Cave, chiesta deroga alla legge
Iniziativa dei consiglieri Girelli e Sachetto. Ruzzenente: «Un piano per fissare regole generali». Sabaini: «Ripristinare dopo gli scavi»A Valeggio aumenta la richiesta di ghiaia ma la Regione blocca altri scavi La Provincia proporrà di rivedere le norme
Cave. Una mozione urgente, di cui primi firmatari sono i consiglieri provinciali Fausto Sachetto e Giorgio Girelli, chiede di impegnare il presidente della Provincia Elio Mosele e l'assessore all'ecologia Luca Coletto, «a sollecitare la Regione ed il Consiglio regionale a porre in atto urgenti e straordinarie modifiche alla legge regionale 44/1982 tese a far fronte all'emergenza socio-economica creatasi nella provincia di Verona, anche provvedendo, se fosse il caso, all'approvazione del piano regionale delle attività di cava per stralci regionali».
Di questo si è discusso ieri in quarta commissione provinciale, presieduta da Andrea Tognetti, a seguito della presentazione della mozione.
«Si è preso le mosse da un incontro a Valeggio dove come commissione abbiamo toccato con mano le problematiche relative all'estrazione di sabbia e ghiaia nella nostra Provincia», ha ricordato Giorgio Girelli, «e dove ci siamo resi conto come le nostre aziende edili siano costrette a rivolgersi alle province confinanti per far fronte alla richiesta di materia prima».
Il problema riguarda essenzialmente il territorio della Regione Veneto, perché la stessa sofferenza viene denunciata anche in provincia di Vicenza e proprio per questa ragione la mozione è diretta a provocare una revisione della legge 44 che da 27 anni regola la materia.
In più, le leggi 5 del 2000 e 27 dell'anno successivo hanno modificato profondamente le previsioni stabilite dalla legge 44 per i materiali strategici, fattispecie in cui rientrano appunto la sabbia e la ghiaia.
«Di conseguenza la possibilità di coltivazione di questi materiali in provincia di Verona è stata compressa fino a livelli di gravissima insufficienza, costringendo da un lato alla necessità di reperire tali materiali in ambiti lontani, con correlati impatti logistici, e dall'altro a indebolire fortemente le imprese locali che operano nel settore estrattivo e nella filiera».
In commissione l'ingegnere della Provincia Carlo Poli ricorda i limiti imposti dalla legge in essere. «Si concede l'escavazione per il massimo del tre per cento delle zone agricole di un Comune, ma ci dovrebbe essere equilibrio fra domanda e offerta e in quest'ultima andrebbe compresa anche la percentuale che si può ricavare dal recupero del materiale derivante da demolizioni di manufatti edili», è la spiegazione del funzionario.
Antonio Casu ha ammesso che l'imposizione del limite del tre per cento costringe alla resa diverse aziende, «ma basta girare per le campagne per rendersi conto che ci sono metà cave che lavorano e un'altra metà cheinvece sono state lasciate in completo abbandono. Altrove invece si vede dove i terreni sono stati restituiti all'agricoltura. Lasciare una situazione come si fotografa oggi sarebbe un dramma. Forse è opportuno sollecitare che siano completate le attività avviate e ripristinati i terreni ad uso agricolo».
È Sergio Ruzzenente a sollevare il discorso del piano cave provinciale non ancora approvato: «O ci si muove in quella direzione, con regole chiare, o si fa pressione sulla Regione. È risaputo che tante cave restano aperte per finalità diverse da quelle estrattive: diventano poli industriali di lavorazione del materiale estratto altrove, frantoi o quant'altro», ha denunciato.
Per Giuseppe Laiti il difetto è a monte e sta in una legge regionale che ha imposto il tetto massimo del tre per cento del territorio comunale. In realtà il materiale si cava dove c'è e se la ghiaia è strategica è giusto che ci siano delle regole, ma anche che il tre per cento della superficie da scavare possa essere superato come limite se l'attività è stata eseguita nel rispetto della legge e una pari superficie venga contemporaneamente restituita all'agricoltura. Imporre il tetto del tre per cento obbliga di fatto gli imprenditori a spostarsi andando magari a scavare in luoghi dove non sarebbe opportuno».
Su questa proposta Giancarlo Sabaini ha aggiunto che le aree scavate dovrebbero diventare di proprietà pubblica al momento del ripristino, perché sia garantito un corretto completamento.
Ma è sul tema della mozione che il consigliere Vincenzo D'Arienzo ha sollevato un vizio di procedura: «Non si capisce perché la mozione debba valere per tutta la Provincia se il problema riguarda il Comune di Valeggio. La si faccia specifica su questo» è stata la sua proposta, accolta dalla commissione, che presenterà un emendamento in Consiglio perché l'oggetto sia meglio specificato e ci si pronunci in particolare sulla situazione di Valeggio.
Vittorio Zambaldo