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Curiosità

17.08.2012

«Assassini
della brughiera»:
il giallo
è riaperto

Scotland Yard
Scotland Yard

Londra. Era il decennio dei Beatles, della minigonna, dell’emancipazione sessuale. Ma in Gran Bretagna, anche il decennio dei «Moor Murderers», gli assassini della brughiera. Quasi 50 anni dopo la serie di delitti che più scossero la coscienza di un paese, uno dei due killer pedofili ha svelato il luogo dove sostiene sia stato sepolto il cadavere di una delle sue giovani vittime.
Ian Brady, condannato all’ergastolo con la sua complice Myra Hindley e rinchiuso in un manicomio criminale dal 1966, avrebbe consegnato a Jackie Powell, una frequente visitatrice e la sua assistente sociale, una busta sigillata con l’indicazione che venga aperta solo dopo la sua morte. Nella lettera, destinata alla madre della vittima che da 47 anni lo ha implora di vuotare il sacco, ci sarebbe l’indicazione del luogo dove fu interrato il corpo di Keith Bennett, un bimbo di 12 anni, selvaggiamente torturato e ucciso come Lesley Ann Downey, 10 anni, Edward Evans, 17, John Kilbride, 12, Pauline Reade, 16, gli altri quattro ragazzini uccisi dalla coppia di pedofili.
I casi risalgono al triennio 1963-1965. Incorniciati dalla colonna sonora della Beatlemania, ancora ossessionano l’immaginazione collettiva, evocati in film come Jubilee di Derek Jarman, romanzi come Babel Tower di A.S. Byatt, canzoni dai Sex Pistols agli Smiths (Suffer Little Children) e Sonic Youth. Non era mai successo in Gran Bretagna che una donna fosse complice di delitti sessuali commessi a danni di bambini. Ma Ian e Myra non erano semplici pedofili.  Imbevuti di ideologia nazista e folle sadismo, sequestravano le loro vittime per poi stuprarle, torturarle e ucciderle, fermando con fotografie immagini di morte poi conservate in un libro di preghiera, fissando sul registratore le urla disperate dei ragazzini.
«Fu una tragica concatenazione di circostanze che mise assieme una giovane donna dalla personalità di ferro, abituata a dare e ricevere violenza fin da bambina e uno psicopatico sessualmente sadico», spiega Malcolm MacCulloch, lo psichiatra di Brady, cercando una spiegazione scientifica alle azione delle due «icone del male».
I corpi dei ragazzini furono interrati nella brughiera vicino a Manchester: di qui il soprannome affibbiato ai due killer. Ma del piccolo Keith, non è mai stata trovata traccia. Fino a oggi, e al nuovo spiraglio: la polizia di Manchester che nel 2009 aveva dichiarato abbandonate le ricerche, ha arrestato la Powell: potrebbe essere nelle sue mani la chiave per risolvere il mistero della tomba di Keith. Le autorità, trattandosi di Brady, vanno tuttavia coi piedi di piombo: potrebbe essere l’ultima beffa di un folle, o una merce di scambio con cui il serial killer, che da un anno fa lo sciopero della fame e viene alimentato a forza con un sondino, cerca di ottenere il trasferimento in una prigione scozzese per morire nel luogo dove è nato. Ma Winnie Johnson, che il 16 giugno 1964 salutò il figlio per l’ultima volta prima che Keith finisse nelle mani dei suoi assassini, è un nuovo filo di speranza: la donna è gravemente malata e teme di morire senza sapere dove è finito il suo bambino.

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