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24.11.2009

Corot
tra moderno
e classico

Camille Corot, Mantes (le Matin)
Camille Corot, Mantes (le Matin)

Aspettando Corot. L'attesa è finita, ma, a differenza della pièce di Beckett in cui Godot non arriva mai, alla Gran Guardia Corot è già arrivato.
Domani, mercoledì, alle 18 si terrà l'inaugurazione ad inviti della mostra "Corot e l'arte moderna. Souvenirs et Impressions".
Poi, giovedì una giornata dedicata ad una visita in anteprima, pure ad inviti. Poi, venerdì l'apertura al pubblico. Poi, la risposta dei visitatori per oltre tre mesi, fino al 7 marzo.
Quanti saranno, alla fine? Ci sono delle previsioni, per ora, basate anche sulle prenotazioni, e delle aspettative; 70mila persone, era stato ipotizzato tempo fa alla presentazione della rassegna, aggiungendo subito scaramanticamente che «si tenta di superarle». La massiccia campagna promozionale messa in atto, con opuscoli e annunci sui maggiori quotidiani, autorizza rosee previsioni.
Dalle ipotesi alla realtà, intanto. E la realtà è quella che la grande mostra è pronta. Superati gli ultimi problemi, appese tutte le opere, effettuate sabato le prove luci e sistemata la grafica (cioè le scritte di spiegazione in italiano, francese e inglese e le didascalie), al piano nobile della Gran Guardia non c'è più il cantiere, ma l'esposizione allestita, in tutte le sue sezioni, contraddistinte da colori diversi.
All'inizio del percorso «Gerarchia e nobiltà del generi del paesaggio», con un solo Corot, quello dell'Autoritratto.
Quindi ecco «L'ultimo dei classici» con un bel gruppo di opere del pittore francese, ma affiancate a quelle di numerosi altri artisti, tra cui Pierre-Henri de Valenciennes (cui è stata dedicata una delle quattro conferenze preparatorie, accolte con successo), Achille-Etna Michallon e Nicolas Poussin.
«Gli ornamenti della natura» è la sezione che vede ancora vari quadri di de Valenciennes, l'artista forse più presente, dopo Corot, che qui compare con tele quali «Nemi les bords du lac», «La Cascade de Terni», «Mantes» (le Matin), che è il simbolo della rassegna,
«La Seine près de Rouen», «Venise la Piazzetta». Ed è in compagnia di François Desportes, Francesco Guardi, nuovamente Michallon.
La terza sezione, intitolata «Corot. Il primo dei moderni», è quella che annovera il maggior numero di opere, tra cui quelle di altri giganti, con cui si possono stabilire confronti e rimandi.
A cominciare da Paul Cézanne; oltre al «Garçon étendu dans l'herbe», che è stato il primo quadro a essere appeso in mostra, si ammirano la «Montagne Sainte-Victoire» e «Arbres et maisons».
Presenti poi André Derain, Paul Signac, Camille Pissarro, Claude Monet (con «Les Bords de Seine». «Le printemps à travers les branchages»), Alfred Sisley (con «Les bois des roche»s).
Ed ecco un «salto». Piet Mondrian; Pablo Picasso, con quattro opere (tra cui Tete de femme e Olga lisant) ; Georges Braque (con Femme à la mandoline, étude libre d'après Corot e un'altra tela); Henri Matisse con una sua Femme à la mandoline.
Naturalmente chi la fa da padrone anche nella terza sezione è Jean-Baptiste Camille Corot. In esposizione, tra i tanti quadri, La vasque de la Villa Médicis, Jeune italien assis, Le Mont Soracte, Une route près d'Arras, La Femme à la perle, La jeune Brunette pensive, Haydée, Le Lac; effet de nuit. Chi fa la parte del leone tra le nazioni dei musei prestatori è la Francia, col Louvre in testa, seguita dall'Italia, dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti, dalla Spagna e dalla Svizzera.
Corot è protagonista, quindi, nella mostra veronese fin dal titolo, pur non essendo solo, ma anzi in ottima compagnia. Singolare destino quello del pittore ottocentesco, circondato in Italia da un lungo oblio e poi riportato prepotentemente alla ribalta con la mostra «Corot. Natura, emozione, ricordo» tenutasi al Palazzo dei Diamanti di Ferrara dall'ottobre 2005 al gennaio 2006. Anche in quella occasione il curatore era Vincent Pomarède, direttore del dipartimento di pittura del Museo del Louvre e massimo esperto di Corot, pure curatore della rassegna veronese.
Oltre ad essere senza dubbio uno dei più attenti osservatori della forma, della luce e del colore, Corot fu uno degli artisti che meglio seppe trascendere la natura, evocando alla perfezione i sentimenti da essa suscitati al fine di condividerli con l'osservatore e di trasmettergli la propria smisurata passione.
«Se la pittura è follia, è una follia dolce, che gli uomini devono non soltanto perdonare, ma ricercare», affermò.


Lorenzo Reggiani
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