martedì, 16 marzo 2010

LESSINIA

CAMBIA PAESE

Elettricità e acqua calda dal biogas

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Vittorio Zambaldo



Sant'Anna d'Alfaedo. Il dinsinquinamento della Lessinia passa dal nuovo impianto per la produzione di biogas proveniente dalla cofermentazione anaerobica di cui è stata posata ieri la prima pietra in località Campostrin, a un chilometro dal centro del paese, sulla strada per Ronconi. È il primo impianto a ciclo chiuso (cioè dal liquame alla depurazione tutto nello stesso impianto), che viene costruito e autorizzato in Italia e raccoglierà le biomasse di origine zootecnica (letame e liquame bovino, suino e pollina), produrrà energia elettrica ed acqua calda necessaria al funzionamento dell'impianto e in parte distribuita per il teleriscaldamento.
La prima pietra, posata con la benedizione del parroco, alla presenza del sottosegretario Alberto Giorgetti, del presidente della Provincia Giovanni Miozzi e del sindaco Valentino Marconi, rappresenta l'avvio concreto di un progetto che ha mosso i primi passi almeno cinque anni fa. Si è costituito un Consorzio per l'utilizzazione dei reflui zootecnici di cui è presidente Paolo Marconi e vice il consigliere comunale Paolo Campostrini e che associa 41 allevatori del paese e dei Comuni limitrofi, da Erbezzo a Grezzana fino ad Avio di Trento, che si sono impegnati a consegnare gratuitamente i reflui.
L'impianto lavora fino a 68 mila tonnellate all'anno di rifiuti zootecnici che sono raccolti in vasconi per la parte liquida e in capannoni di stoccaggio per quella solida, da dove vengono prelevati e mescolati, prima di entrare nei due digestori di fermentazione in grado di sviluppare biogas destinato ad alimentare un cogenatore che produce 999 chilowattora distribuiti sulla rete Enel e 1500 chilocalorie/ora. L'acqua calda prodotta dal raffreddamento del motore e dai gas di scarico è per il 35 per cento usata dall'impianto per il riscaldamento delle biomasse e per il resto messa a disposizione gratuitamente del Comune che si sta organizzando per costruire una piscina nel piano interrato del terzo stralcio del polo scolastico che ospiterà le medie.
Il liquido che risulta dalla fermentazione viene depurato: la parte solida è lavorata sul posto e diventa concime organico biologico pronto per la distribuzione come compost; quella liquida viene per il momento scaricata in fognatura, ma nei prossimi due anni sarà riutilizzata in serre apposite per la coltivazioni di alghe particolari destinate alla farmacopea.
L'investimento per realizzare l'opera è pari a 6 milioni di euro a carico di Marcopolo Engineering Spa, azienda di Borgo San Dalmazzo (Cuneo), da anni impegnata nel campo della valorizzazione industriale attiva dei rifiuti e la produzione di energia da fonti rinnovabili quali biomasse, eolico, idroelettrico e teleriscaldamento e per le quali detiene un elevato numero di brevetti e di processi produttivi propri e su licenza.
«L'amministrazione comunale ha coordinato le forze per arrivare a questo risultato», commenta soddisfatto il sindaco Valentino Marconi, «e ora vigileremo perché nei tempi previsti, cioè per la primavera dell'anno prossimo, l'impianto entri in funzione a regime».

Un corridoio di neve per San Giorgio

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Lessinia. Un giorno di bufera e due giorni di lavoro per sistemare i danni. A tanto si è arrivati nelle località sciistiche della Lessinia in seguito al vento di bora e alla nevicata conseguente che ha sferzato l'altopiano dalla notte di martedì a quella di mercoledì. Le difficoltà maggiori per i mezzi spazzaneve sono state sulla provinciale da Boscochiesanuova a San Giorgio per superare il colle di Branchetto. «Abbiamo trovato cumuli di neve alti fino a 4-5 metri e abbiamo impiegato l'intera giornata per raggiungere la località sciistica», fa sapere Severino De Silvestri, che ha in appalto la pulizia della provinciale da Stallavena a San Giorgio. Partiti alle 9 di mattina con la fresa davanti ad aprire la strada e il camion con la lama dietro a pulire, sono arrivati a destinazione alle 21.30. «Lungo la strada le paline segnaletiche che misurano 4 metri erano completamente coperte e nella bufera si doveva procedere lentissimi. La cosa strana, rispetto a fenomeni simili accaduti anche in altri anni, è che il vento non ha accumultato, come di solito, la neve sulla parte a monte della strada, lasciando quasi a zero il ciglio opposto, ma tutta la careggiata era coperta e pareggiata con lo stesso strato di uguale livello», aggiunge.
«Fortunatamente si trattava di neve molto asciutta e leggerissima che abbiamo spalato con relativa facilità», spiega De Silvestri, che ricorda bufere con accumuli di neve nel 2004 e il 27 marzo del 2007, anno in cui per tutto inverno non cadde un fiocco di neve.
Il lavoro straordinario è stato anche degli operatori delle stazioni che hanno dovuto ripristinare piste e impianti di risalita. A San Giorgio per la giornata di ieri si era riusciti ad aprire solo la pista della seggiovia, mentre era rimasto bloccato lo skilift del Vallon con la neve che lambiva le rulliere, poste a 5 metri di altezza, dove passa il cavo a cui sono appesi i ganci per la risalita.
«Per oggi tutti gli impianti sono in funzione e la stazione si offre nella miglior veste invernale», annuncia il direttore tecnico Gianni Bonetti, che confida finalmente in un bel fine settimana con l'abbinata sole e neve spesso mancata in queste domeniche d'inverno.
«Resta comunque la decisione di chiudere gli impianti con la sera di domenica 21 marzo», conclude, «perché con il caldo in pianura è già entrato nell'immaginario l'idea che l'inverno sia finito, anche se la neve permetterebbe di sciare ancora».
Si lavora anche al parco divertimenti sulla neve Lessiland di Passo Fittanze per ripristinare gli impinati e gli allestimenti coperti da mezzo metro di neve. «Sabato e domenica sarà aperto tutto il giorno e lo stesso per gli ultimi due fine settimana di questo mese», fa sapere Roberto Gotta, che segue la gestione dell'area. Su prenotazione è possibile l'apertura anche infrasettimanale per gruppi e scolaresche telefonando al numero 347-0798593.
«Le condizioni sono al top con sole e neve e temperaturature rigide durante la notte, ma le presenze sono solitamente in declino a partire da febbraio, per cui non prolungheremo l'apertura oltre questo mese, anche se le condizioni della neve ce lo permettessero», conclude.
La nebbia sui cordoni più alti della Translessinia ha impedito di partire presto con la battitura delle piste, ma nella serata di ieri, Marco Melotti e Beppino Massella avevano completato l'anello Gaibana, il collegamento San Giorgio Bocca di Selva, arrivando fino al bivio di Castelberto sulla via dei Dossi e battuto anche i sentieri pedonali. «Abbiamo trascurato la via più bassa perché minacciava ancora vento e non volevamo rischiara di buttare cento litri di gasolio per un lavoro che poi ci sarebbe stato rovinato dal vento», rivela Massella, presidente di Lessinia Turisport, la società a capitale pubblico e privato che ha in gestione le piste della Translessinia dalla Comunità montana.
Per la giornata di domani è garantita l'apertura di tutto il tratto fino a Passo Fittanze, compreso il sentiero pedonale percorribile anche con gli sci che porta fino a Malga Lessinia.
Nelle stesse condizioni di praticabilità si trovano i tracciati del Centro fondo di Conca dei Parpari gestiti dal Comune e dallo sci club di Roverè: tutti aperti e percorribili fin da domani, su una neve soffice e leggera come solo nelle migliori condizioni invernali si può trovare. V.Z.

Case e uffici al posto dei capannoni

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Alessandra Scolari



Grezzana. Una parte della zona industriale del paese, quella più vicina al centro, è destinata a cambiare aspetto. L'obiettivo dell'amministrazione è quello di «armonizzarla» cercando, pur tutelando le imprese presenti, di riqualificare l'area rendendola sempre più simile a un quartiere residenziale e permettendo, quindi, alle imprese che lo desiderano di convertirsi in case, uffici o negozi.
È stata infatti presentata ai rappresentanti delle associazioni, la prima parte del Piano degli interventi (Pi), lo strumento operativo del Piano di assetto territoriale, approvato nel 2008 dalla passata amministrazione, che prevede tale riqualificazione della zona industriale del capoluogo.
All'incontro erano presenti oltre al sindaco Mauro Bellamoli e gli assessori comunali, i tecnici che stanno elaborando il documento Silvano Carli, Marzio Dal Cin e Giacomo De Franceschi, quest'ultimo si occupa della mappatura delle aziende agricole con i capannoni non più funzionali, che potranno - una volta completato il Pi - essere riconvertiti in case ecocompatibili.
«Tra le aree identificate dal Pat, quella prioritaria per l'amministrazione è la riqualificazione della zona industriale del capoluogo», ha esordito Graziano Fusini assessore all'Urbanistica e alle grandi opere.
Questa prima parte del piano suddivide la zona industriale del capoluogo in due parti. A sinistra (in direzione Stallavena) di viale dell'Industria rimane zona industriale, mentre la zona a destra (alle spalle del campo sportivo fino a Via Tavigliana) dove c'è una maggiore commistione tra case, industria, artigianato, commercio e servizi, «viene destinata a zona residenziale, direzionale e commerciale, con un nuovo assetto urbanistico ordinato e funzionale anche sotto il profilo viabilistico», hanno spiegato i tecnici.
In pratica il Piano degli interventi cambierà la destinazione d'uso di buona parte della zona industriale attuale. Il sindaco Bellamoli precisa: «Infatti non saranno ammessi nuovi insediamenti di attività industriali o artigianali, ma saranno tutelati quelli che vogliono restare, mentre le aziende che lo desiderano, in particolare sono tre che hanno già espresso questa volontà, possono convertire l'impresa in abitazioni, negozi o direzionale». Si tratta, nello specifico, di tre proprietà dismesse, una ex produzione di mobili, di utensileria e di grafica, che potrebbero così trovare un nuovo «destino».
Il Pat, piano di assetto territoriale, nei prossimi dieci anni, prevede ulteriori 200mila metri cubi destinati a case e 20mila metri cubi riservati a zone commerciali e direzionali, ha precisato l'amministrazione. Inoltre l'altra parte della zona industriale ha ancora spazio per nuove imprese, quindi l'amministrazione non esclude che alcune decidano di «traslocare» in un'area più lontana all'abitato. «Il loro incentivo è il cambio di destinazione d'uso della proprietà» ha spiegato l'assessore Fusini, ricordando che «la stessa crisi economica in atto suggerisce valutazioni urbanistiche nuove e di riqualificazione ambientale».
«Sono state prese in considerazione anche le osservazioni, presentate dai cittadini e nell'elaborazione del Piano si è tenuto conto della valutazione ambientale», ha precisato Carli. Queste scelte non lasciano indifferenti i negozianti, soprattutto quelli dei centri storici, prevalentemente gestiti a carattere familiare diventati nel tempo punti di confronto e di socializzazione delle persone.


Pale attorno al Carega per produrre energia

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Vittorio Zambaldo



Selva di Progno. Dopo il patto firmato giovedì scorso è già operativa la nuova Associazione dei Comuni del Carega che unisce le amministrazioni e i territori di tre province e due regioni. Infatti i sindaci che hanno sottoscritto l'accordo, e cioè Francesco Angelo Perlotto di Recoaro Terme, Alessandro Mecenero di Crespadoro (Vicenza), Aldo Gugole di Selva di Progno e Geremia Gios di Vallarsa (Trento), saranno tutti e quattro già lunedì 8 marzo a Vallarsa, su invito del primo cittadino, per incontrare i presidenti Lorenzo Dellai della Provincia autonoma di Trento e Giancarlo Galan del Veneto.
Alle 11, infatti, con la supervisione dei due governatori, inizieranno i lavori della commissione per la gestione dell'intesa tra le due istituzioni, sottoscritta nel luglio del 2007, per la cooperazione tra i territori di confine. All'ordine del giorno, tra gli argomenti, figura l'adozione del piano operativo degli interventi per l'anno 2010 che distribuirà ai Comune di confine delle due regioni ben 40 milioni di euro.
I sindaci della neonata alleanza sovracomunale intendono far sentire la loro voce in merito a un possibile progetto per lo sfruttamento dell'energia eolica nel comprensorio del Carega.
L'idea, partita dal sindaco di Vallarsa, sfrutterebbe la naturale condizione ventosa del massiccio, un'area che studi teorici preliminari hanno indicato tra le più ventose del Veneto, per installare inizialmente delle torri anemometriche per il monitoraggio e successivamente, acquisiti scientificamente i dati, anche delle minipale per la produzione di corrente elettrica, facendo ricorso a quelle di dimensioni più ridotte per contenere l'impatto visivo.
Aldo Gugole è tornato soddisfatto dalla trasferta a Recoaro, dove fra l'altro è vissuto per tre anni quand'era ragazzo, perché la sua famiglia gestiva un bar: «La situazione è cambiata molto e dagli anni Ottanta c'è stato un crollo verticale dell'economia che era legata al turismo delle terme. La cittadina ha bisogno di un rilancio e ha necessità di uscire dall'isolamento come tutti gli altri Comuni di montagna che lottano contro l'abbandono. Nell'associazione porteremo ciascuno la nostra esperienza e metteremo in comune progetti e idee per il futuro, facendo del prossimo appuntamento di Vallarsa l'occasione per gettare le basi di un programma di iniziative», annuncia Gugole.
A Recoaro è stato presente con l'assessore e vicepresidente della Comunità montana Elisabetta Peloso e ha portato una rappresentanza dei Trombini di San Bortolo che con i loro spari hanno aperto la sfilata dei gonfaloni comunali, a cui hanno partecipato anche il presidente del Consiglio regionale, Marino Finozzi e quello della Provincia di Vicenza, Attilio Schneck, e festeggiato rumorosamente la firma dell'accordo.
Nella convenzione sottoscritta si prevedono la valorizzazione delle risorse paesaggistiche ed ambientali; la realizzazione di percorsi di alpinismo, scialpinismo e mountain bike; il potenziamento delle attività agrituristiche nelle malghe; il miglioramento delle capacità ricettive e di ristoro nei rifugi. E ancora, il possibile sfruttamento delle risorse eoliche idriche per la produzione di energia pulita; la creazione di itinerari lungo le peculiarità storiche, artistiche e paesaggistiche del territorio e la promozione di studi e pubblicazioni.

Allarme per le valanghe «Multe a chi le provoca»

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Paolo Mozzo



Due settimane fa il dolore per due giovani morti. Sul Baldo, sopra Malcesine, per una slavina: proprio dietro casa, sulla montagna dei veronesi, quella buona e «paterna». Oggi il nuovo allarme lanciato dall'Arpav: il rischio valanghe in questi giorni è molto elevato: di grado 3 su una scala di 5 fino a 1900 metri, di grado 4 oltre questa quota. Il consiglio è chiarissimo: evitare lo sci fuoripista ma anche le escursioni a piedi e con le ciaspole su pendii ripidi, e non sottovalutare anche i versanti che in apparenza appaiono sicuri. Insomma, prudenza massima, perchè gli strati nevosi sono incoerenti e solo in poche zone il manto si è assestato.
Un consiglio-appello a tutti i frequentatori della montagna che riporta in primo piano il problema-valanghe. Un tema sempre dibattuto, rispetto al quale, dopo le recenti tragedie, si è arrivati anche a parlare di carcere per chi causa slavine dall'esito mortale. Restrizioni, libertà individuale, prevenzione? «Un segnale serve, ma dubito che la detenzione sia proporzionata o efficace», commenta Piero Bresaola, presidente della sezione veronese del Club alpino italiano. «Credo che un sistema di multe, pesanti, anche di migliaia di euro, farebbe se non altro riflettere qualcuno. Tanti, troppi morti per non avere voluto conoscere, o volutamente ignorato, le regole più elementari».
È amareggiato e non ha la bacchetta magica. «Lungo il Vallone Osanna, sul Baldo, o sul Carega le valanghe cadono, lo si sa da sempre. Eppure c'è chi rischia. Nel volgere di un decennio i frequentatori della montagna sono triplicati. Ottima cosa, ma purtroppo molti di questi non hanno voglia di ascoltare, informarsi, imparare e limitarsi. Il problema è tutto qui: il divertimento facile non è automaticamente sicuro, sulla neve men che meno».
Dei ragazzi morti sul Baldo non parla. Due morti così sono impossibili da commentare. «Non è comunque solo la gioventù a sottovalutare. Ci sono persone assai più mature che fanno la stessa cosa e ciò è decisamente più grave».
«Cominciamo a fare pagare gli interventi di soccorso, quelli che risultino inequivocabilmente frutto di leggerezza o sottovalutazione», suggerisce il presidente del Cai. «Certo, c'è un buco normativo da riempire: ma se quanti intervengono, volontari e forze dell'ordine, avessero il potere di stendere rapporti con un vero peso giuridico, forse qualcuno comincerebbe a riflettere».
«Non è tollerabile che le squadre del Soccorso alpino siano continuamente chiamate a intervenire per episodi spesso banali. I volontari non si tirano indietro, perché è la loro missione, ma hanno devono lasciare in pochi minuti lavoro e famiglie per correre dove chiama l'emergenza, rischiando le loro stesse vite. Non è giusto che questo impegno sia preso con leggerezza». «Oppure», provoca, «se questo dev'essere il futuro dello sport in montagna, un gioco di massa, frenetico e tragico, il Soccorso alpino dovrà trasformarsi da volontario a professionale, ed essere pagato di conseguenza. Ma sarebbe una sconfitta».
Incalza Bresaola: «Bisogna soprattutto informare, cosa che il Cai per quanto possibile fa da sempre con i suoi corsi, le gite, le conferenze, interventi nelle scuole. Si potrebbero segnalare meglio, anche sulle direttrici che portano alla montagna veronese, il rischio di valanghe, l'ammonizione a seguire le regole. Qualcuno ignorerà tutto questo. Ma tacere è peggio. Sulle nostre montagne l'incidente gravissimo non accade spesso. Ma quando succede lascia il segno».

Paolo Mozzo

Lo stemma
del Comune
sventola
a 7mila metri

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Vittorio Zambaldo



Selva di Progno. È arrivato a 6.962 metri di quota lo stemma del Comune di Selva di Progno, portato nello zaino da Claudio Gaiga, giovane concittadino con la passione della montagna e alla sua prima esperienza extraeuropea. È salito sulla più alta delle cime andine, fra Argentina e Cile, che è anche il «tetto» del continente americano (e la più elevata dell'emisfero meridionale, e seconda solo all'Everest per dislivelli), lo scorso mese di gennaio, aggregato alla spedizione del fortissimo alpinista bresciano Silvio Mondinelli, detto «Gnaro», che ha già al suo attivo tutti i 14 Ottomila senza ossigeno.
«L'ho conosciuto casualmente tramite una mia zia e quando l'ho incontrato la prima cosa che gli ho chiesto è stato come fare per entrare nel giro delle spedizioni alpinistiche intercontinentali. Così mi ha buttato lì la proposta di salire con lui sull'Aconcagua, cima che aveva già calcato nel 1997 per tre volte in quattro giorni», racconta Claudio.
Tutt'altro che semplice, comunque la vetta andina, perché anche Claudio ha potuto sperimentare di persone le difficoltà dell'altitudine e i rischi della variabilità del clima, con persone di altre spedizioni soccorse per congelamenti o edema polmonare. Appena ventiquattrenne, era anche il «bocia» del gruppo formato oltre che dal capospedizione «Gnaro» Mondinelli, da Anna Monari, guida alpina di Alagna, da Enrico Dalle Rose, docente universitario alla Cattolica di Milano, e da Corrado Pesci, imprenditore e figlio dell'attrice Virna Lisi.
Anche Claudio, che è impresario edile e socio della sezione Cai di San Bonifacio, non è un alpinista di professione e l'arrampicata è una scoperta recente: «Mi è sempre piaciuto camminare in montagna, a cui mi ha avviato mio padre, e il Carega è la mia palestra di casa, frequentata con gli amici Alberto, Antonello, Michele e Tarcisio, ma non avevo mai pensato fino a un anno fa di vivere un'impresa alpinistica del genere», racconta, anche perché con il suo lavoro gli unici momenti per allenarsi sono il sabato e la domenica.
Secondo le stagioni lo si vede di corsa a piedi, in bici, con gli sci di fondo o gli ski-roll. Nell'ultimo anno è stato sul Monte Bianco, sul Gran Paradiso e sul Rosa, le cime più elevate per prendere confidenza con l'altitudine. È l'insidia più temuta e che si è fatta sentire anche sull'Aconcagua: «Passando dal secondo al terzo campo base, a 5.300 metri, dopo aver montato le tende e aver mangiato sono cominciati mal di testa e nausea. Mi sono infilato nel sacco a pelo e ho impiegato venti minuti per ingoiare un biscotto. In quelle condizioni non potevo stare e ho approfittato della discesa di un portatore per affiancarmi a lui e tornare al secondo campo base, mille metri più in basso. Tanto è bastato per rimettermi in sesto e dopo due giorni sono risalito con il proposito di attaccare la vetta perché le notizie davano imminente una nevicata. Siamo partiti alle 2.30 di notte e gli ultimi 200 metri sono stati i più terribili: basti considerare che ho impiegato un'ora solo per gli ultimi cento metri, ma il pensiero della famiglia, del paese di cui ero il primo a calcare quelle pietre è stato la mia forza e arrivato in cima a mezzogiorno ho pianto di gioia», confessa.
La speranza adesso è che si ripeta un'altra occasione del genere, magari questa volta all'assalto di un Ottomila: «Con Mondinelli lo farei volentieri, perché è una persona stupenda, genuina, capace di consigliare per il meglio, che non rischia oltre il possibile e che ammette di avere paura quando le condizioni diventano proibitive. Mi voglio impegnare per la sua associazione Amici del Monte Rosa che sta lavorando a progetti di solidarietà per la popolazione del Nepal e la serata che organizzerò prossimamente a Selva per raccontare la mia avventura sull'Aconcagua avrà anche questo obiettivo», annuncia.

Festa sulla neve
con i disabili

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Vittorio Zambaldo



Roverè. Una giornata di sole e di neve è stato il regalo della Lessinia a centinaia di persone con diverse disabilità che hanno partecipato alla Grande sfida sulla neve, il tradizionale appuntamento a Conca dei Parpari, promosso da una quindicina d'anni dai volontari del «Progetto handicap e sport» del Centro sportivo italiano (Csi) in collaborazione con i Comuni di Verona e Roverè, le Ulss 20, 21 e 22 e i responsabili del Centro fondo, dell'albergo e della Croce Verde Lessinia.
Cinque pullman e diverse auto hanno scaricato 300 persone, 180 delle quali affette da qualche forma di disabilità, in rappresentanza delle 350 che ogni settimana affrontano le palestre e le attività della «Grande sfida». È stata la neve, la novità per chi già ogni sabato si trova insieme in 15 diverse palestre e piscine di città e provincia, o in altre 13 strutture nell'arco della settimana per praticare basket, nuoto, calcio a 5, danza. «Da quest'anno si è aggiunta anche l'apertura dei bocciodromi dove persone con minore prestanza fisica possono praticare uno sport che diverte e aiuta a socializzare. Ci siamo resi conto», osserva Roberto Nicolis, coordinatore del Progetto handicap e sport del Csi, «che se adeguatamente seguite e assecondate queste persone manifestano un bisogno di maggiore autonomia e partecipazione in attività aperte a tutti e non limitate ai disabili».
Il pregiudizio è che persone con difficoltà di tipo cognitivo non siano adatte per altre attività, ad esempio quelle motorie, che invece con l'esercizio si apprendono e si ha il piacere di farle e di coinvolgersi.
La giornata sulla neve fitta di ciaspolate, percorsi con gli sci da fondo, hockey discese con bob e slitte, costruzioni di pupazzi di neve e percorso ad ostacoli, è stata dedicata a Gigi Passilongo, volontario Unitalsi e Croce Verde scomparso di recente, figura di riferimento per quanti frequentano la palestra di Sommacampagna.
«Presenti in 25 diverse realtà, senza strutture o pulmini, abbiamo però bisogno di persone che incontrino persone, che mettano in gioco fantasia e solidarietà», aggiunge Nicolis. Dal suo lavoro nelle scuole è arrivato il coinvolgimento di 75 volontari degli istituti Seghetti, Montanari e Messedaglia, che collaborano con stage a fianco degli operatori, come Arianna Spaggiari, quarto anno del liceo sportivo che da gennaio frequenta la palestra di Zevio, «un percorso formativo che dà soddisfazione e coinvolge molto», rivela.
Emanuele Antonello, giocatore della Pallacanestro Ferroli e istruttore e collaboratore del Csi, dalla settimana scorsa ha aperto a Verona un corso per allestire una squadra di basket dopo quelle già attive a Peschiera e Cerea: «Abbiamo fatto solo due lezioni ma l'entusiasmo è alle stelle e ci stiamo preparando per partecipare a un torneo». Gabriela Muresan da cinque anni insegna danza moderna a Isola della Scala coinvolgendo nella musica e nel movimento corpi che altrimenti sarebbero muti: «È un vero divertimento e mi piace molto», rivela Cristina di Volargne, che da dicembre frequenta lo stesso corso a Pescantina. Alessandra Previdi è istruttrice di nuoto e segue due gruppi a Verona per il perfezionamento: «Si lavoro anche in funzione di una gara internazionale con nuotatori da Francia, Austria e Germania: stimola molto mettersi alla prova e accettare la sfida».
E per tornare alla neve e al ghiaccio Luisella De Poli, dell'associazione Glacies di Verona può portare il bilancio positivo del mese di pista di pattinaggio sul ghiaccio allestita in piazza Bra: «È stata attività di altissimo valore psicomotorio per vincere la paura e imparare a destreggiarsi su un elemento come il ghiaccio che affascina fin da bambini. Abbiamo ottenuto risultati straordinari, ma la soddisfazione maggiore è stata vedere le mie piccole allieve diventare a loro volta maestre, sentirsi importanti e insegnare a persone disabili e adulte il segreto dell'equilibrio sulle lame».
«A volte basta poco», conclude Nicolis, «convincersi che tempi più lenti nel fare le cose e strutture accessibili sono davvero una manna per tutti».[FIRMA]

E' scontro in Consiglio sulla casa di riposo

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Vestenanova. Lucro o servizi sanitari? Botta e risposta come non si vedevano da oltre dieci anni nell'aula consigliare del municipio. Dure le contestazioni mosse dal gruppo di minoranza della Lega Nord sull'accordo con la Fondazione Don Mozzati d'Aprili di Monteforte per la gestione della casa di riposo San Camillo di Bolca.
Mirco Panato, capogruppo del Carroccio ha ribattuto punto su punto gli articoli dell'accordo, chiedendo al sindaco Maurizio Dal Zovo di «modificare in maniera più vantaggiosa per la comunità di Vestena l'accordo proposto». Ha domandato chiarimenti circa la scelta del partner, ossia la Casa di Monteforte con la quale fino a pochi mesi fa un accordo sembrava impensabile. Panato ha chiesto lumi circa quel milione di euro che la don Mozzati verserà al Comune di Vestena, quale canone anticipato per i 40 anni di gestione («un tempo troppo lungo») e per la centrale termica, rivendicando, in sostanza, il diritto del Comune vestenese di gestire la struttura e di godere degli utili che matureranno.
Il sindaco Dal Zovo ha subito risposto che il San Camillo è stato costruito per creare servizi e posti di lavoro, non per introitare guadagni.
Il vicesindaco Edo Dalla Verde che è stato l'ideatore della Casa di Bolca ha spiegato che «c'è stato un bando per la gestione, andato deserto, e tutti i contatti cercati nell'ultimo anno hanno dato esito negativo. Dunque, come si auspicava, cinque anni fa la soluzione ottimale risulta ancora il legame con Monteforte. La regione stessa», ha ricordato Dalla Verde, «ha notificato che le case di riposo con meno di 60 letti non ce la fanno a sopravvivere autonomamente e devono essere gestite da istituti di dimensioni maggiori».
Panato ha anche polemizzato sulle assunzioni del personale che la Lega vorrebbe tutto di Vestena: non solo quello assunto a termine, ma anche i dipendenti a tempo indeterminato. Così pure i ricoverati, per la minoranza, dovrebbero essere privilegiati «i residenti nel paese da almeno 5 anni». Ma la legge parla chiaro. Lo ha spiegato il segretario Naddeo: «I posti a ruolo vanno messi a concorso e tutti possono partecipare, ora anche a livello di Comunità europea. Altre forme anomale di assunzioni risulterebbero reato. Per quanto concerne i ricoverati ci sono liste provinciali per l'accesso alle case di riposo, stilate da personale sociosanitario delle Ulss». Infine la minoranza, prima del voto contrario all'approvazione dell'accordo, ha sollevato il problema della garanzia fidejussoria. «La Fondazione può accendere un mutuo», ha criticato Panato, «senza indicare alcun limite di importo e senza il vincolo che sia investita per l'immobile di Bolca». E ha aggiunto Ivano Corradini, sempre della Lega «la garanzia fidejussoria sull'immobile fa sì che, se la Fondazione in futuro non paga, il debitore torna ad essere il comune di Vestena».
Il vicesindaco Dalla Verde nel ribadire gli sforzi fatti per portare a termine il San Camillo, il cui costo finale si aggirerà sui 5 milioni di euro, ha anche reso noto che per il Comune di Vestena l'impegno finanziario è stato irrisorio: «Noi abbiamo investito 500mila euro, il resto è frutto di stanziamenti regionali. E il nostro territorio potrà godere di una struttura sanitaria il cui valore si traduce in assistenza e servizi per la popolazione di un'ampia area montana. Tutto quello che è previsto a Monteforte», ha concluso Dalla Verde, «con gradualità, verrà riprodotto anche a Bolca: è questo il nostro obiettivo».
Durante la seduta sono anche stati eletti i rappresentanti delle Pro loco. Yuri Pandolfo e Marco Roncari della maggioranza e Ivano Corradini della minoranza vanno alla Pro loco di Vestenanova. Massimo Camponogara e Matteo Panato della maggioranza e Mirco Panato della minoranza alla Pro loco di Bolca. Nel comitato di gestione della scuola materna parrocchiale San Leonardo andranno il sindaco e Giampaolo Filipozzi. Approvata all'unanimità la cremazione funeraria e la possibilità di conservare in casa le urne con le ceneri: tutte modalità da concordare con l'ufficio anagrafe. Il sindaco prima di chiudere il consiglio ha comunicato le dimissioni per motivi familiari dell'assessore Roberta Sgaggio. Le subentra Yuri Pandolfo. M.G.

Polveri sottili,
Bosco si salva.
Non è inquinato
come Verona

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Vittorio Zambaldo



Lessinia. È tornato da una sciata sulla Translessinia e ha ancora il fiatone della sgroppata, il sindaco di Bosco Luca Saccardi. Sapere che ha respirato a pieni polmoni polveri sottili, come fosse stato un paio d'ore a correre in corso Milano a Verona, gli rende indigesta anche la soddisfazione di una mezza giornata di sole e di neve.
Ha appena posato gli sci stretti e si trova lo sgambetto dell'assessore all'ambiente della città, Federico Sboarina che dichiara: «Negli ultimi giorni, secondo i dati rilevati dalle centraline dell'Arpav, l'aria che si respira a Verona città è inquinata dalle polveri sottili come a Boscochiesanuova, cioè a mille metri d'altezza e in mezzo ai boschi, località che, negli ultimi sei giorni, ha superato i limiti dei 50 microgrammi, tanto quanto Verona, Padova, Milano e le altre città del nord».
I dati rilevati dall'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto (Arpav) confermano infatti che i livelli di concentrazione di Pm10, meglio conosciute come polveri sottili, definiscono la qualità dell'aria di Bosco scadente, perché compresi fra 50 e 100 microgrammi per metro cubo, con un picco assoluto di 86 il 28 gennaio (quando però a Verona era di 117) e un calo a 24 il 30 gennaio, mentre a Verona restava sopra la soglia rossa di pericolo a 91.
In Lessinia c'era poi un assestamento verso il basso nei primi giorni di febbraio con qualità dell'aria buona fino a un nuovo picco di 69 microgrammi giovedì 4. In realtà i rilevamenti di Bosco sono fatti dalla centralina posizionata in località Zambelli, che è subito alle spalle di Cerro, a 824 metri di altitudine, mentre il paese è a 1106 metri: quasi 300 metri di dislivello che potrebbero fare la differenza, come anche no, perché tanto più sottili sono le polveri tanto più in alto e lontano arrivano.
Non si è al riparo dall'inquinamento ma non si può dire neanche di stare male come a Verona, perché in Lessinia l'inquinamento è mediamente la metà di quello del capoluogo.
«Questo ci dicono i dati», conferma Francesca Predicatori, dirigente Arpav di Verona, «perché nel corso del 2009 a Verona la centralina di rilevamento di corso Milano ha registrato 92 giorni di supero dei limiti e la media di 40 microgrammi per metro cubo, quella di Cason, sempre a Verona, 80 giorni di supero e la media di 38 microgrammi, mentre a Bosco i giorni di supero sono stati solo 10 e la media è stata di 20 microgrammi per metro cubo». Ricordiamo che la direttiva europea 1999/30/CE, recepita dal decreto ministeriale 2 aprile 2002, n. 60, fissa il limite di 35 giorni all'anno per il superamento di 50 microgrammi di Pm10 per metro cubo.
Possiamo allora star tranquilli che se serve una boccata d'aria in montagna la troviamo ancora? «Il dato medio annuale per Bosco e la Lessinia in generale è confortante», aggiunge la dottoressa Predicatori, «poi può esserci la giornata di particolari condizioni meteo, soprattutto d'inverno, nella quale l'accumulo di inquinamento della pianura viene rimescolato e portato in alto dalle correnti, ma per questo non mi sento di dire che Bosco è inquinato come Verona per 10 giorni all'anno di superamento del limite».
Tira un sospiro di sollievo il sindaco Saccardi: «Il paese è sempre stato simbolo dell'aria pulita. Gli abitanti negli ultimi dieci anni sono cresciuti ma in maniera molto limitata e non ci sono fabbriche o nuove attività inquinanti, anzi è cresciuta la sensibilità ambientale anche fra i residenti con molti pannelli solari e fotovoltaici sui tetti. Puntare su Bosco, sulla Lessinia e sulla sua aria pulita è ancora un investimento sicuro», conclude.
Contesta l'allarmismo legato a singoli episodi anche il Comitato per la salute di Verona Est, ma contesta anche l'Arpav «per non aver mai attivato un sistema provinciale di controllo dell'inquinamento monitorando tutti i paesi con sistemi fissi e dimostrando quale sia la situazione, in particolare nell'Est dove la concentrazione di auto, residenti e fabbriche è altissima».

Ritorna la neve
e allunga
la stagione
bianca

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È tornata la neve in montagna e anche nei fondovalle, portando soddisfazione agli operatori turistici e qualche apprensione fra gli automobilisti sorpresi dall'evento. Era in realtà annunciata, ma sembrava di proporzioni modeste, invece la nevicata è stata generalizzata e ha raggiunto la ventina di centimetri a Velo e sulla Lessinia orientale, mentre il livello si è assestato sui 10-15 centimetri a Bosco e sulla parte occidentale dell'altopiano.
Qualche difficoltà è stata segnalata in prima serata all'inizio della perturbazione sulle strade a maggior pendenza in Val d'Illasi, sopra Badia Calavena, ma prontamente risolta con l'uscita programmata dei mezzi appaltati dalla Provincia che hanno proseguito nella giornata di ieri con lo spargimento del sale e la pulizia delle strade con le lame.
La neve leggerissima e gelata (a San Giorgio nevicava con temperatura a meno 10 °C e nella tarda mattinata di ieri il termometro era ancora 4 gradi sotto lo zero) si è adagiata come polvere finissima aderendo subito su qualsiasi superficie. Colpi di coda con altre nevicate sono in previsione anche per oggi e domani. Tutta manna per gli operatori degli impianti sciistici perché si aggiunge allo strato consolidato e le basse temperature contribuiscono a mantenere perfette le piste.
«Siamo ampiamente coperti e la stazione sta funzionando a gonfie vele. La neve programmata ci ha permesso di avviare l'attività con la riapertura delle scuole dopo le vacanze natalizie e questo ulteriore contributo naturale ci permette di stare tranquilli per le prossime settimane», dicono Severino De Silvestri e Gianni Bonetti da San Giorgio, dove la neve fresca è divertimento puro per il fuoripista degli appassionati di snowboard.
Soddisfatti anche gli operatori dello sci di fondo: sono aperte sia le piste di Conca dei Parpari sia l'intera Translessinia. Per sabato e domenica prossimi sono in calendario a San Giorgio i campionati italiani giovani, appuntamento a cui tutti tenevano per presentare la località nella sua forma più smagliante e la nevicata ha dato un contributo importante.
Nei fine settimana è sempre aperto il parco divertimenti sulla neve Lessiland a Passo Fittanze, accessibile per gruppi e scolaresche anche nei giorni feriali su appuntamento.
Una decina di centimetri di neve è caduta anche sul monte Baldo. Il sindaco di Ferrara, Paolo Rossi, assicura che le strade sono perfettamente pulite, sia la provinciale 8 sia le comunali, data la tempistica con cui i mezzi, ieri all'alba, sono intervenuti per aprirle spargendo anche sale. Venerdì sera, per circa tre ore, è caduta una neve molto farinosa, poi la precipitazione si è esaurita date anche le temperature molto rigide (meno 7). I fiocchi hanno fatto la gioia degli sportivi che ne hanno approfittato per fare una bella passeggiata con le ciaspole. Lo stesso è avvenuto ieri sera, quando gli operatori sono riusciti, grazie a questa gradita nevicata, a confermare le uscite programmate su un manto reso più soffice da quest'ultima precipitazione. Ieri mattina c'era un bel sole: «Le strade sono perfettamente in ordine anche nelle contrade», ribadisce Rossi. «Bar e ristoranti sono aperti e, a Novezza, si noleggiano ciaspole, bob e slittini».V.Z. e B.B.

Il Parco naturale compie vent'anni

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Vittorio Zambaldo



Compie oggi vent'anni il Parco naturale regionale della Lessinia. Uscito da un'infanzia travagliata, come figlio non voluto perché la sua nascita era stata imposta dai vertici politici regionali più che da un'esigenza sentita dalla base, ha attraversato gli anni dell'adolescenza con entusiasmi e delusioni. Oggi si avvia a una maturità in cui fa tesoro dell'esperienza, è cresciuto anche nell'autostima e nella considerazione degli altri e dovrebbe finalmente raccogliere i frutti di due decenni di lavoro.
Tenuto a battesimo da subito dalla Comunità montana della Lessinia, che ne è ancora l'ente gestore, il Parco è l'unico del Veneto a non avere ancora una sua autonomia gestionale anche se pareva, nei mesi di cancellazione delle Comunità montane, che la Regione volesse accelerare i tempi per la costituzione di un ente autonomo. «Sarebbe giusto da un lato e che fossero i Comuni di riferimento ad averne la gestione, ma dall'altro dobbiamo considerare che anche per il 2010 la Comunità montana riesce a far quadrare il bilancio con i fondi del Parco», ammette Claudio Melotti, che di entrambe le entità è presidente. «Per il momento si continua così ma non sarebbe giusto perché le risorse del Parco andrebbero investite nel Parco», riconosce.
«Bisogna anche ammettere che è stato un grande merito della Comunità far accettare alla popolazione il Parco, con un'opera intelligente di mitigazione dei contrasti», aggiunge Diego Lonardoni, cresciuto assieme al Parco nel suo impegno professionale e che dal luglio 2006 ne è diventato direttore, incarico scaduto lo scorso fine dicembre ma per il quale il presidente Melotti ha già anticipato che presenterà la richiesta di rinnovo al primo consiglio comunitario utile.
L'obiettivo primario in termini di bilancio del neopresidente è la razionalizzazione dei costi: «Abbiamo già eliminato delle spese, adesso puntiamo a valorizzare le risorse umane e professionali che abbiamo e a far conoscere la mole di lavoro che si fa. Dal prossimo mese chiunque potrà accedere al sito del Parco (www.lessiniapark.it) e prendere visione delle delibere e dei progetti per capire che qui non si sta scaldando la sedia», promette Melotti.
La relazione annuale del direttore Lonardoni elenca i servizi e gli interventi dell'area Parco e cultura di cui ha responsabilità: dalla gestione museale (otto musei in rete, alcuni di proprietà, altri in comodato) all'area floro faunistica di Malga Decoron, con il centro di recupero della fauna selvatica; dal finanziamento della campagna di scavo della Grotta di Fumane, alla redazione dei piani di gestione delle Zone di protezione speciale.
Nel corso del 2009 ci sono stati 284mila euro di investimenti che hanno interessato il recupero di fontane storiche, una nuova carta del Parco, interventi sulle pozze d'alpeggio; miglioramento della fruibilità turistica del sistema educativo e didattico e per la riqualificazione ambientale, nonché il restauro della segnaletica.
«In ogni area dove è stato possibile abbiamo garantito un intervento e il proposito è che come è successo a Bocca di Selva, con la trasformazione della malga in rifugio, nessuno capiti in un'area senza un preciso punto di riferimento: sarà così anche per il Corno d'Aquilio e per la Montagna Lobbia, ai due estremi occidentale e orientale del Parco», assicura il direttore, ricordando anche l'importante compito culturale dell'ente attraverso le manifestazioni estive di «Voci e Luci» e del Film Festival della Lessinia, nonché il sostegno allo sport attraverso il contributo alla gestione delle piste di fondo della Translessinia.
Per il futuro, il presidente Melotti intende proporre la revisione del piano ambientale e ha già convocato a metà febbraio la conferenza dei sindaci e per la settimana dopo il Comitato tecnico scientifico del Parco: «Riprenderemo in mano le norme con più convinzione per intervenire, senza stravolgere lo spirito dell'area protetta, puntando l'attenzione su quelle che devono essere chiarite e ammodernate», anticipa Melotti.

Tanta neve
come una manna
per il turismo
della Lessinia

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Vittorio Zambaldo



Boscochiesanuova. Questa sembra la volta buona: lo avevano promesso i meteorologi e la neve è arrivata su tutta l'alta Lessinia, con limiti variabili. Ha iniziato verso le 22.30 di giovedì a quote relativamente basse (700-800 metri sul livello del mare) innalzandosi progressivamente, tanto che nel pomeriggio di ieri si è vista anche qualche goccia di pioggia ai 1500 metri di San Giorgio. Ma la perturbazione ha mantenuto le promesse portando in quota i sospirati fiocchi. Nella tarda serata di ieri se ne potevano misurare dai 30 ai 35 centimetri a Malga San Giorgio e a Passo Fittanze, come a Conca dei Parpari. E anche per oggi è attesa neve.
Moderatamente soddisfatti gli operatori che, scottati dal recente diluvio prenatalizio, incrociano le dita e guardano con timore al cielo: «Non è più come una volta», ammette Beppino Massella, presidente di Lessinia Turistsport, la società che ha in concessione dalla Comunità montana le piste di fondo della Translessinia, «e anche vedere a terra mezzo metro di neve, com'è successo a inizio dicembre, non ci garantisce nulla».
Comunque riconosce che quella di questi giorni è una bella nevicata, «di neve buona», aggiunge, «che dovrebbe restare». È passato con il mezzo battipista nell'anello della Conca di San Giorgio per tracciare un tratto agonistico per l'allenamento dei giovani dello sci club Bosco: «Sembrava di andare sui sassi per il fondo duro e ghiacciato sottostante. Se continua a nevicare come promette, la situazione migliorerà e per domenica dovremmo riuscire ad aprire tutta la Translessinia», si augura.
Per il fondo la situazione è analoga anche a Conca dei Parpari. Giordano Castagna, presidente dello sci club Rovere è fiducioso che per la giornata di oggi si riesca a completare tutti i tracciati. Domani mattina è in calendario la prima gara dell'anno, rinviata una settimana fa per mancanza di neve. Si sfideranno tutte le categorie, dai più piccoli ai seniores, su diverse distanze nel trofeo «Coppa Luigi e Ada Peloso» organizzato dall'Us Campofontana, gara del circuito regionale Grand Prix e Lattebusche.
La giornata sarà condivisa anche con un'altra iniziativa: nel parterre dell'arrivo è organizzata anche una gara di corsa sulla neve con modellini di auto 4x4 radiocomandate. Si potranno gustare evoluzioni e testacoda sulla pista innevata, con percorsi ad ostacoli e sorprese per concorrenti e spettatori.
Per la gioia dei discesisti da oggi sono in funzione anche tutti gli impianti di sci alpino a Malga San Giorgio. Sulle piste quasi interamente innevate con neve programmata è caduta anche quella naturale, trattata nei modi migliori per soddisfare anche gli sportivi più esigenti. «Il manto raggiunge ovunque come minimo lo spessore di 35 centimetri: si possono utilizzare sia le piste Valon, sia Belvedere e Slalom e saranno in funzione sia gli skilift sia la seggiovia», assicura il direttore tecnico della stazione Gianni Bonetti.
Nella giornata di oggi si lavora anche a Passo Fittanze per allestire completamente il parco giochi sulla neve di Lessiland: «Potremmo già anticipare l'apertura al pomeriggio, ma sicuramente da domenica siamo aperti. Tutte le informazioni si trovano comunque sul sito www.lessiland.it, aggiornato più volte durante il giorno o telefonando al 333 - 4144230», fa sapere Roberto Gotta. Le condizioni delle strade sono ottime perché la neve è caduta al di sopra dei 1200 metri e quindi tutti i paesi della Lessinia sono agevolmente raggiungibili.

«Venere della Valpantena», si studia
il mistero della raffigurazione in argilla

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Grezzana. Ad Archeoland l’hanno battezzata «Venere della Valpantena»: trovata qualche anno fa da un ragazzino tra i materiali di scarto di uno scavo attorno al Riparo Tagliente, nel territorio di Grezzana, il più ricco di preistoria del Veneto, è ora in attesa di datazione certa. «Si tratta di una placchetta di argilla che raffigura una piccola Venere, una delle rare raffigurazioni femminili paleolitiche - spiega Renato Fasolo, archeologo e direttore di Archeoloand, il centro di archeologia sperimentale di Stallavena - sarebbe ancor più rara perchè realizzata in argilla», come la Venere di Vestonice, il più antico manufatto in argilla conosciuto al mondo, trovata in Moravia (Cecoslovacchia).

«L’ho consegnata con una relazione preliminare alla Soprintendenza archeologica regionale di Padova - prosegue Fasolo - e adesso è stata mandata al Laboratorio di analisi di Firenze per le datazioni: se confermato, sarebbe l’unica dell’Europa occidentale in argilla».

L’impasto della veneretta ha tracce di colorazione rossastra, un ossicino o un frammento di zagaglia che separa il busto dai seni ed un supporto di pietra locale che potrebbe assomigliare ad un mammuth. Oltre alle tracce d’ocra, ad un primo esame, il reperto presenta «piccole inclusioni carboniose e sicuramente residui di microschegge in impasto». Il materiale della zona attorno al ritrovamento poteva datarsi tra i 13mila e i 10mila anni a.C..

Lessinia e Baldo, in arrivo
la maxi nevicata scacciacrisi

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Alessandro Azzoni



Verona. Sono ore di attesa in Lessinia e sul Baldo. Siamo alla vigilia di un netto peggioramento del tempo che, a partire da questa sera, promette di riportare neve in grandi quantità oltre i mille metri di quota dopo un periodo non esaltante per le piste da sci.
Sarà l'arrivo dello scirocco, legato allo sviluppo di una profonda depressione sul Mar Ligure, a generare un peggioramento che, purtroppo, non mancherà di causare situazioni d'allarme in molte zone del centro-nord, segnatamente in Emilia, Toscana, Umbria e Lazio dove sono attese nuove piene fluviali.
Lo scirocco soffierà soprattutto domani, interessando in modo particolare il Veneto e il Friuli, e investendo direttamente la Lessinia. Rimarranno invece fuori dalla portata dei tiepidi venti adriatici le regioni più lontane del mare, quindi quelle del nord-ovest e l'Emilia occidentale, dove è attesa una grossa nevicata anche in pianura (si parla di almeno 25 centimetri nel piacentino). Va detto che con una situazione come quella prevista la pioggia rischia di portarsi nuovamente a quote piuttosto elevate un po' su tutta la Lessinia, anche se la seconda parte della perturbazione dovrebbe far scendere la quota neve fino a circa mille metri.
Ai 1.550 metri di San Giorgio sono comunque attesi da 50 a 70 centimetri di neve, qualcuno in più sul Baldo alla stessa quota. Solo pioggia invece, e pure parecchia, in pianura dove sono attesi anche 40 millimetri d'acqua da questa sera alla mattinata di sabato.
Ci sarà anche un netto aumento della temperatura nella zona pedemontana (domani previsti anche 8-9 gradi) per l'effetto del foehn lessinico, il vento mite che scende dalle colline quando lo scirocco penetra dall'alto Adriatico verso la Valpadana.
I fiocchi di martedì sera (fino a 3-4 centimetri nella Bassa), hanno comunque portato a cinque le diverse nevicate che la pianura veronese ha ricevuto nel giro di una ventina di giorni, con accumuli progressivi superiodi ai 35 centimetri nel legnaghese, senza contare le temperature minime raggiunti nella prima mattinata di domenica 20 dicembre, tra 14 e 17 gradi sotto zero un po' ovunque e fino a meno 29 nelle conche lessiniche più esposte al gelo. Si può quindi parlare di una prima parte dell'inverno quasi eccezionale.
Da domenica si prevede infine una certa stabilizzazione del tempo, accompagnata da una certa discesa delle temperature, con notevole consolidamento del manto nevoso per l'arrivo di correnti fresche di estrazione continentale che porteranno gelate diffuse a partire da martedì.
Al contrario della pianura, per le montagne veronesi la seconda metà di dicembre è stata tutto sommato da dimenticare. La nevicate che avevano preceduto l'Immacolata e le feste di Natale avevano illuso gli operatori con accumuli anche superiori al mezzo metro, ma l'arrivo di masse di aria molto calda avevano prodotto piogge torrenziali in quota, dove è caduta in 24 ore quasi un decimo dell'intera pioggia che cade in un anno.
Da ricordare anche le situazioni di pericolo per l'esondazione dei corsi d'acqua gonfiati non solo dalla pioggia ma anche dall'improvviso scioglimento delle nevi. Palese il caso di Belluno Veronese.

A Cenise
il primo museo
di contrada

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Vittorio Zambaldo



Boscochiesanuova. A Cenise di sotto sono rimasti solo i Gaspari, ma la contrada, posta come una perla in una conca fra Valdiporro e Bosco, è tutt'altro che morta. «Delle sei famiglie che c'erano 50 anni fa oggi restiamo solo noi», racconta Lorenzo Gaspari che con la moglie Paola e il figlio Riccardo regge le sorti dell'azienda e della contrada. Li aiuta l'altro figlio, Michele, che vive a Rosaro ma che continua a salire e scendere quassù per portare avanti il lavoro. Allevatori di Lessinia, stretti fra prezzo del latte che precipita e burocrazia che strangola anche le migliori intenzioni. Eppure l'idea di non lasciare quest'angolo di paradiso è venuta da Paola che dalla Bassa è salita ad abitare quassù. Il resto lo hanno fatto loro, mettendo a frutto il patrimonio culturale di una famiglia che da secoli ama questo posto.
Hanno trasformato una vecchia stalla con fienile in museo familiare e di contrada, dove un migliaio di oggetti ordinati su tre piani raccontano l'autosufficienza di generazioni che hanno fatto i conti con la fatica. Ma anche l'ingegno di personaggi che con le loro mani hanno trasformato case e stalle e perfino chiese. Perché è un Gaspari, e viene da Cenise di sotto, anche quel padre Anselmo, nato Quirino, cappuccino dei frati del cimitero di Verona, diventato architetto per passione. Gli si deve la ricostruzione della chiesa di Valdiporro a fine '800 e numerosi capitelli fra cui quello dei Dossetti, vicino a contrada Zamberlini, voto e omaggio della famiglia Brutti alla terra che stava lasciando per sempre, diretta in Sud America.
Nel museo ci sono libri, cartografie, disegni con le istruzioni per il mastro scalpellino, i regoli dei particolari in pietra da portare a misura, perfino fascicoli manoscritti con le istruzioni per le colle e i colori, per realizzare meridiane. Ma ci sono anche gli attrezzi da lavoro legati alla pietra, al legno, al ghiaccio, l'occorrente per rilegare libri e riviste perché fra i Gaspari ci sono state anche tre maestre che comperavano riviste e realizzavano volumi delle annate per sé e per gli alunni. E poi gli utensili da cucina, bilance, misure in vetro, in ferro, in rame e in legno, attrezzi per lo sfalcio, per l'apicoltura, suppellettili per la casa, coperte tessute a telaio, una cassetta con tutti gli arnesi per riparare orologi, carri agricoli, bronzine, le campane da parata indossate dalle vacche guida nei cammini di transumanza. Un angolo è riservato a san Giovanni Calabria che a Cenise veniva in ferie con i ragazzi: è rimasto il tavolino dove celebrava messa e un manoscritto.
I Gaspari hanno visto tempi tristissimi: nel 1917 morì il patriarca Anselmo, l'anno dopo, di influenza Spagnola, suo figlio Angelo e il cugino Celestino e a Cenise restarono solo le donne con otto figli, il più grande solo diciannovenne. Sono state l'anello forte, quelle che hanno tenuto insieme la catena della vita per i Gaspari e per Cenise. «I nostri vecchi hanno sempre avuto pochi soldi ma investito in cultura», precisa Riccardo, rivelando il segreto della bellezza di oggi.
Il lavoro è partito recuperando la stalla, grattando via l'antico intonaco, setacciandolo perché nulla andasse perduto e riproponendolo sulle stesse pareti con nuova calce: hanno lavorato artigiani del posto, Silvano Falzi e Mauro Dal Dosso su progetto del geometra Mario Stevanoni. Dove mancavano delle pietre le hanno recuperate scalpellandole a mano. Le travi del tetto e dei solai sono nuove, ma fatte con gli alberi antichi dei boschi di Cenise, come pure le porte. «Erano anni che guardavo quel materiale ammucchiato in una stanza e nell'altra, sotto un portico o alle pareti della vecchia stalla. Sognavo una collezione ordinata per quegli attrezzi che anch'io ho usato da piccolo», racconta papà Lorenzo, «e i sogni poi si realizzano, se ci si crede».
Si realizzano anche senza i contributi pubblici, contando solo sulle proprie forze e sull'amore per la propria terra. «Che potevamo fare? O si buttava via tutto o gli si dava una degna sistemazione. La contrada è al centro di un percorso molto frequentato d'estate e d'inverno, fra Valdiporro e Bosco: ci sono croci, ghiacciaie, capitelli. Questo "Museo della contrà" arricchisce la nostra storia e ha senso perché noi ancora abitiamo e viviamo del lavoro che la contrada ci offre», conclude Riccardo.

Melotti: non è un «inciucio» ma un'alleanza per la Lessinia

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Vittorio Zambaldo



Il presidente della Comunità montana della Lessinia Claudio Melotti chiarisce la sua posizione sulle nomine degli assessori in Comunità montana dopo le polemiche dei giorni scorsi che hanno coinvolto il Comune di Tregnago per la nomina di Simone Santellani, assessore esterno in quota Pd, costretto a dimettersi dall'incarico nel proprio Comune e al quale esprime solidarietà, Paolo Garra, consigliere di maggioranza a Cerro, già assessore nella giunta dell'ex presidente Stefano Marcolini e non più ricontattato per entrare nella nuova giunta comunitaria.
Intanto sgombra il campo dalla scomoda etichetta di tessitore di «inciuci» per la presenza nella sua giunta di componenti di Pdl, Udc e Pd: «L'amico sindaco di Tregnago, Marco Pezzotti, a cui non è piaciuta l'intesa, ha dimenticato che il suo vicesindaco Guido Pigozzi è stato assessore nella precedente giunta guidata da Stefano Marcolini, nata in modo trasversale incrociando le amministrazioni interessate comprese quelle di centrosinistra, che all'epoca erano anche più numerose di quelle attuali. «Anche in questa nuova giunta si è trovata l'adesione della stragrande maggioranza delle amministrazioni comunali della Lessinia riunite non sotto una bandiera di partito bensì dall'unica appartenenza al territorio della Comunità montana.
«Solo la Lega nord, che è noto a tutti come avesse cercato un'alleanza con le amministrazioni comunali a guida Pd, nonostante sia stata ripetutamente invitata, ha declinato l'invito», sottolinea Melotti, «non tanto perché non accettasse il cosiddetto inciucio, quanto perché pretendeva di esprimere un proprio candidato senza averne i numeri».
Se la Comunità avrà vita lunga o corta non si sa, ma snobbarla perché non ci sono assessori di proprio gradimento favorisce per Melotti «il fallimento dell'obiettivo primario che è la continuità nella riorganizzazione della Comunità montana ente di gestione sovracomunale ed anche soggetto gestore del Parco. Questa condizione è stata tenuta in grande considerazione, prova ne sia che tutti i Comuni aventi territorio nel Parco, ad eccezione di Roverè, hanno aderito a questa maggioranza».
«Non c'è stata mancanza di trasparenza nella mozione da me presentata», precisa il presidente Melotti, «perché tutti gli attori di questa vicenda erano e sono a conoscenza dello svolgersi dei fatti e l'adesione sulla mozione presentata non si è raggiunta in notturne riunioni carbonare bensì soltanto col colloquio diretto con tutti i sindaci interessati. Chi ha voluto aderire ha trovato le porte aperte senza condizioni precostituite, pazienza per chi ha scelto diversamente».
Infine all'ex assessore Paolo Garra che lamenta il suo mancato coinvolgimento, dopo un quadriennio di buon lavoro in giunta, Melotti ricorda che ci sono state le elezioni amministrative di primavera e la giunta sarebbe comunque cambiata perché gli incarichi nell'ente erano in scadenza, «ma è incomprensibile che pretenda di essere in giunta quando si sapeva il suo sostegno a un diverso progetto amministrativo, anche contro il volere del suo sindaco. Tutto ciò senza nulla di personale nei confronti di Garra e dell'amministrazione di Cerro che anzi, francamente, avrei gradito molto fossero al nostro fianco in ragione della contiguità territoriale, di amicizia personale e di alcuni importanti progetti che si stanno realizzando insieme.
«Ricordo che su 54 consiglieri della Comunità montana ci sono un presidente e 8 assessori: mi auguro che gli altri 45 comprendano che il loro ruolo sarà comunque valorizzato soprattutto per i consiglieri di quei Comuni che non sono direttamente rappresentati in giunta, ma che hanno assicurato fin dall'inizio un sincero e leale appoggio alla nuova amministrazione comunitaria».
Vittorio Zambaldo

Turismo, invece della neve
fioccano le disdette

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Vittorio Zambaldo



Lessinia. L'incubo è che si ripeta lo scherzo di tre anni fa quando la neve arrivò a fine gennaio. Gli operatori delle stazioni invernali della Lessinia guardano al cielo non solo per il meteo ma anche per chiedere la grazia. Al posto dei fiocchi piovono disdette delle prenotazioni per chi aveva da tempo confidato di poter contare su un bianco inverno. Invece, nonostante le ottime premesse, sono bastati un paio di giorni per rovinare il lavoro di una stagione. Piste allagate alla vigilia di Natale e sforzi sovrumani per recuperare la poca neve e sistemare almeno pista e risalita dello skilift del Valon, l'impianto baby di Malga San Giorgio che assicura comunque di mantenere i posti prenotati dagli sci club e dalle scuole sci per le lezioni sulla neve. Ieri sono arrivati regolarmente due pullman di ragazzi organizzati da altrettanti sci club e le lezioni si sono svolte, mentre da tre notti i cannoni sparaneve lavorano come indemoniati grazie al freddo.
«Abbiamo occupata solo la metà dei 50 posti letto disponibili», fa sapere Graziella dell'hotel Sporting, la struttura più vicina alle piste di San Giorgio. «Tanti hanno rinunciato, ma qualcuno è tornato quando ha saputo che entrava in funzione lo skilift. Però come personale lavoriamo part time perché è ridotto il carico sia nel ristorante, sia nel bar. Per Capodanno dovremmo riempire, perché non c'è stata nessuna rinuncia. Nel frattempo speriamo che nevichi».
La mancanza del grosso afflusso si è fatta sentire anche al ristorante bar «Al caminetto», «ma non ci lamentiamo. Possiamo dire che è andata benino: certo se si riuscisse a far partire anche la pista della seggiovia sarebbe un'altra storia», aggiunge Paola Lonardi. Comunque agli sciatori si sono sostituiti gli escursionisti e l'afflusso, seppur sottotono, c'è stato nei giorni scorsi.
Come capita negli anni di scarso innevamento chi riempie le casse è invece il palaghiaccio di Boscochiesanuova. La tradizione è stata confermata con tre giorni da urlo a cavallo fra Natale e domenica. Alessandra Albarelli, assessore al turismo, rivela che la struttura ha fatto tre giorni di tutto esaurito: «Code alla biglietteria e pieni i quattro turni giornalieri, con circa 1.400 ingressi al giorno. Abbiamo avuto un positivo riscontro dalla pubblicità ed è servito anche lanciare il messaggio ecologico dello sconto a chi saliva a Bosco in pullman», aggiunge Albarelli, ricordando l'iniziativa in collaborazione con Apt che sconta 2 euro sull'ingresso a chi presenta il biglietto di andata e ritorno.
Dell'afflusso hanno risentito positivamente i punti vendita del centro, meno in periferia dove si lavora di più sul traffico con San Giorgio: «Non abbiamo avuto disdette, ma neanche prenotazioni», nota Lino Scandola, titolare dell'albergo Lessinia. «Per Capodanno c'è il pienone, però di questi giorni, negli anni scorsi, dovevamo rispondere a decine di richieste di prenotazioni. Invece quest'oggi non ne è arrivata nessuna. Non credo sia colpa della neve, ma della crisi che si fa sentire più dell'anno scorso, quand'era prevalentemente di tipo finanziario».
Alla crisi non dà molto rilievo invece Oliviero Fiorini, titolare dell'hotel Cristina di San Rocco di Piegara e presidente provinciale degli albergatori di Confcommercio: «Non stavamo bene già prima e la mancanza di neve aggrava la situazione. Ho perso 3-4 prenotazioni per Natale per colpa del maltempo, clienti allarmati dalle notizie delle nevicate e del freddo e per noi albergatori della Lessinia perdere queste vacanze con le camere vuote è una bella grana. Contiamo sulla neve per recuperare».

Si sciolgono
neve e piste
Il turismo
è in ginocchio

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Vittorio Zambaldo



È finita in acqua e ghiaccio la montagna di neve caduta nei giorni scorsi in Lessinia e sul Baldo. L'incredibile rialzo delle temperatura nei giorni precedenti a Natale ha mandato in fumo il lavoro degli operatori delle stazioni invernali che puntavano a una grande stagione con le premesse di freddo e neve che c'erano state. «È un disastro. Mi batterò perché venga riconosciuto lo stato di calamità naturale, come del resto stanno facendo in stazione ben più attrezzate della nostra, in Trentino e sulle Dolomiti», annuncia Gianni Bonetti, direttore tecnico di Malga San Giorgio.
Chiusi gli impianti per colpa del meteo nei giorni di Natale e Santo Stefano, si punta a riaprire per oggi mendicando la poca neve rimasta sui cumuli di fiocchi «sparati» che erano stati precauzionalmente preparati. «Con un grosso lavoro riusciamo ad aprire la pista Valon per onorare gli impegni presi con i corsi della scuola sci», ammette Bonetti, «ma per il resto rimane tutto chiuso». La richiesta di stato di calamità nasce dal fatto che con questa situazione è messa in ginocchio l'economia dell'intera Lessinia centrale. «Non è solo un problema di impianti fermi», precisa Bonetti, «ma ci sono prenotazioni che saltano, alberghi che non lavorano, ristoranti che si trovano con le dispense strapiene. Abbiamo impiegato 15 mila metri cubi d'acqua per far neve nei giorni di freddo e ora ce la troviamo persa a rivoli sui pascoli»
Tanti non hanno rinunciato a salire, soprattutto famiglie con bambini alla ricerca del dosso in ombra dove lasciar scendere la slitta, ma il pericolo ora è il ghiaccio che ha trasformato in lastre di cristallo scivoloso la neve sciolta.
Fermi gli impianti anche sul Baldo: «La pioggia ha portato via quasi tutto. Restano delle chiazze di neve ma è impensabile sciare anche sulle piste più facili», avverte Marco Menotti, che segue la tracciatura per la stazione di Malcesine-Monte Baldo. «La temperatura è di nuovo scesa dopo le impennate verso l'alto dei giorni scorsi che hanno portato la pioggia. Speriamo in un'altra perturbazione prima di Capodanno che ci permetta di recuperare almeno metà delle vacanze natalizie», si augura.
Questo infatti dicono le previsioni, ma non è ancora chiaro se sarà una perturbazione fredda che porterà neve o un'altra scarica di libeccio con aria calda e pioggia.
Al parco divertimenti sulla neve di Lessiland, a Passo Fittanze, sono decisi a ritentare: «Con questo freddo mettiamo di nuovo in funzione i cannoni e contiamo di essere pronti fra un paio di giorni, se la pioggia non ci rovinerà ancora il lavoro. Sul sito della stazione (www.lessiland.it) i dati sono aggiornati e lo si può consultare prima di partire».

Sci e slitte, gli «angeli» invitano a usare la testa

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La coltre bianca copre di nuovo le montagne della Lessinia e come ogni stagione invernale (dal 1989) i volontari della Sicurezza Piste Sci tornano sulle nevi per l'attività di soccorso a Malga San Giorgio.
I loro volti sono ormai noti ai frequentatori della montagna veronese, così come la rapidità dei loro interventi in caso di incidenti sulle piste, e, quando necessario, anche al di fuori.
Gli angeli rossi delle piste, come qualcuno li ha soprannominati in virtù della loro divisa, quest'anno sono aumentati di numero salendo a ventuno soccorritori a cui si aggiungono tre aspiranti in formazione.
Dice il presidente del sodalizio, Marco Castellani: «La nostra attività viene svolta in collaborazione con gli agenti della Forestale e dei Carabinieri. Il servizio di soccorso è da loro svolto durante i giorni feriali, mentre durante weekend e vacanze natalizie noi siamo in costante contatto radio per coordinarci negli interventi, essendo loro dotati di motoslitta, attrezzo indispensabile per molti trasporti».
La stazione di San Giorgio ha aperto i battenti il 6 dicembre e da questa settimana l'apertura sarà continuativa. Gli operatori della società Nuova Lessinia hanno provveduto a mettere in sicurezza le piste con reti e materassi di protezione.
Continua il presidente Castellani: «Le piste di San Giorgio risultano essere sicure e molto ben tenute ma non dimentichiamo che la prima sicurezza la fa lo sciatore stesso, per cui vale sempre la raccomandazione di utilizzare attrezzatura adeguata, scegliere le piste in base alla propria capacità sciistica, e regolare la velocità in base alle condizioni di affollamento. La scorsa stagione ha visto un notevole incremento degli interventi di soccorso, ma buona parte degli stessi ha richiesto la nostra presenza al di fuori delle piste, e precisamente negli spazi liberi frequentati da utenti dotati di slitte, bob e quant'altro utile a scivolare sulla neve. A tal proposito raccomandiamo a tutti di usare sempre il buon senso, al fine di non trasformare una giornata all'aria aperta in una rapida corsa al Pronto soccorso, a volte con conseguenze spiacevoli».
Chi volesse saperne di più nei riguarda dell'attività dell'associazione «Sicurezza Piste Sci Verona», può consultare il sito internet www.sicurezzapistescvr.it.R.G.

In Lessinia fiocchi e ghiaccio creano problemi sulle strade

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Vittorio Zambaldo



Bianco risveglio per i veronesi ieri mattina, perché la neve questa volta non ha fatto differenze ed è comparsa tanto in montagna quanto in pianura, preferendo per la verità la parte bassa a quella alta del nostro territorio. Alle nove di mattina c'erano già 5 centimetri ad Albaredo d'Adige, ad esempio, e appena 2-3 centimetri in Lessinia, sopra gli 800 metri. Solo imbiancate le strade dei fondovalle, ma questa situazione che non ha affatto messo tranquilli i tecnici della Provincia responsabili della viabilità, perché la neve, particolarmente secca e facilmente aderente a ogni superficie, si è accompagnata anche a temperature rigide.
Sempre in mattinata il termometro segnava due gradi sotto lo zero a San Rocco di Piegara e questo ha contribuito a creare un sottile velo ghiacciato insidioso per i veicoli soprattutto nei tratti con maggior pendenza. Sono uscite di carreggiata della auto sulla strada provinciale delle Mire, in località Trezzolano, fra Montorio e San Rocco, e a Pian di Castagnè.
Il pericolo è stato alto soprattutto nella mattinata e per il tipo di neve alla quale si adattavano a fatica anche le gomme termiche. I mezzi spargisale sono tutti entrati in opera ma era impossibile coprire contemporaneamente tutte le strade. Disagi quindi ce ne sono stati finché tutta la rete viaria non è stata interamente coperta con il sale o con il ghiaino.
Neve poca ma freddo tanto e questo ha permesso a chi è provvisto di cannoni per la neve programmata di lavorare intensamente questa settimana. È successo al parco divertimenti di Lessiland, a Passo Fittanze, dove mercoledì notte si è sparato neve con una temperatura dell'aria di ben 13 gradi sotto zero: «Grazie a questo siamo riusciti a produrre neve nonostante l'umidità relativa fosse particolarmente alta, attorno all'80 per cento, e in certi momenti anche superiore al 90», fa sapere Roberto Gotta che segue la preparazione del parco giochi.
Riaprono i cancelli quindi domani e domenica per gli appassionati delle discese su bob e gommoni e delle comode risalite su nastro trasportatore e per le famiglie che vogliono passare delle ore serene con i bambini al sicuro nei giochi gonfiabili attrezzati nell'area chiusa. Lessiland riapre poi giovedì 24 e resta chiuso il giorno di Natale per tornare di nuovo in funzione in maniera continuativa da Santo Stefano all'Epifania.
Da domani sono disponibili anche tutte le piste di discesa di Malga San Giorgio. Dei tre impianti resta fermo solo lo skilift della pista Slalom, perché non è stata innevata la risalita, ma la pista si può utilizzare per la discesa salendo con la seggiovia. «Spariamo neve da quattro giorni grazie alle temperature polari e in questo momento stiamo spianando i cumuli sulle piste. Domani si apre definitivamente e continuativamente per l'intera stagione», annuncia Gianni Bonetti, direttore tecnico della stazione. L'attesa è per la neve naturale che le previsioni darebbero in arrivo abbondante la prossima settimana, a ridosso di Natale.
È anche la speranza dei fondisti che non possono contare sui cannoni sparaneve. Per questo fine settimana la situazione non è cambiata: è ancora troppo poco lo strato per garantire l'intero tracciato della Translessinia e pertanto si scia solo nella piana di San Giorgio sull'anello Gaibana e a Conca dei Parpari sul tracciato di 4 chilometri.
Riapre domenica 20, invece, la funivia Malcesine-Monte Baldo, ma restando questa situazione di innevamento non sono praticabili le piste da discesa della stazione: «C'è un bel fondo ghiacciato di 20-30 centimetri», dice Marco Menotti incaricato della tracciatura, «aspettiamo una nevicata per mettere in funzione tutto. Siamo pronti, ma dipendiamo dal meteo», conclude.
Vittorio Zambaldo

Damiano Tommasi in campo col Sant'Anna
Un gol, un assist e poi gnochi de malga

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Mica male, per essere alla prima. Un gol e un assist al fratello Alfonso, per il 4-4 finale contro il Mozzecane. Damiano Tommasi è stato di parola, come sempre. Lo aspettavano e lui è ripartito dalla Seconda categoria. Mister Spiazzi gli ha dato l'8. "Vai e gioca" gli ha detto. Mica puoi dare troppi consigli a uno che s'è fatto 29 partite (e un gol) in Nazionale, più uno scudetto alla Roma, più tante altre cose belle, tra cui gli anni dell'Hellas e quelli finali traa Spagna, Inghilterra e Cina. "Era un sogno, l'ho sempre detto e ho sempre pensato che un giorno o l'altro sarebbe accaduto" aveva detto. "Il calcio è sempre uguale, magari qui ci sono meno tensioni ma le emozioni son le stesse e quello che conta, anche qui, è sempre il risultato".
A 35 anni e mezzo, dopo aver chiuso una carriera professionistica di altissimo livello Damiano s'è così ritrovato in campo con la maglia del Sant'Anna d'Alfaedo, Tutto normale, come sempre per la gente di qua, che non ha mai cambiato modo di guardarlo, come lui non ha mai fatto niente per mostrarsi diverso. La gente di montagna è unica in questo. Sì, non c'era il pubblico delle grandi occasioni, giusto per essere chiari. "Quaranta tifosi e 6 mucche" ha scritto la Stefano Boldrini sulla Gazzetta dello Sport. Certo, c'erano fotografi, le telecamere, un po' di stupore nell'arbitro, molta curiosità negli avversari, orgogliosi di trovarsi davanti un campione come lui, simbolo di un calcio in via d'estinzione. "Certe cose, ormai - aveva detto di recente - le trovi solo tra i dilettanti". Eccolo lì, allora. Maglia blu con croce gialla sul petto, quella dei Falchi. Con lui in campo per tutti i 90', ne è uscito uno spettacolare pareggio. «Dispiace non aver vinto, vorrà dire che ci rifaremo domenica prossima», ha commentato Damiano, a conferma che, al di là della categoria, non ha perso lo spirito di combattente e ama vincere anche le mini-partitelle di allenamento.
Al campo, anche la la moglie e l'ultimo dei quattro figli. Poi, dopo la doccia, come si conviene alle sfide tra i dilettanti, un mega-pranzo, annaffiato dal vino Valpolicella, sotto un capannone allestito per l'occorrenza. La ricetta? Decisamente intrigante. "Gnochi de malga, formaggio e prosciutto».
«La mia scelta di lasciare il calcio professionistico è definitiva e legata soprattutto a motivi familiari - ha detto ancora Tommasi - Credo fosse giusto dire basta e dedicare a mia moglie e ai miei figli tutto il tempo possibile, come invece non mi è successo negli ultimi anni. Il calcio rimarrà un hobby: in fondo due allenamenti serali e una partita alla settimana non saranno un peso a casa».
E adesso, appuntamento a domenica, sul terreno dell'Ares. Per cercare la prima vittoria della nuova carriera.

San Giorgio
apre una pista
e per i cannoni
si attende il gelo

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Vittorio Zambaldo



La neve in Lessinia è arrivata in anticipo ma adesso fa penare. Le piogge dei giorni scorsi e l'inversione termica hanno portato umidità e caldo che non hanno fatto certo bene al manto nevoso. Ieri mattina ai 1.500 metri di San Giorgio di Boscochiesanuova il termometro registrava 10-12 gradi; di notte la colonnina di mercurio è scesa appena a 1 o 2 gradi sopra lo zero. È questo il guaio peggiore perché non è possibile neanche intervenire con la neve programmata, dove le strutture sono provviste di cannoni sparaneve come Malga San Giorgio e Lessiland.
«Sono inutilizzabili anche le torri di raffreddamento», spiega il direttore tecnico della stazione di San Giorgio, Gianni Bonetti, «perché pur avendo l'acqua a temperatura giusta per fare neve, l'atmosfera è troppo calda e i cannoni hanno lo spunto per partire ma si fermano, perché invece che far nevicare fanno piovere».
Va però detto che è in arrivo il freddo, e questo potrebbe risolvere la situazione, almeno per quanto riguarda la messa in funzione dei cannoni.
In questa situazione per la giornata di oggi la direzione ha deciso di aprire solo la pista Valon. Se saranno rispettate le previsioni che danno appunto freddo intenso nella notte, si potranno ripristinare i pochi punti scoperti della pista Belvedere, quella della seggiovia, che potrebbe così entrare in funzione domani.
Per il momento resta esclusa solo l'apertura della pista Slalom, sulla quale pioggia e caldo hanno fatto i danni peggiori ed è da innevare completamente. Per questo si guarda al cielo, come stanno facendo gli addetti allo sci di fondo: «Il vento di martedì scorso, se ha portato un po' di neve sulla piana di San Giorgio, ha però spolverato le creste e fatto affiorare i sassi sulla traccia battuta in alto», rivela Beppino Massella, presidente di Lessinia Turistsport, la società che ha in concessione dalla Comunità montana le piste di fondo della Translessinia. «Pertanto, per il prossimo fine settimana non aprirà la biglietteria del fondo: si potrà entrare gratuitamente e sciare sull'anello Gaibana della piana di San Giorgio e anche salire in quota, ma a proprio rischio e senza responsabilità da parte nostra», avverte Massella.
Critica anche la situazione al Centro fondo di Conca dei Parpari: «Facciamo lo sforzo di tenere aperto un anello di 4 chilometri», annuncia Giordano Castagna, presidente dello sci club Roverè che ha in gestione le piste comunali della località, «e speriamo nel freddo e nella neve per garantire agli appassionati la possibilità di percorrere tutti i tracciati nelle prossime settimane».
Anche a Passo Fittanze dove per il ponte dell'Immacolata era stato allestito per tempo e aperto il parco divertimenti sulla neve di Lessiland, si sono dovuti arrendere: oggi sarà sicuramente chiuso e l'apertura domenicale è incerta, annuncia Roberto Gotta, «perché tutto dipende dal freddo e dalla possibilità di produrre neve artificiale che integri la parte rovinata dalla pioggia e dalle alte temperature».

In arrivo cinque
milioni di euro
per sprecare
meno acqua

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Piero Taddei



Difendere il territorio dagli allagamenti e distribuire meglio l'acqua destinata all'irrigazione riducendone i consumi. Come ha spiegato ieri nella sede del Genio civile di Verona l'assessore regionale all'ambiente Giancarlo Conta, sono queste le linee ispiratrici dell'investimento di 14 milioni e 685 mila euro approvato dalla giunta di Palazzo Balbi per interventi di bonifica delle acque e ammodernamenti irrigui in favore di comunità montane e consorzi di bonifica di tutto il Veneto.
Almeno cinque milioni arriveranno nel veronese: le Comunità montane del Baldo e della Lessinia riceveranno rispettivamente 150 mila e 850 mila euro, il consorzio Agro veronese Tartaro Tione un milione e 300 mila; identica cifra lo Zerpano Adige Guà di San Bonifacio, mentre il Valli Grandi e Medio Veronese di Legnago riceverà una somma di poco superiore: un milione e 450 mila euro.
«Le risorse», ha spiegato ancora l'assessore Conta, «sono state destinate sulla base di urgenze e situazioni che hanno determinato emergenze, con la finalità di tutelare e valorizzare il territorio attraverso un uso razionale del patrimonio», in un'ottica di sostenibilità ambientale. «Gli interventi irrigui sono volti a tutelare la stabilità delle produzioni agricole e a garantire inutili dispersioni della risorsa idrica, che alla luce del cambiamento climatico va preservata rendendo più efficienti le reti distributive e riducendone gli sprechi», ha aggiunto Conta. Intorno al tavolo c'erano i presidenti dello Zerpano, Fabio Sgreva, del Valli Grandi, Antonio Tomezzoli, dell'Agro Veronese, Flavio Leso, e il responsabile di area tecnica della Comunità montana della Lessinia, Giuseppe Laiti. Sgreva ha fatto sapere che con i soldi lo Zerpano darà il via al primo stralcio lavori di un innovativo progetto volto ad integrare l'irrigazione su 4.000 ettari di valli veronesi comprese tra Montorio e Chiampo. Tra l'altro, il progetto prevede il recupero di acque reflue di depuratori, che prima di essere immesse nelle condotte saranno filtrate; di bacini d'accumulo ricavati da cave dismesse, il maggiore utilizzo di acque superficiali, in primis quelle del fiume Fibbio, per arrivare a minori attingimenti da pozzi potabili. In sostanza, il progetto dal costo complessivo di cinque milioni, recupererà 600 litri al secondo di acque reflue e rinuncerà a 2-300 litri al secondo di preziosa acqua di falda.
Con il finanziamento spettante, la Comunità della Lessinia costruirà un secondo gruppo di pozzi per portare in quota acqua prelevata da una profondità di 1.300 metri. Beneficiate dai lavori saranno le zone dei comuni di Conca dei Parpari, Boscochiesanuova e Roverè. Attualmente l'acqua necessaria alla montagna viene pompata nella misura di 105 litri al secondo dalla Val d'Adige, con costi energetici dispendiosi, sopratutto per quanto riguarda l'acqua potabile. La Comunità attuerà anche altri interventi volti a diversificare l'agricoltura di media collina: viti e ulivi sono pressoché improduttivi senza irrigazione.
Il Valli Grandi devolverà in difesa idraulica il milione e 450 mila euro di pertinenza. Previsti interventi sui fiumi Menago e Canossa, le cui sponde sono messe a rischio dalle nutrie e da innalzamenti e abbassamenti repentini delle acque. L'Agro veronese Tartaro Tione metterà invece al sicuro le sponde del canale irriguo Verona–Villafranca, denominato 36G.
Presidenti dei consorzi e responsabile tecnico della Comunità montana hanno espresso ringraziamenti per la sensibilità regionale verso la tutela del territorio. Conta, da parte sua, si è complimentato con Sgreva, Tomezzoli e Leso per la loro rielezione, avvenuta domenica scorsa, nelle assemblee dei superconsorzi Veronese e Alta Pianura Veneta. Quindi ha elogiato la Coldiretti per i risultati ottenuti in tutto il Veneto. Infine si è detto soddisfatto per l'affluenza alle urne, «nonostante il ponte dell'Immacolata».

I Comuni di confine sorridono In arrivo 300mila euro l'anno

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Barbara Bertasi



Novantuno milioni di euro in tre anni, come dire circa 300 mila euro l'anno, per il triennio 2009, 2010 e 2011 ai cosiddetti Comuni di confine, e cioè quelli limitrofi alle Province autonome di Trento e Bolzano, alla Val d'Aosta e al Friuli. In tutto sono 99, e otto sono veronesi: Brentino Belluno, Bosco, Dolcé, Erbezzo, Ferrara di Monte Baldo, Sant'Anna d'Alfaedo, Selva di Progno e Malcesine. Li ha garantiti la settimana scorsa il capodipartimento del ministero affari regionali per conto del ministro Raffele Fitto e del presidente del consiglio Silvio Berlusconi all'Associazione comuni di confine, presieduta da Marco Scalvini, che ieri è venuto a Verona per annunciarlo.
L'Ascomi Conf conta 445 associati, tra cui paesi confinanti con Austria e Svizzera, e di altri di seconda fascia (che cioè confinano con i «comuni confinanti»). Anche per loro l'associazione ha chiesto un incontro col ministero per ottenere più fondi, avendo le medesime problematiche degli altri. I sindaci sono pronti a manifestare ad Arcore, davanti alla villa di Berlusconi, con camper e tende se non saranno ascoltati. Lo ha garantito Scalvini, e lo conferma il sindaco di Brentino Belluno, Virgilio Asileppi, unico rappresentante per la nostra provincia.
Questi soldi, che Asileppi assicura saranno messi nella legge Finanziaria, sono fondamentali. Finanzieranno soprattutto opere e iniziative a carattere sociale, come asili nido, scuole per l'infanzia, servizi per anziani, indispensabili in un territorio come quello montano che mostra più di altri il divario con in «vicini» ricchi delle province autonome.
«In ottobre ci siamo incontrati nel Bresciano, a Bagolino», spiega Asileppi, «e ci siamo resi conto, che, pur essendo tanti, rischiavamo di perderci per strada. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo ripreso questo percorso che deve proseguire a prescindere dalle appartenenze politiche. Parlando di bilancio», ricorda, «ho evidenziato che stiamo vivendo un periodo di forte crisi. Abbiamo moltissimi problemi, ma le Regioni paiono essersi dimenticate della montagna, a cui un tempo dedicavano più risorse. Ma la montagna non può essere abbandonata. Non deve ripetersi il fenomeno dell'immigrazione, né possiamo vivere in un perenne stato di frustrazione. Nelle Province autonome i servizi sociali sono assolutamente migliori dei nostri con erogazioni pubbliche pari al 95%. Da noi la situazione è drammatica. Senza contare che la nostra ricchezza se ne sta andando. Quale sindaco di un comune della Valdadige, che vive sulla vitivinicoltura, posso dire che ormai siamo "padroni" solo del 50 % del territorio, perché l'altra metà è stata acquistata da trentini: produciamo una ricchezza che è portata via e va ad arricchire un'area già ricca».
Così torna ai conti fatti a Roma: «La garanzia ci viene dal Dipartimento delle autonomia locali. Ci hanno indicato di mettere 250-300 mila euro nel bilancio di previsione che approveremo per il 2010. Invero per il 2009 c'è stato lo scivolamento di una anno, poiché non avevano disponibilità di cassa. Ma su questi soldi possiamo contare. Qui da noi abbiamo tante cose da fare, penso alla materna col nido, a una sala polifunzionale che nemmeno abbiamo».

Lo «stau» divide in due la Lessinia innevata

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È assodato che nevichi più in montagna che in pianura, non altrettanto, almeno nella mentalità comune, spiegare come mai alle stesse quote nevichi a volte con differenze notevoli. È successo con l'ultima precipitazione di venerdì, che ha favorito, almeno nella prima fase, la Lessinia orientale, grazie alla maggiore esposizione al fenomeno dello «stau». E potrebbe ripetersi in queste ore, visto che la neve ha ripreso a cadere abbondante.
Di che cosa si tratti lo spiega Flavio Menini, dell'associazione Estremi di Meteo4: «È in pratica il sollevamento delle correnti meridionali che accompagnano la perturbazione quando incontrano le montagne. Ciò porta a una saturazione forzata della colonna d'aria e quindi a maggiori precipitazioni e, di conseguenza, a temperature leggermente inferiori a parità di quota».
Infatti, le alte dorsali che dividono la Val d'Illasi con la Val d'Alpone e la Valle del Chiampo, si sono imbiancate già ai 600-700 metri e gli accumuli iniziavano poco sopra, dai 700-800 metri sulla dorsale occidentale della Val d'Illasi, con 3-4 centimetri di neve a San Mauro di Saline, per poi salire fino ai 17 cm a Velo e i 20 a Camposilvano. Nel pomeriggio però, il limite saliva fino a 1.200 metri, portando un notevole assestamento del manto nevoso.
Sul versante di Cerro e Boscochiesanuova, in Lessinia centrale, che nell'immaginario collettivo gode dell'idea di essere «vera montagna», l'accumulo invece iniziava solo dai 900 metri, ben 300 oltre il livello della parte orientale, e nell'abitato di Bosco lo spessore non ha superato i 12-13 centimetri.
«Diversa la situazione sopra i 1.300 metri, dove la neve è caduta incessantemente su tutta la Lessinia e sempre di ottima qualità, spesso accompagnata da raffiche di vento; a Sant'Anna d'Alfaedo siamo arrivati a misurare quasi 80 km/ora», fa sapere Menini. Alla fine sono caduti circa 30 cm a 1.300 metri, 40 cm a 1.400, 50-55cm a 1.500 metri (Malga San Giorgio) e circa 60 centimetri sulla parte più alta dell'altopiano e sul Carega. Eventi di questa portata si verificano normalmente non più di 4-5 volte nell'intera stagione invernale.
Anche quest'anno la stagione sembra partire con il piede giusto sulla falsariga della scorsa, quella dei record, che vide accumuli complessivi superiori ai 5 metri a San Giorgio, e di circa 12-13 metri sulle cime del Carega. «La situazione aggiornata al 5 dicembre registra già un accumulo complessivo di circa 150 cm a San Giorgio (nevicò anche a fine ottobre) e un metro in più sulle cime dei massicci del Carega e del Baldo; accumuli parziali praticamente identici all'anno scorso», nota Menini.
L'ultima perturbazione Menini la definisce «molto democratica, perché ha apportato oltre ad abbondanti nevicate in montagna, anche ottime precipitazioni liquide in pianura (in media 40-50 millimetri). Lo testimoniano le svariate decine di stazioni meteo semiprofessionali che inviano i loro dati in tempo reale sul nostro sito www.meteo4.com. Quest'anno poi possiamo contare su Luca Codognola, nostro associato che vive a San Giorgio e grazie alla stazione meteo da lui installata, siamo continuamente aggiornati sulle condizioni atmosferiche, sempre corredate da bellissime foto», conclude con la soddisfazione del meteorologo e del «nevofilo» incallito.V.Z.

L'ex dipendente si compra l'albergo e lo riapre ai turisti

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Vittorio Zambaldo



Riapre martedì 15 dicembre l'hotel La Pineta di Cerro, grazie a Romano Cardinali, che 36 anni fa vi arrivò come maître. Si realizza così la favola a lieto fine del dipendente che sogna di poter un giorno guardare con soddisfazione all'impresa in cui lavora e immaginarsi titolare. Cardinali, che ha un'avviata ditta di catering e gestisce il ristorante della Fiera di Verona, ha deciso di investire i risparmi nella riapertura dell'hotel, chiuso dal 2001. Era stato costruito dai fratelli Regnoto che lo avevano chiamato nel 1972 a dirigere La Pineta, strappandolo al Gran Hotel di corso Porta Nuova, dopo essere stato a lavorare a Londra. «In tre anni portai l'albergo ristorante a un buon livello trasformandolo in sede di convegni internazionali. Ricordo in particolare quello di cardiologia con luminari da tutta Europa e quello di meteorologia che vide la partecipazione del famoso colonnello delle previsioni televisive Edmondo Bernacca», racconta Cardinali.
Erano gli anni d'oro di Cerro anche per la presenza fra i residenti di Gigliola Cinquetti, fresca vincitrice del Festival di Sanremo (1964 e '66) e di Canzonissima ('73) e la località della Lessinia diventò vetrina anche per le star dello spettacolo. Al Pineta era di casa la famiglia Cinquetti, ma vi soggiornarono anche Loretta Goggi per una festa di Capodanno, Wilma De Angelis, Enrico Beruschi, I Gatti di Vicolo Miracoli e Dori Ghezzi.
«Mi propongo si superare quei fasti o per lo meno di portare l'albergo alla dignità di quegli anni», annuncia Cardinali che restò poco a Cerro, appena tre anni, perché lasciò l'incarico quando nel 1974 l'hotel fu venduto. «Sono rimasto poco, ma ho più nostalgia e più amici a Cerro, conosciuti in quei tre anni, che a Verona dove opero da 41 anni». Di qui la decisione di tornare, o meglio di fermarsi a Cerro, perché in paese l'imprenditore è sempre tornato in questi anni, anche solo per una pizza in compagnia di amici.
Ha acquistato La Pineta dal tribunale, dopo che era stato messo all'asta per fallimento e dallo scorso luglio lo stabile sembra un formicaio con operai e artigiani al lavoro per renderlo di nuovo efficiente. Sono stati rifatti il tetto e tutti gli impianti (elettrico, termico, di condizionamento e idraulico), attrezzato l'edificio con le tecnologie più moderne per la sicurezza, rimessi nuovi infissi, portato il giardino a livello pianeggiante ricavando un ampio spazio di un migliaio di metri quadrati anche per pranzi e buffet all'aperto sul prato e sotto i pini che danno il nome all'hotel.
All'interno ci sarà posto per allestire 230 coperti nella sala pranzo con il grande camino centrale e la balconata e altri 80 nel salone sottostante che era magazzino e che viene attrezzato come sala cocktail, per riunioni e convegni.
«Per ora apre solo il ristorante, ma da gennaio cominceranno anche i lavori nella parte destinata ad albergo e contiamo di essere pronti all'accoglienza per la prossima primavera, per offrire circa 60 posti letto in una trentina di camere», annuncia Cardinali, che prevede di farsi aiutare da una decina di dipendenti, «sicuramente alcuni anche di Cerro, perché ho gente di questo paese che lavora da 24 anni con me e nella ristrutturazione dell'hotel ho voluto tutte imprese del posto», aggiunge.
Cardinali ringrazia l'amministrazione comunale «e il sindaco Luca Scala, in particolare, che più volte è stato sul cantiere e ha sempre dimostrato massima disponibilità e interessamento, come del resto tante persone del paese che si fermano, chiedono informazioni, vogliono sapere quando si aprirà. Molti hanno ricordi e affetto legati a questo luogo per i matrimoni, i battesimi, le feste di laurea e piangeva il cuore vederlo chiuso da anni: ora l'impegno per riaprire c'è. Serviranno anche iniziative adatte a motivare un turismo fatto di presenze stabili per tutto il tempo dell'anno».

Vittorio Zambaldo

Passa il Piano
casa ma non
per il «Parco
della Lessinia»

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Vittorio Zambaldo



Selva di Progno. Passa all'unanimità in Consiglio comunale l'adozione del piano casa a sostegno del settore edilizio e per favorire l'edilizia sostenibile, ma non sono mancate le critiche da parte della minoranza «Comunità unita Lega Nord» che ha contestato per bocca dell'ex sindaco Silvano Valcasara la discussione del provvedimento oltre il termine previsto dalla Regione (30 ottobre), dopo il quale sarebbe stato incaricato un commissario.
«Ci attendevamo di essere convocati per tempo, magari consultandoci prima per arrivare a votare in modo condiviso. Sarebbe stato necessario capire chi beneficia di questo provvedimento e chi invece ne è escluso. Questo sarebbe stata trasparenza e ci aspettavamo un maggior coinvolgimento dei tecnici», ha attaccato Valcasara a cui il sindaco Aldo Gugole ha risposto che «l'adozione ricalca la legge regionale con minimi cambiamenti. La materia è quindi conosciuta e ampiamente discussa».
Ma ci sarebbero questioni ancora non del tutto chiare, portate in aula dal consigliere Marco Cappelletti, che ha sollevato il problema dei fabbricati all'interno del Parco naturale regionale della Lessinia, di cui il Comune ha una gran porzione di territorio, anche se per la verità le abitazioni residenziali si contano sulle dita di mezza mano. «Per questi fabbricati serve acquisire pareri preventivi o si può applicare il Piano casa semplicemente?», ha chiesto a bruciapelo Cappelletti.
Una domanda a cui il sindaco ha invitato il responsabile dell'Ufficio tecnico comunale a rispondere. Per il geometra che dirige l'ufficio, «se ci sono vincoli esistenti, serve il parere degli enti competenti, quindi del Parco per le questioni che riguardano l'area protetta».
Sulla stessa linea le opinioni degli assessori Marco Carradore, Luca Signori ed Elisabetta Peloso: «Sarà l'ufficio competente a specificare i vincoli; si valuterà caso per caso; ufficio comunale e tecnico sono sempre disponibili per spiegazioni e a collaborare con i cittadini».
La conclusione è stata l'unanimità del voto per il provvedimento anche se Marco Cappelletti ha chiuso auspicando «che il piano casa sia applicato su tutto il territorio comunale, fatti salvi i nuclei di antica origine e il centro storico espressamente esclusi dalla legge».
Nella stessa seduta il Consiglio ha approvato un nuovo schema di contratto di locazione con la società Wind Telecomunicazioni Spa per la concessione di un'area comunale di 100 metri quadrati destinata all'antenna ripetitore del segnale per telefonia mobile. Wind aveva deciso unilateralmente la revisione del contratto per ridurre della metà l'attuale canone di locazione dell'area.
«Parlandone e arrivando a trattativa abbiamo concluso con la riduzione del 25 per cento, passando dagli attuali 18.700 a 14.100 euro. Ma bisogna considerare che Wind non avrebbe avuto difficoltà a trovare un privato che avrebbe concesso il proprio terreno per molto meno», ha precisato il sindaco.
Infine una permuta fra terreni parrocchiali e comunali ha permesso di regolarizzare una situazione incancrenita da anni. L'ampliamento della canonica di Giazza, decenni fa, era stato fatto sul terreno dell'ex cimitero, che però era di proprietà comunale. Viceversa il monumento ai Caduti della frazione è su terreno parrocchiale. La permuta delle due proprietà, per la quale la Curia diocesana si è assunta l'onere delle spese e versa nelle case comunali 4.800 euro, permette di regolarizzare la situazione e alla parrocchia di poter intervenire sull'immobile ora di piena proprietà.
«La trattativa era stata avviata dalla precedente amministrazione ed ora l'iter si conclude con soddisfazione per entrambi gli enti», ha notato il sindaco Gugole.
Cappelletti ha ricordato che la precedente amministrazione aveva potuto raccogliere ben 120mila euro di finanziamento su una spesa totale di 190mila. Per avviare la sistemazione al fine di ricavare un centro di aggregazione per giovani e anziani nell'ex canonica di Giazza era prima necessario sistemare la documentazione nei punti non ancora ben definiti».

Abbaia e salva i padroni dal fuoco

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Giancarlo Beltrame



Boscochiesanuova. Non è Lassie e nemmeno Rin Tin Tin o il commissario Rex, ma il suo piccolo grande gesto eroico l'ha compiuto. Pagando, come si conviene a un eroe (in questo caso un'eroina) un alto prezzo per la propria impresa. Stiamo parlando di Bimba, una cagnetta meticcia di otto anni, una bastardina insomma, che nella notte tra lunedì e martedì ha salvato la vita alla famiglia dei suoi padroni, l'autotrasporatore Mosè Zambelli, 29 anni, la barista Alice Gagliardoni Gaspari, 27 anni, e la loro piccola di quattro anni Fiamma. Inoltre ha evitato la distruzione per incendio della loro casa e di altri cinque appartamenti del gruppo di villette a schiera che si trova al numero 7 del Villaggio Roseland di Boscochiesanuova.
«Era circa l'una di notte», racconta la Gagliardoni,, «quando siamo stati svegliati dall'abbaiare insistente e continuo di Bimba, che sentivamo anche grattare con forza la parte del garage al cui interno ha la sua cuccia. Probabilmente era un bel po' che abbaiava, ma noi abbiamo il sonno un po' duro... Mosè, mio marito», prosegue, «si è alzato per andare a vedere cosa la agitava così tanto. Sceso al piano di sotto, ha spento una stufa a pallets che lasciamo accesa di notte e guardando fuori dalla finestra ha visto molto fumo all'esterno. È andato alla porta, l'ha spalancata e ha sentito un acre e fortissimo odore di plastica bruciata. Non riusciva a capire, però, da dove provenisse. Ha chiamato anche me, mi ha fatto scendere e insieme abbiamo cominciato a girare attorno alla casa, nonostante si facesse molta fatica a respirare. Intanto Bimba continuava con i suoi latrati disperati. Ci siamo diretti al garage, che si trova sotto due appartamenti di fianco al nostro, e quando abbiamo la porta abbiamo visto oltre il fumo il congelatore che era andato a fuoco e stava bruciando».
Il pericolo era che le fiamme raggiungessero la loro auto, parcheggiata all'interno, provocando un incendio difficilmente controllabile e una esplosione dagli esiti devastanti.
«Mentre Mosè spegneva il fuoco gettando secchiate d'acqua», riprende a raccontare la Gagliardoni, «io correvo a recuperare in mezzo al fumo che ormai aveva invaso la casa la nostra Fiamma e poi a chiedere aiuto ai vicini. E tutti insieme siamo riusciti a spegnere l'incendio prima che si propagasse e distruggesse tutto».
Ma non era ancora finita, il mattino successivo la Gagliardoni scende in garage per ripulire e nota che Bimba continua a guaire nella propria cuccia. «Mi avvicino», racconta, « vedo che ha partorito un cucciolo. Lo tocco, è tiepido, ma è morto. Lo stress della notte ha anticipato il parto, ma lei ha ancora due cuccioli dentro di sè, ma nessuna traccia di contrazioni. Allora la carico in macchina e scendo di corsa a Grezzana, dalla veterinaria Lucia Melon, e qui, dopo che un'iniezione per aiutare le contrazioni non aveva avuto effetto, le viene fatto un taglio cesareo e nascono due cucciolotti, uno bianco e uno nero».
Dopo tutta questa odissea Bimba è tornata casa, nella sua cuccia, ad allattare i due piccoli. Ma è finita in foto anche su Facebook, perché la Gagliardoni ha voluto raccontare a tutti quanto era successo.
E a proposito, indovinate come si chiameranno i due sopravvissuti? «La femmina, quella bianca, è stata battezzata Vita, il maschio Lucky, fortunato, perché lo è stato proprio a sopravvivere», conclude Alice.

Lessinia
14 milioni
per depurare

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Alessandra Scolari



Grezzana. Semaforo verde della Regione all'atteso completamento della rete fognaria di Rosaro (circa 500 abitanti) e Corso (170 abitanti). Il progetto, che porterà un consistente rinnovamento della gestione delle fognature, è stato presentato dall'assessore regionale all'ambiente Giancarlo Conta, dal sindaco di Grezzana Mauro Bellamoli e da Giovanni Sala, il direttore tecnico di Acque Veronesi, azienda che realizzerà le opere.
I lavori sono già stati appaltati a un'associazione temporanea di imprese, composta dalle ditte Parolini Giannantonio spa, Pazzocco costruzioni srl, Bulfaro costruzioni srl e Zampieri srl, e saranno completati entro i primi di maggio 2010.
Particolarmente importanti sono il completamento della rete fognaria della frazione Rosaro, comprensivo di una stazione di spinta che farà convogliare i reflui sulla strada Panoramica, e di quella della sua contrada Macchielli, con il suo collettamento alla fognatura mista di via Monte Tregnago. «Importanti perché», spiegano i tecnici di Acque veronesi, «permettono di collegare alla rete le due località, che saranno servite da un nuovo impianto di trattamento delle acque reflue dotato di quattro vasche Imhoff. Non meno significativi sono poi gli interventi che riguardano le località Corso e Martin (confinante con Erbezzo), che fanno parte della frazione di Lugo e contano in tutto circa 170 abitanti. Qui è prevista la realizzazione di un collettore secondario che condurrà i reflui alla tubazione principale. I reflui, al termine, verranno trattati in impianti dotati di una tecnologia all'avanguardia e non più in vasche Imhoff dislocate sul territorio.
Il costo di queste opere è di 604 mila euro, interamente finanziati dalla Regione. «Questo intervento», ha spiegato l'assessore Giancarlo Conta, «è fondamentale per il miglioramento dell'ambiente e delle condizioni di vita degli abitanti delle frazioni di Grezzana e si inserisce in un quadro complessivo di opere che andranno a soddisfare le esigenze degli abitanti di tutta la dorsale della Lessinia: da Boscochiesanuova a Grezzana.
«Per queste opere, che saranno effettuate in tre stralci, la Regione ha previsto 14 milioni di euro. Il primo stralcio di 4,5 milioni è già stanziato nel 2009 (i lavori partiranno a gennaio), il secondo stralcio sarà inserito nella finanziaria del 2010 e il terzo in quella del 2011. Il tutto nell'ottica di risolvere la problematica ambientale di un territorio vasto e importante della provincia».
Il sindaco Mauro Bellamoli ha dichiarato: «Il completamento delle fognatura è stato considerato dalla nostra amministrazione, fin da subito, una necessità prioritaria. Siamo partiti con la sistemazione delle fognature ad Azzago, per le quali abbiamo contratto un mutuo con la Cassa depositi e Prestiti (girato ad Acqua Veronesi) di 300 mila euro, con questo secondo intervento sistemiamo Rosaro Busoni e Corso e in programma abbiamo quello di Orsara ed Alcenago, ovviamente va adeguato anzitutto il collettore di fondovalle. Un segnale forte, che sottolinea la validità delle sinergie intraprese con Acque Veronesi e la Regione Veneto, assessorato all'ambiente, che ha finanziato anche l'impianto di geotermia nella costruenda biblioteca (euro 300 mila)».
Il direttore tecnico di Acque Veronesi, Giovanni Sala ha aggiunto: «L'impegno per la Lessinia è sempre stato molto forti. Questo intervento rappresenta il primo anello di un piano che riguarderà l'intera zona, a partire dal rifacimento dell'intero collettore che consentirà di ottimizzare il servizio in tutta la Lessinia».

Il Piano casa protegge il centro e le contrade

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Cerro. È stato adottato all'unanimità dal Consiglio comunale il provvedimento che applica la legge regionale 14 dell'8 luglio, nota come «Piano casa» per favorire l'edilizia sostenibile.
Gli aspetti del piano sono stati presentati dall'assessore Gaetano Zanella, il quale ha ricordato la possibilità di ampliamento del 20 per cento degli edifici residenziali purché siano «prima casa» e fino al 30 per cento nel caso di interventi per l'adozione di tecnologie volte a ottenere un miglior risparmio energetico. Per gli edifici costruiti prima del 1989 è possibile anche la demolizione e la ricostruzione con un aumento di volume fino al 50 per cento con l'utilizzo di nuove tecnologie per le energie rinnovabili e l'inserimento in un piano urbanistico attuativo.
Per pensili e tettoie, finalizzate all'installazione di pannelli solari termici o fotovoltaici, non serve un'autorizzazione edilizia, ma è sufficiente una dichiarazione di inizio attività, però ci sono vincoli precisi e divieti per quanto riguarda gli ampliamenti nel centro storico, sugli edifici vincolati o su quelli costruiti senza licenza, nonché sui fabbricati delle contrade che sono stati schedati. Sono altresì esclusi dal provvedimento baiti e «giassare»; e vige l'obbligo del rispetto delle distanze tra edifici che il regolamento edilizio comunale ha fissato in 5 metri dal confine. Per quanto riguarda l'ampliamento in altezza la norma impone che non sia superata quella dell'edificio più alto esistente nel complesso, mentre per gli edifici commerciali l'ampliamento è consentito fino a che non si raggiunga la soglia per il passaggio alla categoria commerciale superiore.
«Non si tratta di norme urbanistiche ma finanziarie, destinate a favorire la ripresa edilizia e perciò hanno una durata limitata a due anni», ha precisato l'assessore Zanella.
Nello stesso Consiglio è stata approvata, sempre all'unanimità, anche una rettifica in autotutela del regolamento sull'Ici, introducendo la zona perequata. In pratica, poiché è diverso l'indice di edificabilità nelle zone con destinazione a uso pubblico o privato, creando la zona perequata l'indice di edificabilità invece di essere concentrato solo sulle aree destinate a edilizia privata viene spalmato anche su quelle che il Prg prevede a destinazione pubblica. Così i vantaggi (e gli oneri per il pagamento dell'Ici) dell'indice di edificabilità vengono distribuiti su tutti i proprietari, evitando speculazioni e ingiustizie.
Infine, sempre per quanto riguarda l'edilizia, uno schema di convezione fra Comune e tre privati per la realizzazione di un immobile residenziale in via Salvetti non ha ottenuto lo stesso consenso. L'amministrazione ha chiesto ai privati opere di urbanizzazione per un valore di 9.196 euro. Andrea Bombieri ( "Viver Cerro") si è dichiarato contrario, anche a nome del suo gruppo di minoranza, «perché gli interventi colmano in modo parziale e insufficiente le opere pubbliche necessarie. L'amministrazione potrebbe chiedere qualcosa in più a chi propone l'intervento», ha osservato. Per il sindaco Luca Scala, invece, «gli oneri sarebbero stati inferiori, circa 6mila euro, mentre così si acquisirebbe al patrimonio comunale una viabilità sistemata senza spese per il Comune».V.Z.

Energia prodotta con il vento
per il rilancio della Lessinia

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Vittorio Zambaldo



Velo. Verrà dal vento il rilancio della montagna veronese? All'Udc della Lessinia ne sono convinti al punto da sostenere un convegno promosso in collaborazione con il gruppo consiliare regionale e invitando a parlarne l'ingegnere Marco Stoppele, amministratore delegato di It-energy, impresa veneta che opera nel campo delle energie rinnovabili, e Alessandro Rinaldi, esperto in strumenti finanziari.
Davanti alle pale di un minigeneratore come quello montato recentemente sul tetto di una casa in località «Il Tiglio» di Badia Calavena, si è radunato un folto pubblico che ha riempito la sala polifunzionale di Velo. Quanto a muovere siano stati l'interesse, la curiosità o la fede di partito lo diranno i prossimi progetti sull'eolico che Stefano Valdegamberi, assessore regionale alle politiche sociali è deciso a sostenere. «Non pensate che ecologia e sociale siano in contraddizione», ha premesso l'assessore, prevenendo dubbi e interrogativi, «perché è un problema sociale anche l'economia che non decolla e l'energia eolica in questo contesto può avere un ruolo positivo». Opinione condivisa dal segretario provinciale Stefano Marzotto, che ha ribadito di essere favorevole all'investimento in energia «senza privilegiare una forma sull'altra, ma spingendole tutte al massimo, come fossero beni rifugio, perché fame di energia ce ne sarà sempre».
L'ingegnere Stoppele è sceso nei dettagli fornendo una panoramica sull'energia eolica e poi spiegando perché, in particolare per il microeolico (fino a 1 kilowatt di potenza prodotta), adattabile al tetto di una comune abitazione, si tratti di una forma di energia conveniente per la Lessinia. «Viene prodotta sul posto, ha un impatto ridotto, elevata efficienza, buona affidabilità, non ha decremento di rendimento nel corso degli anni, non ha bisogno di energia per funzionare, rappresenta una valida integrazione agli impianti solari perché funziona anche di notte e d'inverno, poiché il rotore potrebbe potenzialmente lavorare per 24 ore al giorno. Fino a 60 kilowatt è sufficiente per l'installazione una Dia, cioè dichiarazione di inizio attività da presentare all'ufficio tecnico comunale, se sul territorio non ci sono particolari vincoli (parco o altro)».
L'energia prodotta viene remunerata fino a 0,30 euro per ogni kilowatt prodotto nei primi 15 anni di attività, poi secondo il prezzo del mercato dell'energia. A esempio una turbina da 2,5 kw rende da 1500 a 2500 euro all'anno, ammortizzando i costi di acquisto e installazione in 7-8 anni di esercizio. Questo per quanto riguarda la produzione con scambio sul posto o vendita in conto energia al gestore di rete. I costi salgono per gli impianti in isola (non collegati alla rete) per l'acquisto degli accumulatori che permettono l'erogazione di energia anche nei giorni di assenza di vento. Un impianto per uso domestico (micro eolico), con scambio sul posto, ha un costo di 12 mila euro chiavi in mano, pari a un terzo di un impianto fotovoltaico e ammortizzabile in circa metà degli anni. In un impianto mini eolico (per una produzione fino a 100 kw) i costi di installazione salgono a 150mila euro. Per l'altopiano della Lessinia è stata calcolata una ventosità media dai 3,5 ai 5,5 metri-secondo per tutto l'anno e ci sarebbe la possibilità di installare queste pale con concrete speranze di resa.
Rinaldi ha spiegato le opportunità connesse al finanziamento, con bando regionale del Gal Baldo-Lessinia dal prossimo gennaio (2 milioni di euro), con contributo a fondo perduto del 35 per cento per gli investimenti, fino a un massimo di 200mila euro.
Altre possibilità arrivano dal piano di sviluppo rurale e dal fondo di rotazione di Veneto Sviluppo, mentre le banche finanziano fino al 100 per cento degli impianti previa cessione del diritto del conto energia come garanzia.

Novembre bianco, e domani la neve farà il tris

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Altra neve novembrina sulla montagna veronese, caduta nelle giornata di giovedì e ieri senza tuttavia creare problemi alla viabilità, date le alte quote alle quali il fenomeno si è manifestato. Gli spazzaneve sono comunque dovuti uscire sia sulle strade del Baldo sia su quelle della Lessinia per intervenire oltre i 1400 metri.
Pare sia stata più abbondante la nevicata sul Baldo, dove sono caduti una ventina di centimetri che sommati alla decina dei primi giorni della settimana portano la consistenza del manto a un bello spessore. «Sta nevicando anche adesso e ci fa piacere: l'importante è che non ci riservi le bufere di neve dell'anno scorso», confidava ieri pomeriggio Emanuela dal Rifugio Novezza, dove sono felici del vestito invernale che la montagna ha assunto e sperano in un afflusso anticipato di appassionati nel fine settimana. Marco Menotti, direttore tecnico della stazione Malcesine-Monte Baldo conferma la bufera di neve e la consistenza del manto anche sul versante del Garda: «Siamo pronti con l'attrezzatura e contiamo che questa neve contribuisca a realizzare un buon fondo sul quale impostare i tracciati», aggiunge.
Altri 15 centimetri, alla decina già caduti, si sono uniti anche in Lessinia. «Sono di più quando si sale in quota oltre i 1600 metri», fa sapere Gianni Bonetti direttore tecnico di Malga San Giorgio, che ieri mattina è salito con il gatto delle nevi fino ai 1800 metri del Rifugio Gaibana. «È stato più che altro un viaggio esplorativo, perché la neve è ancora poca per tracciare le piste senza rischiare di rompere l'attrezzatura. Però abbiamo notato la maggior consistenza del manto da metà percorso, anche se ci siamo limitati a seguire il tracciato senza operare».
Le previsioni indicano per la giornata di oggi l'arrivo di un nuovo fronte perturbato con precipitazioni nevose a quote medio-basse a partire dal pomeriggio. Domani maltempo per l'intera mattinata, con neve anche a quote più basse (900-1200 metri) di quanto visto finora e fino alle prime ore di lunedì.V.Z.

Campofontana
si mobilita
per salvare
il capriolo ferito

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Vittorio Zambaldo



Selva di Progno. C'è un intero paese mobilitato per salvare la vita a un capriolo maschio, di circa tre anni, finito contro un'auto sabato pomeriggio, dopo che i segugi di un bracconiere l'avevano spinto a uscire dal bosco e attraversare la strada provinciale.
«È successo verso le 15.30. Eravamo appena uscite di casa io e mia figlia Alessandra, da contrada Gugoli dove abitiamo per andare al cimitero, quando dopo una curva il capriolo saltato sulla strada è finito contro la nostra auto», racconta Maria, ancora sconvolta per l'accaduto. Sono subito arrivati i cani che si sono messi a leccare il sangue che la povera bestia perdeva copiosamente; però sono anche spariti in un baleno dopo che, fermatesi altre auto e radunatosi un crocchio di gente, dal bosco il bracconiere li ha richiamati. In paese era di ronda un'auto dei carabinieri della stazione di Badia Calavena, che è prontamente intervenuta, allertando la polizia provinciale competente per la fauna selvatica.
Intanto sulla strada bambini e adulti hanno preso a cuore le sorti dell'animale: portato sul ciglio e avvolto in un plaid era accarezzato e confortato soprattutto dai bambini. Uno di loro, Fabio di 8 anni è stato il più determinato a difendere quello che ha battezzato «Bambi Fortunato». Cacciatori che passavano di là si fermavano ironizzando sulla sorte del capriolo: «Non se la cava. È meglio che lo mettiate in pentola. Non lasciatelo soffrire così!». «Andate via, assassini!», ha gridato Fabio con tutta la sua rabbia e al telefono, al cronista, ha aggiunto «Io, Fede e Paolo, i miei amici di Campofontana vogliamo tutti che salvino Bambi Fortunato. Aiutaci».
Alle 18 sono finalmente arrivati i volontari di Verdeblù, l'associazione convenzionata con la Provincia per il recupero degli animali selvatici, che hanno trasferito la bestiola nel loro centro di Castel d'Azzano. Ora l'ha in custodia il veterinario Matteo Trevisani e nella mattinata di oggi si deciderà la sorte del capriolo. «Capisco l'emozione ma bisogna considerare che la frattura è scomposta e c'è una lesione dei legamenti. Quasi certamente si dovrà amputare l'arto. Ora, ammesso che il capriolo sopravviva allo stress della cattura, occorre anche considerare le complicazioni successive all'intervento. Non è sufficiente che l'operazione riesca per dire di aver salvato l'animale», spiega.
Il reinserimento sarebbe impossibile in natura, e andrebbe considerato l'eventuale trasferimento in area protetta come a Malga Derocon di Erbezzo. La gente di Campofontana è decisa a tenere il capriolo a qualunque costo: «Abbiamo spazio e verde in abbondanza: deve tornare qui anche solo con tre zampe. Lo adottiamo noi».
«Non è semplice come dirlo: ci sono procedure legali problematiche. Poi un animale del genere, una volta in confidenza con l'uomo, diventa pericoloso, perde il timore e si fa spavaldo con cornate anche letali. Occorre fare una valutazione approfondita dei rischi», ribatte Trevisani.
A Campofontana fanno il tifo per «Bambi Fortunato» e non vogliono abbandonarlo: vivranno la giornata di oggi con trepidazione e l'ultima cosa che si aspettano è che il capriolo venga soppresso per ragioni burocratiche.

La prima neve promette una grande stagione bianca

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Vittorio Zambaldo



Freddo, umidità e vento hanno portato la prima neve anche sui monti veronesi, imbiancando Baldo e Lessinia sopra i 1400 metri e dando una veste invernale anche a tutto il massiccio del Carega, che in uno squarcio di sereno nella mattinata di ieri si è mostrato nitido in tutta la Val d'Illasi con la nuova livrea che lo aveva accompagnato fino alla scorsa tarda primavera.
Sul Baldo la neve è caduta su entrambi i versanti e Marco Menotti, direttore della stazione Malcesine-Monte Baldo-Prà Alpesina, salito in auto per verificare la consistenza del manto, ha dovuto rinunciare poco oltre i 1400 metri perché il vento con i cumuli impediva di proseguire in sicurezza. «Le piste sono pronte con l'erba tagliata e il fondo spietrato. Questa neve serve a preparare un buon fondo. Confidiamo nel freddo perché aderisca bene al terreno», si augura Menotti. La stazione aprirà con l'avvio della funivia, previsto per domenica 20 dicembre. Sul versante di Ferrara la neve inizia a farsi vedere dall'albergo al Cacciatore e al rifugio Novezza, a 1450 metri, i titolari riferiscono che la neve raggiunge i 5-6 centimetri.
Anche in Lessinia sono dovuti intervenire i camion spazzaneve per aprire la strada provinciale dalla località Tracchi, poco prima del bivio per Podestaria, fino a San Giorgio a causa dell'accumulo di neve portata dal vento. Sulla piana di San Giorgio Gianni Bonetti, direttore tecnico della stazione ha misurato una decina di centimetri di coltre: «È un buon avvio: siamo pronti per un'altra stagione di divertimento e sport sulla neve», commenta.
Rispetto alla scorso anno non ci sono grosse novità negli impianti, ma forse la notizia che farà più piacere agli appassionati di sci è che non ci sono novità neanche nei prezzi che restano bloccati a quelli della passata stagione: 240 euro lo stagionale se acquistato entro l'8 dicembre, 22 euro il giornaliero in alta stagione, ma con diverse possibilità di biglietti orari e a punti. «È giusto così, per favorire la partecipazione di scuole e famiglie», aggiunge Bonetti, che ricorda essere già in vendita gli abbonamenti stagionali al negozio Ottica Piccoli in via Roma a Boscochiesanuova: l'abbonamento dà diritto a una bottiglia omaggio d'olio extravergine d'oliva Redoro e a un buono per la messa a punto gratuita degli sci al negozio Turnover di Grezzana. La speranza è che le nuove torri di raffreddamento dell'acqua per l'innevamento programmato, installate lo scorso anno e usate solo per il collaudo, non abbiano bisogno di lavorare neanche quest'anno grazie a freddo e neve naturali.
La stazione ripropone l'iniziativa «In classe sulla neve» a 39 euro per studente, prezzo comprensivo di trasporto in bus, due ore di lezione con i maestri della scuola sci, skipass per l'intera giornata, noleggio sci, pasto con bibita all'hotel Sporting. Da quest'anno si aggiunge la novità del pernottamento con gli stessi vantaggi, oltre alla pensione completa a 49 euro al giorno per un minimo di tre giorni.
«Durante l'estate abbiamo sistemato la vecchia stazione d'arrivo della seggiovia, creando un locale deposito sotto il rifugio Gaibana, al quale si accede ora da un nuovo ingresso posto sul terrazzo. È stata potenziata con altri fari l'illuminazione della seconda pista», elenca Bonetti e il calendario non gli darà tregua da gennaio in poi, con importanti gare Fis organizzate dal Gruppo sportivo Drago e due nazionali Master per le quali come solitamente sa fare creerà le migliori condizioni di pista.

Più luce e meno costi ma anche tanti studiosi

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Bolca. «Abbiamo sostituito le 280 lampade alogene installate dieci anni fa», spiega Diego Lonardoni, direttore del Parco della Lessinia e responsabile del nuovo impianto di illuminazione, «con 170 lampade a led da 3 watt più 88 lampade da 18 watt, passando da un consumo di 11.270 watt a quello futuro stimato in 2.136. Vale a dire che in un anno avremo un risparmio sulla bolletta di circa 3.000 euro. E un effetto luce», sottolinea Lonardoni, «che valorizza ancor più il museo». Di anno in anno aumentano interesse, novità e iniziative intorno a Bolca, come dice il consigliere regionale Gustavo Franchetto: «A fronte di una legge che finanzia promozione e ricerca, si registrano successi virtuosi ed esemplari sia nel campo delle scienze che dell'affluenza di visitatori a un museo che piace ed affascina». L'iniziativa più recente è il concorso, che scade il 20 ottobre, per realizzare un opuscolo divulgativo su Bolca, promosso dal Parco della Lessinia e dal Museo di storia naturale di Verona e aperto a studenti, laureati, dottorati, specialisti, professionisti, società e/o studi, under 36. Referente: Diego Lonardoni, tel. 045 - 6799216, direzione@lessiniapark.itM.G.

Divorziano dal consorzio i ristoranti dell'altopiano

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Vittorio Zambaldo



LESSINIA. Non è riuscita a decollare come avrebbe meritato l'iniziativa Lessinia in tavola che da alcuni anni veniva proposta nel periodo autunnale dal consorzio di promozione turistica Verona Tuttintorno. «Sono rimasti pochi soci ristoratori nel consorzio, non più di cinque o sei. Quattro se ne sono andati e con numeri così esegui non era più possibile organizzare la manifestazione», spiega Alessandra Albarelli, direttrice del consorzio e assessore al turismo a Boscochiesanuova. Ma qualche socio, come Fabio Marogna, che con il fratello Giorgio gestisce a Corrubio il ristorante Al Tesoro, uno dei dieci sparsi per la Lessinia che fin dall'inizio aveva sostenuto l'iniziativa, parla di costi insostenibili: «La quota associativa dell'ultimo anno è stata troppo onerosa: 336 euro, più 90 per ogni serata. A malincuore abbiamo dato disdetta. Mi dispiace, perché era l'unica iniziativa in cui, oltre al territorio, venivano valorizzate attività e prodotti locali».
Replica Alessandra Albarelli: «I 336 euro di quota associativa sono per tutte le iniziative organizzate dal consorzio durante l'anno: fiere ed esposizioni anche all'estero, con distribuzione di materiale pubblicitario, e non solo per Lessinia in tavola. Invece i 90 euro a serata coprivano appena le spese per la stampa e la diffusione della pubblicazione e le varie pubblicità necessarie a far conoscere l'iniziativa sui media locali. Ai ristoratori abbiamo imputato solo le spese vive di queste voci».
Fatto sta che le serate autunnali sono sparite. «Stiamo pensando a una rassegna dello stesso tipo», annuncia la direttrice del consorzio turistico, «da svolgersi nel periodo inverno-primavera, ma allargata a tutta la provincia. Ne faranno parte anche ristoratori della Lessinia che aderiscono al consorzio».
Ma in Lessinia intanto non si sta con le mani in mano. Al Tesoro si sono organizzati per riproporre cene tipiche a 28 euro tutto compreso, perfino l'intrattenimento musicale. Lo stesso al ristorante Jegher di Roverè, sulla strada per San Francesco, con una malizia in più: la proposta è intitolata Lessinia a tavola, nome che riecheggia la defunta Lessinia in tavola, nel segno della continuità «come da 25 anni a questa parte, del resto», precisa Giancarlo Campara, sostenendo una specie di primogenitura per la rassegna, che nel suo ristorante va dal 24 ottobre al 13 marzo prossimi. «Sabato 26 settembre e domenica saremo a Montecatini Terme alla manifestazione Territori in Festival» annuncia Campara, «in collaborazione con il Parco naturale regionale della Lessinia e i prodotti concessionari del marchio del Parco. Cureremo la cena delle minoranze cimbre, presenteremo la nostra rassegna gastronomica e parteciperemo a un concorso sulle migliori sagre con la nostra nona edizione della Festa del Baito e dei prodotti tipici del Parco, sperando di tornare vincitori». Poi riprenderà con le dieci serate in calendario, tutte a tema con cante e filò, menù diverso per ognuna, ma sempre a 26 euro, dall'aperitivo al caffè con elisir della Lessinia, bevande comprese, passando dalle ricette di Bertoldo a quelle dei "siori", dal menù del "porcaro" a quello dei morosi.

Crisi del latte, chiudono anche le aziende giovani

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Vittorio Zambaldo



Erbezzo. Le aziende zootecniche di montagna non arrivano al pareggio di bilancio neanche con i contributi pubblici. La crisi del prezzo del latte al ribasso da un anno (è arrivato a 28 centesimi al litro) sta decimando l'agricoltura alpina. «Il dramma è che a chiudere non sono le piccole aziende, condotte da allevatori arrivati alla pensione e strutturalmente impossibilitate negli anni scorsi a rinnovarsi. Chiudono invece aziende che dieci anni fa sono state sostenute da forti investimenti anche pubblici per l'avviamento dei giovani in agricoltura», denuncia Lucio Campedelli, sindaco di Erbezzo, che in occasione della centenaria Fiera del bestiame ha organizzato un convegno sul tema «La crisi della zootecnia da latte», con relatore Paolo Scrocchi, direttore nazionale dell'Associazione allevatori italiani.
Già lo scorso luglio Campedelli si era fatto promotore di un incontro fra amministratori con il proposito che fossero i sindaci della montagna veronese ad essere da supporto con le associazioni di categoria affiancandole nella difesa del territorio e del lavoro. «Perché dove si colloca, in questi paesi, chi esce forzatamente dal circolo produttivo dell'agricoltura?», si è chiesto Campedelli, proponendo un ordine del giorno per sollecitare interventi che riconoscano lo stato di crisi e, quanto meno, sblocchino i fondi già stanziati da tempo e fermi per inezie burocratiche. «Sarebbe un'opera di giustizia visto che il governo è già intervenuto molto a sostegno di banche e industrie», ha ricordato il sindaco.
Tre cartoni di latte sui quattro arrivano dall'estero; metà delle mozzarelle italiane è prodotta con latte straniero: «Urge il sostegno sotto forma di credito a lungo termine e a basso interesse», ha proposto Luigi Frigotto, assessore provinciale alle politiche per l'agricoltura. Ma è lungo l'elenco delle cose da fare, dal quale cita l'etichettatura obbligatoria sull'origine del latte e dei suoi derivati; tolleranza zero per i prodotti di provenienza estera di cui non è possibile alcuna tracciabilità; sostegno forte all'economia di montagna, ultimo baluardo a difesa del territorio.
«La situazione è insostenibile non solo per le aree svantaggiate di montagna, ma per tutti», ha riconosciuto Scrocchi, «perché la crisi di oggi è nata già anni fa quando non si è voluto regolare il mercato, quando le cose andavano bene, Poi è arrivata la "maledetta globalizzazione" entrata nel mercato senza un'etica e sta creando le condizioni per la guerra civile», ha sentenziato, riconoscendo che la questione delle regole è importante se applicate a tutti.
«La prima regola è rendere trasparente quello che stiamo facendo; la seconda è definire cosa sia prodotto italiano perché non basta un quarto d'ora d'aria della Pianura Padana per trasformare un prodotto straniero in italiano, ma siamo alla fine quando anche le imprese cooperative, per stare sul mercato, comprano prodotti dall'estero. Un sano piano autarchico, dove cominciamo a trasformare il nostro prodotto primo, è la condizione fondamentale, perché finché vendiamo solo latte non ne usciamo», ha dichiarato Scrocchi.
Prospettive che sono state condivise anche da Luciano Pozzerle, presidente dell'Associazione provinciale allevatori, e Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona, ma tra il popolo degli allevatori si mugugna: «Il settore del Parmigiano Reggiano che è perfettamente tracciabile è in crisi quanto gli altri formaggi e la soluzione della vendita diretta con i distruttori automatici è un palliativo che non risolve il problema del prezzo del latte né dei miei 10 quintali giornalieri prodotti a fronte dei 40 litri venduti al distributore», ha denunciato un allevatore, ricordando che in Francia e Germania si sta lavorando per uno sciopero del latte.
«Non abbiamo le soluzioni che si pongono per altri settori in queste occasioni come la mobilità o la cassa integrazione», ha risposto Berzacola, «possiamo solo chiedere interventi chiari alla Regione ricordandoci che non è Coldiretti che legifera».

Parco, allarme cinghiali
«Serve la caccia mirata»

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Vittorio Zambaldo



Boscochiesanuova. Cacciatori nel Parco? Un'ipotesi da far rizzare il capelli, ma l'emergenza cinghiali in Lessinia ha prospettato anche questo. Ne ha parlato a Boscochiesanuova, durante un incontro informale all'albergo Piccole Dolomiti di Branchetto, trattenuto dalla consueta cordialità e ospitalità dei proprietari, il faunista Fulvio Ponti che era in paese per un corso sulla gestione della fauna alpina promossa al teatro Vittoria dalla Riserva alpina di Bosco e dall'Associazione esperti accompagnatori, in collaborazione con il Comune e il Parco.
I cinghiali si fanno sempre più audaci: entrano anche nelle contrade e spaventano i residenti. Tracce della loro presenza sono anche all'interno del Parco regionale della Lessinia dove è vietata qualsiasi attività venatoria. «Si tratta di un falso problema», esordisce Ponti, sollecitato sull'argomento, «perché se l'emergenza è affrontata in maniera corretta e per tempo, non è emergenza».
Da faunista si è formato in diverse unità operative all'estero, dalla Slovenia alla Croazia, fino alla Siberia, alla Mongolia e agli Stati Uniti. È stato lui a introdurre 40 anni fa in Italia il principio della gestione faunistica curandone la diffusione e realizzando scuole e il centro di formazione faunistica dell'Alpe Rosello, nel Bresciano, di cui è attualmente direttore.
Porta l'esempio dell'Abruzzo, dove il 70 per cento del territorio è compreso in un'area protetta. L'assalto di un cinghiale femmina a una donna, in un centro abitato nel Parco nazionale, alla quale ha provocato la frattura di un braccio, ha fatto scattare l'ordinanza del sindaco, dove non si parla di caccia ma di eliminazione dei cinghiali da tutto il territorio comunale. «Il problema era talmente evidente che tre prefetti di altrettante province abruzzesi hanno dichiarato lo stato d'emergenza», riferisce Ponti.
Dalle Province è stato organizzato un corso, curato dallo stesso Ponti per la parte tecnica, e 80 corsisti si sono diplomati per intervenire sul problema. Ma come, vista la delicatezza dell'area e la presenza di altri animali fra cui molti selvatici come l'orso e il lupo che godono della massima tutela?
«Si è deciso il prelievo con carabina da appostamento fisso. I cacciatori che conoscono bene il territorio hanno individuato le piste di transito dei cinghiali e costruito apposite altane di circa 5 metri sulle quali appostarsi. Con la supervisione di un agente del Corpo forestale dello Stato e di un guardaparco, una decina di cacciatori sono stati accompagnati ciascuno su un'altana e lasciati in postazione fino all'imbrunire, quando gli stessi agenti sono tornati a riprenderli. La prima uscita ha permesso l'uccisione di 8 cinghiali e quando i cacciatori sono tornati al paese sono stati accolti da una festa di popolo come non si vedeva da anni», riferisce Ponti, ricordando antichi riti con i quali popolazioni che vivevano di allevamento e pastorizia celebravano con una festa il ritorno dalla caccia con trofei di lupo o di orso.
Nel primo anno di questo sistema di controllo sono stati prelevati 150 cinghiali, 200 il secondo e ora la presenza di questi animali dentro e fuori il Parco non è più un problema.
«I vantaggi sono evidenti perché non è stata turbata la popolazione di altri selvatici dato che il mattino successivo al prelievo gruppi di caprioli sono stati visti al pascolo negli stessi luoghi; tutta la carne prelevata è stata affidata a una cooperativa che è sorta proprio per il taglio e il confezionamento dei pezzi; si sono dimezzati i danni provocati dai cinghiali e i residenti nel Parco girano più tranquilli. Inoltre le altane sono state degli ottimi punti di osservazione e hanno permesso di censire la presenza di lupi», aggiunge Ponti.
Secondo l'esperto, altre esperienze organizzate in modo diverso con grandi battute hanno creato un disturbo notevolissimo alla fauna selvatica, con magri risultati: «Prendiamo esempio dall'estero», suggerisce Ponti, «dove la caccia al cinghiale è permessa tutto l'anno, in particolare agli esemplari più giovani, che sono poi quelli che fanno maggiori danni a coltivazioni e covate». Una soluzione che, con opportuni adattamenti, potrebbe essere esportata in Lessinia.

Gestione «indegna»? «San Giorgio è in attivo»

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Vittorio Zambaldo



BOSCOCHIESANUOVA. Non deve difendersi solo dal meteo, che rischia di scodellare stagioni senza neve mandando a gambe all'aria i bilanci, la società Nuova Lessinia spa, proprietaria degli impianti di risalita di Malga San Giorgio. Nel Consiglio comunale di Grezzana, durante la ricognizione delle società partecipate dal Comune, fra cui appunto Nuova Lessinia per 1,16 per cento del capitale sociale, non sono mancate critiche anche aspre: «Bisognerebbe votare contro questa delibera: non c'è un minimo di attenzione per gli sportivi e per le strutture che spesso vengono gestite in maniera indegna», aveva sottolineato Dario Tinazzi della lista di minoranza Grezzana Nuova.
Rispondono alle critiche l'ex presidente Claudio Melotti e il nuovo Aleardo Merlin, subentrato a Melotti alla guida della società, dopo che l'ex sindaco di Bosco, eletto consigliere provinciale, è diventato incompatibile con una società fortemente partecipata dall'ente.
«Dai commenti in consiglio comunale e pubblicati sull'[FIRMA]Arena, emerge la mancata conoscenza della realtà della stazione sciistica e della compagine sociale di Nuova Lessinia spa», dice Aleardo Merlin. «Non è vero che Grezzana non abbia nessun rappresentante nel consiglio di amministrazione della società, perché uno dei membri è nominato dai Comuni di Grezzana, Roverè, Cerro e Velo e Maurizio Bombieri che è nel direttivo dello sci club Grezzana partecipa in rappresentanza dei soci privati».
A Tinazzi, che denuncia la «scarsa attenzione allo sport», Melotti risponde elencando gli eventi sportivi ospitati lo scorso inverno: il campionato italiano di Telemark, due gare Fis regionali, 15 gare master regionali, il trofeo delle Regioni, i campionati italiani marmisti, i campionati provinciali studenteschi, cinque gare del circuito provinciale allievi, gare di istituti scolastici di Verona per un totale di circa 40 manifestazioni.
Inoltre da sei anni la società organizza, a titolo gratuito, il corso «60 ore sulla neve» riservato ai bambini tra gli 8 e 10 anni residenti nei Comuni della Comunità montana per promuovere l'attività agonistica nell'ambito dello sci alpino, e il programma «In classe sulla neve», in collaborazione con il provveditorato agli studi, per tutte le scuole primarie della provincia a un prezzo promozionale e sociale di 39 euro, compreso trasporto in pullman, skipass giornaliero, maestro di sci e pasto di mezzogiorno. Una proposta accolta positivamente da migliaia di studenti.
«Inoltre», ricorda Melotti, «gli sci club veronesi hanno a disposizione le piste anche con tratti riservati per l'agonismo, con la collaborazione della scuola di sci, potenziata e rinnovata nella sua composizione, con maestri come Gian Marco Menin, campione del mondo cittadini lo scorso inverno. Sono state improntate politiche di prezzo nella biglietteria, con l'introduzione dello ski pass a ore, che va incontro alle esigenze delle famiglie e ai giovani che hanno meno possibilità economiche, ma a scapito della vendita degli ski pass giornalieri e quindi di un maggior fatturato».
Il passivo di bilancio, preso ad esempio dai consiglieri di Grezzana, si riferiva alla stagione 2007-2008, caratterizzata da un inverno con innevamento pari allo zero, che creò pesanti difficoltà a tutte le stazioni sciistiche italiane.
Invece l'ultimo bilancio, in fase di redazione, presenta un utile d'esercizio che dà un segnale positivo sulla gestione della stazione sciistica che è fondamentale per il turismo invernale della Lessinia e per la pratica degli sport invernali delle società sportive e le scolaresche dell'intera provincia.
«Consiglio di amministrazione e direzione della stazione sono sempre aperti ad accogliere suggerimenti e proposte che ci auguriamo vengano avanzate anche se non si fa parte del consiglio», ricordano unitamente Merlin e Melotti, ringraziando per la professionalità e la dedizione la direzione e tutto il personale impiegato nella gestione.
«Invitiamo chi, come il consigliere Tinazzi definisce "indegna" la gestione di San Giorgio ad aderire personalmente all'aumento di capitale come hanno fatto 420 persone che concretamente hanno voluto far parte di questa cordata investendo risorse, tempo e idee», concludono Merlin e Melotti.

Ripresi gli scavi, scoperte a Bolca

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Mariella Gugole



Vestenanova. È partita alla grande la campagna di scavi 2009 nella Pesciara di Bolca con importanti ritrovamenti già nei primi giorni di estrazioni.
«Abbiamo trovato due stupendi esemplari di [FIRMA]Mene rhombea magnificamente fossilizzati», annuncia il professor Roberto Zorzin, direttore degli scavi nei siti paleontologici bolcensi, «poi uno Sparnodus e uno sgombro, pesci molto simili fra loro. E anche un'aragosta molto bella», aggiunge Zorzin, paleontologo e conservatore del Museo di storia naturale di Verona, «purtroppo non completa. Speriamo venga ritrovata ogni parte di questo crostaceo: stanno cercando gli altri frammenti negli strati calcarei per poter ricomporre l'aragosta».
È quest'ultimo il reperto più raro rinvenuto in questi giorni, ma diventerà prezioso solo se si riuscirà a ricomporlo. Mancano alcuni tasselli importanti del puzzle: frammenti di roccia appartenenti a uno strato pietroso che sedimentandosi aveva imprigionato gli esseri viventi dell'habitat marino e che ora mani esperte restituiscono alla luce continuando a creare stupore per lo stato di conservazione con cui la natura fossilizzandoli li ha custoditi per cinquanta milioni di anni.
«L'aragosta», spiega Massimo Cerato, «si è insinuata di traverso nelle lamine di calcare e finora ne abbiamo recuperata soltanto mezza. Un vero peccato, perché si tratta di un esemplare raro, di particolare interesse scientifico».
Sono comunque molto soddisfatti in Pesciara: «In pochi giorni abbiamo estratto più reperti dello scorso anno in un mese», annuncia Cerato, «dunque vuol dire che siamo nella vena buona».
Vista la partenza, sono fiduciosi i «cercatori» dell'equipe di Bolca, guidata negli scavi da Fabio Bona, paleontologo del museo di Verona, e sognano il pezzo da novanta, come nel 2007 con il Pasaichthys, un fossile da primato.
Oltretutto gli scavi quest'anno dureranno due mesi, il doppio dello scorso anno: termineranno a fine ottobre. Grazie alla speciale legge regionale su Bolca, che finanzia la ricerca scientifica, per tutto il mese di settembre si estrarrà nella nuova galleria in Pesciara, situata a monte della storica galleria-museo, visitata ogni anno da migliaia di turisti.
Dai primi di ottobre e per tutto il mese l'équipe diretta da Zorzin si trasferirà invece sul Monte Postale. «Si tratta di un nuovo sito paleontologico», anticipa il direttore, «ed è il primo anno che scaviamo lì. Abbiamo abbandonato il vecchio scavo per motivi di sicurezza. Apriamo quest'altra cavità nel Monte Postale, un centinaio di metri a valle di quella abbandonata, sempre lungo la strada che porta alla Pesciara, già approntata l'inverno scorso per portare alla luce gli strati fossiliferi».
Stesso livello e medesimi strati dunque, ma meno inclinati ed escavazione più agevole. «I sedimenti del monte Postale», scrisse Lorenzo Sorbini, che fu illustre direttore del museo di Verona, «si deposero probabilmente nell'Eocene inferiore, in un fondale prossimo alla costa in cui la profondità delle acque solitamente limpide e calde, si doveva aggirare sui 30 metri».
Sarà poi Alexander Bannicov dell'Accademia delle scienze di Mosca, che come ogni anno sarà a Verona nel mese di gennaio, a scoprire se fra i ritrovamenti di Bolca ci siano nuove specie o nuovi generi ittici. Esaminerà anche il piccolissimo pesce fossile non identificato, anch'esso affiorato in Pesciara in questi giorni: «Assomiglia molto alla rana pescatrice», ipotizza Massimo Cerato, « ma è un piccolo, dunque parecchio diverso nella fisionomia dal pesce adulto». Si tratterebbe di un esemplare assai raro di pesce voracissimo che vive e si nasconde nel fango dei fondali marini, in attesa della preda.
Intanto un'altra prestigiosa esposizione ospiterà Bolca la settimana prossima. Dopo Venezia e Cortina i fossili veronesi saranno in vetrina a Rimini al convegno di Geoitalia 2009 per il settimo forum italiano di scienze della Terra che si terrà al Palacongressi dal 9 all'11 settembre.
«Parteciperemo a questo importante appuntamento scientifico», anticipa il professor Zorzin, «con un poster che illustra e riporta i risultati degli scavi sia in Pesciara che nel monte Postale».
Il convegno riminese ha come tema «Le scienze della terra nella società del XXI secolo tra ricerca, innovazione tecnologica e formazione».

Cresce il Festival ma serve sostegno

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Vittorio Zambaldo



Boscochiesanuova. A sipario calato è tempo di bilanci per il Film Festival della Lessinia e il direttore artistico Alessandro Anderloni, esprime le sue impressioni dopo un'edizione che ha visto crescere le presenze straniere delle pellicole proposte e una sostanziale tenuta del numero di spettatori rispetto all'edizione dello scorso anno che aveva rappresentato il boom storico.
Il Film Festival è cresciuto per qualità, quantità, genere e provenienza delle opere presentate. Nel corso di nove giornate sono stati proiettati complessivamente 80 film. I registi che sono venuti di persona al Festival a presentare la loro opera sono stati 32, su 55 opere in programma provenienti da 18 paesi: Italia, Austria, Svizzera, Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Ungheria, Romania, Croazia, Libano, Kirghizistan, Kenya, USA, Messico, Nuova Zelanda, Giappone.
La media degli spettatori presenti in sala e alle manifestazioni collaterali è stata di circa 450 persone al giorno, senza contare le centinaia di persone che hanno visitato la Libreria della montagna e la mostra su Heidi. Il Festival si è mantenuto sui numeri dello scorso anno, con un lieve calo di spettatori locali e una crescita di spettatori arrivati soprattutto dalla città e da altre province italiane.
«I dibattiti in sala con gli autori e i protagonisti dei film sono stati tra i momenti più riusciti», riconosce Anderloni, «penso alla presentazione di Terra Madre con Franco Piavoli e Mario Brenta, all'esilarante serata con Prezzemolo e con lo scultore altoatesino Martl Strimmer, al dibattito tra le due pastore Cheyenne Daprà e Donata Clopath, alla coraggiosa testimonianza del regista messicano Emiliano Altuna e al messaggio lanciato da Stefano Saverioni nella serata dedicata all'Abruzzo.
Se a questo aggiungiamo il Film Festival dei bambini possiamo avere motivo per essere soddisfatti. L'iniziativa si conferma un'idea vincente: centinaia di bambini hanno invaso i pomeriggi del Festival per le proiezioni della retrospettiva su Heidi e le merende in piazza. Il concorso "Heidi della Lessinia" è stato una divertente conclusione del Festival», sottolinea il direttore.
A metà settimana di proiezioni Anderloni ha lanciato una provocazione, «un grido di dolore» sulle sorti future del Festival, dicendosi pronto a lasciare se in tempi brevi non fossero intervenuti fatti nuovi, in particolare per garantire al Festival certezze finanziarie per una continuità di programmazione pluriennale che fosse anche un riconoscimento al lavoro di tanti volontari, direttore compreso, che da anni si impegnano solo per passione.
«Mi sono sorpreso che qualcuno abbia interpretato le mie dichiarazioni come un attacco a Boscochiesanuova. Come negli anni scorsi, anche quest'anno ho ringraziato il paese di Bosco per il suo coinvolgimento nel Festival. L'amministrazione comunale dà un contributo fondamentale non soltanto in termini economici, ma anche con l'impegno pratico dei suoi assessori e dei suoi dipendenti. La Pro loco e tutte le associazioni di volontariato che animano la Piazza del Festival hanno lavorato volontariamente per 10 giorni e tanti volontari di Bosco si sono alternati fuori e dentro il teatro. Quando ho detto che le strutture ricettive sono al limite della disponibilità intendevo dire che Bosco, in questo periodo dell'anno, è pieno di turisti e che si dovranno cercare anche nuove forme di sistemazione per gli ospiti del Festival», precisa Anderloni.
Gli sono arrivate la stima e la fiducia di tanti, nonché l'assicurazione che si lavora per sostenere questo Festival, come ha dimostrato la presenza alla serata delle premiazioni di Angelo Tabaro, dirigente della Direzione cultura della Regione, che ha invitato Anderloni a Venezia per definire l'impegno dell'ente e le strategie future di programmazione.

Bus, camper e bici, San Giorgio si rinnova

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Vittorio Zambaldo



Boscochiesanuova. Per la quarta volta il Comune tenta di mettere mano con un progetto di valorizzazione paesaggistica all'area turistica di Malga San Giorgio e in questi giorni ha presentato il faldone in Regione. In autunno si farà l'istruttoria per valutare l'ammissibilità del progetto al finanziamento e si saprà se ci saranno speranze di intervento. L'ultima volta, pur vincendo la graduatoria dei progetti ammessi, fu bocciato in commissione perché il Comune non aveva la disponibilità completa delle aree. Infatti i parcheggi e i piazzali di Malga San Giorgio sono in parte comunali e in parte della società Nuova Lessinia spa, proprietaria degli impianti di risalita.
Il vicesindaco e consigliere provinciale Claudio Melotti, che ha seguito l'iter, illustra la soluzione: «Abbiamo rimediato a questa situazione stipulando con la società, che è comunque a maggioranza di capitale pubblico, una convezione che dà per trent'anni in comodato gratuito l'uso delle aree di proprietà».
«È tutta estate che ricevo telefonate e mail da turisti e residenti di Malga San Giorgio che lamentano il degrado della località», riferisce l'assessore comunale al turismo e alla cultura Alessandra Albarelli, che è stata eletta anche rappresentante del Comune nel consiglio di amministrazione di Nuova Lessinia. «Sappiamo e vediamo tutti il degrado desolante, soprattutto nei mesi estivi, quando la neve non copre gli squallidi piazzali che circondano le costruzioni della stazione sciistica. Per questo motivo è urgente l'intervento, ma si deve capire che non da oggi l'amministrazione di Bosco sta pensando a come risolvere la questione», aggiunge Albarelli. Il progetto è stato curato dagli architetti Stefano Olivieri e Piergiorgio Micheletti e per las parte paesaggistica e ambientale dall'agronomo Pierluigi Martorana e dal perito Giacomo De Franceschi.
Si punta con l'intervento alla valorizzazione paesaggistica, alla riqualificazione dell'area turistica e di nuovi servizi, aumentando la capacità ricettiva inducendo indirettamente anche la qualificazione delle strutture oggi chiuse (alberghi Valon, Valnera e Nevada).
Sono previsti l'inserimento di elementi di verde adeguati all'ambiente circostante con diverse piantumazione anche di alberi adulti; la costruzione di cordoli e aiuole; un'area sosta per camper con allacciamenti per il carico e lo scarico delle acque davanti al condominio Posta; un'area parcheggio per pullman davanti all'Hotel Sporting; un parco giochi e la riqualificazione delle aree attrezzate per lo sport oggi esistenti sul piazzale della chiesetta: campi bocce, piastra polivalente per volley e basket; realizzazione di un “bicigrill” con mini officina riparazioni e servizi igienici pubblici sul piazzale inferiore; nuova segnaletica per percorsi ciclo-turistici, escursionistici e di spiegazione delle specie selvatiche presenti; nuova viabilità veicolare e pedonale con scivolo per disabili che colleghi il piazzale superiore a quello inferiore che verranno pavimentati e illuminati e sui quali saranno sistemate nuove condotte per lo scarico dell'acqua piovana.
«Il costo complessivo dell'opera, tenendo conto che si tratta di interventi minimi e che non ci sono nuove costruzioni, a parte il bicigrill e i servizi igienici realizzati nella massima compatibilità ambientale, è di 2 milioni e 182 mila euro. La Regione può finanziare da un minimo di 500 mila a un massimo di un milione e mezzo di euro. Confidiamo di classificarci in testa alla graduatoria per avere la fetta più consistente dei 15 milioni di euro destinati a tutto il Veneto. Il Comune dovrà fare la sua parte con un cofinanziamento del 30 per cento», conclude l'assessore.

Giovani agricoltori nuovi imprenditori

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Mariella Gugole



Roverè. Hanno seminato ottimismo i dirigenti dell'agricoltura veronese e gli amministratori della Lessinia e della Valle d'Alpone riunitisi a convegno sugli alti pascoli della Lessinia, nella Casara di Conca dei Parpari a quota 1400, per consegnare a una ventina di giovani agricoltori il diploma che li abilita a diventare «imprenditori agricoli». Hanno frequentato il corso, reso obbligatorio dalla legge 81/08 ex 626/94 a Boscochiesanuova e i dirigenti veronesi contano di raccogliere altri consensi per quello che nel 2010 si terrà a Montecchia di Crosara, in Val d'Alpone (info 331-2883094). A valorizzare il meeting di Conca dei Parpari, la presenza di sindaci o loro delegati dei comuni di Monteforte d'Alpone, Montecchia di Crosara, Boscochiesanuova, San Mauro, Velo e Roverè.
Politiche agricole e giovanili insieme hanno aperto una finestra sull'imprenditoria agricola per proporre ai giovani strade alternative, non facili da percorrere, ma che aprono nuovi orizzonti, rimettendo in gioco una professione che deve essere rivalutata.
«C'è un'opportunità da cogliere in questo momento», ha detto Alberto Scardoni dell'Enaip Veneto, «con accesso ad importanti investimenti, finalizzati ad incentivare iniziative imprenditoriali, per i giovani dai 18 ai 40 anni che hanno un'azienda di famiglia da portare avanti».
Per diventare imprenditore agricolo è indispensabile la frequenza a questo corso di 150 ore, che forma e abilita i giovani agricoltori avviandoli ad una professione che non si limita più al semplice «lavoro nei campi», ma richiede conoscenze e competenze specifiche. «Se uno poi sa anche "ingegnarsi" ed escogitare nuove strategie produttive e di mercato», ha aggiunto Vanni Stanghellini, sempre dell'Enaip, «aggiunge valore alla sua azienda e ai suoi prodotti con tutte le ricadute positive che ne conseguono». Le prospettive incerte della crisi economica e di mercato non devono scoraggiare i giovani a scegliere questa professione ha detto Carlo Tessari, presidente dell'Avepa (Agenzia veneta pagamenti) nonché sindaco di Monteforte d'Alpone, che ha invitato tutti gli appartenenti al mondo agricolo «a stare insieme, ad agire su più fronti, per trovare le soluzioni giuste nel rivalutare territorio e produzioni locali».
Gli ha fatto eco Luigi Frigotto, viticoltore e neoassessore provinciale all'agricoltura: «La nostra agricoltura è stata flagellata da questa tempesta economica, ma siamo ottimisti e questi giovani rappresentano il nostro futuro».
Società e politica negli ultimi decenni non sono state in grado di arginare e tutelare la fuga dai campi nei territori della Lessinia. «La nostra coscienza è vicina», ha detto Luca Saccardi, sindaco di Bosco, «alle difficoltà del mondo agricolo, ma guardiamo avanti per far sì che la nostra montagna venga lavorata: sappiamo che idee e progetti ce ne sono tanti, facciamo in modo che questa Lessinia continui ad essere una terra importante»
Questi i nomi dei giovani imprenditori diplomati, quattro sono della Val d'alpone, gli altri dei paesi della Lessinia: Daniele Aganetti, Massimiliano Albi, Cristiano Stander, Emanuele Scandola, Marco Vinco, Michele Perozeni, Denis Francesco Caltran, Giovanni Rugolotto, Monica Dal Dosso, Serafina Valbusa, Claudio Favari, Pierluigi Leorato, Alberto Campara, Sauro Comerlati, Emanuele Scandola, Daniele Lovato.

Alpini, raduno anticipato

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Renato Zorzella



Badia Calavena. Dopo 55 anni, il pellegrinaggio annuale degli alpini veronesi al rifugio Scalorbi e alla chiesetta di Passo Pelagatta, cambia data: dalla prima domenica di settembre viene anticipato all'ultima di agosto e così resterà probabilmente anche negli anni futuri.
«Abbiamo preso questa decisione perché la prima domenica di settembre c'è un pellegrinaggio nazionale delle penne nere sul Pasubio», spiega Luigi Venturini, capogruppo di Badia, «E inoltre coincide con una importante festa degli amici della montagna a Capanna Sinel, non lontano dal rifugio Fraccaroli. Il nostro cambio di data evita così imbarazzanti doppioni ed offre a tutti una opportunità in più». Quest'anno perciò l'appuntamento è per domenica 30 agosto.
La tradizione dei pellegrinaggi alle chiesette dedicate ai caduti, come quella di Passo Pelagatta, realizzata dagli alpini veronesi, fu iniziata nel primo dopoguerra da don Bebo Gonzato, cappellano militare sull'Ortigara a su tanti altri fronti, ed è continuata poi con don Luigi Piccoli. Negli anni '50 la realizzazione delle chiesette alpine venne completata e il calendario dei pellegrinaggi si è negli anni consolidato: in giugno la chiesetta di Costa Bella, poi l'Ortigara, Passo Fittanze, Parpari ed infine Scalorbi, che è il più «alpino» dei cinque, visto che per arrivare al rifugio Scalorbi e alla chiesetta bisogna percorre come minimo sei chilometri a piedi partendo dal rifugio Revolto.
Grazie alle iniziative prese 18 anni fa dalle sezioni Ana della Val d'Illasi per rivitalizzarlo e renderlo appetibile a tutti, oggi il pellegrinaggio è frequentato non solo dagli alpini, ma anche da un buon numero di turisti e amanti della montagna. «Ogni anno vengono tra le mille e le millecinquecento persone», afferma Venturini, «tutte a piedi, e in media sono 110 gli atleti di tutte le età che si cimentano nella corsa».
Gli alpini hanno infatti abbinato alla cerimonia religiosa una corsa in montagna, certamente unica per il panorama e il percorso, e ad un pranzo comune sui pascoli del rifugio, che diventa occasione per canti e concerti improvvisati. «Stiamo certamente attenti a non snaturare il significato più autentico della cerimonia, che per noi alpini resta il momento più importante della giornata: un ricordo di tutti coloro che alla montagna ed alla patria hanno dato la vita. Dobbiamo però pensare anche ad avvicinare i giovani alla montagna come la vediamo noi alpini: con lo zaino in spalla e gli scarponi ai piedi. Le cose che richiedono un po' di sacrificio acquistano anche più valore». Venturini ringrazia le 15 sezioni della Val d'Illasi per la collaborazione nella realizzazione della manifestazione e le autorità trentine che la permettono. Il rifugio e la chiesetta, come la sottostante Malga Campobrun, sono infatti in territorio trentino. Il programma prevede: alle 8 ritrovo e iscrizioni per la corsa. Alle 9.30 alzabandiera: il campo comincia ad animarsi e a sfornare le prime vivande: trippe, minestrone, gnocchi e panini. Alle 10 parte la corsa: 7 chilometri con dislivelli da stambecchi, per gli atleti e i concorrenti alpini; 3 chilometri meno impervi ma pur sempre impegnativi per ragazzi, donne, anziani e quanti vogliono provare cosa vuol dire correre a 1770 metri di altitudine. Il premio principale è il quarto trofeo dedicato ai Caduti Alpini della Val d'Illasi, assegnato definitivamente alla sezione alpina che per tre volte anche non consecutive ha portato un suo socio alla vittoria. Badia si è aggiudicata le ultime due gare e spera di portare a casa quest'anno il quarto trofeo, dedicato alla memoria di Gelindo Rossetti, per 30 anni capogruppo di Badia. Alle 11.30, messa celebrata dal cappellano degli alpini don Rino Massella e accompagnata dal coro alpino Coste Bianche di Negrar. Alle 12.30 pranzo nelle tende e sui prati o al rifugio Scalorbi. Alle 14, la premiazione concluderà la manifestazione.

Colpo di scena al Film festival della Lessinia
Anderloni: «Pronto a lasciare, così non va»

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Vittorio Zambaldo



Boscochiesanuova. «Se entro fine anno non arrivano fatti nuovi, per quel che mi riguarda l'ultimo impegno che mi assumo come direttore artistico del Film Festival della Lessinia sarà di rappresentarlo domenica 6 settembre alla Mostra del cinema di Venezia. Auguro buon lavoro a chi verrà e ogni bene al festival».
Alessandro Anderloni chiude in maniera drastica una dichiarazione che ha il sapore delle dimissioni, anche se è una parola che non vuol sentire: «Perché non mi piacciono i ricatti e perché non riguarda il lavoro svolto finora, ma il futuro che ci aspetta. In quindici edizioni abbiamo dimostrato tutto quello che c'era da dimostrare, l'idea è vincente e la costanza degli organizzatori ha permesso di raggiungere questo traguardo, con numero, provenienza e qualità dei film in continua crescita. Il Festival si è conquistato una credibilità internazionale, è uno dei principali eventi culturali della provincia e ha trovato a Boscochiesanuova la propria sede ideale grazie alla struttura del teatro Vittoria e alla collaborazione delle associazioni, dell'amministrazione comunale e della gente del paese».
Cosa manca allora? «Mancano soldi», risponde laconico il direttore artistico. Il budget a disposizione per quest'anno è di 80 mila euro, il 20 per cento in meno di quello dell'anno scorso, del quale rimane ancora un buco da 7 mila euro: un'inezia per enti abituati a gestire migliaia di euro, un'enormità per un'associazione dove lavorano gratuitamente più di una trentina di volontari.
La riduzione del budget ha comportato tagli consistenti: è stata tolta la giuria giovani e ridotte le spese di ospitalità, che rappresentano la voce con maggior peso sul bilancio della manifestazione. «Ho cercato personalmente nuove risorse, pur non essendo compito di un direttore artistico la ricerca di finanziamenti. Il risultato che ho ottenuto è stato di inserire il Film Festival nell'elenco di quelli sostenuti dal ministero per i Beni e le Attività culturali: il prestigio è alto ma il contributo economico è minimo e non risolve i nostri problemi», denuncia Anderloni.
«Con questa situazione finanziaria sono costretto, a malincuore, a non assumermi l'incarico di direttore artistico per il futuro, né posso farmi garante per il gruppo di trenta volontari che hanno lavorato per l'organizzazione di questa edizione», aggiunge.
Nessuno prende un centesimo di stipendio: gli unici soldi che incassano sono rimborsi per spese sostenute. Lo stesso Anderloni ha anticipato dei soldi per rimborsare un biglietto di viaggio a un regista straniero, per non far fare brutta figura all'organizzazione. «Giro a mie spese i festival di mezzo mondo per incontrare autori e invitarli con le loro opere a Bosco. Non pretendo di essere pagato e non accuso nessuno, dico solo che se vogliamo mantenere questo livello il Curatorium Cimbricum Veronense che ha ideato la manifestazione e ne è titolare, il Comune di Bosco, la Comunità montana, la Provincia, la Regione devono fare dei passi concreti».
Il cammino, s'intende, è verso l'alto: tornare indietro, riducendo presenze, pubblicazioni, manifestazioni, significa perdere definitivamente.
«Vorrei indicare delle priorità da realizzare subito», elenca Anderloni, «uno staff e una segreteria stabile che lavorino tutto l'anno; aumentare il numero di ospiti invitati (registi, giornalisti, operatori del settore); ampliare la Piazza del Festival con nuovi stand gastronomici e espositivi; incrementare le iniziative rivolte ai giovani (giurie, stage, laboratori, condizioni di favore per partecipare al Festival)».
Un aumento di costi che avrebbe un riscontro sull'economia del paese: «Bosco deve pensare a come potenziare le sue strutture ricettive: già quest'anno gli hotel che ci sono erano al limite della disponibilità. Servono altre sistemazioni per gli ospiti del Festival: in appartamento, nelle meravigliose ville del paese che potrebbero affittare delle camere. Nei giorni del Festival il paese dovrebbe essere completamente coinvolto e i vantaggi, in termini economici, turistici e promozionali sono potenzialmente triplicabili rispetto all'investimento».
«Non lo dico per me, ma per amore del Festival e per questi meravigliosi giovani che come me lavorano senza un centesimo di stipendio: è uno staff con una professionalità in grado di organizzare un grande Festival. Mi spiace che non sia possibile e il meccanismo si inceppi perché non si riesce a raggiungere un finanziamento di 120 mila euro», conclude, ricordando che è anche la precarietà del finanziamento dato anno per anno che impedisce di programmare. Solo la convenzione con la Cassa rurale Bassa Vallagarina è andata finora in questa direzione: se tutti gli enti coinvolti garantissero la stessa programmazione si potrebbe guardare al futuro con meno pessimismo.

Stupore, sogni e incanto per «Terra Madre»

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Boscochiesanuova. La proiezione di Terra Madre di Ermanno Olmi in teatro Vittoria è stato un vero successo: tutti occupati i 350 posti a sedere, un silenzio quasi irreale, reso ancor più alto dagli ultimi trenta minuti dedicati al cortometraggio di Franco Piavoli (L'orto di Flora), nel quale il regista bresciano ha volutamente eliminato ogni colonna sonora restituendo alla natura il compito di commentare se stessa. Con Piavoli in sala c'erano anche Mario Brenta, che ha collaborato con Olmi nella regia della trasferta a Roncade per la storia di Un uomo senza desideri e Primo Gaburri, l'ortolano della Chiusa di Ceraino, capace di cavare meraviglie di frutta e verdura da L'orto di Flora.
Due i messaggi di speranza per il futuro di nostra madre terra: quello di un quindicenne studente del Massachusetts che in un campo sportivo, adiacente alla scuola, ha sperimentato la coltivazione di un orto biologico che alimenta la mensa scolastica e che è diventato argomento di studio e di progettazione in altre scuole statunitensi e nel mondo: «Siamo la generazione che porterà avanti quello che avete cominciato», è stata la sua applaudita promessa all'assemblea di Torino. L'altro messaggio è letto nella bocca e negli occhi incantati della piccola Flora, nipotina di Piavoli, bimba di pochi mesi ripresa a gattonare fra le piante di melanzane e pomodori: ogni carezza a un frutto o a una verdura un gemito di stupore e una dichiarazione d'amore.
Oggi si apre alle 10 con una visita guidata al baito della Coleta, organizzata dal Museo etnografico. Alle 16 terzo appuntamento con Heidi in Lessinia con la proiezione del film di Luigi Comencini Heidi. Sono tornata per te, del 1952. Alle 18 nella Libreria della montagna, Raffaello Canteri presenta Uomini e alberi di Toni Sirena (Edizioni Cierre) e Passi nel silenzio di Oreste Valdinoci e Micaela Voltan (Edizioni Giovane Montagna).
Il concorso riprende alle 21 con tre film al teatro Vittoria: La culla delle aquile di Alessandro Pugno, storia di una comunità arroccata sulle Alpi liguri; Resolution (Risoluzione), del russo Pavel Oreshnikov, anteprima italiana che racconta dinamiche, violenze e solitudini della vita isolata in un piccolo villaggio di montagna; El somni (Il sogno), del francese Christophe Farnarier, sulla vita nomade di un pastore catalano.
In sala Olimpica, per la sezione «Altre montagne» verrà presentata alle 21 la pellicola 13 pueblos en defensa del agua el aire y la tierra (13 popoli in difesa dell'acqua, dell'aria e della terra), documentario premiato in diversi festival internazionali, firmato dal regista messicano Francesco Taboada Tabone. È la lotta esemplare e coraggiosa delle popolazioni messicane che si oppongono allo sfruttamento delle risorse naturali. Un'esperienza di lotta organizzata contro un sistema politico corrotto, espressione degli interessi economici legati alla cementificazione del territorio, alle discariche a cielo aperto e alle privatizzazioni dei beni comuni. Oggi i 13 popoli sono diventati 64 e il loro consiglio rappresenta circa 800 mila persone, più di un terzo dei cittadini dello Stato di Morelos.
Sarà preceduto da un altro contributo di Angelo Loy per Millennium News - Potere alle donne, realizzato dai ragazzi africani; dalla retrospettiva Tsr: La montagne l'a fait comme-ça! (La montagna l'ha fatto così!) e da Picu picu picuraro (Picu picu pecoraio) di Micol Cossali, storia di un meridionale emigrato al Nord che torna in Sicilia a fare il pastore.V.Z.

A cavallo tra le malghe e i sapori della Lessinia

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Ilaria Noro



Erbezzo. Tra il blu del cielo, il verde chiaro dei pascoli e quello più intenso dei boschi, immersi nel silenzio della natura, interrotto dal rumore rimato degli zoccoli, dalle risate e dalle canzoni intonate goliardicamente dai cavalieri. La prima edizione della Cavalcalonga, una sorta di Magnalonga, ma in sella al proprio cavallo, domenica ad Erbezzo, si è svolta così, tra paesaggi mozzafiato e la voglia di stare in compagnia, condividendo la stessa passione per l'equitazione. La manifestazione, organizzata dal Comune in collaborazione con il centro equitazione Ai Schinchi e il gruppo Lessinia Cavalli, ha coinvolto una settantina di cavalieri, arrivati in paese, non solo dalla città e dai comuni limitrofi, ma anche da Vicenza e Pordenone.
Il primo gruppo di cavalli e cavalieri è partito dalla piazza principale di Erbezzo poco dopo le 9. Il secondo circa un'ora più tardi. Per tutti e settanta i cavalieri lo stesso percorso e il medesimo menù a base di sapori e profumi tipici dei prodotti enogastronomici del territorio. E tolti gli inevitabili inconvenienti, un ferro perso lungo il sentiero e un cavallo costretto a ritirarsi per una slogatura, la manifestazione si è svolta senza problemi attraverso un percorso lungo oltre venti chilometri, che ha spaziato dagli 850 ai 1.400 metri d'altitudine: contrada Giodi il punto più basso, Malga Busimo quello più alto. L'antipasto, la carica dei settanta, l'ha degustato a contrada Fagioli, alle porte di Erbezzo. Ad accogliere i cavalieri alla seconda tappa, dove protagonista è stata non solo una squisita pasta e fagioli, ma anche una splendida vista che spaziava dalla città alla penisola di Sirmione, dal Monte Baldo al santuario della Madonna della Corona, anche il sindaco di Erbezzo Lucio Campedelli. La compagnia, divisa per motivi logistici a gruppi di quattro, ha poi proseguito per Malga Derocon e contrada Menegazzi, dove ha brindato con un buon bicchiere di Recioto.
La due giorni «western» ha preso il via già sabato mattina. Dalla piazza del paese sono partiti cinquanta cavalieri alla volta degli alti pascoli della Lessinia per una passeggiata attraverso il bosco dei Folignani, Malga Podestaria, Castelberto e Malga Lessinia, prima di rientrare in paese, negli spazi allestiti apposta per ospitare il pernottamento di cavalli e cavalieri. Un sole cocente ha dato il proprio contributo alla buona riuscita della manifestazione. Il tempo ha fatto però i capricci sabato sera, rovinando la festa in piazza, che è stata spostata al ristorante Al Terrazzo. Un bilancio più che positivo, insomma, quello tracciato dagli organizzatori, la cui attenzione ora è già focalizzata sull'edizione dell'anno prossimo. «L'obiettivo è quello di coinvolgere più persone, magari raddoppiare il numero dei partecipanti, e promuovere le bellezze che il nostro territorio ha da offrire», dicono.

Film Festival al via con un esperimento

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BOSCOCHIESANUOVA. Si alza il sipario sulla quindicesima edizione del Film Festival della Lessinia questa sera alle 21 nel teatro Vittoria con le sperimentazioni sonore degli Ancher nel videoconcerto «Tyto Alba e la lumaca».
Si parte dal crepuscolo di una serata urbana con immagini e suoni che dal perimetro cittadino si dilatano nei ritmi e colori fuori città, del sentiero, del bosco, dell'acqua, tutti elementi presenti sul palco sotto forma di suoni reali registrati. La band, nata a Verona nel 2005, è composta da Zeno Baldi, Tobia Poltronieri e Giulio Deboni. I tre giovani musicisti si esibiranno con un repertorio principalmente strumentale influenzato dal rock sperimentale (e post), dalla bossa nova e dal pop. Tra immagini del paesaggio e suoni reali registrati, lo spettacolo si soffermerà sull'antitesi tra città e natura.
Il biglietto d'ingresso per il concerto è di 8 euro, mentre è di 5 euro, ridotto a 3 per il Festival dei bambini, per tutte le altre sere di proiezioni.
La prevendita è all'ufficio turistico di piazza Chiesa 34 (telefono 045.6782091), oppure alla biglietteria del teatro un'ora prima dell'inzio degli spettacoli. Informazioni complete sul programma sono sul sito: www.filmfestivallessinia.it.
Da domani si entra nel vivo del concorso con Himalaya, la terre de femmes (Himalaya terra di donne), opera della francese Marianne Chaud e Carmen meets Borat (Carmen incontra Borat), dell'olandese Mercedes Stalenhoef, proiezioni precedute alle 11 dall'apertura della Libreria della montagna e alle 18 dall'inaugurazione della mostra in sala Olimpica «Heidi. Un mito della montagna». Sarà uno spezzone di 5 minuti del primo film di Heidi del 1920, con l'accompagnamento musicale dal vivo ad aprire le proiezioni di domani alle 21.V.Z.

In sella alla Cavalcalonga per scoprire la Lessinia

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Vittorio Zambaldo



ERBEZZO. Si cominciò con la Translessinia, da fare in inverno con gli sci stretti ai piedi; poi arrivò «Lessinia Legend», percorso primaverile in mountain bike, quest'anno alla tredicesima edizione; dieci anni fa cominciò la Magnaloppet, a piedi a inizio estate per le contrade e i pascoli di Boscochiesanuova. Mancava un'escursione interamente dedicata al cavallo e abbinata all'enogastronomia, ed ecco la prima Cavalcalonga, organizzata dal Comune di Erbezzo, in collaborazione con il centro equitazione «Ai Schinchi» e il Gruppo Lessinia Cavalli.
Sono due giornate del prossimo fine settimana, domani e domenica, con due iniziative distinte in programma. Per domani c'è una cavalcata con arrivo in malga a gustare i favolosi «gnochi sbatui». La giornata di domenica è invece dedicata alla Cavalcalonga, pensata per trascorrere ore nella natura unendo la passione per l'equitazione ai sapori più genuini. Si procede in sella al passo, vietati trotto e galoppo per ragioni di sicurezza, lungo un percorso pensato in sei tappe in ognuna delle quali ristorarsi con piatti tipici della Lessinia, partendo dalla piazza dove si ritornerà, toccando di seguito Malga Fagioli, Malga Busimo, Malga Derocon e contrada Menegazzi. Con i cavalli si percorrono le antiche strade e i sentieri della transumanza, dalle contrade ai pascoli, lungo la via delle malghe.
Sono già una sessantina i cavalieri iscritti, ma gli organizzatori contano di arrivare a tagliare il traguardo dei cento partecipanti, poiché sarà possibile iscriversi fino al mattino della partenza (per informazioni rivolgersi a Massimo Quintarelli, 328-0620091). La partecipazione è riservata ovviamente a chi sa cavalcare ed è provvisto di un proprio cavallo.
Il costo è di 40 euro a giornata, 70 euro per chi si prenota per entrambe le escursioni. Per i due giorni in paese sarà in festa con stand gastronomici, mercatino e possibilità di partecipare gratuitamente, per i bambini, al «battesimo della sella», prendendo confidenza con il cavallo. Girerà per le strade del centro anche una carrozza trainata da cavalli.
La prima Cavalcalonga è stata presentata nei Palazzi scaligeri dal presidente della Provincia Giovanni Miozzi, che da amante degli animali si è detto «entusiasta dell'idea, che condivido in pieno e mi sembra una bellissima opportunità per Erbezzo e i suoi dintorni».
Il sindaco Lucio Campedelli e l'assessore Bruno Fantoni hanno sottolineato che è «uno strumento ideale per conoscere il territorio e valorizzarne i prodotti: la speranza è che sia la prima edizione di un'iniziativa che metterà radici».
«Sarà di sicuro successo», pronostica l'assessore provinciale al turismo Ruggero Pozzani, «perché dalle prime analisi relative al turismo nel Veronese è proprio la tipicità dei nostri prodotti in testa alle richieste dei visitatori. Avrà successo perché permette di conoscere un territorio ricco di gastronomia e portatore di una bellezza paesaggistica unica», ha concluso.

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