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06.12.2013

La follia applicata

Vetrinetta, Wunderkammer di oggetti di Piero Fornasetti. Sopra e sotto, i suoi celebri piatti-facce
Vetrinetta, Wunderkammer di oggetti di Piero Fornasetti. Sopra e sotto, i suoi celebri piatti-facce

Visitatissima, divertentissima: la mostra più vivace dell'inverno milanese. Con buona pace di Palazzo Reale che espone in contemporanea Wharol, Pollock e Rodin. Al piano terra della Triennale, fermata Cadorna, ci si immerge nell'universo swing di Piero Fornasetti, cui è stata dedicata un'antologica nel centenario della nascita. Si intitola «100 anni di follia pratica» e forse meglio ancora si potrebbe dire follia applicata, data la copiosità della sua produzione.
Triennale Design Museum ha voluto rendere un omaggio completo a questo fenomeno tutto italiano per metterne a fuoco l'opera ma anche il concetto di «ornamento» che l'ha sempre accompagnato e ispirato. Non poteva che essere il figlio Barnaba a firmare il percorso in sei sezioni, lui che cura l'archivio del padre ed è custode della casa-museo dove tutto parla di magia, dalle mattonelle ai portacenere.
Fornasetti qui viene rappresentato da «solo» mille pezzi, che sono un saggio di inesauribile fantasia e spirito surrealista. L'oggetto non è un oggetto, ma vive anche della sua interpretazione o della sua funzione. In più c'è una vena dadaista, rivoluzionaria, di contestazione dei canoni tradizionali di espressione, ai quali peraltro Fornasetti si appiglia e si abbevera, perché in fondo la classicità lo pervade. La quadreria anni Trenta-Cinquanta è molto importante per seguire l'evoluzione della sua mano, la sua versatilità di autore di nature morte, maschere, paesaggi e astrazioni. L'ornamento diventa subito una ossessione con la quale Fornasetti si prende gioco del mondo, già nei tempi cupi della guerra come in quelli della ricostruzione e del boom: «L'uomo è un animale decorato... da capelli di colori e fogge varie, dal colore della pelle, di sorrisi, di pianto e di espressioni. Persino chi cerca di abolire questa necessità fisiologica, cede lasciandosi crescere ad esempio le basette o portando cravatte rigate».
Ha scritto l'amico architetto Gio Ponti: «Tutto ci è proposto come razionale, pratico, funzionale, economico. Ma se dopo tanto impegno cerebrale qualcuno va cercando fra le vecchie cose, ecco ora Fornasetti indurci a guardare, anzi a leggere, l'ornato anche su forme d' oggi». Di Casa Lucano la mostra riporta i mobili che Fornasetti usa come strumento di illusionismo, come quinte scenografiche, com'era avvenuto per la pasticceria milanese Dulciora arredata in bianco nero l'anno prima. Tra il 1955 e il 1958 crea la Stanza Metafisica con la quale apre una riflessione sullo spazio, da delimitare con 32 pannelli che ripiegati creano un'area chiusa e nello stesso tempo inesistente, destinata da lui alla meditazione.
LA VITALITÀ sorprendente porta Fornasetti a reinterpretare oggetti di uso quotidiano, elevandoli a ruolo autonomo: è il re dei portaombrelli, dei paraventi e dei vassoi — in una sala ne solo allestiti un centinaio — firmando 460 decori originali, su forme stampate e ribattute a mano. Le stoviglie diventano magiche: in particolare una serie dove riproduce fino allo stordimento il volto di una cantante lirica, Lina Cavaliere, notata su una rivista francese del XIX secolo. Una sala intera è dedicata ai piatti appesi come mobiles, con questa cifra femminile che si perpetuerà nei disegni per tutta la vita.
Il tema della replicabilità dei soggetti si fa strada subito nella carriera di Fornasetti che, nato in stamperia, è abituato alla multiproduzione ma tuttavia resta padrone della sua unicità proprio attaverso lo stile eclettico e originale. Stamperà libri, carte da gioco, lunari, trasferirà il suo segno perfino su water e lavabi, firmerà autografi in una vasca da bagno, girerà per Milano su una vecchia Ford decorata di greche.
Non dimenticò mai la lezione delle pitture pompeiane, di Giotto e Piero Della Francesca fino alla pittura metafisica, anche quando negli anni Settanta il dogma razionalista lo relega in secondo piano. E lui, abito di flanella borghese ma camicia sempre improbabile, reagisce: con alcuni amici apre la Galleria dei Bibliofili, dove espone sia la sua produzione che quella di artisti contemporanei. E dopo la morte di Gio Ponti, nel 1980 inaugura a Londra il negozio Tema e Variazioni, operazione che lo fa conoscere all'estero.
Non comparabile ad altre personalità («Fornasetti si misura solo con il metro di Fornasetti», Bruno Munari dixit) il creativo è punto di riferimento anche oggi per il mondo del design. «Ogni oggetto di Fornasetti è una porta aperta attraverso la quale uno è immediatamente risucchiato come in Alice nel paese delle meraviglie»: parola di Philippe Stark. Si esce dalla Triennale conquistati. Mostra fino al 9 febbraio, catalogo Corraini.

Nicoletta Martelletto
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