venerdì, 12 marzo 2010

VALPANTENA

CAMBIA PAESE

SP6 dei Lessini
slitta a marzo
il nuovo svincolo

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Alessandra Scolari



Grezzana. È destinato a rimanere, almeno fino alla fine di marzo 2010, il grande traffico in via Valpantena, che penalizza soprattutto Quinto, Marzana e Grezzana nelle vie Fusina, Roma e Marconi). È questa la nuova data prevista per l'apertura dell'uscita dalla Provinciale dei Lessini 6 a Grezzana (Via Asiago nei pressi del cimitero e delle Cantine Bertani) in direzione Centro, Romagnano e Azzago.
A lamentarsi del traffico sostenuto, soprattutto il mattino e la sera, non sono solo gli automobilisti, ma soprattutto i residenti, in particolar modo quelli fronte strada) di via Valpantena che attraversa le frazioni di Quinto e Marzana, che dicono «ogni volta che chiude la Provinciale noi siamo soffocati dal traffico. Abbiamo paura anche ad attraversare la strada. Inoltre il cartello non avverte che l'uscita della Sp6 di Grezzana Nord è aperta».
I lavori erano iniziati il 2 luglio 2009 e dovevano finire entro il 31 dicembre, ma i tecnici del Comune spiegano: «I lavori hanno subito un rallentamento e la chiusura dei lavori è slittata, prevediamo entro fine marzo, a causa in parte delle condizioni atmosferiche, ma soprattutto per l'inserimento dei servizi, come acqua e gas».
Le opere a carico del Comune di Grezzana, riguardano la messa in sicurezza dello svincolo stradale della Sp6, all'altezza delle Cantine Bertani, la costruzione del nuovo tratto di strada che si immetterà, all'altezza del cavalcavia, nella Sp6 in direzione Stallavena e Bosco Chiesanuova, la realizzazione di una rotonda di 10 metri di diametro, il parcheggio, la pavimentazione del piano stradale e la piantumazione di alberi.
Il tutto per un costo previsto di 650mila euro, interamente finanziato da contributi della Provincia di Verona (per 300mila euro), della Regione Veneto (per altri 100mila euro) e dal Comune per la parte rimanente.
Nel frattempo, l'ottobre scorso, sono iniziati i lavori di Acque Veronesi per la costruzione del nuovo impianto di rilancio dell'acquedotto, in Via Asiago, necessario per migliorare la rete idrica del paese e far fronte alle richieste di acqua nella nuova zona edilizia, denominata Grezzana 2 (meglio conosciuta come lottizzazione Catena). Questa nuova opera, che si inserisce proprio nell'area di riqualificazione dell'uscita della Sp6 in via Asiago, secondo Acque Veronesi, sarà «in funzione entro la fine febbraio». Quindi il Comune avrà poi un mese per completare i lavori e collaudare le opere.
«Nel frattempo», comunicano i tecnici, «abbiamo già sistemato anche altri sottoservizi, come le fognature, gli scoli di acqua piovana e la predisposizione delle tubature per la rete di gas metano a Romagnano». Quindi questo consente di sperare, che una volta aperto lo svincolo della Sp6, non ci saranno altre chiusure, salvo per l'asfaltatura che va fatta nella stagione estiva.

«Venere della
Valpantena»
alla prova
del laboratorio

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Vittorio Zambaldo



È in laboratorio di analisi fiorentino, dove si sta cercando di darle un'età, la cosiddetta «Venere della Valpantena», figurina realizzata con impasto argilloso su una piastrina calcarea biancastra, trovata anni fa da un ragazzino durante una gita scolastica al sito archeologico di Riparo Tagliente, accompagnato da Lionello Speri, collaboratore dell'associazione Archeoland di Stallavena che guidava la scolaresca.
Il giorno dopo la notizia del ritrovamento, pubblicata da L'Arena nel novembre di due anni fa, la Soprintendenza archeologica del Veneto chiese con raccomandata all'archeologo sperimentale Renato Fasolo, direttore di Archeoland, di «mettere a disposizione il reperto ai fini della verifica di autenticità e di eventuali successivi provvedimenti di tutela».
Fasolo accompagnò la consegna del manufatto con una relazione, ma da allora non seppe più nulla. L'estate scorsa sollecitò una risposta scientifica e il soprintendente Vincenzo Tinè, rispose che nessuna commissione scientifica era stata costituita per l'analisi del reperto, ma che «erano stati interpellati vari studiosi che conoscono bene i depositi del sito archeologico di Riparo Tagliente». Il soprintendente specificava ancora che era stato incaricato il professor Fabio Martini, dell'Università di Firenze, per un «progetto di esecuzione di analisi formali e indagini archeometriche non distruttive, analisi che saranno svolte dal laboratorio di archeometria del Museo e istituto fiorentino di preistoria con la collaborazione del dottor Pasquino Pallecchi».
Così la descrive Fasolo: «La figurina ha tracce di colorazione rossastra, un ossicino o un frammento di zagaglia che separa il busto dai seni e un supporto di pietra locale che potrebbe assomigliare a un mammut. Oltre alle tracce d'ocra, a un primo esame, il reperto presenta piccole inclusioni carboniose e sicuramente residui di microschegge in impasto».
Il materiale della zona attorno al ritrovamento, un cumulo di terra formato dai detriti di scarto risultati dagli scavi ed esterni all'area archeologica recintata, potrebbe datarsi tra i 13mila e i 10mila anni fa. «Se le analisi confermeranno questa datazione», aggiunge il direttore di Archeoland, «potremmo avere avuto tra le mani l'unica Venere d'Europa in argilla cruda finora rinvenuta». Infatti i ritrovamenti di Dolni Vestonice, in Moravia, nel focolare di una capanna (miniature plastiche di animali come felini, rinoceronti, orso e mammut, ma anche una piccola Venere a tutto tondo e altre due incomplete) sono in argilla, ma cotta e non si capisce se la cottura sia intenzionale o se gli oggetti siano caduti accidentalmente nella cenere del focolare subendo la trasformazione.
Si tratta comunque di manufatti più antichi di almeno 10mila anni rispetto alla Venere della Valpantena.
Ha dello straordinario, se verrà confermata l'età e l'intenzionalità del manufatto, che pur nella sua fragilità si sia potuto conservare fino ai giorni nostri salvandosi all'interno della grotta da dilavamenti ed erosioni.

Sì al centro
polifunzionale
di Azzago

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Alessandra Scolari



La frazione grezzanese di Azzago avrà il tanto sospirato centro polifunzionale. Il Comune ha studiato il riordino dell'intera area, acquistata nel 2000. Il progetto, iniziato nel 2001 (sono state realizzate le fondamenta e il magazzino al grezzo), nel tempo ha subito varie proroghe e nel 2007 è scaduto. L'edificio avrebbe dovuto diventare la sede della protezione civile Valpantena - Lessinia che però, nel frattempo, ha deciso di traslocare in località Carrara (sulla strada per Stallavena), a fianco del costruendo magazzino comunale. L'opera è finanziata dalla Regione (100 mila euro).
«Ad Azzago», spiega il sindaco Mauro Bellamoli, «non ci sono edifici pubblici fruibili mentre c'è la necessità per gli abitanti di avere degli spazi comuni, dei parcheggi, anche a servizio della chiesa. Poi, va allargata la strada e va spostato il monumento ai caduti, che si trova in una posizione infelice. Inoltre, si devono completare le opere già avviate in passato.
Aggiunge il consigliere (di Azzago) Denis Todeschini: «Abbiamo coinvolto tutte le associazioni e i cittadini di Azzago, ottenendo consenso. La sala polifunzionale diventerà punto di aggregazione per gli anziani e per i giovani, compresi i ragazzi del Grest. Lo spazio riservato alla baita degli alpini (una sala di quaranta metri, più cucina e servizi), consentirà anche una migliore gestione dell'intera struttura».
Il bando pubblicato dal Comune, che si è chiuso ieri per quanto riguarda la presentazione delle offerte, prevede la cessione del magazzino già costruito (al grezzo) di circa 300 metri quadrati e di un appezzamento di 800 metri quadrati edificabili, sui quali si potranno costruire degli appartamenti (per 1.200 metri cubi). In cambio l'acquirente dovrà impegnarsi ad eseguire gli interventi secondo il progetto approvato dal Comune, e per queste opere utilizzerà la parte soprastante il magazzino. Dovrà inoltre riqualificare la strada, con i marciapiedi, costruire il muretto di contenimento, le strade di accesso e un parcheggio e infine dovrà piantare degli alberi. Nel plateatico attorno alla baita verrà inserito, in un spazio idoneo, il monumento ai caduti che ora si trova sulla strada che porta a Cerro. L'appalto ha un valore di 420 mila euro.
La superficie da riqualificare è di 5.000 mq, adibiti a «zona servizi» nel Piano di assetto del territorio, per i quali - con una delibera del 2008 - è stata approvata una variante che ha reso edificabili 800 metri.
«Il progetto di riqualificazione», spiega l'architetto Rita Strapparava, dell'Ufficio tecnico comunale, «è stato studiato nei minimi particolari, nell'intento di ottimizzare costi e benefici dell'opera, sia a vantaggio del Comune che del privato». Il bando, con le condizioni si può trovare nel sito www.comunedigrezzana.it.

Alessia non ce l'ha fatta
Si era ustionata
in pizzeria

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Alessandra Scolari



Grezzana. Non ce l'ha fatta Alessia Perlato, la studentessa ventenne rimasta ustionata sul 90 per cento del corpo durante l'incendio avvenuto alla pizzeria Pepe & Sale di via Tavigliana, dove lavorava part - time, la sera di lunedì 19 ottobre. Alessia si è spenta ieri mattina alle 7,30 dopo un mese di lotta in rianimazione all'ospedale di Borgo Trento, dove era stata ricoverata la sera dell'incidente. L'incendio è partito dal forno, la fiammata ha preso la via della cappa, probabilmente bruciando i filtri e si è dispersa nel controsoffitto che è caduto distruggendo quanto ha trovato in sala.
I genitori, mamma Marta Zavatteri e papà Nicola Perlato, sconvolti sono senza parole; erano andati anche a parlare con i giovani carabinieri, intervenuti immediatamente a liberare Alessia dalla macerie portandola fuori dal locale, per tentare di capire. Le indagini sono ancora in corso.
Il paese è sotto shock. «La morte di Alessia una sconfitta per il paese, morire a vent'anni sul lavoro, una vera tragedia», commentano sottovoce le persone. Già da una settimana si era capito che le condizioni di Alessia si erano aggravate, anche se la fiducia riposta nelle capacità di ripresa della giovane Alessia faceva sperare in una ripresa, anche se lenta. Il parroco monsignor Ottavio Birtele aveva cominciato a pregare per lei, durante la messa del mattino. Ora dice: «Ho portato alla famiglia Perlato la nostra partecipazione e solidarietà, unita a quella della comunità, per la tragedia che li ha colpiti con la perdita di Alessia. Questa per la nostra comunità è una grande prova. Soprattutto in questo periodo di carenza di lavoro, il nostro pensiero va anche ai giovani che da poche settimane avevano intrapreso la gestione della pizzeria e sono stati così duramente colpiti. Per tutta la vallata un momento di tanta sofferenza e tristezza».
Chi era Alessia? «Una ragazza d'oro», ripete la mamma. Era impegnata all'Università, dove frequentava Scienze dell'educazione dopo il liceo psicopedagogico alle Montanari, in famiglia, dove aiutava spesso il fratello di 13 anni e nella pizzeria, dove lavorava part-time per pagarsi gli studi. Ricorda una sua amica Marica Albrizio: «Con Alessia ci eravamo incontrate quest'estate, assieme agli amici delle medie che non vedeva da tempo, e siamo entrate subito in sintonia: era solare, aperta, disponibile e piena di iniziative e idee. Ci suggeriva come organizzare le feste di compleanno a sorpresa. Amava stare in compagnia. Ci mancherà tantissimo». Due sue compagne di corso, Silvia Nodari e Paola Felisi, dicono: «Sapere che Alessia non sarebbe veramente più tornata ad occupare il suo posto ci ha riempito di enorme tristezza. Era una ragazza sempre molto impegnata, ci metteva anima e corpo in tutto quello che faceva. Lavorava con passione in pizzeria, tanto che talvolta sacrificava anche la frequenza: ci avvisava e noi le passavamo gli appunti». Ieri nella chiesa di Santa Maria ed Elisabetta si è svolta la prima veglia di preghiera con monsignor Ottavio Birtele, che si ripeterà stasera alle 20. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

Il Comune avvia la lotta ai cartelloni selvaggi

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Alessandra Scolari



Pubblicità sulle strade ovunque e comunque? No. L'amministrazione Bellamoli punta al decoro e ha portato in consiglio comunale il regolamento che disciplina gli impianti pubblicitari (insegne, sorgenti luminose, cartelli) sulle vie e le strade. Il documento è stato approvato con l'astensione dei rappresentanti di Grezzana Nuova, Il Melograno e 9 Frazioni Lega Nord, Liga Veneta. «Abbiamo ricevuto anche lettere di sollecitazione dai cittadini volte a salvaguardare, oltre al decoro, la sicurezza sulle strade», ha detto il sindaco Mauro Bellamoli.
Il nuovo regolamento impone la richiesta al comune, con allegati una relazione col contenuto del messaggio, il progetto grafico e l'esatta ubicazione, il nulla osta tecnico dell'ente proprietario della strada e, qualora necessario, quello della Soprintendenza.
Il comune rilascerà, entro 30 giorni dal ricevimento della domanda, o il diniego o l'autorizzazione, valida tre anni. Il regolamento prevede gli impianti pubblicitari, esclusivamente su suolo privato o privato di uso pubblico ricadenti all'interno dei centri abitati, nel rispetto delle norme previste anche dal nuovo codice della strada; fissa i limiti di distanza dalla carreggiata della strada e delle superfici (5 metri quadrati massimo, ad eccezione alle insegne poste parallelamente al senso di marcia o aderenti ai fabbricati la cui superficie massima è di 15 metri quadrati); tiene conto infine della normativa vigente in termini di "zone speciali" anche all'interno dei centri abitati stessi.
Il consigliere Gianluca Benato ha chiesto chiarimenti sui cartelli collocati sulla provinciale dei Lessini n. 6. «Ci sono nel comune di Verona e nel tratto del comune di Grezzana sono stati tolti. Perché?».
«Ai confini con Verona, abbiamo il vincolo del cono visivo di Villa Arvedi», ha spiegato l'assessore alla viabilità Paolo Melchiori, «e abbiamo sostenuto alcune cause legali. Il giudice ci ha dato ragione e abbiamo fatto togliere i cartelli».
«La proprietà della strade è della Provincia», ha confermato il sindaco, «la quale prima di rilasciare l'autorizzazione chiede il nostro parere».
«Altra stranezza», ha chiosato il consigliere Benato per niente soddisfatto, «è la pubblicità permessa solo nei centri abitati. Per le aziende è uno strumento importante, togliendola poniamo un limite». Per l'assessore Melchiori, «fuori dai centri abitati, significa in collina (Romagnano, Azzago ed Alcenago) dove il passaggio è limitato». Giuseppe Ferrari della lista 9 Frazioni, Lega Nord Liga Veneta ha chiesto: «Lo svincolo della superstrada a sud di Grezzana, all'altezza del cimitero è di proprietà della Provincia?». E ha segnalato «carenza di illuminazione dello svincolo».
L'assessore Gabriella Orlandi ha spiegato che «è di proprietà del Comune e per la realizzazione e la manutenzione è stato emanato un bando vinto da Redoro che ha inserito, su progetto approvato dall'amministrazione, la sua pubblicità. Stiamo rivedendo con la ditta il fascio luminoso».

Aprono le Grotte di Falasco: con le leggende si fa turismo

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Alessandra Scolari



Aprono al pubblico le «Grotte di Falasco». Oggi alle 15 a Stallavena è in programma l'inaugurazione; il programma prevede la partenza a piedi alle 14.30 da via Segai. Seguirà la degustazione di prodotti tipici e alla fine il rientro da via Cologne. Si realizza così il progetto di restauro diretto dell'agronomo Moreno Dalle Pezze, e partito nel 2002. «Si è trattato di un intervento minimo», spiega il progettista, «la messa in sicurezza della grande torre e la sua chiusura con dei cancelli, per impedirne l'accesso. E' stato poi sistemato e allargato il sentiero che conduce alla base delle Grotte di Falasco, è stata ricostruita parte del muro, con la posa di 400 metri di staccionata in legno, per la sicurezza dei visitatori». Per quest'opera ha contribuito il Bima Adige, con un contributo di 40 mila euro.
In pratica, è stato ripristinato e messo in sicurezza il sentiero ad anello da via Segai, a Stallavena, alle Grotte e ritorno da Cologne (sulla strada comunale). Il sindaco Mauro Bellamoli ha stipulato una convenzione con l'attuale proprietaria del sito, Gemma Brenzoni Cattarinetti, per la gestione e manutenzione ordinaria del percorso. La convenzione prevede soltanto visite guidate culturali e didattiche.
Ricordiamo che il castello fu costruito nel XII secolo dalla famiglia Turrisendi, che aveva un fondo in quella località; dalla sommità della torre i proprietari potevano controllare i movimenti da e per la Val d'Adige. Nel '600 divenne rifugio di Francesco Falasco, un piccolo possidente della Valpantena che, persi tutti i beni e finito il servizio in qualità di «bravo», fu costretto a rifugiarsi nelle grotte intorno al castello. Nella seconda metà del secolo diventò il rifugio di Paolo Bianchi, denominato dall'abate Caliari «il Falasco», un «bravo» alla corte dei conti Giusti, che organizzò il rapimento di Angiolina di Poiano.
Le leggende legate ai briganti di recente sono state oggetto di una ricerca della scuola media «Pascoli», che ha presentato anche uno spettacolo degli studenti, e della pubblicazione del fumetto «La Valpantena ai tempi de il brigante Falasco» di Aldo Signorini.

A zonzo le cicogne del parco Al Bosco

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Grezzana. La cicogna avvistata pochi giorni fa nell'area di parcheggio all'uscita di Verona nord non proveniva né dal parco delle Bertone a Goito, né dal centro di radicamento di Udine. L'elegante pennuto «in trasferta», che ha subito attirato la curiosità di casellanti e automobilisti, è «cittadino» veronese: la sua casa è al Parco faunistico «Al Bosco», in località Zerbaro di Romagnano, dove è nato. Lui/lei e i suoi tre fratelli/sorelle (è ancora presto per dire se sono maschi o femmine) vivono in stato di libertà (i genitori sono in voliera), ospitati da Bruno Malascorta, fondatore del parco, che sta creando una colonia di questi affascinanti e simbolici uccelli.
«Nell'aprile del '99 », racconta Malascorta, che ospita anche cervi, caprioli, camosci, mufloni, cinghiali, volpi, lupi, linci e istrici, «un gruppo di venti cicogne bianche sorvolò il parco. Stette vicino al laghetto artificiale che avevo costruito per circa un mese, poi riprese il suo viaggio. Da quel giorno ho deciso di realizzare un progetto: riuscire a ripopolare la vallata di questi splendidi uccelli».
Malascorta ha così iniziato la ricerca di due cicogne e le ha trovate a Padova, da un allevatore. La coppia si è trovata subito bene a Romagnano, ma dopo qualche tempo, a causa dell'aviaria, Malascorta è stato costretto a chiuderla in una grande voliera. Ma non tutto il male viene per nuocere. Le cicogne non sono entrate in depressione, ma hanno deciso di sfruttare la forzata convivenza per allargare la famiglia. Hanno cominciato a nidificare, ma il primo tentativo è fallito. Il secondo, però, è andato a buon fine e il 10 aprile di quest'anno sono nati cinque cicognini.
Papà e mamma cicogne, però, data la loro inesperienza, non sono riusciti a nutrire adeguatamente i piccoli. Uno è morto e gli altri avrebbero fatto la stessa fine se Malascorta non fosse entrato in azione. Ha deciso di togliere i piccoli ai genitori, nutrendoli personalmente. Confrontandosi con il suo veterinario di fiducia ha fatto quello che il suo istinto gli diceva: ha preso i cuccioli e li ha trasferiti in una piccola voliera nutrendoli ogni giorno.
Riscaldati dapprima da una lampada e poi direttamente dai raggi del sole, i piccoli sono cresciuti molto velocemente e sono stati liberati dopo circa un paio di mesi. «Hanno cominciato i primi piccoli voli e hanno presto imparato a volare dalla loro "casa" al laghetto nel parco», racconta Malascorta. «Così ho cominciato a portare loro da mangiare direttamente nel laghetto per abituarli a consumare lì il loro pasto, richiamandoli sempre con un fischio. Il tetto della mia casa è diventato il loro punto di appoggio e quando sentono il fischio di richiamo iniziano sempre un volo elegante raggiungendolo con estrema precisione». Adesso le cicogne, che hanno le zampine inanellate, si spostano e si allontanano anche per qualche giorno dal parco. Sono state viste nelle zone limitrofe e anche in luoghi più lontani, l'Autobrennero appunto, ma poi tornano sempre nel loro laghetto di Romagnano. «Spesso ci sono persone che mi telefonano per chiedermi se le cicogne avvistate sui tetti delle case sulle colline vicine sono le mie», riprende Malascorta. «Ogni volta che spariscono mi chiedo se torneranno, in fondo sono il loro padre adottivo e un po' mi preoccupo. Ma finora non mi hanno mai deluso». C.T.

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