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Economia

08.08.2013

L'artigianato perde imprese, Verona maglia nera in Veneto

L'artigianato perde imprese<br />Verona maglia nera in Veneto
L'artigianato perde imprese<br />Verona maglia nera in Veneto

L'artigianato veneto perde imprese (-3,7%) e lavoratori (-2,9%). E a Verona la situazione è più grave rispetto alla media regionale, con calo del 4,3% delle aziende e del 4,4% degli addetti. Peggio fa solo Rovigo (-9% delle ditte e -7,8% dei dipendenti), un po' meglio Vicenza (-4,6% delle unità produttive e -3,8% dei lavoratori). Mentre a risentire meno della congiuntura è Treviso, dove nel 2012, hanno chiuso il 2,2% delle attività artigianali (-2,2% anche la variazione in negativo dei posti di lavoro). Venezia (che lascia sul campo il 3,1% delle aziende), invece, contiene meglio delle altre province l'emorragia di posti di lavoro al -1,3%. A tracciare il quadro sono i dati a consuntivo 2012 di Ebav, ente bilaterale per l'artigianato veneto, il più grande e strutturato d'Italia, elaborati sulla base del numero di aziende che versano mensilmente la quota conteggiata nella busta paga dei loro dipendenti . I dati mettono sullo stesso piano le attività che per ciascun lavoratore provvedono ai versamenti per 12 mesi e quelle che, al contrario, pagano magari solo per un trimestre, perché si servono di molto personale stagionale. Le cifre riguardano le 35mila realtà, più strutturate, con 144.954 addetti, escluso il settore dell'edilizia, al quale fanno riferimento circa 30mila aziende. Un universo circoscritto, dunque, rispetto al totale delle imprese artigiane venete, complessivamente 135mila. La cui analisi riesce comunque ad offrire uno spaccato dello stato di salute del comparto, per settori, e della tenuta occupazionale. SCOMPARSE 246 IMPRESE. A Verona tra il 2011 ed il 2012 sono scomparse 246 imprese artigiane ed hanno perso il lavoro 939 addetti.  Particolarmente critica la situazione del cosiddetto «settore non coperto», riguardante le categorie prive di contrattazione nazionale specifica, che nel Veronese ha dimezzato le aziende, da 108 a 52 e perso 250 lavoratori. «Si tratta, ad esempio, di attività come il trasporto persone (taxisti, noleggiatori con conducente, ecc), prive fino all'anno scorso di contrattazione propria», spiega Angiolina Mignolli presidente di Cna scaligera. «Cna, Confartigianato, Casartigiani e Cgil Cisl e Uil hanno siglato da pochi mesi un accordo regionale, esplicitamente riferito a questo settore». Le altre imprese che hanno perso, in valori assoluti, il maggior numero di dipendenti sono quelle del legno (-75), dell'autotrasporto (-42), del tessile abbigliamento (-60). Le aziende che al contrario hanno incrementato il numero di addetti operano nei settori delle pulizie (+121), lavanderie (+27), attività alimentari, che perdono qualche unità produttiva, ma assumono 43 nuovi lavoratori. «La situazione in provincia resta difficile e per i primi mesi del 2013 non ci spettiamo inversioni di tendenza», afferma Mignolli. «In questo contesto, per incentivare l'occupazione, occorre introdurre elementi di flessibilità nel mercato del lavoro, che la legge Fornero ha cancellato e che neanche il Governo Letta sta ripristinando».  Di fonte ad una crisi congiunturale cosi profonda e prolungata un dato positivo sta invece proprio nella buona adesione delle imprese all'ente bilaterale regionale, che assicura servizi come il sostegno al reddito dei lavoratori di aziende in crisi o il rilancio dell'apprendistato.  «Rispetto al minimo storico registrato nel 2010 di 140.920 iscritti, a fine 2012 il saldo è a quota 144.954, con oltre 4mila versanti in più», spiega Giuseppe Sbalchiero, alla guida di Confartigiatato Veneto. «Ovviamente ci sono settori in maggiore sofferenza come il distretto dell'oro vicentino e l'occhialeria bellunese (i cui trend hanno contribuito alla chiusura di oltre 1.300 imprese e alla perdita di 4.345 addetti, ndr). Tuttavia l'artigianato veneto continua a mantenere in vita migliaia di posti a tempo indeterminato, qualificanti e di prossimità».

Valeria Zanetti
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