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02.11.2009

Nel chiostro
di San Francesco
una bella lezione di storia

Un brano degli affreschi del Cinquecento contenuti nelle volte del chiostro di San Francesco
Un brano degli affreschi del Cinquecento contenuti nelle volte del chiostro di San Francesco

Chiostro di San Francesco, un vero gioiello architettonico dove ripassare le lezioni. La struttura, luogo abituale d'incontro per gli studenti universitari, è parte del complesso monastico di San Francesco di Paola edificato nella seconda metà del Cinquecento. È in questo periodo che in città si assiste all'introduzione di nuove istituzioni religiose volute dal vescovo e cardinale Agostino Valier la cui politica episcopale si ispirava ai principi tridentini. Fu un atteggiamento che finì con il favorire un forte impulso all'edilizia sacra anche grazie al coinvolgimento della nobiltà veronese. Così, anche per la fabbrica di San Francesco di Paola, il frate calabrese nato nel 1416, si mossero i conti Massimo e Agostino Giusti e il nobile Giulio Cagalli.
Benché non se ne conosca la data della sua edificazione, il chiostro risulta in un documento del 1611. Il complesso si conserva ancora oggi in buone condizioni nonostante sia stato ricostruito nell'angolo sud-ovest e nel lato nord dove insiste un moderno fabbricato sede degli uffici amministrativi dell'università di Verona. Vicino, la chiesa del 1593 che si contraddistingue per uno stile che si ripropone nella semplice monumentalità della facciata, oggi sede della biblioteca centralizzata «Arturo Frinzi». Il Chiostro aveva una ricca decorazione su episodi di San Francesco di Paola attribuita ai Muttoni, padre e figlio, entrambi Bernardo di nome. Le lunette più complete si trovano sulle pareti est ed ovest della struttura e le figure ancora oggi visibili narrano i miracoli che hanno contribuito ad alimentare la devozione verso il Santo. Le scene si presentano all'interno di finte architetture ad arco ribassato e ulteriormente incorniciate da vari motivi ornamentali. Più in basso, diversi stemmi tengono memoria degli offerenti e tra una lunetta e l'altra si scorgono, sul lato ovest, alcuni riquadri dipinti con i busti dei padri membri della confraternita, mentre sul lato est quelli della comunità di suore dello stesso ordine.
Caratteristica ricorrente nei cicli decorativi è la presenza di San Francesco di Paola raffigurato con aureola e bastone. Simbolo della vita monastica, il chiostro era il luogo dedito alla meditazione spirituale da compiersi passeggiando al suo interno o sostando sotto il lungo porticato che circonda il giardino. Non solo, è anche la parte centrale del monastero e, quindi, di collegamento con tutte le componenti del complesso religioso. Pertanto, attorno all'attuale Chiostro si articolavano più edifici destinati a un uso quotidiano e abitativo della comunità religiosa.
L'inventario che si trova nel decreto napoleonico del 1805, infatti, descrive la presenza di un refettorio con vetrate da cui si poteva accedere alla cucina e di un dormitorio provvisto di finestre che poteva dare ospitalità a vagabondi e mendicanti. Le celle dei padri, invece, sono ancora in parte visibili lungo la parete est del chiostro con le loro porte di accesso: tre sono completamente murate e due chiuse da mattoni. Il documento napoleonico di avocazione dei beni ecclesiastici individua con precisione la planimetria nel senso funzionale dei vari ambienti tra cui il granaio, la chiesa e la sacrestia. Nel testo compare anche un campanile di cui restano solo alcune pietre visibili sul lato esterno dell'attuale biblioteca.
La chiesa datata 1593 consisteva in un'ampia e unica aula a pianta rettangolare. Si trattava di una precisa risposta architettonica a quanto disposto dal Concilio di Trento che mirava a evidenziare l'aspetto corale delle funzioni liturgiche. Alle pareti trovavano posto le nicchie con gli altari e le pale decorative, alcune oggi conservate nel Museo di Castelvecchio. Infine, il campanile resta testimoniato dalla presenza di alcuni resti sul lato sud della chiesa.
L'interesse è stato di recente ravvivato dallo studio della dottoressa Sara Viviani, relatore professoressa Loredana Olivato, con la sua tesi di laurea «La chiesa e il convento di San Francesco di Paola a Verona».

Marco Cerpelloni
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