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17.12.2009

Daria Bignardi privata
in contrasto
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Daria Bignardi
Daria Bignardi

Una terra di nebbie e pioppeti. Di castelli estensi e di stalle. La pianura ferrarese. Terra grassa, dove all'uomo è permesso correre la cavallina, ma è la donna di casa a tenere le redini del comando. In questo contesto è ambientato Non vi lascerò orfani (Mondadori). Un libro autobiografico, scritto da Daria Bignardi, la conduttrice televisiva, alla sua prima prova letteraria. Ospite a Verona, al Teatro Filippini, Daria Bignardi ha presentato la sua opera prima, in un lungo faccia a faccia con Donatello Bellomo, giornalista dell'Arena. È la storia di una famiglia normale, di una madre che, con le sue ansie, ha condizionato la vita emotiva dell'autrice, ha spiegato Bellomo. Un libro di odori, profumi, silenzi. Che parla a un'intera generazione. Quella cresciuta nel dopoguerra. Con la Cinquecento e la Vespa, il boom economico e la voglia di riscatto.
Il libro è incentrato sulla figura della madre. Bella donna, alta, formosa. Maestra elementare senza molte propensioni casalinghe. Un incubo per l'autrice, perseguitata dalle continue ansie, dal pessimismo di questa donna che vede sempre le disgrazie dietro l'angolo. Ne descrive, con un filo di cattiveria, e molta ironia, le passioni. Sparlare della figlia a tutti i probabili fidanzati, per esempio. Un godimento irrinunciabile. E poi le tragedie per ogni piccolo raffreddore, per una telefonata non fatta, per una decisione presa. Una madre, in fondo, come tante. Vissuta, però, come una croce pesante.
Poi, qualche anno fa, la morte. E un dolore fondo, impensato. E il desiderio di buttarlo fuori, questo dolore, scrivendo. Con il linguaggio del ricordo, scavando nel passato, l'autrice capisce d'essere stata molto amata. Il ritratto della madre acquista uno spessore di compassione, di innocenza. Ne scaturisce anche una grande tenerezza per i genitori anziani. «Gli unici al mondo», sostiene l'autrice, «a essere contenti perché tu esisti». Che ti chiedono pochissimo. Una telefonata, una cartolina, una visita.
«Non vi lascerò orfani», che dà il titolo al libro, è una frase di Gesù ai suoi apostoli, nel Vangelo di Giovanni, trovata su una lapide del cimitero Monumentale di Milano. Ed è anche il sentimento che trasmette all'autrice la madre, sempre fortemente presente nella sua vita. «Il romanzo, fatto di piccole cose, di storie quotidiane, è un po' la storia di tutti noi», ha concluso Bellomo. Una storia che insegna il rispetto, il senso del dovere. Che esalta l'amore e l'intimità della famiglia. Nel romanzo, che è anche lo specchio di un'epoca, compaiono nomi e personaggi noti, legati alla famiglia Bignardi. Il poeta Corrado Govoni, cugino del nonno. Augusto Murri, medico di Bologna, implicato in un famoso caso giudiziario. E anche un certo contadin Fortunato, un agricoltore del Veronese, cliente di Ludovico Bignardi, padre dell'autrice, che di mestiere faceva il rappresentante di mangimi. Un personaggio che Daria Bignardi sentiva qualche volta per telefono e che le piacerebbe rintracciare.

Delia Allegretti
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