morgan Stanlkey - come osserva ancora Robinelli - puntano invece il dito sull'uso più «efficiente» delle conmmodities da parte dell'industria cosa che, in particolar modo in questo periodo di reindustrializzazione e di timida ripresa degli Usa, non contribuirà all'aumento sensibile della domanda. «Ecco quindi», conclude il vicepresidente Adaci dal suo osservatorio, «che gli investitori globali stanno facendo defluire i loro asset da fondi sulle materie prime cioè stanno disinvestendo importanti flussi di denaro dai commodity funds facendoli passare ai fondi azionari. Gli hedge fund hanno tagliato le scommesse al rialzo sulle 18 materie prime di base più scambiate negli Usa del 51% rispetto ai picchi dello scorso Settembre 2012 ed oggi si posizionano al ribasso su almeno 6 di esse». F.R.

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