giovedì, 9 febbraio 2012

In bicicletta sulla vecchia ferrovia

In bicicletta sulla vecchia ferrovia

Provincia e sindaci vicentini hanno firmato l'intesa

Zoom
I sindaci dei Comuni interessati dalla ciclopista con gli amministratori provinciali

17/02/2009

Decolla a Padova e Treviso, è in netto ritardo nel Veronese e muove i primi passi nel Vicentino. Il cammino per la realizzazione dell’Ostiglia –Treviso si preannuncia ancora lungo e difficoltoso. Nell’area Area Berica, tuttavia, si sta cercando di recuperare il tempo perduto. È stato infatti siglato, nei giorni scorsi, il protocollo d’intesa preliminare tra la Provincia ed i sindaci di Grisignano di Zocco, Montegalda, Montegaldella, Nanto, Castegnero, Mossano, Barbarano Vicentino, Villaga, Sossano ed Orgiano per la realizzazione della pista ciclo-pedonale che, se completata, è destinata ad essere la più lunga d’Italia. Da Ostiglia, vicino a Mantova, si snoderà infatti sino a Treviso, attraversando anche le province di Padova, Verona e per l’appunto, Vicenza. Per ora ogni area sta procedendo autonomamente, con ritmi diversi. Nel parco del Sile il recupero della zona è già iniziato ed alcuni chilometri di pista ciclabile sono fruibili. A buon punto anche la provincia di Padova che, con il contributo della Regione, ha stanziato i fondi per la realizzazione del primo lotto della pista, nel tratto che da Piombino Dese arriva fino a San Giorgio delle Pertiche. È in corso la realizzazione del progetto esecutivo e pure il secondo lotto, che completerebbe tutto il tratto padovano, è in via di finanziamento. Più complessa e ritardataria la situazione nel Veronese, tanto che si è costituito persino il comitato “Una stazione per Cologna Veneta” che propone il ripristino del tratto ferroviario tra Cologna e Legnago in alternativa ad un progetto di Veneto Strade per la costruzione di una variante stradale a San Vito di Legnago. Variante che occuperebbe cinque chilometri della ferrovia, con una serie di espropri ed una carreggiata larga ben 16 metri. Non è tutto. È in fase di esame un secondo progetto, una bretella che da San Vito si unirebbe a Minerbe, sempre a spese del sedime ferroviario. Secondo il comitato, tuttavia, il tratto di ferrovia tra Cologna e Legnago non è mai stato dimesso ed è ancora di proprietà delle Ferrovie: non potrebbe quindi essere utilizzato per una strada senza un decreto di dismissione del mistero dei Trasporti. A Vicenza si stanno intanto muovendo i primi passi. Il protocollo fissato prevede quattro punti principali: le amministrazioni indicano la Provincia quale coordinatrice del progetto, con il compito di inoltrare istanza alla Regione per il finanziamento della pista ciclabile; secondariamente, sempre la Provincia, riconoscendo l’interesse sovra comunale dell’opera, è pronta a finanziare il progetto preliminare del tracciato e la concreta disponibilità del sedime con lo stanziamento di 50mila euro; gli enti interessati s’impegnano a collaborare, in futuro, compiendo tutti i passaggi necessari, vigilando e controllando i lavori. Sempre in questi giorni si sta valutando la possibilità d’inserire l’Ostiglia – Treviso come “progetto strategico” nel Piano territoriale regionale di coordinamento (da Venezia sinora sono giunti due milioni di euro per il tratto dell’Area Berica) e, proprio su questo punto, insiste il Comitato OstigliaCiclabile che, da anni, sostiene il progetto. “Se si vogliono salvare tutti i centodiciotto chilometri del tracciato – ha considerato il portavoce Pino Terralavoro - valorizzandoli pienamente ed evitando di costruire singoli tratti, isolati l’uno dall’altro, è necessario che la Regione assuma un ruolo di coordinamento, guidando le province e tutelando l’intero percorso”. “In consiglio, inoltre, è stato depositato lo scorso maggio un progetto di legge per la tutela del tracciato come bene ambientale. – ha concluso – Progetto che, tuttavia, è ancora fermo in commissione”. Il corridoio verde dell’ex ferrovia è destinato a divenire un’opportunità unica per favorire una mobilità sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Non solo. Se realizzata, l’Ostiglia-Treviso potrà essere pure un’occasione di sviluppo per gli imprenditori sia agricoli che turistici della zona. Sono infatti ben 40 i caselli e 15 le stazioni presenti: strutture di pregio, che da anni versano però in uno stato d’incuria e di abbandono e non di rado vengono occupate abusivamente. Se ristrutturate potrebbero diventare ostelli, centri informativi o di ristoro e, persino, piccoli musei.