mercoledì, 17 marzo 2010

VALPOLICELLA

CAMBIA PAESE

Palio del Recioto, si comincia

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Camilla Madinelli



Negrar. Si parte il 25 marzo con un'immersione nel piacere del cioccolato abbinato al Recioto, si prosegue fino al 18 aprile con musica, convegni, spettacoli, sport, assaggi, arte e cultura. Momenti clou il mercatino di prodotti tipici nei giorni pasquali, il concorso enologico, a cui partecipano quest'anno una ventina di piccole e medie aziende, e la gara ciclistica internazionale del 6 aprile, che avrà come fulcro il centro storico di Negrar.
Il Palio del Recioto 2010 promette di mantener fede al suo passato glorioso, come evento primaverile più importante della Valpolicella. La parola d'ordine è sinergia, per il presidente del Comitato organizzatore Lucio Mirko Furia, pronto alla volata finale del sessantesimo anniversario che arriverà tra due anni. Un Palio europeo e internazionale, trampolino di lancio per valorizzare ogni espressione autentica del territorio, per il sindaco Giorgio Dal Negro.
Un Palio sinonimo di ciclismo ai massimi livelli per il presidente della Grandi Eventi Valpolicella Stefano Bonfioli, che con il suo team ha messo a punto un percorso di 30 chilometri da ripetere quattro volte. Il 49° Gran Premio Palio del Recioto si è presentato alla galleria Vason Caprini, nel cuore vecchio del capoluogo, insieme alla 58a edizione della kermesse enogastronomica che attira a Negrar una gran folla, in particolare nei giorni di Pasqua e Pasquetta.
«Attorno a questa gara vogliamo sviluppare numerosi eventi che possano mettere in luce le diverse qualità di Negrar e dintorni», annuncia Dal Negro. Con lui in prima fila anche il vicesindaco Sergio Cinquetti e l'assessore allo sport Federico Marangoni.
È mosso dalla volontà di esportare il modello Valpolicella oltre i confini nazionali anche il presidente del Palio Furia, «per far conoscere il lavoro di quanti operano a difesa della qualità e con grande senso di responsabilità, unendo la ricerca del prodotto al sacrificio umano nelle tecniche di lavorazione». Crede in un Palio forte della sua storia, capace di far innamorare anche i più diffidenti, ma anche in una manifestazione solidale, rivolta a tutti senza discriminazione.
Per questo ha affidato al neo consigliere comunale Giuseppe Righetti, che da vent'anni si occupa di handicap e lotta contro le barriere architettoniche, il compito di rendere il Palio e le sue prelibatezze accessibili anche ai disabili. «Siamo partiti in sordina, ma lo spirito di gruppo è forte tanto quanto l'entusiasmo», conclude Furia. «Ormai è tutto pronto perché la festa cominci».

Gli studenti a scuola di legalità

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Camilla Madinelli



San Floriano. Preoccupati, arrabbiati, delusi. Pronti al dialogo ma certe volte spaventati, assaliti da un senso d'impotenza ma desiderosi di contribuire alla creazione di una società meno violenta e più rispettosa dei diritti fondamentali.
Si sentono così gli studenti dell'Istituto professionale per l'agricoltura e l'ambiente Stefani - Bentegodi, circa 250 ragazzi che nella sede di San Floriano hanno incontrato il vescovo Giuseppe Zenti e il prefetto Perla Stancari per parlare di legalità, condivisione e rispetto delle regole.
Temi attuali e dibattuti nella società civile, su cui vogliono confrontarsi e di cui desiderano essere parte attiva e propositiva, come spiegano nel filmato «Vivere insieme... come?!?», girato a scuola con il supporto della professoressa Elena Andreoli.
Idee, progetti, speranze, accuse, riflessioni sulla società, la violenza, i reati e i mass media: lì dentro in pochi minuti c'è tutto, mentre la colonna sonora inizia con «Fratello Sole Sorella Luna» e chiude con Giorgio Gaber e la sua «Libertà è partecipazione».
«Il vero valore siete voi, migliori delle generazioni come la mia», commenta il prefetto. Definisce il video straordinario e si dice commossa. «Si sente che ci credete davvero. La società la fate voi: anche se è naturale avere paura del futuro e sentire il bisogno di essere rassicurati, sappiate che lo Stato c'è, vi è vicino e vi protegge».
Entusiasta dell'incontro con i giovani il vescovo, monsignor Zenti, che ha coinvolto nell'iniziativa la massima autorità civile della città per lo speciale duetto. «Mi auguro che questo sia solo il primo di una serie d'incontri a livello provinciale», dichiara, «perché ritengo molto importante fare un ponte con gli studenti e i giovani mi stanno a cuore». Anche lui ha elogiato il lavoro fatto a scuola: «Se il Grande Fratello fosse come il vostro video, e non la spazzatura che è, allora gli farei pubblicità». Poi ha rivolto una serie di suggerimenti: «Superate individualismo ed egoismo, costruite belle relazioni, fate della vostra vita un'opera d'arte».
Il vescovo invita i ragazzi a diventare «artisti della campagna», un altro messaggio arriva dal prefetto: «Siate protagonisti del vostro destino». Mentre parlano, in aula magna non vola una mosca. Le orecchie degli studenti sono tese a comprendere e valutare ciò che viene detto. Un silenzio che, si sa, alla loro età è sinonimo d'interesse sincero, perché basta poco a distrarli o annoiarli. Invece sono attenti e più di qualcuno, per l'occasione, indossa giacca e cravatta. Con i ragazzi di San Floriano ci sono pure alcuni alunni della sede dell'istituto a Isola della Scala, mentre la cittadinanza che era stata invitata appare, purtroppo, poco rappresentata: scorgiamo qualche genitore e il parroco di San Floriano, don Carlo Vinco.
A completare il tavolo dei due ospiti d'eccezione, le insegnanti che li hanno seguiti in questo cammino di cittadini attivi Elena Andreoli e Anna Lisa Tiberio, la coordinatrice Carmen De Simone, il dirigente della scuola in Valpolicella Lauro Bernardinello, il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale Giovanni Pontara e il sindaco di San Pietro in Cariano, Gabriele Maestrelli.
«Il rapporto tra istituzioni e studenti è un tema attuale e i giovani vanno tutelati», spiega il primo cittadino di San Pietro, mentre Bernardinello illustra il progetto scolastico su territorio, società civile e istituzioni. In agenda ci sono incontri con l'arma dei carabinieri e don Luigi Merola, il parroco di Forcella, nel napoletano, che lotta contro la criminalità organizzata.

Il motociclista dei record
da Santa Maria all'Africa

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Chiara Tajoli



Negrar. Nuova avventura per l'instancabile motociclista di Santa Maria di Negrar Bruno Bonizzato. Dopo aver macinato un milione di chilometri nei cinque continenti (tra i suoi numerosi motoraid solitari l'Alaska-Terra del Fuoco, la Verona-Tokyo e la Verona-Tibet) ora sta facendo girare le ruote della sua inseparabile Honda Africa Twin 750 RD04 del 1991 sulle piste sterrate dell'Africa. Quindicimila chilometri da percorrere tra Tanzania, Kenya, Etiopia, Sudan, Egitto, per poi passare in Giordania, Siria, Turchia, Bulgaria, Serbia e da lì tornare a Santa Maria di Negrar.
Oltre due mesi senza comodità e in balia degli eventi atmosferici. Con un unico scopo: scoprire il mondo, le sue bellezze e le popolazioni che lo abitano alle diverse latitudini. Tra i suoi obiettivi, il Kilimangiaro, la fossa tettonica della Rift Valley, il parco nazionale del Serengeti in Tanzania e i castelli dell'etiope Gondar, la Camelot africana. «Mi piace conoscere i Paesi con i miei occhi», ha spiegato lo scattante pensionato, 66 anni, prima di partire per il continente africano. «Amo vedere la gente che li abita, scoprire le sue tradizioni, la sua cultura e assaggiare i suoi piatti tipici». Motivo per cui Bonizzato non batte mai le piste dei turisti, ma sfidando la sorte, sceglie sempre percorsi alternativi, alla ricerca delle aree meno globalizzate. Quando il sole tramonta chiede ospitalità agli abitanti dei paesi che raggiunge e, se si trova lontano dai centri abitati dorme nella sua tenda sotto le stelle. Così fa per nutrirsi: con sé porta solo l'acqua, per il resto si adatta a mangiare ciò che trova lungo la strada, che siano mercatini di villaggi o capanne di paglia. Essere schizzinoso non fa parte del suo carattere, così come l'essere sedentario.
L'unico «ponte» con la sua famiglia durante il viaggio sarà il cellulare satellitare, ma prima di partire non era sicuro che funzionasse a sud del Sahara. «Ormai mia moglie e i miei figli sono abituati ai miei motoraid», ha spiegato Bonizzato. «Sanno che non resisto a casa più di qualche mese. Ho questo profondo bisogno di partire. Certo quando sanno che viaggio da solo in certe zone un po' si preoccupano». Come in questo caso, visto che il motociclista solitario di Santa Maria non solo dovrà fare i conti con una natura impervia e piste poco battute, ma anche con la guerriglia e la malavita presenti in alcuni paesi che intende attraversare. «Qualche preoccupazione ce l'ho», ha infatti confessato prima di iniziare la nuova avventura. «Mi preoccupano un po' le bande armate che dalla Somalia si spostano in Kenya depredando e facendo sequestri di persona e poi il sud del Sudan. Attraversare paesi "caldi" in tutti i sensi non sarà facile, ma me la sono sempre cavata e vedrò di farcela anche questa volta». Quanto al prossimo obiettivo, punta su India e Indocina. «Poi appenderò definitivamente gli stivali al chiodo e farò il nonno», ha assicurato. Ci riuscirà davvero?

Tempi di sepoltura: una beffa

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Camilla Madinelli



Negrar. Un sistema da rivedere per evitare che i cittadini si ritrovino non solo con conti salati da pagare, ma soprattutto con l'impressione che si speculi sulla morte dei loro cari. La gestione dei cimiteri a Negrar, affidata a un'azienda privata dall'amministrazione di Alberto Mion, è nell'occhio del ciclone sotto molti aspetti logistici e tariffari, ma in particolare molte famiglie si stanno facendo sentire per problemi e spese che si trovano a dover affrontare al momento di disseppellire i defunti.
L'attuale regolamento, infatti, datato dicembre 1976, prevede che si debba provvedere a un «cambio di destinazione» dopo dieci anni dalla sepoltura a terra e trenta da quella nei loculi in muratura. Solo a Torbe, per esempio, che non è certo uno dei cimiteri più grandi, ci sono 36 salme da riesumare entro l'anno.
Ne sa qualcosa la signora Ida Lonardi, di Marano, che dallo scorso novembre riceve continue sollecitazioni per la salma di uno zio del marito, messo in un loculo trent'anni fa nel cimitero di Torbe.
Si è così informata su possibilità di spostamento e costi, arrivando a una triste conclusione: «Dopo una sfilza di conteggi e valutazioni alla fine ci sentiamo quasi costretti a riacquistare lo stesso loculo in cui si trova ora, alla modica cifra di 1.790 euro», afferma. «In questo modo rimane dov'è, riposa in pace e ci sentiamo la coscienza a posto, ma le sembra giusto comprare una seconda volta lo spazio in cui si trova già?».
Altre soluzioni ci sarebbero, come la cremazione o il seppellimento a terra, e le ha attentamente valutate prima di scartarle. «La spesa per la cremazione è pari a circa 600 euro, escluso il trasporto da e per Verona, per il quale bisogna attendere che ci siano altri feretri per un viaggio unico; lo spostamento a terra costa invece 560 euro, ma vale solo per cinque anni. E poi? Non si può speculare sulla morte in questo modo».
La signora Lonardi non ha intenzione di sottostare a queste regole che trova ingiuste, e si è rivolta anche al sindaco Giorgio Dal Negro. Ma non ne vuole fare né un caso personale né un problema di soldi. Nelle sue condizioni ci sono molte famiglie. «È una questione di principio che riguarda tutti, un problema di moralità», dichiara. «È più che mai necessario che il Comune lo affronti e arrivi a una definizione più congrua dei tempi e dei modi in cui vanno disseppelliti i nostri cari. I margini per agire ci sono, visto che a Marano il termine per pensare alla ricollocazione dei defunti nei loculi è di 50 anni, mentre a terra non ci sono limiti».
Per sbrogliare la matassa c'è al lavoro l'assessore leghista Claudio Castagna, che ha sollevato per primo in giunta la necessità di cambiare le regole fissate negli anni '70, sottolineando pure lui l'aspetto morale della cosa. Secondo Castagna i limiti sono troppo stretti e vanno allungati di almeno 10 anni, nel rispetto della legislazione regionale e nazionale in vigore. In queste settimane ha fatto raccogliere dagli uffici i regolamenti di altri Comuni e la normativa del Veneto in ambito cimiteriale.
Da oggi è pronto a tuffarsi sulle carte insieme ai tecnici. «È un lavoro delicato e complesso, ma siamo tutti consapevoli della sua importanza», afferma Castagna. «Ho chiesto il massimo impegno e vorrei che nell'arco di uno o due mesi fosse pronto un nuovo documento da sottoporre al consiglio comunale. Quello che auspico è che alla fine tutti i consiglieri siano coinvolti sull'argomento, comprese le minoranze».

L'emporio della solidarietà fa il pieno di richieste

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Lorenza Costantino



Sant'Ambrogio. Hanno perso il lavoro, a volte anche la casa. E hanno bambini da mantenere. La nuova povertà, nel territorio di Sant'Ambrogio, ha perlopiù il volto degli stranieri: in particolare degli ex operai delle ditte di marmi che hanno chiuso i battenti a causa della crisi. Ma non solo: nelle stesse condizioni ci sono pure diversi italiani, che però, al contrario di chi viene da fuori, spesso possono appoggiarsi almeno in parte alle famiglie d'origine. Fatto sta che ogni sabato mattina, fuori dall'emporio della solidarietà, attivo dallo scorso mese di dicembre al nuovo palazzetto dello sport di Montindon, c'è sempre la fila.
L'iniziativa, promossa dal Comune ambrosiano in collaborazione con la parrocchia di Domagliara, è seguita dagli assessori al sociale Elisabetta Vassanelli e alla comunicazione e relazione con il pubblico Andrea Chiereghini. Ad occuparsi dell'apertura e della chiusura dell'emporio sono all'incirca 50 volontari di sei associazioni del territorio - Acat Adige Lessinia, Aido, associazione «Le famiglie si incontrano», Carabinieri in congedo, Essere clown e Croce Rossa - anche con il contributo economico annuale della Fidas.
Pacchi contenenti viveri essenziali come pasta, riso, scatolette di tonno, legumi e pelati, e all'occorrenza omogeneizzati: ecco cosa viene a ritirare chi si trova con le spalle al muro, tanto da essere in difficoltà anche nel fare la spesa.
Si tratta di una ventina di famiglie tutte residenti entro i confini del Comune, più altri due-tre casi che arrivano da fuori: in totale, circa un centinaio di persone. L'accesso all'emporio non è libero, anzi: viene strettamente regolato dai servizi sociali. Solo dopo l'analisi della situazione familiare, lavorativa e abitativa, può essere rilasciato un numero di buoni per il ritiro degli alimenti: alla persona, protetta da anonimato, viene affidato un codice identificativo. La precedenza va, ovviamente, a chi sta peggio. Fino ad oggi, sono stati distribuiti oltre 70 pacchi, 17 solo l'ultimo sabato: tutti prodotti che i clienti dei supermercati locali - Martinelli, Famila e Righetti - comprano e, depositandoli in appositi cesti, destinano all'emporio in una sorta di Banco alimentare permanente.
«C'è da restare sorpresi della generosità degli ambrosiani e dalla loro adesione all'iniziativa», commentano gli assessori Vassanelli e Chiereghini. «Ci sono persone che arrivano all'emporio con l'auto piena di tutto ciò che può essere utile, per esempio articoli per la prima infanzia».
E anche vestiario, scarpe: «Cose che però ora ritiriamo in misura minore, dato che i pacchi di viveri sono sempre i più richiesti». E aggiungono: «Nonostante l'emporio non abbia, per ora, un termine di scadenza, è ovvio che non si può fare assistenza in eterno: ogni situazione va continuamente rivalutata e, quando i maggiori problemi sono stati risolti, esclusa dal servizio».


Rifiuti sospetti sepolti a Ziviana
Il cementificio chiede indagini

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Giancarla Gallo



Marano e Fumane. La Cementirossi chiede all'Arpav un'indagine conoscitiva, dopo la segnalazione di un dipendente dell'azienda fumanese, che ha denunciato lo scarico di rifiuti sospetti su un terreno oggi di proprietà della cementeria. L'episodio risalirebbe a circa 25 anni fa. A sollevare il caso, che sta alimentando in questi giorni dubbi e interrogativi sia a Fumane che a Marano, è stata la dichiarazione del direttore dello stabilimento Cementirossi, Claudio Marcon, che è anche il responsabile per gli adempimenti ambientali dell'azienda.
Marcon ha inviato una comunicazione all'Arpav, alla Provincia e ai comuni nella quale viene spiegata la vicenda: «Ci è stato segnalato da un nostro dipendente che, in epoca imprecisata ma probabilmente risalente agli anni Ottanta, presso un sito di proprietà della società, in Comune di Marano, località Ziviana, precedentemente adibito ad attività di estrazione mineraria già rinaturalizzato, sarebbero stati interrati, o comunque depositati, dei rifiuti di natura non specificata», spiega il direttore dello stabilimento nella lettera, datata 15 febbraio 2010 e protocollata in municipio a Fumane due giorni dopo.
Marcon si sente di escludere che tali fatti siano stati commessi e riferibili all'attuale compagine societaria, quindi sarebbero da attribuire alla precedente gestione della Cementi Verona. La Cementirossi di Piacenza, infatti, è subentrata nel 1993. Oltre all'indagine conoscitiva, finalizzata a riscontrare la veridicità di questa segnalazione, l'azienda ritiene che si debbano adottare provvedimenti di rimozione e avvio allo smaltimento dei rifiuti eventualmente presenti.
La zona in questione è in parte soggetta a rimboschimento e in parte già interessata da una vasta area di bosco ad alto fusto. Prima di provvedere all'eventuale bonifica, come imposto dalla legge, si dovrà conoscere la sussistenza del fenomeno, l'entità, la tipologia dei rifiuti eventualmente presenti, la possibilità che vi possa essere stato un pregiudizio per le falde acquifere. Si dovrà poi concordare un sopralluogo congiunto e le modalità per le prime ricerche sui terreni.
La notizia ha rinfocolato le polemiche, specie all'interno dei due comitati - Valpolicella 2000 e Fumane Futura - nati per controllare il possibile inquinamento determinato dall'attività del cementificio.
Il presidente di «Futura», Mimmo Conchi, chiede che vengano effettuate analisi e indagini serie da parte degli enti preposto: «Come comitato siamo molto preoccupati sulla natura di questi rifiuti, sul fatto che possano essere pericolosi e che sono sepolti lì da chissà quanto tempo», sostiene Conchi. «Ci chiediamo come mai questa comunicazione sia venuta fuori solo adesso e non prima, quando si poteva provvedere per tempo, magari ripulendo la zona dai rifiuti pericolosi sotterrati. Certo, le leggi allora non erano attente come adesso all'aspetto della salvaguardia ambientale».
«E' una notizia di grande importanza», sottolinea Daniele Todesco, presidente di Valpolicella 2000, «che invita a fare attenzione all'aspetto dell'utilizzo dei rifiuti. Certo, c'è da chiedersi come mai questi rifiuti di 25 anni fa siano stati interrati proprio a Ziviana, dove ci sono falde acquifere».

La Grotta si
candida a entrare
nel patrimonio
dell'umanità

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Giancarla Gallo



Fumane. La Grotta di Fumane si accinge a diventare patrimonio dell'Unesco. Allo scopo, per ipotizzare un percorso giuridico finalizzato alla candidatura del sito archeologico come patrimonio dell'umanità, il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi , l'assessore regionale ai lavori pubblici, Massimo Giorgetti e l'assessore alla cultura Marco Ambrosini ieri erano in visita alla Grotta, dove hanno incontrato l'assessore comunale al turismo, Giuseppe Totolo. Il professor Alberto Castagna ha spiegato le caratteristiche del sito, come sono eseguiti gli scavi nel periodo estivo, ha illustrato gli strati e mostrato i focolari.
«È un vero gioiello», ha commentato Miozzi, «uno degli angoli più interessanti della provincia. Più giro e più mi rendo conto che i dintorni di Verona sono ricchi di sorprese. È nostro compito valorizzare questo sito poco conosciuto». Il riparo archeologico, che si trova sulla vecchia strada che porta a Molina, è molto conosciuto all'estero, dove è ritenuto di straordinaria importanza, ma non in Italia, assente anche nei testi scolastici che parlano di preistoria.
Allo scopo, ha sottolineato l'assessore Totolo, sono in previsione la cartellonistica e le indicazioni da posizionare sulle strade già all'uscita dall'autostrada. Anche la fatiscente baracca di fronte alla struttura della Grotta, rigorosamente chiusa, dove vengono selezionati i reperti dello scavo, verrà sostituita con un edificio adatto ad esporre i ritrovamenti, alla fine della Valle dei progni, prima dei tornanti, vicino al bar ristorante.
«È stato interessante riconoscerlo per la sua importanza», ha detto Giorgetti; «in primo luogo bisogna individuare risorse costanti nel tempo per mantenere gli scavi, visto che fondi ne sono arrivati pochi ultimamente. Poi si devono individuare gli interventi strutturali, un po' come si è fatto per Molina, per cui sono stati stanziati 575 mila euro, o con in Patti territoriali, in modo da ampliare l'offerta turistica e culturale. Mi interessa, al di là del riconoscimento dell'Unesco, che il sito sia fruibile».
Attualmente si possono prenotare visite guidate al Consorzio Pro loco della Valpolicella, presente con il presidente Giorgio Zamboni; venti guide si occupano delle visite, soprattutto scolaresche, e possono fare anche laboratorio di scheggiatura della selce.
Marco Ambrosini ha definito la Grotta «un sito di estremo interesse per la varietà delle epoche rappresentate. Lo scavo appare bene organizzato e sarà occasione di altre importanti scoperte ancora più notevoli specie sull'homo di Neanderthal». «L'iter per ottenere questo riconoscimento è all'inizio», ha detto Totolo. «Siamo in contatto con l'assessore regionale ai beni culturali, Fausta Bressan, con l'architetto Adele Cesi, responsabile dell'Ufficio dell'Unesco del ministero. Per questo è importante il gemellaggio con la cittadina di Atapuerca, vicino a Burgos, in Spagna, dove è stato trovato l'uomo più antico, che ha un milione di anni e che è già patrimonio dell'Unesco».

Le telecamere
di «Report»
sul cementificio

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Fumane. La questione del cementificio di Fumane sarà oggetto di un servizio durante la trasmissione di Raitre «Report», in onda a marzo, in data da destinarsi. Per tre giorni il giornalista Luca Chianca ha raccolto le interviste di cittadini, amministratori pubblici locali e provinciali, responsabili dei comitati (Salvalpolicella, Fumane Futura e Valpolicella 2000), per capire come stanno le cose.
«La nostra redazione», spiega Chianca, «ha ricevuto una segnalazione non meglio precisata. Nel servizio verrà focalizzata soprattutto l'anomalia tra un territorio vocato a viticoltura di pregio, paesaggisticamente di rilievo e l'esistenza di un cementificio che è anche un coinceneritore di scarti di lavorazione e rifiuti».
La Cementirossi, lo ricordiamo, ha chiesto di poter ammodernare lo stabilimento nella Valle dei Progni, installando un nuovo forno e una torre alta 103 metri, e di espandere gli scavi della marna sulla collina di Marezzane. Su questo la Regione non si è ancora pronunciata, mentre le valutazioni di impatto ambientale per l'ammodernamento dello stabilimento e l'uso di sostanze da mescolare all'impasto hanno ottenuto le autorizzazioni. «Proprio questo crea una situazione di anomalia in Valpolicella», afferma Lorenzo Albi, di Legambiente di Verona, «e cioè la contraddizione tra un progetto industriale così ampio in un'area agricola, importante a livello mondiale per la sua produzione di vini. Le due cose non sono compatibili. Eppure, anche se gli studi eseguiti dalla Commissione tecnica provinciale Via sottolineano l'impatto ambientale, le autorizzazioni sono state rilasciate lo stesso. Abbiamo presentato un mese fa un ricorso al Tar contro le autorizzazioni rilasciate in barba alle leggi esistenti, la 1497 del 1939 e la 42 del 2004, che impongono il rispetto paesaggistico della Valpolicella. La risposta dovrebbe arrivare tra sei mesi».
Qualcuno aveva ipotizzato la chiusura del cementificio dopo il 2025, data di scadenza della concessione, ma il grande investimento da parte dell'azienda piacentina sull'ammodernamento della struttura presuppone l'autorizzazione a poter scavare a Marezzane.
Per quanto riguarda l'occupazione (attualmente sono un centinaio i dipendenti della Cementirossi) qualcuno suggerisce che si potrebbero riconvertire questi posti di lavoro promuovendo il territorio. Ci sono poi la questione della produzione vitivinicola e il problema delle polveri di cemento, sollevato da produttori e cantine. Il conte Pieralvise Serego Alighieri nell'intervista ha sottolineato la necessità di una maggiore sensibilità su questi temi per la salvaguardia del territorio, scopo a cui tende la richiesta del Parco regionale della Valpolicella.
Il sindaco di Fumane, Domenico Bianchi, ha ribadito: «La nostra preoccupazione maggiore attualmente è la salute degli abitanti di tutta la Valpolicella, per questo sono stati intensificati i controlli delle emissioni; inoltre abbiamo chiesto un tecnico per avere informazioni precise sui rifiuti che entrano nello stabilimento. Il grosso problema da risolvere è quello della viabilità». E conclude: «Per noi c'è compatibilità tra industria e territorio, per questo sono stati dati i pareri favorevoli, però con una serie di condizioni».G.G.

I vigneti? «Non rovinano il paesaggio collinare»

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Camilla Madinelli



«I vigneti migliorano il paesaggio, non lo minacciano. È ben altro da cui bisogna guardarsi, in Valpolicella, per evitare l'impoverimento o la distruzione dell'ambiente». In merito alla difesa del territorio e al ruolo svolto dagli agricoltori scende in campo l'agronomo Francesco Bertaia, consulente di alcune aziende agricole negraresi, ex insegnante all'Istituto agrario di San Floriano, che risponde così all'allarme lanciato dall'associazione Il Carpino sui vigneti che incombono sull'area «Sic» del Vajo Borago Galina. Secondo l'associazione di promozione sociale, che ha sede in località Maso di Negrar, infatti, biodiversità e paesaggio collinare nel Sito d'importanza comunitaria a cavallo tra i territori di Negrar, Grezzana e Verona vanno difesi strenuamente da parte delle amministrazioni, tutelati con prese di posizione chiare e nel rispetto delle normative europee, facendo attenzione pure all'espansione dei vigneti. Ma Bertaia non ci sta. «Non capisco questi attacchi continui agli agricoltori» dichiara, «visti come individui pericolosi o nemici da combattere. Nessuno di loro si sognerebbe mai di piantare un vigneto in una zona protetta, anzitutto perché si troverebbe subito una denuncia penale e poi perché la Val Borago, dove non entra la luce nemmeno in pieno luglio, non è adatta alla coltivazione della vite. Quello che accade vicino, ma fuori dai confini di un Sic, in proprietà privata, è un altro discorso. Non vorrei che invocare l'integrità e il rispetto delle zone protette fosse solo un paravento: l'associazione in realtà contesta il diritto di un agricoltore di piantare un nuovo vigneto su un terreno incolto o scarsamente coltivato, in quanto non più redditizio, oppure di reimpiantare un vigneto con sistemi di allevamento più razionali che però da un punto di vista estetico non aggradano». Bertaia non ha dubbi: gli imprenditori agricoli sono i primi a dire che l'ambiente va salvaguardato e i primi a farlo nel concreto ogni giorno. «Sono un agronomo e ho sempre sostenuto che bonificare un terreno incolto e invaso da arbusti e piantarvi un vigneto sia un intervento migliorativo del paesaggio e che l'attività agricola preservi il territorio dal dissesto idrogeologico». Ma l'associazione non molla e le posizioni di ambientalisti e operatori nel mondo agricolo sembrano destinate a non incontrarsi. Il consulente, però, si dice pronto a confrontare le idee in un dibattito pubblico. «Mi sembra che i contadini, come amano chiamarli quelli del Carpino, stiano dando prova, in tempi non facili dal punto di vista economico, di lavorare bene, con attenzione, passione e cura del territorio. La Valpolicella del vino sta reggendo la crisi grazie soprattutto alla qualità e bravura degli agricoltori. Varrebbe la pena di sentire la loro voce».

Camilla Madinelli

Sterza pizzicato dall'alcol test lascia la carica di assessore

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Gianfranco Riolfi



Un bicchiere di troppo costa caro all'assessore. La notte di Capodanno il leghista Alessandro Sterza, vigile a Pescantina e assessore alla sicurezza e alla polizia municipale a San Pietro in Cariano aveva brindato al 2010 in compagnia di amici. Una serata che avrebbe dovuto essere allegra, ma finita nel peggiore dei modi ancora prima di cominciare. L'incontro con una pattuglia dei carabinieri, avvenuto a Pedemonte alle 21 30, e l'alcolemia a 0,80 grammi per litro, gli sono costati il ritiro della patente, lo sbeffeggio su tg e carta stampata nazionali e ora la delega alla sicurezza e alla polizia locale. Dimissioni che il sindaco di San Pietro, Gabriele Maestrelli, ha inizialmente respinto, ma poi ha accettato il 25 gennaio scorso, su insistenza dello stesso assessore, assumendo temporaneamente le relative deleghe.
«Ho accolto le indicazioni di Sterza mal volentieri», ammette il primo cittadino, «perchè in realtà Alessandro è una persona validissima, seria, istruita oltre che un ottimo interlocutore nella mia amministrazione». Ottenuta la revoca del mandato, il diretto interessato coglie l'occasione per esternare alcune considerazioni. «Non intendendo censurare il legittimo operato della stampa nel riportare un fatto di cronaca», premette Sterza, «ma devo tuttavia di evidenziare come il rilievo, francamente esorbitante, abbia condotto a una diversa, più grave, connotazione dell'episodio».
E prosegue: «Se da una parte c'è il palese errore commesso, dall'altra ritengo inaccettabile che, per effetto degli sproporzionati corollari di attenzioni che la stampa ha accanitamente associato all'accaduto, la contravvenzione assurga a delitto, tale da meritare giorni e giorni di inchiostro, che ha finito per macchiare gravemente anche il decoro della mia persona». «Nemmeno la mia carica pubblica di assessore ritengo possa impunemente giustificare l'attenzione riservatami, al punto di spingersi a indagare la mia vita privata, le mie relazioni e le amicizie, comprese quelle apparse su un noto social network».
Gli approfondimenti sul suo orientamento politico, secondo Sterza sono «tanto superflui e gratuiti, tanto lesivi per l'immagine e l'onore della mia persona, che non è certo quella del vigile-assessore che scorrazza "alticcio" in auto per le vie del paese. Sebbene integri un facile e vile strumento di detrazione, soprattutto politica, il quadretto non corrisponde per nulla alla realtà, che mi vede invece impegnato a svolgere al meglio delle mie possibilità una funzione che possa portare beneficio alla collettività».
Per Sterza insomma, la gravità dell'infrazione commessa sarebbe giunta mediata «anche omettendo alcuni particolari che nulla hanno a che vedere col diritto di cronaca e offrendo al lettore una rappresentazione distorta o infedele della realtà». Sterza conclude quindi il suo sfogo sottolineando: «Tutti possono sbagliare e io pagherò ogni conseguenza per l'errore commesso, ma ciò non deve né può autorizzare alcuno a promuovere una lapidazione personale quale quella ignobilmente condotta su di me».

Gianfranco Riolfi

Molina, soldi
dalla Regione
per l'accoglienza
dei turisti

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Giancarla Gallo



Fumane. Una pioggia di euro per sistemare il centro storico di Molina e attrezzarlo con strutture ricettive in vista di una valorizzazione turistica. La Regione Veneto ha infatti destinato 575 mila euro per la riqualificazione degli elementi urbanistici e architettonici della splendida frazione di Fumane, un vero gioiello per le sue abitazioni realizzate in pietra, in mezzo al Parco delle Cascate.
Molina è visitata ogni anno da decine di migliaia di persone, scolaresche e turisti italiani e stranieri, che, specialmente nei mesi caldi vengono a visitare le cascate, i mulini e le malghe dove si producono prodotti tipici.
Il paese, però, che conta circa 400 persone, in prevalenza anziane, dedite all'agricoltura e ha un solo negozio di alimentari, necessita di un rilancio nelle attività economiche per evitare l'abbandono da parte dei giovani. Soprattutto necessita di strutture di accoglienza, ristoranti, bed and breakfast, ma anche servizi igienici per i turisti vicino ai parcheggi.
«La Regione ha destinato complessivamente 1 milione e 790 mila euro per diversi programmi, che riguardano la Valpolicella e la Lessinia, soprattutto per quanto riguarda la sentieristica dei comuni montani, come il Corno d'Aquilio e molti Siti di interesse comunitario (Sic). Si tratta di quattro progetti che riguardano l'intera regione», ha spiegato il sindaco di Fumane, Domenico Bianchi, «e Molina è arrivata prima, nel senso che ha ottenuto il consenso maggiore in questa azione pilota, istituita per la prima volta a livello regionale».
Nelle intenzioni dichiarate nelle direttive c'è quella di aumentare la ricettività turistica, creando strutture alberghiere e di accoglienza, utilizzando se possibile edifici esistenti ed individuare quelli che sono da sistemare. «Bisogna pensare a dei programmi specifici in merito», continua il primo cittadino, «quindi fomulare il bando. Il Comune e la Provincia si sono impegnati molto in un'azione collegata per ottenere questo finanziamento dalla Regione, molto importante per Molina».

Le Strade
del vino unite
per «Mille sapori»

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Paola Dalli Cani



Il ristoratore consiglia un Valpolicella a Monteforte d'Alpone e un Soave a Sant'Ambrogio di Valpolicella: il passo dalla cucina alla cantina «fusion» l'hanno fatto le Strade del vino Soave, Valpolicella e Terradeiforti.
Per la durata di 50 giorni, con la partnership di 12 ristoranti e di 30 aziende vitivinicole, le tre Strade rilanciano le produzioni territoriali proposte attraverso menù a prezzo fisso di 30 euro, dall'antipasto al dolce.
Sul calendario dei gourmet, ma più ampiamente di chiunque ami la buona tavola e voglia scoprire le sorprese che le produzioni tipiche possono riservare, vanno annotate tutte le sere fino al 21 marzo, quando cioè scadrà l'iniziativa «Tre strade per mille sapori».
L'hanno presentata, nella prestigiosa cornice del Circolo ufficiali a Castelvecchio, il presidente della Strada del Soave, Paolo Menapace, la vice presidente di quella del Valpolicella, Patrizia Begnoni, e il presidente di Terradeiforti Rita Zanoni.
C'erano anche gli amministratori dei Comuni delle varie Denominazioni interessate dal progetto promozionale, ma anche i ristoratori e i cantinieri che hanno sposato il progetto di «Tre strade per mille sapori».
Da stasera quindi, tutti (su prenotazione) alle tavole dei sapori che costellano le tre Strade del vino del Soave, Valpolicella e Terradeiforti.
Una sbirciatina ai menù proposti fa balza all'occhio che la freschezza del Soave è proposta come nota ideale d'accompagnamento in ogni antipasto, tanto che poggi sul Monte Veronese Dop, quanto su lumache alle erbette, cotechino, sopressa, tartufo nero del Basso.
L'Enantio e il Valpolicella, cioè la loro freschezza, fragranza e profumo, si spartiscono quasi equamente i primi, accompagnando con disinvoltura tanto il risotto all'Amarone quanto quello al radicchio rosso di Verona, le fettuccine e i bigoli con l'anitra o le tagliatelle al ragù di fagianella.
La robustezza di stracotti, tagliate, cinghiale o costolette e arrosti val bene, invece, la magnificenza di un Amarone, del Casetta della Terradeiforti, ma anche la nota più leggera dell'Enantio.
Il matrimonio perfetto, però, è quello tra i dolci e le due anime del Recioto, il bianco Recioto di Soave e il rosso Recioto della Valpolicella che primeggiano nelle rispettive «culle» quasi a marcare una profonda partnership territoriale.
Torta al Recioto e cioccolato, ma anche il brassadelo e il salame di cioccolato, pere al Recioto e sbrisolona sono solo alcuni esempi del dolce epilogo della cena dei «mille sapori». E magari, prima di cena, ci sta anche la visita alle cantine i cui vini sfilano sulle tavole dei ristoranti che aderiscono all'iniziativa e che, per l'occasione, ripropongono una sorta di «cantine aperte».
Dal punto di vista economico l'operazione potrebbe tradursi in un concreto rilancio dell'enogastronomia lungo le tre Strade del vino veronesi: la base di partenza è propizia visto che, come ha sottolineato Giovanni Verzini, vice sindaco di Colognola ai Colli ma anche rappresentante di Città del vino, «grazie alle Strade, l'enoturismo ha registrato un aumento del 4 per cento nell'ultimo anno».
I ristoranti aderenti della Strada del Soave sono Tregnago, Villa Ballarini, Bacco d'Oro, agriturismo Corte Bosco e Trattoria Fattori. Sulla Strada del Valpolicella aderiscono Ca' dela Pela, Locanda 800, Ai Torcoli, Al Covolo e Trattoria Stella.
Nella Terradeiforti i «Mille sapori» sono proposti dal ristorante-enoteca Alla Corte e dal ristorante-albergo Olivo.

Piace il bus degli ospedali
ma ora deve ampliare gli orari

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Camilla Madinelli



Negrar. Dipendenti e "clienti" dell'ospedale di Negrar tutti sul bus. Visite, esami e controlli al Sacro Cuore Don Calabria sono più a portata di mano dei pazienti, che arrivano per un buon 40 per cento da Verona, grazie al prolungamento della linea urbana numero 21, che ogni ora si trasforma in extraurbana col nuovo capolinea in Valpolicella.
E anche per i 1.700 dipendenti della struttura sanitaria il luogo di lavoro, dal 18 gennaio scorso, è meglio collegato con i mezzi del trasporto pubblico gestito dall'Azienda trasporti Verona. La direzione del Sacro Cuore auspica così che sia l'utenza che i suoi lavoratori valutino se d'ora in avanti conviene loro raggiungere l'ospedale in automobile oppure in bus, risparmiando magari tempo e stress alla guida e contribuendo a non intasare strade già parecchio trafficate.
L'Ospedale di Negrar ha sposato fin dal primo momento la causa del bus 21 - detto anche "degli ospedali" visto che collega Policlinico di Borgo Roma, ospedale di Borgo Trento e appunto Sacro Cuore - garantendo tutto l'appoggio necessario all'amministrazione comunale di Negrar e partecipando al tavolo tecnico convocato in Provincia nei mesi scorsi dall'assessore ai trasporti Gualtiero Mazzi.
Oltre alle buone intenzioni, l'ospedale privato classificato ci ha messo pure i soldi: ha contribuito infatti a coprire il 32 per cento sul totale della spesa preventivata da Atv per un anno di servizio, pari a 70.798 euro, corrispondendo al Comune di Negrar poco meno di 25mila euro.
«Abbiamo aderito all'iniziativa con grande convinzione, perché da sempre riteniamo che un efficace collegamento di mezzi pubblici con Verona sia fondamentale», afferma il direttore amministrativo dell'Ospedale, Mario Piccinini. «Potranno beneficiare del servizio i nostri utenti e dipendenti, con una ricaduta positiva sulla viabilità».
Considerazioni che il giorno dell'inaugurazione del servizio, lunedì 18 gennaio, sono state espresse anche dal vicepresidente della struttura ospedaliera negrarese, don Ivo Pasi. «Si tratta di un importante obiettivo raggiunto», dichiara, «di un traguardo bellissimo che è costato tempo e che ora speriamo dia prova della sua utilità».
Don Pasi guarda oltre i sei mesi di sperimentazione previsti da Atv e allunga lo sguardo indicando quali sono le esigenze di una struttura come quella di Negrar, ai primi posti nella sanità del Veneto. Esigenze di orario e frequenza particolari, per esempio, dal mattino presto fino a sera, tutti i giorni della settimana. «Un ospedale non chiude mai, lavora 365 giorni all'anno», sottolinea. «In prospettiva bisognerà valutare per esempio di allungare di almeno un'ora l'orario serale, in modo da permettere a chi finisce il turno dopo le 20 di tornare a casa». Ad oggi, infatti, l'ultima corsa da Negrar dal lunedì al venerdì è alle 19.39, il sabato e la domenica alle 19.53.
«La possibilità di andare e venire dal luogo di lavoro o di cura senza guidare e magari leggendo il giornale è un'opportunità non da poco», conclude il vicepresidente don Pasi, «che speriamo verrà colta da più persone possibile. Inoltre, è anche un modo per dimostrare nel concreto la propria attenzione all'ambiente e alla qualità di vita».

Il Comune compra i terreni e lancia il Parco archeologico

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Giancarla Gallo



Il Comune di Marano acquisterà il terreno sul monte Castelon sul quale sorge il Tempio di Minerva; nei giorni scorsi è stato sottoscritto l'atto preliminare. La giunta si era attivata per reperire i finanziamenti per trasformare il Castelon in un Parco archeologico.
L'area, vastissima, è stata esplorata solo in parte, ma tutto fa ritenere che vi siano ancora moltissimi resti del castello. Sono ancora visibili alcuni locali interrati e molti resti delle mura.
«La Regione ci ha concesso un finanziamento di 40 mila euro, che si va ad aggiungere ai 2.500 euro concessi dalla Provincia per la prosecuzione degli scavi», spiega il sindaco Simone Venturini.
Nel corso di quest'anno, perciò, l'amministrazione comunale, in collaborazione con la Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto, darà avvio alla seconda fase di indagine propedeutica alla realizzazione del Parco archeologico del monte Castelon.
«E' questa la nostra intenzione», continua Venturini. «Oltre alle vestigia del Tempio, vi sono infatti anche rilevanti resti del castello scaligero di Federico II della Scala, oltre a molti reperti preistorici, risalenti al 4000 a.C. Già la scoperta del Tempio è stata un vero evento». L'archeologa Brunella Bruno, della Soprintendenza, ha confermato che si tratta di un tempio importantissimo, sia per la sua antichità, sia per la bellezza della sua fattura: il pavimento, rosso e bianco in cocciopesto, indica un ambiente ricco, degno di un tempio importante, e anche la sua forma, addossata alla parete nord-est del colle, disposta su più piani, indica un effetto scenografico di notevole impatto architettonico.
«La nascita del Parco archeologico», dichiara il consigliere Fabio Giacopuzzi, «è per Marano un ulteriore valore aggiunto per quanto riguarda la tutela e la promozione del nostro territorio; l'inaugurazione dei sentieri della Valsorda, nel 2009, e questo nuovo progetto che si andrà a realizzare, uniti a una presenza sul territorio di ristoratori e albergatori in fase di espansione, andranno a consolidare una sempre crescente offerta culturale turistica nel nostro Comune».
«La scoperta del Tempio», aggiunge il sindaco, «è innanzitutto un rilevante elemento di conoscenza di una porzione della storia di Marano e dell'intera Valpolicella, di cui il colle del Santuario di Santa Maria in Minerbe rappresenta il cuore ideale. La scoperta ha anche una valenza di ulteriore promozione e richiamo del territorio di Marano, particolarmente vocato a diventare mèta di un turismo giornaliero di nicchia, ma sempre più diffuso, un turismo interessato alla storia, alla cultura dei luoghi, ai sapori e alle tradizioni. Già qualche anno fa, l'azienda agricola Zardini di Pezza ha lanciato sul mercato un vino denominato "Minervii", collegando l'immaginario collettivo del Tempio presente nella tradizione orale dei maranesi con la bontà del vino prodotto da queste colline. In futuro ci saranno altre iniziative del genere».
Il Parco archeologico del Monte Castelon potrà divenire un'attrazione culturale per tutta la Valpolicella, visto che si svilupperà nei pressi della chiesa di Santa Maria Valverde, già mèta assai frequentata. «L'amministrazione comunale intende ringraziare il proprietario del terreno, la signora Luigia Tommasi, e il marito Mariano Bertaso, per la collaborazione», conclude il sindaco Venturini.

Scorta armata per le fascette che certificano l'Amarone doc

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Gianfranco Riolfi



Valpolicella. Continua la battaglia del Corpo forestale dello Stato a difesa dell'Amarone. Un battaglia che non conosce soste, nella quale il Cfs non risparmia gli sforzi per contrastare i taroccamenti. Così per la prima volta, agenti del Cfs hanno seguito dalla Zecca dello Stato di Roma a Marano il camion che ieri ha trasferito sei milioni di fascette della denominazione di origine controllata, che andranno a certificare l'Amarone 2006 in fase di imbottigliamento. «E' la prima volta che allestiamo una scorta per queste fascette», commenta il comandante della Forestale, Isidoro Furlan. «Ma sono anni che lavoriamo per eliminarne la contraffazione e per tutelare uno dei più pregiati vini al mondo che, soprattutto all'estero, continua ad essere oggetto di tentativi di contraffazioni molto importanti».
Il Cfs negli ultimi anni ha prodotto in tutta Italia importanti operazioni di contrasto all'imitazione del vino valpolicellese e non solo. Le recenti operazioni «Amarone» (uno e due), hanno portato al sequestro di 12 mila bottiglie e di 8.500 cappucci falsi, mentre l'ultima, l'«Amarone tre» partita da Farra Novarese, ha permesso il sequestro di circa 200 mila etichette contraffatte e la scoperta di 1.250.000 bottiglie di vino comune, vendute in tre anni nel Nord Europa come Amarone, a 3 euro l'una e con tanto di etichetta Doc fasulla.
«Le fascette della denominazione equivalgono a un sigillo di Stato», sottolinea il comandante Furlan, «e la loro falsificazione rappresenta il massimo della contraffazione».
L'arrivo delle etichette sotto scorta, è coinciso ieri con l'inizio della pigiatura delle uve da Amarone e Recioto, dopo il periodo d'appassimento. Un evento presentato alla stampa all'azienda dei fratelli Recchia di Negrar e alla Cantina sociale Valpolicella di Negrar. «L'Amarone è frutto della manualità di tanti produttori che mettono sul mercato un marchio irripetibile», sottolinea il direttore della cantina sociale, Daniele Accordini. «L'elevato costo di questa alta manualità chiede quindi attenzione da parte del consumatore che, oltre a saper leggere l'etichetta, deve anche capire che in fase d'acquisto, un vino Amarone non può scendere sotto un determinato prezzo».
Ma per risalire a provenienza e produttore dell'Amarone acquistato, vengono in aiuto le fascette della Doc oggi e della Docg a partire dall'annata 2010, oltre alla Dop (Denominazione di origine protetta) introdotta il primo agosto 2009 dalla Comunità europea anche per il vino. In attesa della realizzazione di un nuovo sistema di tracciabilità più spinto, basato su codici a barre o su ologrammi, non che rimane leggere il numero riportato sulla fascetta della Doc.
«Oggi è possibile risalire al produttore e alla zona di produzione di un nostro vino», spiega Guido Giacometti, direttore di Siquria, organismo di certificazione della Dop per i prodotti enologici, «semplicemente collegandosi al sito del Consorzio tutela vino Valpolicella dove, attraverso il numero di fascetta, si può risalire alla ditta imbottigliatrice e al numero di certificato della Camera di Commercio che ha eseguito le analisi chimico fisiche ed organolettiche di quel prodotto».
Con l'allargamento della Dop ai vini, il regime di protezione viene riconosciuto a livello comunitario. Nicola Bottura, responsabile tecnico di Siquria: «Abbiamo così un interlocutore più forte per la salvaguardia dei nostri marchi a livello internazionale».

Tre ospedali
a portata di bus
con la linea
Negrar-Verona

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Camilla Madinelli



Negrar . Negrar e Caselle di Sommacampagna da ieri sono più vicine a Verona, grazie al prolungamento delle linee urbane 21, 23 e 24, gestite dall'Azienda Trasporti Verona.
La grande novità, in particolare, riguarda la Valpolicella, che adesso è inserita nel circuito urbano a tutti gli effetti, visto che il bus collega non solo strade e quartieri cittadini, Fiera, stazione ferroviaria di Porta Nuova e Comune di San Giovanni Lupatoto, ma anche - e questo è un fatto più unico che raro - i tre grandi poli ospedalieri veronesi: Policlinico di Borgo Roma, Ospedale Maggiore di Borgo Trento e Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.
L'idea del «bus degli ospedali» era stata lanciata qualche anno fa dall'attuale assessore Gianni Pozzani, allora in minoranza, ed era stata accolta dalla precedente amministrazione di centrosinistra senza sfociare nel concreto.
Ora è diventata realtà grazie alla sinergia d'intenti e finanze tra il Comune guidato da Pdl e Lega Nord, Comune di Verona, Provincia, ospedale negrarese e Atv.
Durante i primi sei mesi di sperimentazione i cittadini potranno dimostrare il loro gradimento e provare a contribuire sia a diminuire il traffico automobilistico sia a fare una buona azione per l'ambiente e la qualità dell'aria. Tutti i mezzi in servizio sulla tratta, infatti, sono alimentati a metano.
Se il bus conquisterà il loro cuore, il presidente di Atv Gianluigi Soardi, fiero di essere un negrarese, è già pronto a promettere novità per il futuro. «Se la gente risponde bene abbiamo in progetto di aumentare la frequenza delle corse a ogni 40 minuti», ha dichiarato durante l'inaugurazione del servizio, avvenuta alla fermata dell'ospedale Sacro Cuore. «Oltre che per l'integrazione delle reti, ci stiamo muovendo anche per quella tariffaria, per arrivare ad avere anche in provincia dei biglietti a tempo, che permettono maggiore flessibilità di utilizzo. La richiesta è stata depositata al Comune di Verona e all'amministrazione provinciale, è questione di qualche mese».
Intanto il primo biglietto della nuova corsa in terra negrarese, accolta con grande curiosità dalla gente che il lunedì affolla il mercato, l'ha voluto strappare il sindaco Giorgio Dal Negro.
Fascia tricolore e sorriso soddisfatto, è salito sul bus alla fermata di Arbizzano insieme alla moglie Rinalda e ai rappresentanti della parti politiche e degli enti che hanno voluto fortemente attivare un servizio chiesto e atteso da anni a Negrar. Così sono arrivati nel capoluogo in autobus l'assessore di Negrar Claudio Castagna e quello di Verona, Enrico Corsi, l'assessore provinciale Gualtiero Mazzi, il presidente dell'Atv, Soardi, e il vice presidente dell'ospedale, don Ivo Pasi.
Ad accoglierli c'erano cittadini, rappresentanti degli alpini e forze dell'ordine, la giunta al completo e molti consiglieri, nonché due dirigenti dell'Azienda Trasporti Verona, gli ingegneri Guido Zanderigo, che ha seguito la progettazione della linea, e Valerio Andreoli che ne cura la gestione.
«Stiamo pensando a nuovi servizi integrati di trasporto pubblico per i comuni della cintura metropolitana, in modo da collegare in modo elastico le diverse linee urbane ed extraurbane», spiega Zanderigo. Un lavoro che richiederà tempo e risorse, iniziato con Negrar, considerato un banco di prova, e Caselle di Sommacampagna, dove d'ora in poi arriveranno le linee 23 e 24 di Avesa e Quinzano.
«Molti comuni della fascia attorno Verona richiedono il prolungamento delle corse urbane, ci stiamo lavorando», sottolinea Soardi, che è pure sindaco di Sommacampagna.
In quest'ottica, l'assessore scaligero Corsi aggiunge: «Il progetto di trasporto pubblico di massa che il Comune sta valutando potrebbe coinvolgere anche Negrar, visto l'interesse di questa linea e l'importanza dell'ospedale Sacro Cuore».
In pratica, la filovia che per il momento dovrebbe arrivare a Ca' di Cozzi potrebbe allungarsi fino in Valpolicella. Soddisfatto l'assessore provinciale Mazzi: «E' stata determinante la decisione con cui il Comune di Negrar ha portato avanti la richiesta».

Alberi tagliati sulla riva dell'Adige Nour: «Scempio»

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Un tavolo di confronto con gli enti per salvaguardare l'Adige e le sue rive. Questo è quanto richiesto da Legambiente su sollecitazione dell'associazione culturale ambientalista Nour, dopo il taglio di molte piante avvenuto lungo le rive del fiume in zona Sic protetta e vincolata.
«Ci è giunta nelle scorse settimane da parte dell'associazione Nour una segnalazione relativa al taglio indiscriminato di alberi lungo il fiume Adige nel comune di Cavaion, di fronte a Ponton. La segnalazione, corredata da numerose foto, è stata da Legambiente prontamente girata alle autorità competenti», si legge nella lettera aperta che porta la firma del presidente regionale dell'associazione, Michele Bertucco.
«Il problema non è nuovo e il fiume Adige spesso è oggetto di interventi di disboscamento non autorizzato e questo sembra essere anche il caso in questione», afferma. Bertucco prosegue: «Ci chiediamo come sia possibile che lavori di disboscamento possano avvenire senza un confronto con gli enti competenti».
«L'Adige non è un canale, è un ecosistema complicato e fragile di flora e di fauna, che va gestito nella sua unitarietà. Tra l'altro non si può continuare con una politica di disboscamento del fiume senza mantenere la sua naturalità, importante per garantire anche la sicurezza del fiume, del territorio e dei cittadini in caso di piene o di esondazioni».
«Bisogna aprire subito un confronto con gli enti, come il Genio Civile, il Corpo Forestale dello Stato e i comuni prospicienti», è l'ide adi Legambiente, «perché il fiume venga rispettato e soprattutto perché qualsiasi intevento sia oggetto di autorizzazione e i lavori non autorizzati siano sanzionati in maniera pesante».
A sollevare la questione è stata Alberta Donatoni, presidente dell'associazione Nour, che dalla riva opposta, in territorio di Sant'Ambrogio, ha seguito il taglio indiscriminato di piante e di essenze tipiche del fiume.
«La fascia di rispetto in zona Sic è di 150 metri», spiega Alberta Donatoni, «siamo infatti all'interno dell'oasi naturale del fiume Adige. Stiamo contattando tutte le autorità per vedere se ci sono gli estremi per fare una denuncia. Tra le altre cose che lamentiamo, c'è anche la polvere e l'inquinamento acustico, specialmente di notte». G.G.

«Nessuno se ne vuole occupare Ca' Filissine va chiusa subito»

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Lino Cattabianchi



Da gestori della discarica a controllori: è questo il passaggio che si determinerà nel momento in cui il Comune di Pescantina non si troverà più ad avere la responsabilità diretta della gestione di Ca' Filissine, la discarica per rifiuti solidi urbani sequestrata dalla Procura di Verona il 29 agosto del 2006.
«In questa prospettiva», spiega il sindaco Alessandro Reggiani, «si colloca l'incarico che la Giunta ha dato agli uffici di predisporre una proposta di delibera da approvare in Consiglio comunale, in cui si decide la chiusura definitiva di Ca' Filissine».
Precisa il sindaco: «La Giunta comunale, a seguito del rigetto della nostra istanza di dissequestro della discarica da parte del Tribunale di Verona, leggendo attentamente le motivazioni adottate dal Collegio giudicante è arrivata alla conclusione che, per quanto riguarda il futuro della discarica, non si intravvedono possibilità di riapertura».
«Quindi», prosegue il sindaco Reggiani, «visto che di fatto la magistratura prescrive che, prima di riproporre istanza di dissequestro, il Comune torni a chiedere alla Provincia l'autorizzazione all'esercizio, autorizzazione che risulta peraltro prima sospesa e poi scaduta al 31 gennaio 2008, ribadiamo che questa è la classica situazione del cane che si morde la coda».
«A questo punto meglio prendere atto della situazione e porre in essere tutte le procedure necessarie per arrivare alla chiusura del sito».
Due i problemi affrontatati. «Tra l'altro», ragiona Reggiani, «il Tribunale prescrive che devono essere riportati a norma di legge i livelli di percolato. Tecnicamente, è già stato spiegato dai consulenti dell'Università di Torino che serviranno oltre 15 anni, dopo aver chiuso la discarica come da progetto iniziale, per riportare il percolato ai livelli richiesti. Viene detto inoltre dal Tribunale che portare ulteriori rifiuti o qualsiasi altro materiale di scarto aggraverebbe la situazione a causa del peso. Anche qui, ribadisco che nessun tecnico ha riscontrato che il problema sia sorto dal fondo della discarica».
Perentoria la conclusione del sindaco: «A questo punto credo sia chiaro che non c'è più nessuno che si vuole prendere la responsabilità di riaprire la discarica e di sistemare il problema ambientale».
L'amministrazione di Pescantina ricorda inoltre che esiste il grave problema del costo dello smaltimento del percolato, che si aggira attorno ai 200mila euro al mese, e che vanno messi in preventivo anche il futuro ripristino e la bonifica del vigneto Ferrari. «Noi, come Comune, quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto scrupolosamente. Ora tocca agli altri: alla Provincia, competente in materia e alla Regione per la sua parte, decidere cosa si vuol fare del sito di Ca' Filissine. Sarebbe la prima discarica in Italia chiusa con una voragine che potrebbe contenere altre 500mila tonnellate di rifiuti», conclude Reggiani.

L'autobus 21 scalda i motori per collegare il paese alla città

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Camilla Madinelli



L'autobus 21 sta scaldando i motori per lo sprint finale da Parona a Negrar. Da lunedì sarà attivo il prolungamento di questa linea urbana gestita dall'Azienda trasporti Verona che dalla città, per la prima volta, esce in direzione Valpolicella trasformandosi in corsa extra urbana, a disposizione di studenti, lavoratori o pazienti dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria.
Da molti anni l'amministrazione comunale negrarese, sollecitata anche dalla direzione di una delle maggiori strutture sanitarie a Verona e in Veneto, tentava d'incrementare il trasporto pubblico esistente per porre rimedio a una viabilità sempre più ingolfata sulla strada provinciale 4 fino a Santa Maria e poi sulla 12 dell'Aquilio che porta al capoluogo. Ora l'attesa è finita, grazie alla sinergia politica, tecnica ed economica tra Comune di Negrar, Provincia, Comune di Verona e ospedale Sacro Cuore e Atv. Da lunedì decolla il servizio, per un periodo di sperimentazione di sei mesi. Verrà inaugurato alle 10.30, alla fermata dell'ospedale vicino alla rotonda con la meridiana, dal sindaco Giorgio Dal Negro e dal presidente di Atv Gianluigi Soardi, alla presenza dell'assessore Claudio Castagna, di altri amministratori e della direzione dell'ospedale.
Prevede corse con frequenza oraria per tutto il giorno dal lunedì al venerdì, stessa cosa il sabato con qualche salto nell'ora di pranzo e infine la domenica, quando la linea diventa la numero 93, corse ogni ora a partire dal pomeriggio.
Le fermate sono quelle classiche, già segnalate e utilizzate dalle altre linee extra urbane, distribuite tra Arbizzano, Santa Maria, San Vito e Negrar. In merito al costo, a seconda del tragitto si passa dalla tariffa due di 1,60 euro alla tre pari a 2,30. Non è stato possibile, trattandosi di un trasporto misto, extracittadino dopo Parona, adeguarsi alla tariffa urbana di un euro, che avrebbe sicuramente invogliato più persone a scegliere il bus al posto dell'auto. Per lo stesso motivo non si possono effettuare trasbordi con altre linee urbane e non si può utilizzare la Mover Card. «Possiamo finalmente dire che anche Negrar è diventato città», dice il sindaco Dal Negro. «È una conquista che migliorerà la qualità di vita dei cittadini e darà una risposta efficace ai problemi di traffico e inquinamento. Siamo orgogliosi di aver creduto in questa scelta e molto contenti che sia stata condivisa da tutti». Conferma l'assessore leghista Claudio Castagna, che ha seguito l'iter del progetto. «Siamo fieri del risultato ottenuto grazie alla sintonia tra gli enti coinvolti», dice. «Il prolungamento del bus urbano era una promessa ai nostri elettori».
«Siamo molto soddisfatti di questo servizio», afferma il presidente di Atv, Soardi, «perché rappresenta una risposta concreta alle esigenze del territorio e perché è un ulteriore passo in avanti nel processo d'integrazione della rete di trasporto urbana ed extraurbana, che è uno dei nostri obiettivi. L'auspicio è che lo sforzo organizzativo trovi una buona risposta in termini di utilizzo, così da confermare il prolungamento anche al termine della sperimentazione».

Camilla Madinelli

Il Comune dice «stop» ai sacchetti di plastica

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Sant'Ambrogio. I dati e le esperienze sul riciclo dei rifiuti confermano che i cittadini di Sant'Ambrogio hanno compreso l'importanza e il valore civile e ambientale della raccolta differenziata. Secondo l'amministrazione, però, è necessario non abbassare la guardia, ma continuare la selezione e cercare di contenere la quantità dei rifiuti prodotti.
A questo proposito, anche in conformità di una direttiva europea del 2004, che prevede la messa al bando dei sacchetti di plastica a partire da quest'anno, gli amministratori Roberto Zorzi e Renzo Ambrosi invitano a riflettere sull'uso o meglio sull'abuso di tali buste. All'interno del calendario ecologico, consegnato a tutte le famiglie del Comune con i giorni per la raccolta, l'amministrazione ha infatti inserito un volantino che invita a riutilizzare i sacchetti di plastica ed evitarne lo spreco. Ad esempio, andare a fare la spesa con un sacchetto già utilizzato o con una borsa di stoffa, come si faceva un tempo, non è da considerare indice di regresso bensì un gesto responsabile ed efficace per la difesa dell'ambiente e del territorio.
«Comunque anche quest'anno abbiamo mantenuto una percentuale di oltre il 77 per cento della raccolta differenziata», afferma soddisfatto l'assessore all'Ecologia Renzo Ambrosi, «grazie al contributo di tutti i cittadini. I rifiuti sono sempre un problema, per questo bisogna cercare di migliorare sempre più la raccolta differenziata così eviteremo nuove discariche o inceneritori».
E prosegue: «Ricordiamo inoltre che il Comune mette a disposizione un operaratore il martedì e il venerdì pomeriggio per ripulire il territorio da quei rifiuti che spesso l'ignoranza di qualcuno lascia ai margini delle strade o vicino alle campane per la raccolta del vetro».
«Facciamo presente ai cittadini», conclude Ambrosi, «che questo comportamento implica un onere maggiore per noi tutti. Invito quindi tutti a segnalare eventuali trasgressori in modo da sanzionare chi si comporta incivilmente». «L'amministrazione comunale da anni ha stipulato la convenzione con il gruppo Giacche Verdi», aggiunge il vice sindaco Roberto Zorzi, «le quali mantengono sotto controllo ambientale alcune aree di sosta compresa la zona di San Zenetto». E prosegue: «Inoltre già da alcuni anni, nel mese di marzo, il distretto alpino dei Cacciatori di Sant'Ambrogio, patrocinati dall'amministrazione e con l'aiuto di alcune associazioni,raccolgono una quantità innumerevole di rifiuti di ogni genere da sentieri, lati delle strade e zone periferiche del nostro Comune». M.F.

La Valpolicella dei grandi vini avrà il cuore a San Floriano

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Gianfranco Riolfi



San Pietro Incariano. In Valpolicella tutte le strade portano alla «Cittadella del vino». Sono strade un tempo diverse ma ora dirette alla stessa mèta, quelle che stanno oggi cercando di percorrere enti privati e pubblici, professionisti, produttori e tutti quelli che si occupano di vino Valpolicella, per incontrarsi e lavorare insieme a un'unico progetto per contrastare lo stato di crisi internazionale che, seppure in ritardo, ha investito anche il settore vitivinicolo locale.
Un progetto preliminare di prima stesura, sottoscritto da un gruppo di eccellenti promotori, che attraverso la creazione di un «aggregato strategico promozionale», da costituirsi a San Floriano e denominato appunto «Cittadella del vino», arrivi alla stesura di un documento, una vera e propria Carta della Valpolicella, «per dare forma ed organizzazione ad un percorso collaborativo, di dialogo e confronto tra tutti i soggetti coinvolti nella filiera territorio-uva-vino».
La lettera d'intenti redatta e inviata a tutti i sostenitori dell'agronomo e docente dell'istituto per l'agricoltura «Ettore Stefani» di San Floriano, Paolo Zardini, ideatore del progetto, fino ad oggi è stata sottoscritta anche da Gabriele Maestrelli, sindaco di San Pietro in Cariano, Luigi Frigotto, assessore provinciale all'agricoltura, Ivan Castelletti, consigliere provinciale della commissione agricoltura, Walter Ferrari, direttore e docente dello «Stefani», il Centro sperimentale viticoltura di San Floriano, Diego Begalli, professore di economia ed estimo rurale dell'Università di Verona, Francesco Quintarelli, già sindaco di Negrar e memoria storica della Valpolicella, e Stefano Albrigi, titolare dell'omonima azienda che produce impianti e serbatoi in acciaio per alimenti.
«Si tratta di un progetto su cui confrontarsi», spiega Zardini, «come enti, con efficiente coordinamento di risorse e come organo propositivo di insieme per arrivare ad usare un unico linguaggio, chiaro efficiente ma soprattutto di squadra. Lo scopo è quello di dare vita ad una realtà nella quale si possano concretizzare obiettivi strategici, conseguiti con la messa in comune di conoscenze, esperienze ed intuizioni; oggi determinanti nello scenario internazionale del libero mercato».
L'ambizione della «Cittadella del vino» è fare diventare San Floriano, con la sua centralità territoriale, «punto logistico baricentrico delle eccellenze istituzionali (Università di Verona, Provincia di Verona e Istituto tecnico di Agricoltura) e cabina di regia dell'intera organizzazione promozionale vitivinicola e del collegato indotto economico valpolicellese».
Un progetto ambizioso insomma, caldeggiato dallo stesso consigliere Castelletti: «Per il settore agricolo siamo giunti alla stagione della ristrutturazione, della riorganizzazione, dell'ulteriore innovazione. C'è la necessità di ricreare un sistema che spinga l'economia e che coinvolga le istituzioni, le imprese e le organizzazioni agricole».
Per il direttore della scuola di agraria di San Floriano, Ferrari, «vivendo in un ambiente ricco di potenzialità quale è la Valpolicella, il nostro istituto può farsi talvolta promotore e in altri casi partner, di molteplici progetti che possono nascere all'interno del territorio valpolicellese.
«Tutto ciò», sottolinea Walter Ferrari, «è favorito dalla presenza di una azienda sperimentale di viticoltura di proprietà della Provincia di Verona, da un'Università ad indirizzo enologico, da un Consorzio tutela vini della Valpolicella e da tantissime cantine di piccole, medie e grandi dimensioni».
Il professor Begalli assicura infine che, in uno stato di crisi come quello attuale, «un maggior orientamento alla pianificazione di marketing e la ricerca di una più spinta coesione sui temi del territorio, della sostenibilità ambientale e della cultura collettiva locale, appaiono essere, almeno nel medio periodo, le azioni più urgenti da intraprendere».

Sant'Ambrogio, campioni di ballo in pista

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Sant'Ambrogio. Si svolgerà stasera nel nuovo palazzo dello sport di Sant’Ambrogio di Valpolicella, a partire dalle 21, la prima edizione dello spettacolo Romeo & Giulietta Cup, un’affascinante sfida di danze standard (valzer lento, tango da sala, slow fox trot, valzer viennese, quick step) e latino americane (samba, cha cha cha, rumba, paso doble, jive) fra alcune delle migliori coppie italiane e straniere. Star della serata sarà il ballerino professionista Maurizio Vescovo, già campione del mondo 2008 di danze latino americane. Durante la serata, resa possibile grazie al contributo dell’azienda agricola Monte Zovo, lo spettatore potrà conoscere e capire come si svolge una competizione di danza sportiva e allo stesso tempo assistere a uno spettacolo unico ed entusiasmante fatto di arte e agonismo.

Il biglietto di ingresso ha un costo di 8 euro. Lo spettacolo è organizzato dal Gruppo danze sportive “Garda Danze” di Castelnuovo del Garda e si inserisce nell’ambito del Trofeo Città di Verona 2010, competizione nazionale di danza sportiva che rientra nel calendario eventi dalla Fids (Federazione italiana danza sportiva). Giunta alla tredicesima edizione, la competizione si è svolta negli anni scorsi presso il Palazzetto dello sport di Verona. Nei due giorni di gara, il 5 e 6 gennaio, il pubblico, pagando un biglietto di ingresso valido per l’intera giornata, potrà assistere alle performance di centinaia di atleti di ogni età che arriveranno nel comune valpolicellese da tutta Italia per sfidarsi nelle danze nazionali (liscio unificato, ballo da sala, combinata nazionale), nelle danze standard e latino americane, rese popolari dal fortunatissimo programma televisivo “Ballando con le stelle”, che da qualche anno ormai intrattiene milioni di telespettatori.

Lo spettacolo Romeo & Giulietta Cup vede come sponsor principale l’azienda agricola Monte Zovo di Caprino Veronese, realtà emergente del settore vitivinicolo, capace di proporre vini di pregio apprezzati a livello nazionale e internazionale. “Abbiamo deciso di sponsorizzare questa iniziativa - spiega Diego Cottini, titolare dell’azienda agricola Monte Zovo - perché promuove e alimenta un’espressione artistica, in cui la passione e la dedizione svolgono un ruolo determinante per raggiungere un risultato finale elegante e armonioso, senza sbavature. Gli stessi valori, indispensabili anche per ottenere un vino di eccellente qualità, dovrebbero sempre far parte del nostro vivere quotidiano”.

L'autobus fra Negrar e Verona passerà da metà gennaio

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Camilla Madinelli



Valpolicella. Slitta a dopo la metà di gennaio, presumibilmente a lunedì 18, la partenza del nuovo servizio di trasporto pubblico che collegherà Negrar con Verona tramite il prolungamento della linea urbana numero 21 feriale (nei giorni festivi i cittadini dovranno invece salire sul bus numero 93), per ora attiva solo fino a Parona.
Nei mesi scorsi il sindaco di Negrar, Giorgio Dal Negro, aveva annunciato la concreta possibilità, oltre che la speranza, che le nuove corse di autobus in aggiunta a quelle extraurbane sarebbero partite dal primo gennaio.
A quanto pare, però, i negraresi, gli utenti e il personale dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria e i pendolari per lavoro dovranno attendere ancora qualche settimana prima di salire sul bus di cui tanto si è parlato in questi mesi.
«Il motivo è semplice e di natura pratica», mette subito in chiaro il sindaco. «Anzitutto va considerato che il prossimo 11 gennaio entra in vigore l'orario invernale per i bus dell'Azienda Trasporti Verona; poi ci sarebbero alcuni problemi di personale nei giorni vicini alle festività».
Anche l'assessore Claudio Castagna, che si è occupato in prima persona del progetto insieme al sindaco, sottolinea le stesse ragioni e promette: «Il servizio partirà quasi sicuramente il 18 gennaio, salvo lungaggini o imprevisti che non dipendono da Negrar».
Ma Dal Negro propende a non dare troppa importanza allo slittamento. «Si tratta di pochi giorni», sottolinea, «in fondo Negrar ha atteso tanto per avere questo servizio e a breve sarà una realtà. Cosa conta, a questo punto, una settimana in più o in meno? La mia opera di pressing l'ho fatta, il Comune è pronto, ora si tratta solo di organizzazione aziendale».
Il 10 dicembre scorso la Giunta di Negrar ha approvato il protocollo d'intesa con il Comune di Verona, la Provincia e l'Azienda Trasporti Verona, che lo scorso 5 novembre si erano ritrovate attorno a un tavolo anche con i vertici dell'ospedale Sacro Cuore, intenzionati a sostenere finanziariamente il progetto di prolungamento della linea di trasporto pubblico da e per Verona.
L'ospedale vi contribuirà per il 32 per cento sul totale della spesa preventivata da Atv per un anno, pari a 70.798 euro, corrispondendo al Comune negrarese 23mila euro.
Lo stesso Comune guidato da Dal Negro ne metterà solo pochi di più, esattamente 23.798 euro (pari al 34 per cento), mentre Comune di Verona e Provincia ne metteranno 12mila ciascuno (17 per cento per ciascuno).
La spesa complessiva, precisa la delibera, «trova copertura finanziaria al capitolo di spesa 3522 "Trasporto pubblico per prolungamento servizio linea urbana 21" del bilancio 2010. La quota di spettanza del costo del servizio dell'ospedale Sacro Cuore di Negrar verrà introitata dal Comune di Negrar al capitolo di entrata 394.1 "Compartecipazione da Privati per prolungamento servizio linea urbana 21" del bilancio 2010 e sarà erogata direttamente dal Comune di Negrar alla ditta affidataria del servizio». Alla delibera, il 23 dicembre è seguita la determina del dirigente del settore incaricato di dare attuazione al provvedimento.
Lo schema di protocollo d'intesa approvato spiana la strada al bus dei desideri e lega i due Comuni confinanti, l'Atv e l'ospedale fondato a Negrar da san Giovanni Calabria a un medesimo obiettivo: migliorare i collegamenti tra la città e il più popoloso comune della Valpolicella, favorendo la mobilità delle persone e snellendo il traffico.

La denuncia dei ciclisti: «Rotatorie impossibili»

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Camilla Madinelli



Le rotatorie spuntano come funghi su tutto il territorio provinciale, per fluidificare il traffico e scongiurare le lunghe file di auto ai semafori. Ma spesso diventano insidiose per i ciclisti, dal momento che in molti casi in fase di progettazione non vengono previsti passaggi ciclabili e tante volte nemmeno pedonali. A Santa Maria di Negrar come a San Pietro in Cariano, a Pescantina come a Sega di Cavaion, a Piovezzano come ad Affi, il turista di passaggio, lo sportivo o chi usa la bici come mezzo di trasporto, quando si imbatte in un rondò rischia di essere travolto. Quel percorso circolare si trasforma in un inferno, tra auto che sfrecciano e camion.
La segnalazione del problema arriva dagli Amici della bicicletta, associazione con oltre 1.800 soci impegnata sui temi della mobilità sostenibile e della promozione della bicicletta come mezzo di trasporto urbano e turistico. «Siamo preoccupati della scarsa considerazione per la sicurezza dei ciclisti», dichiara il presidente Paolo Fabbri, «riscontrata nella realizzazione di nuove infrastrutture viabilistiche in provincia, che non danno continuità ai percorsi ciclabili su strada secondaria».
L'associazione ha preparato un dossier in cui analizza una decina di rotatorie pericolose o impraticabili per chi si sposta sulle due ruote e ha inviato una lettera al presidente della Provincia Giovanni Miozzi, agli assessori provinciali a trasporti e turismo Gualtiero Mazzi e Ruggero Pozzani, ai sindaci e assessori comunali ai lavori pubblici e al turismo di tutta la provincia.
Gli Amici della bicicletta hanno pensato pure ai ciclisti professionisti e inviato la documentazione alle associazioni che li raggruppano a livello provinciale, Fci e Udace; l'obiettivo è coinvolgerli direttamente in queste problematiche che toccano pure loro da vicino.
«Parliamo di rotatorie di diametro superiore ai 30 metri, in qualche caso persino a due corsie e perciò più temibili», prosegue Fabbri. «Desideriamo che Provincia e Comuni, condivisa la nostra preoccupazione, mettano in sicurezza questi punti, il che non richiederebbe neppure un esborso elevato. Non chiediamo grandi opere ma soltanto che venga assicurata la viabilità ciclabile ordinaria sulle strade di scorrimento».
L'appello al mondo della politica è chiaro e trasversale: «Non dimenticate la bicicletta, date continuità alla ciclabilità e pedonabilità, favorendole nei fatti e non solo a parole», conclude Fabbri. In Europa, ma anche a Padova o Mestre, per la sicurezza dei ciclisti si usano dei cordoli sull'asfalto detti "banane velò" o si prevedono corsie laterali riservate. «Il costo dell'istallazione è minimo, soprattutto in fase di costruzione. Ma qualcuno deve pensarci».

Camilla Madinelli

Reggiani ribatte
alle critiche
«Il Verde?
Sarà garantito»

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Lino Cattabianchi



Pescantina. Una struttura destinata a municipio, un teatro più grande e adatto a un paese di 17 mila abitanti, la possibilità di accentrare gli uffici comunali e un interrato destinato a parcheggi. È quanto si ripromette di ricavare dalla struttura dell'ex-campo sportivo comunale di piazza degli Alpini il sindaco Alessandro Reggiani. Contro il progetto ha lanciato una raccolta di firme il Partito democratico, che invita la gente a mobilitarsi per «fermare la vendita e la cementificazione dell'ultima area verde del centro di Pescantina». Ma Reggiani rimanda al mittente le accuse. «L'attuale sistemazione del campo sportivo con la destinazione di una porzione dell'area a parcheggio», puntualizza, «ha fatto salire i posti macchina a 330: non è poco per la parte alta del paese su cui gravitano banche, bar, uffici comunali, studi professionali ed esercizi commerciali e su cui si svolge il mercato del martedì che, finalmente, potrà ampliarsi. Rimangono inoltre all'uso pubblico un campetto a sette e un parco».
Ma il Pd non contesta questa sistemazione, come d'altra parte la Lega nord: non accetta la fase due del progetto, con la costruzione di municipio, teatro e parcheggi interrati. «Il progetto che ci viene contestato», risponde Reggiani, «dal Pd e anche dalla Lega dopo che non è più in amministrazione, risponde a un' esigenza oggettiva: non si può lavorare in un municipio che non può ospitare tutti gli uffici, ne serve uno nuovo. La via per arrivare a ciò è mettere sulla bilancia il bene di cui il Comune dispone, in questo caso l'area del campo sportivo, per fare in modo che, con una combinazione tra pubblico e privato, si arrivi a realizzare un edificio municipale nuovo e anche le altre strutture di cui il paese ha urgente bisogno: teatro e spazi per i parcheggi. Inoltre, l'area occupata non sarà tutto il campo; rimarranno oltre 2.800 metri quadrati utilizzabili dal pubblico». E l'obiezione sul verde che viene ridotto? «Anche qui», conclude Reggiani, «bisogna guardare il problema complessivamente: Si sta procedendo alla sistemazione dell'ex-area Danese che diventerà un parco al centro del paese, a poca distanza dal campo sportivo. Oggi l'area non è utilizzata: quando sarà ultimato il parco, diventerà uno dei polmoni del paese. Questa è la nostra strategia, procedere da un lato con l'adeguamento dei servizi e dall'altro con l'apertura del parco. Faremo un concorso di idee per il campo sportivo. Siamo aperti su un confronto intelligente sulle idee. Non certo sulle raccolte di firme».

Oggi si firma
l'alleanza per
battere la crisi

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Massimo Ugolini



Sant'Ambrogio. Una risposta forte contro la crisi economica che sta incidendo anche sulla florida economia della Valpolicella. Si tratta di un tavolo comune d'iniziative, promosso dall'amministrazione comunale di Sant'Ambrogio di Valpolicella in collaborazione con istituti di credito ed associazioni di volontariato operanti sul territorio. Il primo passo avverrà oggi alle 17,30, in municipio: sarà sottoscritto un protocollo d'intesa per costituire un confronto teso a sviluppare interventi nel campo del microcredito, promozione lavori socialmente utili, formazione e accompagnamento all'inserimento lavorativo, consulenza e gestione dei rapporti con le banche per i mutui, distribuzione generi alimentari e vestiario di primaria necessità.
«I tradizionali strumenti a disposizione delle amministrazioni comunali», spiega il sindaco Nereo Destri, «si stanno rivelando inadeguati a fronteggiare le esigenze di quei nuclei familiari che stanno attraversando momenti difficili. È necessario attuare nuove forme di intervento nel sociale, che mirino a coinvolgere tutti i soggetti pubblici e privati in grado di fornire aiuto concreto, nel rispetto del principio di sussidiarietà, a quanti, purtroppo sempre più numerosi, chiedono sostegno per superare dignitosamente le difficoltà». Il tutto a fronte di una crisi economica che investe le aree più produttive d'Italia.
«Anche la Valpolicella, la cui economia si fonda sulla coltura della vite e sull'attività della lavorazione del marmo», conclude il primo cittadino ambrosiano, «sta vivendo con difficoltà questo momento congiunturale, a causa soprattutto della pesante opera di ristrutturazione che le numerose aziende presenti nel territorio stanno operando per cercare di fronteggiare la crisi. In tal senso il Comune di Sant'Ambrogio ha promosso un tavolo permanente di confronto sui problemi sociali per sviluppare, sotto il proprio coordinamento, una politica condivisa di interventi mirati».
I sottoscrittori del protocollo sono: il Comune, Banca Valpolicella, Banca di Verona, Mag, Colonie Alpine Veronesi, Croce Rossa Sant'Ambrogio, Aido e Fidas Sant'Ambrogio, Nucleo volontariato e protezione civile Carabinieri; parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Domegliara; Acat Adige Lessinia; associazione Le famiglie si incontrano; Essere clown Verona. M.U.

«Cementificio? I Comuni
si devono muovere insieme»

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Giancarla Gallo



San Pietro in Cariano. L'inquinamento provocato dal cementificio non si ferma a Fumane, ma arriva in tutta la Valpolicella. A inserirsi nel dibattito sull'azienda che produce cemento, scavando nel Comune di Marano, è il consigliere comunale di San Pietro in Cariano, Carlo Battistella, che sollecita i Comuni vicini a non stare alla finestra ma a prendere posizione.
«A suo tempo chiesi alla Provincia che il Comune di San Pietro in Cariano fosse sempre invitato a partecipare in modo attivo alle conferenze di servizio sulla questione e alle decisioni, data la vicinanza a Fumane, visto che in linea d'aria il territorio di San Pietro si trova proprio alla fine della valle dei Progni dove c'è il cementificio», dice Battistella. «Chiesi anche all'Arpav una centralina per verificare la bontà dell'aria a Bure e a San Pietro, ma non credo che sia stato fatto nulla. Ho ricevuto anch'io a casa una lettera della Cementirossi, dove la ditta presenta, in modo positivo per l'occupazione e per l'attenzione ambientale, la sua attività in Valpolicella», continua Battistella. «Quando la ditta promette progetti migliorativi, con riduzione di inquinamento, dà un buon biglietto da visita, ma lascia facilmente dedurre che i problemi ci sono stati e ci sono». Del resto da più parti si obietta che inquinano aria e suolo, con poco controllo, anche le aziende agricole, con tutti i veleni che spargono sul terreno.
Ma, a prescindere dalle importanti problematiche relative all'inquinamento dell'aria, comunque migliorabili con controlli continui e, secondo il consigliere comunale, attraverso un tavolo comune che verifichi la bontà delle diverse posizioni, la scelta politica e amministrativa di fondo dovrebbe, soprattutto, tener conto della peculiarità del territorio e della sua predisposizione. «A me sembra che la Valpolicella abbia una propensione agricola, paesaggistica, turistica, e quindi economico-sociale, che non si sposa con la prosecuzione di un'attività con questo tipo d'impatto e di questa portata, iniziata quasi 50 anni fa quando queste tematiche non erano significative», aggiunge Battistella.
«Di questo fatto, che mi sembra incontrovertibile e oggettivo per chi ritiene questo territorio particolare e da salvaguardare più di altri, dovrebbero farsi carico i Comuni sede dell'impianto, quelli limitrofi, l'amministrazione provinciale e altri enti per studiare con la ditta, l'avvio di un'attività di riconversione compatibile con la nostra zona, salvaguardando i posti di lavoro e le caratteristiche della Valpolicella, spostando eventualmente in altro sito più adatto l'escavazione e la lavorazione del cemento».
«Cosa non impossibile se arrivano idee - ci sono 16 anni alla scadenza della concessione - e se la sensibilità dell'azienda prevale sulla stretta logica del profitto».


Un disco
di platino al trio
di San Floriano

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Camilla Madinelli



San Pietro Incariano. Compongono musica per passione fin da ragazzini, ma ora rischiano di diventare famosi. Hanno ritmo e note nel sangue Giuseppe Beghini, 33 anni, dipendente di un'azienda grafica, ed Enrico Spagnolo, 34 anni, liquidatore sinistri per una compagnia d'assicurazioni. Abitano tutti e due a San Floriano, si conoscono da vent'anni e gli basta davvero poco per scrivere una melodia; è come se fosse già dentro di loro e non aspettasse altro che uscire fuori. Suonano chitarra e tastiera da autodidatti e non si sono più fermati da quando, nel 2001, hanno incontrato Mirko Tommasi, 34 anni, che abita a Chievo e ci mette i testi, dando vita al trio «Afrodite». Insieme hanno all'attivo una trentina di brani genere pop melodico-acustico e ancora stentano a credere che la loro creatura Il cielo può attendere sia stata scelta per l'album Senza nuvole di Alessandra Amoroso, vincitrice del programma Amici di Maria De Filippi. Un album che ha venduto 70mila copie in circa 20 giorni ed è disco di platino: contiene canzoni scritte da autori già affermati, che vantano collaborazioni con Gianni Morandi e Laura Pausini. Loro tre sono gli unici emergenti e ne vanno fieri.
Un risultato del tutto inatteso, ma che li fa ben sperare per il loro futuro di artisti. Anche perché non è tutto qui. Ci sono altri brani composti dal trio che potrebbero essere interpretati a breve da cantanti famosi - come Evitando, in lizza per un disco di Karima - mentre all'orizzonte parrebbe profilarsi pure Sanremo. Ma scaramanzia vuole che non si parli troppo di possibilità future.
«Il cielo può attendere è un felice incontro tra le parole di Tommasi e la nostra musica», spiega Beghini, «e corrisponde alla vena artistica che sentiamo nostra, quella che narra il lato più romantico dell'amore, quando è sfuggente, intenso e anche un po' fugace».
«Un amore alla Giulietta e Romeo», aggiunge Spagnolo, «in cui tutti possano identificarsi perché ci sono passati almeno una volta nella vita. «Da un anno», continua Spagnolo, «collaboriamo con un produttore di Milano, Stefano Clessi, che ci aveva scoperti su Internet, e sembrano aprirsi buone prospettive per le nostre canzoni».
Ma lui e Beghini non hanno intenzione di montarsi la testa. «Successo personale e popolarità non ci interessano», continua, «noi amiamo comporre e desideriamo continuare a farlo. Se poi quello che facciamo piace, meglio così. Il palco lo lasciamo ad altri, ci piace stare dietro le quinte».
Spagnolo è il più loquace, Beghini invece parla poco e osserva molto. I due creativi di San Floriano non sono gelosi dei loro pezzi. «Non vogliamo tenere nulla per noi o di segreto», dicono in coro, «ci interessa far sentire la nostra musica al grande pubblico».
Quale migliore occasione allora di un disco di platino? «Ci sembra un sogno», ammettono. Oltre a proseguire l'attività di autori, Spagnolo e Beghini hanno ore scelto di sostenere il progetto solista di Tommasi, scrivendo le musiche su misura per i suoi testi. E l'avventura prosegue.

Crocifisso nelle aule «Pronto a discutere con chi non lo vuole»

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Gianfranco Riolfi



«Nelle scuole del nostro Comune c'è un crocifisso in ogni aula, ho fatto fare un controllo e sembra sia tutto a posto. Se a qualche maestra non andasse bene, venga pure a trovarmi che ne parliamo». Sull'esposizione istituzionale del simbolo religioso il sindaco di San Pietro, Gabriele Maestrelli, non usa il pugno di ferro, ma invita al dialogo eventuali contrari, pur considerando il simbolo cristiano uno degli elementi identificanti della nostra cultura.
L'ultimo controllo sull'affissione del crocifisso nelle aule e negli edifici comunali è dei primi di novembre, all'indomani del pronunciamento della Corte Europea sulla non obbligatorietà dell'esposizione; ma già nel 2004 il gruppo leghista, allora di minoranza, con un'interpellanza aveva chiesto e ottenuto dall'amministrazione Accordini una prima verifica. «L'ultima ricognizione ha confermato che il crocifisso c'è dappertutto», spiega il primo cittadino. «Nel 2004 mancava solo in una scuola, ma fu subito affisso senza problemi.Aspetto religioso a parte, il simbolo è parte della cultura e della storia del nostro popolo e come tale va rispettato. Penso che nemmeno nei locali pubblici e nelle scuole di Baghdad e Teheran, manchino i simboli della loro identità religiosa». Identità che oggi va rispettata per quanto ha contribuito a costruire nella società italiana.
«La violenza è stata, e per qualcuno è tuttora, alla base di molte religioni, non esclusa quella cattolica», sottolinea Maestrelli. «In duemila anni di storia del cristianesimo, ci sono stati errori ma anche condanne per le violenze del passato. Ma si ricordi che la cultura cristiana ha contributo in modo determinante a costruire la società d'oggi: l'esposizione del crocifisso oltre che questione religiosa è anche sinonimo di cultura».
Sanzioni per chi lo rifiuta? «Non prenderemo le posizioni estreme di qualche amministrazione, dove la multe sono arrivate a 500 euro», dice il sindaco. «Non multeremo le nostre maestre. Ho anzi invitato le insegnanti che avessero titubanze a venirmi a trovare, per ascoltare le loro ragioni ed esporre le mie».

Dal Negro: «Comuni virtuosi? Separiamoli dai meno bravi»

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Camilla Madinelli



Non perde occasione per scrivere, il sindaco di Negrar Giorgio Dal Negro. E ogni volta infarcisce il testo con una citazione, meglio se di un filosofo, storico o scrittore dell'antichità: ama Aristotele, non gli dispiace Plutarco e sulla scrivania in municipio ha sempre «La fisiologia dell'impiegato» di Balzac. Scrive ai cittadini sul sito del Comune, rispondendo alle loro lettere e mettendo nero su bianco impegni e obiettivi. Scrive ai dirigenti del Comune, agli assessori, ai consiglieri. Ha una citazione per tutti. «Così fisso gli obiettivi e comunico meglio il messaggio».
Ora, come presidente di Anciveneto, Dal Negro ha scritto ai sindaci veneti. E per entrare nel vivo del Patto di stabilità, definire la linea dell'Anci, spiegare le proposte e passare all'azione, parte da un pensiero di Aristotele. Un inizio in grande stile per ribadire la necessità di rivedere i criteri d'indebitamento degli enti locali e lanciare proposte per reperire risorse, visto che i Comuni non dispongono più di quelle primarie e della possibilità di fare investimenti e amministrare la spesa corrente.
Il presupposto è chiaro. «Oggi il Veneto è all'osso», scrive Dal Negro. «I Comuni non stanno programmando alcun investimento, i sindaci non sono all'altezza delle aspettative minime dei cittadini». E allora? «Il Patto di stabilità ormai non ha significato, tanto lo sforeremo. È impossibile che i nostri Comuni, dopo il miglioramento di 2 miliardi imposto gli anni scorsi, possano "migliorare" i saldi di altri 4 miliardi, con diminuzioni di spesa fino al 2011. Superiamo certe regole del Patto, almeno per quel che riguarda gli investimenti, e ragioniamo piuttosto su stock di debito. Poi controlli a livello triennale: le municipalità indebitate oltre la media dovranno ridurre il debito, quelle sotto potranno contrarre nuove mutui; il che vuol dire lavoro, ricchezza, imposte». È un principio ribadito da Dal Negro: separare i primi della classe dai meno bravi, i virtuosi dagli altri. Ma c'è del nuovo, e cioè proposte operative di Anciveneto, che si propone come mezzo per raggiungere gli obiettivi: fornitura di servizio per conoscenza e accesso ai finanziamenti dell'Unione Europea; promozione e sviluppo di una politica energetica e ambientale sostenibile, con indicazioni per il risparmio energetico; formazione accessibile per i dipendenti pubblici, con programmi verificati; accesso alla Cassa Depositi e Prestiti per esigenze comuni e progetti similari. «Visto che le singole amministrazioni non possono sostenere i programmi d'investimento minimi richiesti dalla Cassa», continua Dal Negro, «lo possono fare attraverso Anciveneto, a tassi molto bassi e con la sicurezza di ritorno di capitale». Il presidente dell'associazione invita i sindaci: «Dobbiamo pensare al territorio e alle famiglie».

Camilla Madinelli

Filo continuo, vent'anni di solidarietà concreta

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Alla fine della proiezione tutti sul palco, intervistati come attori veri. Cristiano, Giovanni, Nicola, Rinaldo, Riccardo, Osvaldo: ovvero i protagonisti del cortometraggio «Colorami il buio» che ha chiuso la festa-convegno per i vent'anni della cooperativa Filo continuo, che si occupa di persone disabili nei centri di Pescantina, Villafranca e Rosegaferro. Applausi di un pubblico commosso e «vero», che vede finalmente la propria vita scorrere sullo schermo.
«Semplicemente grande!» il commento commosso del presidente Enrico Zampini. Da vent'anni tira la carretta e oggi vede la sua gente commuoversi, ridere, in un'allegria contagiosa. «C'era una volta il Gruppo di sostegno alle persone handicappate», racconta: «da lì, nel 1989, è nata la Filo continuo, con lo stesso spirito che la anima. Due regole basilari: i fatti sono preferibili alle parole e, a fianco di una persona disabile è meglio vivere che parlare. Sta qui il segreto che ci ha permesso di andare avanti per questi vent'anni e di progredire. Sempre con l'unico traguardo del primato della persona e della sua dignità».
«Quest'attività si realizza attraverso il gruppo degli operatori», gli fa eco Renzo Bontempo, «in un confronto continuo. Ogni giorno, tutto l'anno». «Sono un sindaco fortunato», sottolinea Alessandro Reggiani, «perché ho degli interlocutori che operano con passione e capacità. Non è questione di politica e ideologie: la Filo continuo è nata ed è sostenuta dal volontariato. Ci indica un nuovo modo di affrontare la gestione del sociale».
«La Filo continuo è una testimonianza continua e costante per tutti: ci ricorda che c'è sempre un altro che potremmo essere noi. Mi entusiasma pensare che in questi anni è stata scritta una storia con cui confrontarci. La discussione in atto deve portarci a consolidare e a dare realtà alle strutture che operano sul territorio», commenta Mario Castagnini, direttore dei servizi socio sanitari dell'Ulss 22, intervenuto con Gabriele Bezzan direttore del Distretto n. 1. «Questa concretezza», aggiunge il direttore della cooperativa, Marco Sartori, «nasce da un rapporto costante col territorio, con le istituzioni, con le aziende, con le realtà che ci aiutano e con cui dialoghiamo ogni giorno». Ezzelino Bressan, rappresentante dei genitori: «L'eccellenza di queste cooperative è merito di tutti. Occorre partire per nuovi traguardi».
La realizzazione del filmato è introdotta da Andrea Piccarisi e da Samuele Tani, con le educatrici Laura Marogna e Francesca Simeoni: «Raccontare con le immagini vuol dire trasmettere il mondo dei sentimenti della Filo continuo: la tenerezza, la commozione, ma anche la memoria. Integrazione e disabilità: la storia la facciamo insieme».
Finale in crescendo con la poesia di un genitore, Luigi Catellani: «Da vent'anni al di là del muro». «Il muro dell'indifferenza, dell'isolamento, del giudizio sociale, che Filo continuo cerca di abbattere», ha concluso Zampini.L.C.

La gestione
di Villa Albertini
alla Valpolicella
Servizi

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Camilla Madinelli



Negrar. La gestione di Villa Albertini e dei suoi spazi passa dalle mani del Covial a quelle della cooperativa sociale Valpolicella Servizi, a cui l'incarico sarà affidato dal Comune, proprietario dell'immobile, tramite il neo assessore al patrimonio e alle convenzioni Giovanni Zanotti, con deleghe anche a viabilità, ecologia, ambiente, enti e partecipazione. Ma il Comitato potrebbe decidere di proseguire collaborando con la cooperativa, a livello di squadra oppure delle singole 15 associazioni che lo compongono.
Lo spera il presidente della Valpolicella Servizi Alessandro Cunegatti, alla guida anche dell'associazione Compagni di Viaggio, che fa parte del Covial. Non esclude l'ipotesi il presidente di quest'ultima, Renzo Signorini, che si trova a gestire il delicato momento del passaggio. «Più siamo e meglio è», dichiara il primo. «È possibile, ma deciderà l'assemblea», replica il secondo.
Con la decisione di non occuparsi più della Villa, ex scuola Valier, acquistata dall'amministrazione di Alberto Mion, il Covial non si è inferto un colpo mortale. Lo precisa il presidente Signorini, pur ricordando che era nato un anno e mezzo fa col preciso scopo di gestire e valorizzare quegli spazi.
«L'obiettivo statutario è questo e così abbiamo fatto», afferma, «ora vedremo come si evolveranno le cose; se ci sarà la volontà di proseguire, su binari diversi ma con lo stesso obiettivo, andremo avanti», afferma. Tutto dipenderà da cosa decideranno di fare, se vorranno collaborare singolarmente o come una famiglia allargata, i vari gruppi che compongono il Covial, un'eterogeneità che è stata sua forza e debolezza. Se da una parte, infatti, ha permesso a tante realtà formate da volontari la gestione di un bene pubblico, aumentando partecipazione e senso di responsabilità collettivi, dall'altra ha creato non pochi problemi. Mettersi d'accordo, talvolta, non è stato facile. «Unire tante realtà e esperienze ha rappresentato una buona occasione di crescita e collaborazione», precisa Signorini, «anche se purtroppo non sono mancate le difficoltà».
Alcuni componenti parlano di tensioni, attacchi personali, dissidi, spaccature. «È vero solo in parte», risponde Signorini, «non sono state né più né meno delle difficoltà di ogni famiglia numerosa».
Di altro avviso il responsabile dell'associazione culturale Diapason, Stefano Zampini, l'unica a votare contro la decisione di abbandonare la «mission» di Villa Albertini. «Non ho nulla contro la scelta a favore di Valpolicella Servizi», afferma, «ma l'amministrazione ha esercitato troppa pressione affinché il Covial mollasse l'incarico. Inoltre, non sono mancate storture e un certo conflitto tra gli interessi in gioco».
Ma il presidente Signorini non è dello stesso avviso: «Nessuna forzatura né conflitti», dice. «L'amministrazione aveva comunicato da tempo la volontà di gestire Villa Albertini in modo diverso e di avere un interlocutore più confacente. Ci ha messo una certa premura nei tempi, è vero, ma dire che ci ha imposto qualcosa non sarebbe corretto». Zampini rimane però della sua idea e aggiunge: «Tutto è avvenuto in modo squallido e alla fine non abbiamo ricevuto nemmeno un grazie per un anno e mezzo di fatiche».
Così si chiude il capitolo Covial come gestore di Villa Albertini, mentre Signorini guarda avanti, al domani che verrà. Ma la sua presidenza, dice, «dipende da come si evolverà la situazione. Oggi presidente, domani chissà».

Amarone e Recioto laureati a Cambridge

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Giancarlo Beltrame



Fumane. L'Amarone e il Recioto entrano in una delle più antiche e prestigiose università del mondo. Ci entrano per essere custoditi nelle secolari cantine e serviti, su richiesta, a professori e studenti del Jesus College della Cambridge University, che proprio quest'anno festeggia gli 800 anni, essendo stata fondata nel 1209.
Tutto è iniziato a settembre, quando uno dei più illustri docenti del College, lo scienziato Bruce Ponder, pluripremiato in tutto il mondo per le sue ricerche per sconfiggere il cancro al seno, trovandosi a Firenze per un convegno, telefonò a Fumane, all'Allegrini, chiedendo di poter visitare l'azienda. «Fortunatamente», racconta Marilisa Allegrini, «in quei giorni non ero in giro per il mondo come spesso mi succede, così ho potuto accompagnare il professor Ponder nei vigneti, dove si stava vendemmiando, nell'impianto di appassimento delle uve e nelle cantine, mostrandogli tutte le fasi della lavorazione del vino, dalla pigiatura all'invecchiamento nelle botti di rovere e nelle barrique. Particolarmente interessato agli aspetti scientifici», continua, «Ponder rimase molto colpito nel vedere come la scienza aveva saputo innestarsi sulla secolare tradizione della lavorazione della terra, dei vigneti e della vinificazione, senza stravolgerla».
Colpito ed entusiasta a tal punto, che una volta rientrato a Cambridge, Ponder ha organizzato una serata ristretta, con una ventina di professoroni, e una degustazione aperta a tutti, anche agli studenti e ai loro tutor, cui ha invitato Marilisa Allegrini per presentare i suoi vini.
«In ognuno dei college di Cambridge, il Jesus, il Trinity, il King», spiega, «c'è un responsabile per l'acquisto dei vini, che vengono poi venduti o serviti a chi all'interno ne fa richiesta. Si tratta di cantine molto rifornite, prevalentemente di vini francesi, perché tradizionalmente è questo il mercato cui si rivolgono gli inglesi. Essere riusciti a farvi entrare, per la prima volta a quanto mi risulta, i vini veronesi, mi pare un risultato significativo».
Per conquistare il palato e il cuore degli illustri commensali, alla cena ristretta con il «cantiniere», Ponder e gli altri scienziati, la Allegrini ha portato tre annate di Amarone, 1988, 1997 e 2004, per far cogliere con una verticale quanto il più nobile dei vini della Valpolicella possa resistere all'invecchiamento e quali sono le caratteristiche della sua evoluzioni, una Poja del 1995, che è vinificata con Corvina, il vitigno tipico valpolicellese, in purezza, e un Recioto Giovanni Allegrini 2000, che fu vino dell'anno del Gambero Rosso. A completamento, ha proposto anche tre toscani, delle nuove aziende che ha a Bolgheri e Montalcino, quindi un Brunello San Polo, un Dedicato a Walter (il fratello prematuramente scomparso qualche anno fa) e, unico bianco, un Solosole Vermentino di Toscana, di tutti spiegando metodi di vinificazione e uvaggi.
«È stata un'emozione per me», conclude la Allegrini, «portare a Cambridge il frutto del lavoro ultradecennale della mia famiglia, ma ancora più emozionante è stato la visita che il professor Ponder, per ricambiare quella che gli avevo fatto compiere a Villa della Torre a Fumane, mi ha fatto fare nei vari laboratori del suo dipartimento. È stato come entrare in un tempio della scienza, in cui ad ogni angolo c'era un altare dedicato a una scoperta: il del Dna, le cellule staminali, la struttura delle proteine delle cellule, la conduzione elettrica delle cellule nervose e via dicendo. Un vero tuffo al cuore».

Cementificio, la ricetta del Pd Meno demagogia e più dialogo

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Vittorio Zambaldo



Fumane. Il Partito democratico apre la finestra sul cementificio e garantisce davanti a un Parco naturale che si sbriciola, qualità dell'aria che non migliora e posti di lavoro a rischio, che le priorità da tutelare sono ambiente, salute e lavoro.
La quadratura del cerchio la trova in quello che Diego Zardini, consigliere provinciale Pd, definisce «percorso partecipativo per dare priorità alla salute e all'ambiente e cercare di governare un problema».
I coordinamenti dei circoli del Pd della Valpolicella si sono incontrati le scorse settimane e con l'aiuto di tecnici hanno concordato quattro azioni: un documento comune da sottoporre alla discussione e approvazione dei circoli; dialogo e confronto con quanti hanno interesse a partire da sindacati, associazioni ambientaliste e comitati locali; vigilanza perché i controlli previsti dalle leggi siano eseguiti con regolarità e i dati che emergono resi pubblici; formazione di un gruppo di lavoro con il compito di monitorare l'intero territorio della Valpolicella sotto l'aspetto ambientale e paesaggistico.
«Si parla tanto di cementificio ma punti critici ci sono anche altrove», osserva Giancarlo Paiola, coordinatore di circolo di San Pietro in Cariano, «dall'area gas di Domegliara, alla fabbrica di accumulatori Exide di Fumane, alla discarica di Pescantina e anche la monocultura viticola intensiva della Valpolicella».
Mirco Frapporti, già sindaco di Fumane, allunga la lista e si chiede perché «nessuno abbia mai fatto un ragionamento sulle sei scuole dell'infanzia ed elementari che ci sono lungo la strada provinciale fra San Pietro e Santa Maria di Negrar, dove è calcolato un passaggio di 20 veicoli al giorno. Per non parlare del Piano casa approvato dalle attuali amministrazioni di centrodestra quando in precedenza, con il centrosinistra, si era arrivati al blocco della cementificazione della Valpolicella». Pare un controsenso in chi vorrebbe difendere i posti di lavoro nel cementificio, visto che le case si fanno col cemento.
Il Pd non risparmia i colpi ai comitati contro il cementificio, «mossi da ragioni demagogiche» e all'attuale amministrazione fumanese, che «sta lì da sei mesi e non ha ancora riunito una volta il Consiglio per affrontare l'argomento cementificio. Noi invece siamo orgogliosi di aver fatto tutto nella più ampia trasparenza, coinvolgendo la popolazione. È vero che i circoli sono buoni ultimi sul tema dell'ambiente», ammette Frapporti, «ma a noi interessa governare il territorio, non fare demagogia». Cita come esempio di buon governo l'intesa con Marano su ogni questione inerente il cementificio e le delibere sottoscritte identiche da entrambe le amministrazioni dei due paesi della Valpolicella interessati dal cementificio e dall'area di escavazione.
Franco Bonfante, consigliere regionale, di fronte al dilemma di un cementificio che esiste dal 1962 si chiede se si debba lavorare per chiuderlo o per riconvertirlo. «Una volta fatta la scelta di tenerlo aperto per difendere il lavoro e l'economia di centinaia di famiglie occorre impegnarsi per la riconversione, che significa nuovi impianti che migliorino le condizioni di vita. Il nostro no è chiaro e deciso a qualsiasi utilizzo del cementificio come inceneritore», precisa, accusando la Regione che tergiversa in materia di approvazione della valutazione di impatto ambientale per quanto riguarda l'area di Marezzane. Qui la posizione del Pd è allineata a quella del cementificio e delle amministrazioni comunali: le ragioni della Comunità montana contro l'esproprio di una fetta di Parco ledono i diritti acquisiti del cementificio.


New York
incorona
la Valpolicella
dei vini

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Ce l'ha fatta. La Valpolicella è stata incoronata regione viticola dell'anno dalla rivista americana Wine Enthusiast, la più autorevole del settore, che festeggia il 20esimo anniversario e i primi 10 anni dei «Wine Star Awards». Un riconoscimento prestigioso e un risultato storico per questa fascia collinare culla di vini conosciuti in tutto il mondo come l'Amarone. La Valpolicella ha avuto la meglio su altri cinque candidati che parevano imbattibili: le francesi Champagne e Rhône Valley, la californiana Russian River Valley e la sudafricana Stellenbosch. Un altro nome italiano, nella lista dei riconoscimenti assegnati dalla rivista per il 2009, è Mezzacorona, in Trentino, riconosciuta Cantina europea dell'anno. Infine, un pizzico di Belpaese c'è nel premio al miglior importatore, Leonardo LoCascio, a capo della società americana Winebow.
Nella motivazione ufficiale si legge: «La Valpolicella produce un'ampia gamma di vini piacevoli: rossi leggeri, rossi più intensi, Ripasso, Amarone… Nel corso degli ultimi decenni ha visto crescere in maniera costante la qualità dei suoi vini, che si può ritrovare sia nei vini delle aziende vinicole storiche sia in quelli delle giovani aziende che puntano all'innovazione». A farle guadagnare il podio sono stati «la qualità dei suoi vini classici, l'impegno nei confronti della tradizione e l'approccio unico nei confronti dei vini».
La premiazione sarà il 25 gennaio 2010 alla New York Public Library. Il riconoscimento verrà consegnato nella mani del presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Luca Sartori. «È un traguardo importante per tutto il comparto. È stato premiato non solo il territorio con i suoi prodotti, ma anche la capacità degli imprenditori, la voglia di crederci e crescere. Ne siamo orgogliosi e crediamo che questo premio potrà dare nuovo slancio alla promozione, offrendoci visibilità in un momento non facile e in quei mercati che ci stanno facendo soffrire, come Usa e Inghilterra».
Le difficoltà legate alla congiuntura economica ci sono, ma Sartori è ottimista. «Abbiamo adottato alcune iniziative di governo che stanno dando frutto», continua. «Penso alla riduzione dei quantitativi da mettere a riposo e alle modifiche del disciplinare a difesa del marchio e della qualità». E ora è al traguardo il riconoscimento delle denominazioni docg della Valpolicella.
Entusiasta il direttore del Consorzio di tutela, Emilio Fasoletti. «Lo considero il premio di un lungo lavoro, che ha visto impegnati tutti i produttori. Ora la zona è ancora più blasonata e le aziende dispongono di una carta in più per proporsi sul mercato».C.M.

Piano per il bus
dei desideri
Una corsa all'ora,
tutti i giorni

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Camilla Madinelli



Negrar. Prosegue l'attività del Comune a favore del prolungamento fino a Negrar della linea urbana 21 dell'Azienda Trasporti Verona, che ora ferma a Parona. Dopo l'intesa raggiunta con Provincia, Comune di Verona e ospedale Sacro Cuore Don Calabria in presenza dei vertici Atv, si procede per concretizzare il servizio voluto dal sindaco Giorgio Dal Negro e da tutta la sua Giunta, con il coinvolgimento diretto dell'assessore Claudio Castagna.
Per attivarlo, il bus dei desideri che mira ad alleggerire il traffico sulla tratta Verona-Negrar e magari anche a preservare l'ambiente, serve anzitutto definire la spesa a carico delle parti. Da coprire ci sono i circa 65mila euro definiti da Atv come onere complessivo annuale, considerando la riduzione di alcune linee extra urbane che negli orari andrebbero ad accavallarsi alla nuova. In un documento stilato come bozza viene ipotizzata una divisione come segue: 23mila euro a carico dell'ospedale, 20mila circa del Comune di Negrar, 11mila di quello di Verona e altrettanti a carico della Provincia.
La bozza di protocollo di'intesa prevede la partenza del servizio il primo gennaio 2010, come più volte annunciato dal sindaco Dal Negro, e un periodo di prova fino al 30 giugno; a quel punto scatta una verifica sull'utilizzo da parte dei cittadini, al fine di modificare o migliorare il servizio e magari ridurre i costi. Vengono indicate anche le modalità di svolgimento: una corsa ogni ora dalle sei alle 20 tutti i giorni della settimana, domenica inclusa.
«La questione è centrale», ammette il presidente dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria, fratel Mario Bonora. «Abbiamo richiesto che le corse partano presto al mattino, visto che la maggior parte dei turni dei nostri dipendenti cominciano alle 7. Se a questo aggiungiamo che gli ambulatori aprono tra le 8 e le 8.30, ci deve essere particolare frequenza in questa fascia oraria». Poi precisa: «Una percentuale non indifferente degli utenti e dei dipendenti dell'ospedale provengono da Verona e potrebbero davvero essere attratti da un trasporto pubblico efficiente, a patto però che abbia frequenza e fasce orarie che possano coprire effettivamente le loro esigenze».
I volumi di traffico che sposta una struttura sanitaria come quella di Negrar sono notevoli. «Parliamo non solo degli utenti dei servizi ambulatoriali e dei degenti», precisa il presidente del Sacro Cuore, «ma anche dei familiari che li vengono a trovare, dei fornitori e non ultimi, dei dipendenti».
Sui soldi che l'ospedale sarebbe disposto a sborsare per il bus 21, fratel Bonora non si sbilancia. «Nulla di deciso», dice. Tra gli obiettivi condivisi con l'amministrazione c'è quello della diminuzione del traffico sulla provinciale dell'Aquilio che da Santa Maria sale al capoluogo. «E meno traffico», conclude, «significa migliore qualità della vita e maggiore tutela ambientale».

Il Comune applica alla lettera
il piano casa della Regione

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Camilla Madinelli



Negrar. «Per rilanciare l'attività edilizia e soddisfare tutti i cittadini di Negrar e quanti hanno attività produttive sul territorio, ora c'è il piano casa». Il sindaco Giorgio Dal Negro non ha mai nascosto il suo apprezzamento per la legge regionale 14/2009. «L'economia ha bisogno di ripartire e i cittadini hanno tutti diritto di beneficiare di quanto previsto dalla Regione», afferma. «L'unica cosa che mi interessa è soddisfare le aspettative della gente». Il consiglio comunale ha approvato con il solo voto della maggioranza (minoranza astenuta) le disposizioni attuative che ne definiscono modalità e limiti d'applicazione, fissandole uguali su tutto il territorio comunale, da Arbizzano a Prun e mantenendo i vincoli già imposti dalla legge senza aggiungerne di nuovi, come in altri Comuni limitrofi e la stessa Verona, per tutelare singole specificità. Il piano casa, con ampliamenti tra il 20 e il 50 per cento di volume o cubatura a seconda dei casi, non sarà applicabile a: centri storici, edifici soggetti a vincolo monumentale, ville venete, edifici con grado di protezione uno e due, contesti territoriali in programmi complessi secondo il Pat (es. area ex Padri Monfortani ad Arbizzano); allevamenti intensivi, aree di inedificabilità assoluta o alta pericolosità idraulica.
In Consiglio ha spiegato gli aspetti tecnici l'architetto Annalisa Lo Presti. I consiglieri hanno discusso a lungo, con valutazioni generali tra l'urbanistica e la tutela paesaggistico-ambientale. Tutela che, per la minoranza, non è stata tenuta in debito conto vista l'estensione delle medesime possibilità a tutte le zone in modo indistinto. Maggioranza e minoranza agli antipodi: da una parte c'è la scelta, sottolinea il consigliere Roberta Renzi, di dare una norma uniforme, senza discriminazioni per i cittadini. «L'intento primario è di rispondere alle loro esigenze», dice. Dall'altra, come ribadito da Fausto Rossignoli e Roberto Grison, c'è il desiderio di vedere tutelate le specificità del territorio e di trovare riprova di quanto annunciato dal sindaco nelle linee programmatiche. «Ci ha detto di ritenere suo dovere la protezione del patrimonio ambientale e paesaggistico, ma non capiamo come lo farà».
La differenza di vedute si è acutizzata alla decisione della maggioranza di consentire l'innalzamento di un piano anche agli edifici che già violano le altezze massime previste nel prg. Anche questo su tutto il territorio comunale, compresi crinali o versanti paesaggistici. «Si tratta di lottizzazioni anni Sessanta a Settanta, non sarebbe giusto escluderle», chiarisce Merci. «Tale scelta dimostra una grave noncuranza per i valori di territorio, ambiente e paesaggio», commenta Rossignoli, che aveva invece proposto un emendamento contrario. Alla fine la minoranza si è astenuta.


Premiato chi amplia la casa con materiali ecologici

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Gianfranco Riolfi



San Pietro Incariano. Il piano casa passa l'esame del consiglio comunale, pur senza il consenso delle minoranze. Con l'astensione dell'Unione e il voto contrario della lista Battistella, la maggioranza in Consiglio ha approvato la delibera che, una volta entrata in vigore, consentirà a chi è titolare di prima casa di ampliare del 20 per cento la superficie esistente fino ad un massimo di 200 metri cubi (più o meno 65 metri quadri), con lo sconto del 60 per cento sugli oneri di costruzione.
Per gli edifici diversi dalla prima casa, invece, l'ampliamento consentito sui primi 1.000 metri cubi è del 20 per cento e di un altro 10 per i secondi 1.000. Le abitazioni oltre i 2.000 metri cubi non possono subire interventi superiori ai 350 mc. L'uso di impianti fotovoltaici viene inoltre premiato con un 10 per cento in più di ampliamento ogni tre kilowattora, più un ulteriore 10 per cento per l'uso di materiali ecocompatili, come previsto anche dalla Regione Veneto.
Allo scopo di scongiurare eventuali contenziosi tra vicini, il piano casa lascia invariate le distanze dai confini e le altezze previste dal regolamento edilizio comunale. Sono esclusi dal piano gli edifici commerciali, artigianali e industriali, le residenze storiche in ambito di tutela, le ville venete e i centri storici. I progetti che riguardano condomini e case a schiera dovranno essere condivisi e unitari, così come la realizzazione degli interventi, che dovranno rispettare la sagoma degli edifici. «È un piano di tipo economico», è stato detto dalla maggioranza in Consiglio, «che mira a fare ripartire l'economia sostenendo il settore edilizio in un periodo di crisi. Non si tratta di uno strumento urbanistico, semmai di un'opportunità per le famiglie, che nel contempo evita ricadute negative sull'urbanizzazione e l'ambiente». Come ammesso dall' amministrazione, il testo della delibera è il risultato di un lungo dibattito all'interno della maggioranza, concluso con la stesura di un piano nelle intenzioni più restrittivo rispetto a quello regionale.
Un piano che però non ha avuto il voto favorevole dei gruppi di minoranza. Per Mario Lonardi dell'Unione infatti, che commenta positivamente altre limitazioni, il piano «è piovuto dall'alto e discrimina i cittadini che abitano nei centri storici. Si potrebbe anche sottoscrivere in pieno, se si togliessero in toto gli interventi previsti per le seconde case». La maggioranza ha respinto la mozione presentata dalla lista Battistella, con la quale si chiedeva l'impegno a non vendere la casa oggetto di ampliamento e non prima abitazione, per un periodo di cinque anni da fine lavori, per evitare la speculazione edilizia; e l'inserimento di tutte le zone di tutela, comprese alcune corti rurali e i coni visuali ai beni monumentali. «Concordo che sia stato messo un freno alla cementificazione, ma sono state imposte limitazioni illegittime all'ampliamento della prima casa», ha detto Carlo Battistella, «mentre nulla è stato fatto per limitare la speculazione edilizia e favorire un esclusivo utilizzo dei residenti». Ora l'amministrazione invita gli interessati a rivolgersi all'ufficio tecnico comunale.


Il nuovo cementificio spiegato in sei pagine

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Giancarla Gallo



Un pieghevole di sei facciate per chiarire e, soprattutto, tranquillizzare i cittadini della Valpolicella. E' arrivato per posta nelle case di tutti gli abitanti di Fumane, Marano e San Pietro in Cariano: qualcosa come 7.500 copie realizzate in carta riciclata a colori.
«Siamo fortemente consapevoli della particolarità e del pregio del contesto in cui siamo inseriti e grati agli ambientalisti per gli stimoli quotidiani che ci forniscono perché crediamo che un cementificio che vive in armonia con l'ambiente che lo circonda sia un risultato raggiungibile. Lo abbiamo dimostrato in questi 47 anni e, con il progetto di ammodernamento, siamo sicuri di proseguire in questa direzione», commenta Claudio Marcon, direttore dello stabilimento nella Valle dei Progni, che lo scorso agosto ha ottenuto l'approvazione della Provincia per quanto riguarda il recupero di materiali di scarto da aggiungere all'impasto al posto della marna e sull'ammodernamento dello stabilimento.
Il nuovo impianto prevede: un nuovo mulino di macinazione verticale, un nuovo forno a cicloni con torre di preriscaldo e tecnologia a secco alto 103 metri, un nuovo deposito per lo stoccaggio delle materie prime, un nuovo filtro per le emissioni. Oltre alla presentazione della Cementirossi e alla storia dello stabilimento, insediatosi in Valpolicella nel 1962, nel pieghevole si sottolinea la volontà dell'azienda di rispettare la Valpolicella e uno sviluppo ecosostenibile teso a diminuire i consumi, al taglio delle emissioni e alla salvaguardia dei posti di lavoro.
Nel pieghevole l'azienda riporta anche alcuni dati, relativi al nuovo impianto: la riduzione dell'ossido di azoto sarà del 27%, la riduzione dell'ossido di zolfo del 45%, la riduzione delle polveri del 33%, il risparmio di energia termica del 13%, di quella elettrica del 22%, mentre il risparmio di acqua sarà del 60%. Per quanto riguarda la capacità produttiva si passerà dalle 500 mila tonnellate all'anno a 580 mila.
Oltre a ribadire che «il cementificio non è e non sarà mai un inceneritore o un impianto di smaltimento rifiuti», l'azienda ricorda che i combustibili utilizzati sono «quelli ammessi dalle norme italiane, cioè coke di petrolio, bitume e olio combustibile».
«La grande partecipazione alla giornata di "Porte aperte" organizzata il 13 giugno nello stabilimento di Fumane ha dimostrato con estrema chiarezza quanto bisogno di informazioni ci sia tra i nostri concittadini sul tema della cementeria e del suo ammodernamento», dice Marcon. «In questi mesi il tema ha continuato ad essere molto dibattuto, purtroppo però molto spesso sono stati utilizzati termini e paragoni impropri, creando confusione e allarmismo ingiustificato tra la popolazione. Per dare la possibilità a tutti di approfondire l'argomento su basi oggettive abbiamo quindi deciso di realizzare un pieghevole informativo dove abbiamo descritto l'attività del cementificio, la rilevanza e l'utilità pubblica delle opere costruite sul territorio con il cemento prodotto nello stabilimento di Fumane e i vantaggi che porterebbe il suo eventuale ammodernamento per cui abbiamo richiesto autorizzazione alle autorità competenti».

Giancarla Gallo

Il patto
di stabilità
va cambiato

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Camilla Madinelli



Negrar. Risorse finanziarie e Patto di stabilità, per l'Anciveneto è arrivato il tempo di puntare i piedi e decidere per il bene di amministrazioni e cittadini.
Il consiglio regionale della sezione veneta dell'Associazione nazionale dei comuni, presieduta dal sindaco di Negrar Giorgio Dal Negro e dai vice Maria Rita Busetti (primo vicepresidente donna nella storia dell'associazione) e Pier Antonio Tomasi, si è ritrovato per la prima seduta alla Cantina sociale Valpolicella.
Il neo eletto presidente Dal Negro ha dato il benvenuto a circa una sessantina di sindaci e amministratori veneti, oltre la metà dei circa 100 membri del consiglio, che registra una notevole presenza femminile. Arriva infatti al 18 per cento la componente rosa, con 11 donne consigliere tra cui le veronesi Annamaria Bigon, sindaco di Povegliano, Barbara Vacchiano e Maria Luisa Tezza, consigliere comunali di Peschiera del Garda e Zevio. Il contingente veronese in tutto è pari al 18 per cento ed è secondo solo a Padova (20 per cento).
All'ordine del giorno del consiglio regionale riunito a Negrar, condotto dal direttore Dario Menara, la discussione di un documento contenente linee di indirizzo e richieste da presentare al Governo sulla scia del federalismo fiscale.
Prima di tutto c'è la proposta di modifica del Patto di stabilità, nella logica di una maggiore disponibilità finanziaria per gli enti locali, troppo spesso strozzati tra minori entrate e maggiori uscite.
Ma l'Anciveneto chiede inoltre: interventi legislativi per la cessione da parte dello Stato dei beni demaniali; autorizzazione al pagamento di lavori pubblici in corso o già realizzati per i Comuni «virtuosi»; costituzione con la Regione di un Osservatorio regionale sui bilanci degli enti locali; istituzione di un fondo perequativo per i Comuni sottodotati.
Non una, quindi, ma più proposte con lo stesso obiettivo: ripensare il sistema di finanziamento degli enti locali e attuare i principi di sussidiarietà e capacità contributiva.
«È il momento della concretezza», esordisce Dal Negro, «perché nel 2010 i Comuni avranno a che fare con tanti e tali problemi da rendere necessaria una presa di posizione. I sindaci devono essere messi nelle condizioni di poter decidere, sapendo che oggi vengono valutati soprattutto sugli investimenti. Serve un palinsesto comune nella trattativa nazionale».
Per fare questo c'è bisogno anche di coinvolgere le categorie economiche. «Le amministrazioni devono pesare di più sui tavoli ministeriali», spiega Dal Negro, «e se con loro si schierano le associazioni agricole, industriali e artigianali locali possono essere ascoltate più facilmente. Inoltre, sono anche in grado di formulare proposte più concrete per il finanziamento».
Per la vice Busetti è necessario «valutare quali sono le risorse a disposizione dei Comuni e cogliere tutte le opportunità che siano in grado di farli respirare». I freni, per il primo cittadino di Thiene (Vicenza), sono sia nella sempre più difficile reperibilità delle risorse che nel Patto di stabilità. Concorda il secondo vice di Dal Negro, Tomasi, sindaco di Marcon (Venezia), che aggiunge: «La definizione di un documento unitario è fondamentale per ottenere un risultato concreto».
Poi sottolinea anche il primo impegno che Anciveneto chiede alla prossima legislatura regionale, cioè la costituzione dell'Assemblea permanente delle autonomie. «Ci deve essere una forma interlocutoria diretta e istituzionale tra Regione e Comuni, per concertare le cose che ci riguardano da vicino».

Tornano sul ring i campioni del wrestling

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Lino Cattabianchi



Stasera alle 20.30, nella palestra di via Risorgimento, a Pescantina, torna il wrestling con l'ottavo «Icw Pandemonium». I più quotati combattenti della Italian championship wrestling (Icw), la federazione italiana di questa disciplina, saranno tutti presenti per dar vita a uno spettacolo di crescente popolarità.
Quest'anno si è deciso di puntare sui giovani italiani, che si allenano proprio a Pescantina, sotto la guida dell'allenatore Massimo Panico, che riceveranno una chance per provare il loro valore contro atleti di caratura internazionale, con in palio alcune delle cinture più importanti della federazione. «Piatto forte della serata», spiega il presidente federale Emilio Bernocchi, «è il match valido per i titoli di coppia, in cui la bandiera veronese sarà portata in alto da due talenti locali. Saranno infatti i campioni Ogm di San Bonifacio e Shock di Rovigo a difendere le proprie cinture dai pluridecorati Kaio e Andres Diamond, due fuoriclasse detentori di numerosi titoli europei. L'incontro si preannuncia ad alta spettacolarità in quanto per i due veneti non ci sono in palio solo i titoli, ma anche la più lunga striscia di vittorie ininterrotte per tali allori nella storia della Icw».
Se la vedranno con due «pezzi da novanta» del wrestling, perché «L'imperatore» Kaio è stato cinque volte campione italiano nonché wrestler dell'anno 2008, mentre «Il gioiello» Andres Diamond è uno dei pochissimi alla Icw ad aver vinto cinture in tutte le categorie. Molto atteso anche il match per il titolo femminile che vedrà la giovanissima Kia di Grezzana sfidare la campionessa italiana Queen Maya, la lottatrice più alta in Europa.
Maya sembra essere la «bestia nera» di Kia, che non ha finora mai vinto contro di lei, ma la veronese spera nel supporto del suo pubblico per avere una marcia in più e vincere quel titolo che rappresenta il sogno di ogni lottatrice.
L'istruttore del corso di wrestling della Icw nel veronese, Massimo Panico, scenderà in campo in prima linea in un match tre contro tre che lo vedrà in squadra con Lothar, ex campione dei pesi massimi, e con il gigante di Gorizia, Skualo, contro Lupo, il pirata Doblone, e Cyber Punk.
Per Massimo Panico questo sarà il rientro sul ring dopo oltre un anno di stop forzato per un infortunio. «L'agente» si sta allenando da mesi per questo momento e si vocifera abbia sviluppato nuove tecniche segrete per sorprendere i suoi avversari.
«A Pescantina», conclude il consigliere delegato Flavio Stefanoni, «questo è il secondo appuntamento col wrestling, dopo il successo della scorsa edizione, che registrò il tutto esaurito nel nostro palasport. Invito anche quest'anno le famiglie ad assistere alla manifestazione in quanto non si tratta assolutamente di uno sport violento, dal contatto fisico, ma privo di scorrettezze. Attendiamo il pubblico delle grandi occasioni, ospitando, a distanza di un mese dalla partita dell'Hellas Verona un altro evento di importanza assoluta». Biglietti: interi parterre 15 euro; ridotti 10 euro (fino a 12 anni); interi gradinata 10 euro; ridotti 5 euro.
Lino Cattabianchi

I lavoratori agli ambientalisti:
«Qui non si bruciano i rifiuti»

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Giancarla Gallo



Solidali con le persone che hanno ricevuto minacce, ma anche espliciti a difesa del loro stabilimento. E agli ambientalisti rispondono: basta con le strumentalizzazioni, ragioniamo ma sulla base dei dati. I lavoratori della Cementirossi di Fumane prendono posizione attraverso la rappresentanza sindacale unitaria per esprimere la loro preoccupazione in relazione al «pericoloso appesantimento del clima di confronto fra le parti», contrarie o favorevoli al cementificio, che si è creato nell'ultimo periodo.
«Come Rsu deploriamo qualsiasi forma di intimidazione ed invitiamo tutti quanti alla massima moderazione ed al massimo equilibrio», spiega Silvio Lugoboni del sindacato Cisl, «esprimiamo solidarietà sia nei confronti dell'ingegner Claudio Marcon, direttore dello stabilimento fumanese, che dei membri del Comitato Fumane Futura, che hanno recentemente ricevuto anonime minacce di morte. E questo nonostante le contrapposizioni. D'altro canto, nutriamo perplessità anche per l'accanimento contro il cementificio da parte dei comitati ecologisti».
Questi attacchi, sottolineano i sindacalisti, hanno come unico risultato quello di aumentare la preoccupazione dei dipendenti dell'azienda, che già vivono in un clima di crisi generale che investe il paese, e avvertono la diminuzione della produzione e della richiesta di cemento, legata allo stop del settore edilizio. Temono quindi iniziative come il ricorso alla cassa integrazione, anche se su questo, fortunatamente, la Cementirossi ha sempre tranquillizzato i lavoratori.
«Sembra che proprio qui, a Fumane ed in questo cementificio, si facciano e si commetteranno chissà quali nefandezze all'insaputa delle popolazioni locali e persino dei dipendenti», aggiunge Riccardo Grigoli, della Cgil, «e ci sembra ingannevole affermare che il nostro cementificio potrebbe diventare un inceneritore a seguito dei previsti lavori di ammodernamento. Qualora qui alla Cementirossi di Fumane arrivassero rifiuti urbani da incenerire, noi lavoratori saremo i primi ad opporci. Inoltre bisogna precisare che di quelle tonnellate annue di cosiddetti rifiuti, nel cementificio non si incenerisce e non si brucia alcunché, ma vanno a finire nell'impasto».
Continua Grigoli: «Siamo stanchi di strumentalizzazioni da parte di alcuni, di argomentazioni tendenziose mirate solamente a screditare chi produce benessere nel pieno rispetto delle norme di legge, della vuota retorica di chi sa solo criticare senza proporre nulla di concreto. A questo proposito vorremmo precisare che noi dipendenti Cementirossi non siamo contro gli ambientalisti, anzi, saremmo ben disponibili ad appoggiare iniziative volte ad incoraggiare una maggiore salvaguardia e valorizzazione del territorio, sempre nel rispetto delle varie esigenze produttive».
L'esponente della Cgil ricorda che esiste un addetto tra i dipendenti nello stabilimento, un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, la salute e l'ambiente, che ha il compito di garantire che tutto funzioni come si deve, nel rispetto della salute e sicurezza dell'ambiente e dei lavoratori e che interviene subito nel caso qualcosa non andasse.
«Vogliamo raccomandare alle popolazioni locali di informarsi sulla base di dati tecnici fondati ed oggettivi e di tener conto anche di altri problemi di inquinamento, che parrebbero non mancare su questo territorio», riprende Lugoboni. «E' difficile comprendere razionalmente cosa scateni una così accanita avversione: la presenza di un cementificio in Valpolicella negli ultimi decenni non ha infatti minimamente interferito con gli altri importanti settori produttivi che caratterizzano questo territorio, come quello del vino, e i dati relativi alla salute e all'ambiente, come recentemente accertato e dimostrato, non evidenziano alcuna benché minima anomalia riconducibile al cementificio, come del resto è stato riscontrato per gli altri impianti del gruppo Cementirossi. L'impressione è che il problema stia più nell'occhio di chi ci guarda che non di fronte a loro».

Giancarla Gallo

Autobus urbani
per Negrar.
Sei mesi di prova
da gennaio

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Camilla Madinelli



Negrar. Da gennaio a giugno 2010 saranno sperimentate nuove corse di autobus Verona-Negrar: 14 corse in andata e ritorno della linea urbana 21 dell'Azienda Trasporti Verona (Atv), che ora fa capolinea a Parona. Un servizio atteso da lavoratori, studenti e soprattutto da chi va all'ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Durerà sei mesi la fase sperimentale delle nuove corse, concentrate nelle fasce orarie di punta: primo mattino, ora di pranzo e tardo pomeriggio.
La decisione è stata presa in Provincia alla riunione convocata dall'assessore provinciale ai trasporti Gualtiero Mazzi. C'erano per Negrar il sindaco Giorgio Dal Negro, l'assessore Claudio Castagna e il segretario comunale Gino Gugole, per l'Atv il direttore generale Stefano Zaninelli, per il Comune di Verona l'assessore alla mobilità e al traffico Enrico Corsi e per l'ospedale di Negrar il presidente fratel Mario Bonora e il direttore amministrativo Mario Piccinini. Un dirigente della Provincia ha quindi riferito dell'incontro del mattino all'ottava commissione trasporti, riunitasi nel pomeriggio su sollecitazione del consigliere di minoranza del Pd Diego Zardini per discutere la situazione generale del trasporto pubblico e la richiesta pervenuta dal Comune negrarese di un collegamento urbano.
L'intento alla base delle decisione è quello di fornire un servizio che aiuti a sciogliere il traffico che ingolfa le strade della Valpolicella e che contribuisca alla tutela dell'ambiente e alla qualità dell'aria. L'investimento finanziario per la sperimentazione semestrale è di 35mila euro.
La spesa sarà sostenuta per il 75 per cento dal Comune di Negrar e dall'ospedale, mentre il restante 25 per cento verrà coperto da Comune di Verona e Provincia. Una novità, quest'ultima, visto che Mazzi aveva detto che non ci sarebbe stato contributo provinciale.
«Abbiamo deciso di partecipare alla spesa, seppur in maniera simbolica», dice Mazzi, «per due motivi in particolare: il servizio di collegamento con un ospedale importante come quello di Negrar è un'opportunità offerta a molti veronesi, non solo ai residenti nei due comuni; poi, dal momento che il traffico verso l'ospedale è piuttosto consistente, intensificando il trasporto pubblico contiamo di raggiungere anche uno scopo ambientale». Ora al Comune di Negrar non resta che concludere con la Provincia i passaggi burocratici per far partire il servizio. «Abbiamo scelto di semplificare le procedure al massimo», dichiara il sindaco Dal Negro, a tal punto convinto che sarebbe arrivata una prima formalizzazione degli impegni da portare con sé anche il segretario comunale. «Non avevo dubbi sull'accordo politico», continua, «ma sono felice che si sia esplicitato insieme alla fase di concretizzazione. Ho sempre creduto molto in questo servizio, utile a Negrar e a Verona, e sono contento di poter finalmente spendere uno dei miei jolly».
«È stato un ottimo incontro e siamo a buon punto», aggiunge l'assessore Castagna, che con il primo cittadino in questi mesi ha tirato le fila per arrivare all'accordo. Dice Dal Negro: «Avrei preferito, nella spartizione della spesa, un 60 per cento a carico nostro e il restante 40 per cento diviso tra Comune di Verona e Provincia, ma va bene anche così». Poi torna a ribadire che l'aspetto economico è importante ma secondario. «Quello che conta è migliorare la situazione sotto il profilo ambientale e del traffico. Potenziando la rete del trasporto pubblico quest'obiettivo diventa raggiungibile».

Luci e strisce
su via Napoleone

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Lorenza Costantino



Sant'Ambrogio. Zona a vocazione prevalentemente industriale, centinaia di mezzi pesanti al giorno che scorrono ad alta velocità. Su via Napoleone a Ponton (strada provinciale 27 A), illuminazione pubblica e strisce pedonali finora non sono state installate in prossimità del ponte sull'Adige e degli incroci con via Ponte da un lato e via Colombare dall'altro. Motivo: le abitazioni che s'affacciano su questo tratto di strada sono sparse tra le numerose aziende marmifere. Per anni i residenti, guidati da Carlotta Zanoli, hanno protestato contro una situazione divenuta insostenibile, per il fatto di non poter uscire di casa a piedi o in bici senza il timore d'essere travolti. Ma ora finalmente qualcosa sta per cambiare: Comune di Sant'Ambrogio e nuova amministrazione provinciale si sono accordati per cercare di rendere vivibile e sicuro questo snodo, tra i più critici della zona per i residenti e per gli stessi automobilisti. Il primo passo l'ha fatto il Comune ambrosiano: è appena stata installata una nuova segnaletica verticale per obbligare a svoltare a destra auto e camion che scendono da via Colombare su via Napoleone. Tutti i veicoli vengono dirottati alla vicina rotonda in costruzione (a meno di 200 metri) e da lì possono scegliere la propria direzione. Un provvedimento, questo, che punta a eliminare pericolosi attraversamenti a raso. In una riunione con il sindaco Nereo Destri e il vice Roberto Zorzi, l'assessore provinciale alla viabilità Andrea Bassi ha assicurato che verranno elaborate altre soluzioni per l'incrocio: «Presto installeremo un'illuminazione adeguata e, se i residenti lo desiderano, anche alcuni lampeggianti. Studieremo poi il punto più adatto per il passaggio pedonale». «Si tratta ovviamente di palliativi: qui serve la riorganizzazione del traffico dell'intera zona, soprattutto per quanto riguarda i mezzi pesanti». Magari considerando anche percorsi alternativi. Il punto di partenza per questa «rivoluzione», spiega Bassi, dovrà essere la rotonda al Passaggio Napoleone, al posto del semaforo.
Queste prime soluzioni daranno un po' di sollievo. Anche se purtroppo, come spesso succede, nel frattempo c'è scappato il morto. Ha sconvolto gli abitanti della zona l'incidente di quest'estate, in cui ha perso la vita un operaio straniero: in uscita dal turno di notte, stava scendendo in bici proprio dalla discesa di via Colombare. Ma all'incrocio con via Napoleone, causa l'oscurità, è stato centrato in pieno dal camioncino della raccolta rifiuti: non l'aveva visto. «Qualche lampione, passaggi pedonali ben segnalati, più controlli sulla velocità», erano tornati a reclamare, ancora più forte, i residenti. Chissà che questa volta non siano esauditi.

Minacce agli ambientalisti e al direttore del cementificio

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Giancarla Gallo



Minacce agli ambientalisti da una parte e minacce al direttore dello stabilimento dall'altra: la polemica sull'ampliamento del cementificio di Fumane sembra ormai aver passato il segno. L'ultimo episodio è accaduto domenica scorsa: un volantino intimidatorio nei confronti di alcuni membri del comitato Fumane Futura è stato affisso in piazza. «Per aver espresso la nostra contrarietà al progetto di ampliamento di Cementirossi, e per aver iniziato una sistematica campagna di informazione, da marzo sopportiamo atti di ingiuria e di intimidazione: manifesti strappati, locandine crociate e listate a lutto, vetrine imbrattate, cassette della posta violate, aggressioni verbali», si legge nel comunicato che porta la firma del comitato Fumane Futura e dell'associazione Valpolicella 2000.
«Accogliendo l'invito delle forze dell'ordine (puntualmente informate dei fatti), abbiamo finora taciuto», afferma il presidente di Fumane Futura, Mimmo Conchi. «Ora però riteniamo che il limite di tolleranza sia stato oltrepassato e non possiamo lasciar passare sotto silenzio l'ultimo grave atto intimidatorio rivolto direttamente ad un nostro rappresentante. Eventi di questo tipo danneggiano tutti e abbassano il livello di democrazia di una comunità; per quanto opposte siano le posizioni, non è accettabile che il confronto civile sia inquinato dal ripetersi di azioni che evocano modalità mafiose. Invitiamo tutte le rappresentanze politiche, economiche e sociali coinvolte ad agire affinché il diritto di espressione sia effettivamente un valore superiore, che unisce le diverse idee e a tutte dà cittadinanza».
Il comunicato termina con la domanda: «Perché parlare di rifiuti, di inquinamento, di possibili danni alla salute suscita tutte queste reazioni scomposte? A chi dà fastidio?».
I dirigenti della Cementirossi hanno espresso solidarietà al comitato per questo gesto, rivelando che anche il direttore della cementeria, l'ingegner Claudio Marcon, qualche mese fa aveva ricevuto una lettera contenente addirittura minacce di morte, a cui si sono aggiunte scritte provocatorie realizzate con lo spray vicino alla fabbrica. «Abbiamo presentato denuncia ai carabinieri», spiega l'ingegner Pierandrea Fiorentini, «ma si era ritenuto che un'azione così vile e fatta nell'anonimato non meritasse alcuna forma di pubblicità, quindi non vi abbiamo dato risalto. Certo, l'esacerbarsi dei termini e dei toni della questione può indurre qualche mente più debole a un atteggiamento che va al di là del comportamento civile», continua Fiorentini. «Certo, dipingere il cementificio come foriero di inquinamento, e che arreca gravi danni all'ambiente, può trascinare persone poco equilibrate ad aberrazioni di questo genere, con minacce e insulti. Colgo l'occasione per ribadire che ci vuole un confronto a tutto campo, che si basi su dati oggettivi e tenga conto delle diverse visioni della questione nel contesto della Valpolicella. Ed è importante che da parte di tutti ci sia la volontà di mantenere il dibattito nell'ambito delle sedi istituzionali per evitare eccessi e smorzare i toni».
Intanto il capogruppo di minoranza, Mirco Frapporti, ha protocollato una interrogazione nella quale invita il sindaco, Domenico Bianchi, a relazionare sugli incontri avuti di recente senza coinvolgere i consiglieri di opposizione, a rendere manifesta la posizione dell'attuale amministrazione in merito al nodo di Marezzane e all'ampliamento della cementeria, essendo ormai passati diversi mesi, utili a raccogliere informazioni e dati. Inoltre, si chiedono indicazioni sull'annunciata consultazione popolare.
L'ex sindaco fa appello alla solidarietà contro questi atti intimidatori, sempre più frequenti negli ultimi tempi, e sollecita incontri pubblici con la popolazione, con Arpav e medici per fare il punto della situazione.

Un milione di spettatori. La «Terradeiforti» va in Argentina

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È un bilancio fortemente positivo quello della sesta edizione dell'Adigemarathon Terradeiforti di canoa, kayak e rafting, che ha abbattuto tutti i record precedenti in termini di presenze in acqua, ben 1415, e di supporto delle associazioni di volontariato lungo i 35 chilometri del percorso sull'Adige, da Borghetto di Avio e Dolcè a Pescantina. Viva soddisfazione tra gli organizzatori anche per il riscontro mediatico e l'interesse suscitato nei giorni a cavallo della maratona di domenica scorsa.
Il sito della «Terradeforti», (www.adigemarathon.it), curato da Marco Sandrin, è stato visitato in tutti i continenti. Le immagini della manifestazione sono state diffuse da diverse televisioni nazionali e locali, siti internet italiani (l'immagine della partenza, scattata da Ennevi, è stata decretata foto del giorno su quello della «Gazzetta dello sport», visitato da un milione di persone) ed esteri. Innumerevoli i resoconti dell'evento usciti su quotidiani e periodici. «Il sito www.adigemarathon.it», precisa Sandrin «ha registrato numerose visite in settembre e ottobre con punte di oltre 500 visitatori al giorno nei giorni antecedenti e successivi la gara. Vi hanno cliccato appassionati da 40 Paesi tra cui Germania, Repubblica Ceca, Polonia, Croazia, Slovenia, Stati Uniti d'America, Argentina, Brasile, Giappone, Egitto, Australia».
Le immagini delle canoe sull'Adige sono state trasmesse il giorno stesso della maratona da Tg3 nazionale, Tg3 Veneto, Tg3 Trentino, Tg5 Notte e, nei giorni successivi, da TeleArena, TeleNuovo e Tele Pace con un audience complessivo di oltre un milione di telespettatori. Alla manifestazione ha dato ampio risalto quotidiani e priodici di settore e di turismo.Notizie e servizi sono apparsi su Televideo Rai e su oltre venti siti internet tra cui quello di Standupitalia nell'ambito della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite tesa a sensibilizzare contro la povertà del mondo e il degrado ambientale. Un messaggio che è stato diffuso tra i protagonisti della maratona anche grazie a una striscia di stoffa annodarta alla canoa, al braccio o semplicemente a un oggetto per ricordare un impegno comune, volato in alto grazie all'aquilone realizzato dall'Anemos kite team Verona e pronto a volteggiare nei cieli di tutta l'Italia.
Una forte e apprezzata testimonianza di solidarietà è venuta anche dall'equipaggio di ForzaRosa, il gruppo di donne operate al seno arrivate al traguardo pagaiando su un gommone «guidato» dall'ex campione olimpico Daniele Scarpa e da sua moglie Sandra Truccolo, plurimedaglia d'oro alle Paralimpiadi di tiro con l'arco e vicecampione ai recenti Mondiali di canoa disabili in Canada: un messaggio di speranza per tante persone, non solo donne, che nella canoa possono trovare il mezzo ideale per la riabilitazione fisica e nel gruppo le condizioni per la ripresa psicologica.
«Proprio in queste partecipazioni a progetti di ampio respiro e che hanno per denominatore comune la solidarietà sta un po' lo spirito vincente della maratona», sottolinea Bruno Panziera, presidente dell'associazione Terradeiforti sport che organizza l'Adigemarathon «che non è solo canoa ma coinvolge un numero sempre crescente di iniziative. Fondamentale, in ogni caso, resta l'apporto tecnico di Hydro Dolomiti Enel per la regolazione del livello dell'acqua dell'Adige: un vero e proprio "miracolo" di ingegneria idraulica che consente la perfetta navigabilità del fiume».
La maratona ora «pagaierà» in Argentina: in marzo, infatti è previsto il gemellaggio con Tigre, a pochi chilometri da Buenos Aires, per il bicentenario di quel canoa club.L.C.

Modifica del Pat, il sindaco sposta il confronto sui «nodi»

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Camilla Madinelli



Piano di assetto del territorio, il sindaco Giorgio Dal Negro non molla la presa.
Annuncia nuovamente la riapertura della conferenza di servizi in Regione per apportare alcune modifiche ritenute necessarie, mentre non mette affatto in cantiere la riapertura della concertazione con associazioni e cittadini, così come prevederebbe la legge regionale 11/2004 in materia urbanistica.
Il primo cittadino di Negrar risponde con un «no» alla richiesta dell'associazione Lessinia Europa, che ha diffidato il Comune ad apportare modifiche al Piano senza prima passare dalla fase di concertazione, chiedendo di far rientrare nella discussione tutti i cittadini, gli imprenditori e le associazioni interessate, nel pieno rispetto della procedura legislativa per un documento tra l'altro già approvato lo scorso 18 giugno in conferenza di servizi. Ma erano i giorni tra il primo e il secondo turno delle elezioni amministrative e fu Alberto Mion, sindaco in carica ancora per poco, ad apporre la firma sul Pat. E la cosa non è mai andata giù a Dal Negro.
«L'amministrazione percorrerà una sola e unica strada», afferma, «che prevede la riapertura della conferenza, l'approvazione delle modifiche e la firma finale da parte della giunta regionale». Niente concertazione, dunque? «Adesso trovo che sia inutile», risponde. «Associazioni, tecnici e imprese potranno discutere con me nel momento in cui presenterò la variante al Piano».
Una mossa che Dal Negro ama definire «caterpillar» e con la quale, anticipa, «penserà a ridistribuire e ampliare i metri cubi sia residenziali che artigianali, in modo da andare a coprire per bene ogni ambito territoriale.
Il Pat che mi è stato lasciato in eredità non è completo da questo punto di vista e anche per questo non mi piace».
Il sindaco Dal Negro sa che potrebbe essere tacciato come cementificatore, favorevole all'ulteriore erosione e abbruttimento del dolce paesaggio della Valpolicella per lasciar posto ancora a case ed edifici. «Aspettiamo il Piano degli interventi per vedere se sarà vero», risponde, «al momento mi sembra una preoccupazione eccessiva, una caccia al lupo dove il lupo non c'è nemmeno». In pratica, il sindaco chiede che il suo operato in ambito urbanistico venga valutato soltanto dalle mosse che seguiranno al Piano di assetto.
Intanto il tempo stringe sulla legge regionale 14/2009 nota come Piano casa, che piace molto al sindaco di Negrar e che mira a rilanciare l'attività edilizia attraverso l'ampliamento degli edifici esistenti e il miglioramento della qualità architettonica ed edilizia. Entro la fine di ottobre i Comuni sono chiamati a pronunciarsi per definirne modalità di applicazione e soprattutto per escludere le aree ritenute di particolare valore e pertanto da tutelare. Anche su questo punto Lessinia Europa aveva avanzato una richiesta precisa, cioè di cogliere l'opportunità di definire in linea con la confinante Verona le zone ambientali e agricole di pregio che sarebbero intoccabili.
Su questo punto però Dal Negro ancora non si scompone e demanda al Consiglio comunale fissato per giovedì 29 ottobre, in cui il Piano casa sarà esaminato.
Intanto Lessinia Europa rincara la dose: «Gli amministratori di Negrar come di tutta la Valpolicella diano una risposta politica precisa, che sia indicativa della loro idea di pianificazione territoriale».

Ciclabili e trasporto pubblico per salvare la Valpolicella

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Lino Cattabianchi



Cambiare il punto di vista per lo sviluppo futuro: non solo auto, ma anche un nuovo modello di mobilità basato sull'ampliamento dei percorsi ciclabili, urbani ed extra urbani.
È questo il messaggio lanciato da Paolo Fabbri, presidente degli Amici della bicicletta di Verona, al convegno che si è tenuto a Villa Quaranta ad Ospedaletto sul tema «Mobilità e ambiente in Valpolicella».
«Investire su questo trend in crescita introduce un nuovo stile di vita che ha benefiche ricadute sociali e riduce il peso di un modello, quello costruito sull'auto, che si sta rivelando un debito verso le generazioni future», ha sottolineato Fabbri. Gli ha fatto eco il moderatore della sera, Michelangelo Bellinetti, che ha ribadito: «È questa la distanza che ancora ci separa dall'Europa».
Il confronto è proseguito con Marco Passigato, mobility manager dell'Università di Verona che ha parlato della promozione della bicicletta. «A Verona il 30 per cento della gente utilizza la bicicletta, ma solo il 10 per cento la usa per andare al lavoro», ha spiegato. In altre città come Bolzano e Venezia, nella parte della terraferma, la tendenza è in forte aumento. Le piste ciclabili devono essere fatte bene: devono essere motivanti e, specialmente per i paesi che sono aumentati quasi del doppio in questi ultimi decenni, come Pescantina e San Pietro in Cariano, ci vuole un Biciplan intercomunale».
Guido Zanderigo, della direzione pianificazione e marketing Atv Verona, ha illustrato i problemi del trasporto pubblico locale: «Netta la differenza fra il trasporto urbano, in crescita costante dal 1994, rispetto al trasporto extraurbano legato a esigenze di raccolta che allungano i percorsi e rendono poco appetibile il suo uso. Bisogna introdurre un collegamento di tipo diverso alla città, che sia appetibile e costituisca una vera alternativa all'uso della macchina, specialmente per i comuni di prima cintura».
Anche l'idea del Parco regionale della Valpolicella, illustrata dal promotore dell'iniziativa di legge popolare, Pieralvise Serego Alighieri, è rientrata nel quadro di una mobilitazione delle associazioni ambientaliste «per mandare un segnale importante alle istituzioni».
«La possibilità di cambiare c'è», ha sottolineato Serego Alighieri. «Vivere la Valpolicella vuol dire anche muoversi in un modo compatibile con le bellezze del territorio». Proprio a partire da questa premessa l'illustrazione da parte di Fabio Arduini del progetto di percorso ciclabile che, partendo da Verona, collega Negrar, San Pietro e Pescantina.
«Un'idea intercomunale partita nel 2006 per offrire una possibilità di godere delle bellezze del nostro territorio, ma anche di offrire una alternativa alla mobilità privata». ha concluso il progettista.

Lino Cattabianchi

Passeggiate per scoprire il cuore della Valpolicella

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Gianfranco Riolfi



La Pro loco propone due passeggiate fuori dal comune. È fissata per domani alle 14.30, nella zona artigianale di Rugolin (dopo il paese di San Floriano), la partenza per la prima passeggiata organizzata dall'associazione di promozione turistica maranese, che attraversa le località più ricche di storia e bellezza del comune di Marano e del confinante San Pietro in Cariano. Una tranquilla camminata nel cuore della Valpolicella che subito dopo la partenza farà tappa proprio nella vicina Fasanara, luogo attestato da più di mille anni, famoso per Villa Guantieri, classico esempio di architettura a portico e loggia, con una monumentale torre colombara. La passeggiata continuerà poi a monte Gradella, la collina che divide la valle di Marano e quella di Fumane dalle spettacolari vedute sulla piana valpolicellese. In prossimità del vecchio, ma recentemente restaurato, capitello di San Vincenzo si scenderà quindi verso San Floriano, toccando anche le cave di tufo della Mattonara, da cui sono state estratte per lungo tempo pietre per porte e finestre e per la pieve di San Floriano dall'impianto romanico ancora intatto, ricca di elementi decorativi e dal maestoso interno, che ne fanno uno dei monumenti più pregevoli della campagna veronese. Da San Floriano si risalirà infine a Valgatara dal fianco orientale della valle, toccando le località di Brigaldara e Badin, anch'esse dotate di nobili residenze rinascimentali. La seconda passeggiata è in programma sabato 31, sempre alle 14.30, nel territorio di Sant'Ambrogio. Si parteirà da San Giorgio Inganapoltron, con la visita alla meravigliosa pieve longobarda che domina l'intera Valpolicella. Si salirà poi verso Caranzano lungo una stradina un tempo utilizzata dai cavatori per far scendere a valle le grandi lastre di pietra che hanno poi raggiunto tutta la pianura padana.
Da Caranzano, sempre lungo vecchi viottoli, ci si sposterà quindi verso ovest in una zona dove, con tutt'altra tecnica, si cavava il marmo rosso, anch'esso famoso in tutto il mondo. Il paesaggio è aspro e tormentato ma di grande suggestione anche per il magnifico panorama sul lago di Garda e le prealpi bresciane. Con le passeggiate, guidate da Giovanni Viviani, la Pro loco di Marano esce dai confini del proprio paese per proporre una conoscenza dell'ambiente circostante.

Le nuove piste ciclabili
Bici meglio dell'auto

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Lino Cattabianchi



Al convegno di Villa Quaranta su mobilità e ambiente in Valpolicella, Fabio Arduini, architetto, presenterà un progetto di pista ciclabile.
«L'idea, caldeggiata dagli Amici della bicicletta», spiega il progettista, «è nata nel 2006 tra i Comuni di Pescantina, San Pietro in Cariano, Negrar e Verona, sia per facilitare i pendolari che per il turistismo. Minimo lo spreco di aree agricole».
Il percorso prevede un'unica corsia asfaltata a doppio senso di marcia, larga 2,5; la lunghezza complessiva è di 46,8 km, di cui 10,2 nel Comune di Pescantina, 15,5 a San Pietro in Cariano, 12,80 a Negrar e 7,60 km a Verona.
Partendo da via Ca' di Cozzi a Verona, la pista ciclabile si sdoppia per ricongiungersi in centro a Parona e poi suddividersi in due direzioni: l'una verso Corrubbio e Pescantina passando dal Nassar, l'altra verso Arbizzano, Pedemonte e Negrar.
Nel territorio di Negrar il tracciato pianeggiante favorisce il collegamento dei nuclei abitati di Arbizzano, Novare, SantaMaria, San Vito, Moron tra loro e con il capoluogo di Negrar, diventando alternativo alla strada provinciale per chi deve usufruire dei servizi pubblici principali.
Il percorso ciclabile previsto nel territorio comunale di San Pietro in Cariano ha come obiettivo fondamentale la creazione di un percorso che completi il tratto ciclabile esistente, che unisce le frazioni di Pedemonte, San Floriano, Bure e il capoluogo con le altre frazioni del territorio comunale di Negarine, Corrubbio e Nassar.
La soluzione ipotizzata darebbe al percorso una continuità di tracciato ciclabile con i Comuni limitrofi di Pescantina, Negrar e Verona, aumentando quindi le possibilità di spostarsi in sicurezza per chi viaggia in bicicletta .
Da Corrubbio il percorso prosegue passando da Negarine fino ad arrivare a San Pietro in Cariano e si connette al territorio di Pescantina passando in località Moro Freoni.
La ciclabile di Pescantina si sviluppa parallelamente a via del Brennero collegando le frazioni di Nassar a Settimo, per arrivare il località Balconi e proseguire verso Arcè e Santa Lucia, recuperando stradine secondarie come via Postale Vecchia, via Monti Lessini, via Moceniga e via Bardoline.
«L'importo complessivo previsto per l'intero tracciato», conclude Arduini, «è di circa 9 milioni di euro in parte finanziato dai Comuni, il rimanente da reperire con contributi di altri enti e anche con finanziamenti dell'Unione europea, sensibile all'argomento».
Il progetto di pista ciclabile della Valpolicella si relaziona in modo continuativo con il progetto della rete sentieristica della Valpolicella che prevede il recupero e valorizzazione della fitta rete dei sentieri esistenti, finalizzandoli a specifiche destinazioni come l'escursionismo, il trekking, il mountain bike, l'escursionismo a cavallo.
Il progetto è redatto da Raffaele Barbetta, Anna D'Andrea, Marina Negretto. L'area interessata da questo progetto riguarda la fascia collinare più a nord della Valpolicella, comprendendo i territori comunali di Marano di Valpolicella, Dolcè, Fumane, Sant'Ambrogio di Valpolicella, San Pietro in Cariano e Negrar.
I due progetti uniti tra loro garantirebbero un'efficace e completa programmazione della mobilità alternativa per il territorio della Valpolicella.

Nel cuore della vecchia fiera sta nascendo un «gioiello»

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Lorenza Costantino



Un luogo dedicato alle assemblee, alle feste e agli eventi culturali. Tale sarà, nei piani dell'amministrazione di Sant'Ambrogio, la funzione dell'ampia struttura polifunzionale in costruzione nell'ex quartiere fieristico, in via dell'Industria. L'edificio d'architettura moderna - la copertura a volta in legno gli darà una forma ovoidale - guarderà verso l'antica villa Bassani, sua «dirimpettaia», a cui sarà collegato tramite un parco di 15 mila metri quadrati, in sostituzione del precedente piazzale asfaltato. Un'opera che, inserita nel progetto di risistemazione dell'ex fiera ambrosiana insieme al restauro di villa Bassani, cambierà la fisionomia del centro.
I lavori dureranno tutto l'inverno. La struttura polifunzionale, del costo di circa un milione di euro, finanziato attraverso il Piruea denominato Bellavista, avrà una superficie di 1.200 metri quadrati, da arredare a seconda delle esigenze. La parte terminale sarà aperta, come una sorta di arena, per spettacoli all'aperto. «Da tempo si avvertiva l'esigenza di uno spazio dedicato agli eventi pubblici, che finora», spiega il vicesindaco Roberto Zorzi, «hanno trovato sede nei capannoni utilizzati dalla scuola del marmo».
E il parco, in parte piantumato e attrezzato con giochi per bambini, in parte lasciato a prato (circa tremila metri quadrati), includerà gli alberi secolari sopravvissuti alla cementificazione del piazzale, tra cui un enorme cedro del Libano. Agli estremi dello spazio verde saranno realizzati i parcheggi e anche il marciapiede lungo l'intera via dell'Industria, che ora ne è priva.
Per quanto riguarda villa Bassani - per la quale l'amministrazione ha da poco approvato il terzo stralcio dei lavori, che partirà entro fine anno - la Regione ha appena concesso un decisivo contributo di 525 mila euro, a fronte dei 700 mila necessari per completare il restauro delle sale al secondo piano. Per il restante 25 per cento, ovvero 175 mila euro, il Comune ricorrerà a un mutuo. E così, «forse già in primavera alcuni spazi della villa potrebbero essere messi a disposizione della cittadinanza», dice Zorzi. «L'importante è che questo meraviglioso edificio non torni più allo stato di abbandono in cui era stato lasciato».
I suoi antichi pavimenti in marmo e gli affreschi riportati alla luce, così come alcune pareti con sasso a vista, suggeriscono un utilizzo legato alla cultura: di certo qui troveranno spazio le lezioni teoriche della scuola del marmo e la biblioteca. E magari anche mostre e conferenze.

Cambiare il Pat? «Si riapra la concertazione»

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Su Pat e Piano casa, l'associazione Lessinia Europa chiede al Comune di Negrar chiarezza su procedure, vincoli e tempistiche. Dopo aver partecipato per oltre due anni alla fase di concertazione relativa al Piano di assetto del territorio stilato dalla precedente amministrazione e approvato lo scorso 18 giugno, ha protocollato sia al municipio che in Regione un documento in cui diffida il Comune ad apportare modifiche al Piano.
«Se l'intendimento dell'amministrazione del sindaco Giorgio Dal Negro è modificare quel Pat», puntualizza l'ingegner Emanuele Napolitano, «allora dovrà essere formalmente riattivata la fase di concertazione aperta a tutti i cittadini e alle associazioni, così come previsto dalla legge regionale 11 del 2004. A quel punto vi prenderemo parte e diremo la nostra, così come abbiamo fatto tra il 2006 e il 2009».
Secondo Napolitano e il geologo Tomaso Bianchini la legge del Veneto in materia urbanistica è molto chiara su questo punto, lo stesso che era stato sottolineato settimane fa in Consiglio comunale dall'esponente della minoranza Fausto Rossignoli, contrario all'idea di una commissione di tecnici e consiglieri messa in piedi da Dal Negro per cambiare alcuni passaggi del Pat.
La puntualizzazione dell'associazione verte sulla procedura da seguire, dunque, non sui contenuti o le scelte politiche che starebbero alla base delle modifiche, sulla «negrarizzazione di qualità» di cui ha parlato il sindaco o sulla riduzione delle aree a rischio idrogeologico con un'espansione invece di quelle edificabili. «Non discutiamo la volontà di rimettere mano al Piano e al momento non entriamo nel merito di scelte che ancora non conosciamo», continua Napolitano, «ma per fare modifiche è necessario riaprire la concertazione. Non si procede a suon di commissioni».
«Dietro al Pat già firmato c'era il lavoro di tante associazioni e persone», sottolinea Bianchini. «È una questione tecnica da cui non si può prescindere. L'iter va seguito come prevede la legge». In questi anni Lessinia Europa ha sostenuto la necessità di norme omogenee per il territorio collinare, al di là dei confini tra Negrar o Verona, dal momento che certe caratteristiche ambientali non seguono di certo le ripartizioni amministrative. Su questa scia, ora si chiedono anche cosa farà il Comune di Negrar per il Piano casa. O meglio, dove deciderà di applicarlo e in quali zone, invece, porrà il veto. «Vanno tutelate alcune aree di pregio e tutta la dorsale di Montecchio e Fiamene, con la frazione di San Peretto e la località di San Ciriaco», dichiara Bianchini, «oltre che i centri storici di Negrar, Fane e Prun, dove magari si potrà qualificare».
Anche in questo caso, l'associazione invita l'amministrazione negrarese a trovare una continuità con Verona, che del Piano casa ha già definito aree vincolate e tempi di applicazione. «Naturalmente il nostro è un richiamo anche agli altri Comuni della Valpolicella», conclude, «perché non passino questo documento sotto silenzio, che varrebbe come un assenso incondizionato, e dimostrino quali scelte intendono adottare per il territorio dopo che alcuni politici hanno perorato addirittura una moratoria di cinque anni sulle nuove costruzioni».
Bianchini si riferisce in particolare al sindaco di San Pietro in Cariano, Gabriele Maestrelli: lo scorso anno da coordinatore carianese della Lega nord aveva dichiarato l'assoluta necessità di uno stop dell'edilizia, intendimento che ha ribadito come primo cittadino. «Chiediamo che non sia una battaglia ideologica, ma pratica», concludono i rappresentanti di Lessinia Europa.C.M.

Rotatoria a passo Napoleone

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Domegliara. Passo in avanti per la realizzazione delle rotatorie di Domegliara lungo la statale 12 del Brennero e dell'Abetone. Si tratta di tre rotatorie che risolverebbero l'annoso problema viabilistico lungo i due chilometri tra il centro abitato di Domegliara e il semaforo del Passaggio di Napoleone: tratto di strada che registra il passaggio quotidiano di 30mila automezzi. Già ipotizzata la spesa dell'intero progetto viabilistico: 10 milioni. «Ho partecipato a una riunione a Mestre con i vertici dell'Anas», spiega il sindaco Nereo Destri, «i rappresentanti dell'azienda attiveranno il 19 ottobre il tavolo della conferenza dei servizi per proseguire nell'iter necessario alla costruzione delle opere», continua Destri.
Opere emerse in uno studio di fattibilità realizzato dai municipi di Sant'Ambrogio e Dolcé. Il progetto prevede la sostituzione, attraverso rotatorie, dell'intersezione del Passo di Napoleone. Altri due rondò dovrebbero sostituire il semaforo che regola l'incrocio tra Domegliara e l'arteria che conduce a Ponton; una terza dovrebbe sostituire l'altro incrocio a metà paese, lungo la statale.
«Nostro obiettivo», dice il sindaco, «é quello di giungere quanto prima alla redazione dei progetti esecutivi. Auspico uno sforzo comune a partire dai parlamentari dell'attuale governo, Bricolo e Brancher, che in passato si erano attivati, aiutandoci a livello statale a reperire le risorse necessarie».
Le rotatorie lungo la statale 12 risolverebbero così l'annosa questione viabilistica tra la statale e la Napoleonica su cui, proprio in queste settimane, si stanno svolgendo i lavori per la realizzazione di un'altra rotatoria attesa da decenni: quella che sostituisce l'incrocio viabilistico di Sega di Cavaion, crocevia che conduce a località Camporeggio dove sono ubicate le zone industriali di Cavaion, Rivoli Veronese, quindi Affi, il casello autostradale e il suo centro commerciale, anticamera delle zone lacustri. Le opere termineranno entro l'inverno. «Un'altra rotatoria», conclude Nereo Destri «sarà costruita nel nostro Comune per sostituire l'incrocio tra via Valpolicella e via Cesare Battisti nei pressi delle medie Dante Alighieri. Lavori entro la fine dell'anno». M.U.

Sigarette vietate per tutti anche all'esterno delle scuole

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San Pietro in Cariano. E' iniziato nel segno della prevenzione il nuovo anno scolastico all'Istituto di istruzione superiore «Calabrese - Levi» di San Pietro in Cariano. Il primo atto è stato l'estensione del divieto di fumare anche all'esterno degli edifici scolastici. «Nell'ambito del progetto di educazione alla salute il nostro istituto», spiega il preside Giampietro Tiozzo, «in accordo con l'Istituto Stefani e con la collaborazione dell'équipe degli operatori del Sert dell'Ulss 22, guidata dal dottor Ilario Ceschi, ha dato vita a una serie di iniziative finalizzate a ridurre gli effetti nocivi del tabagismo sulla salute e a ridurre, in particolare, il rischio che sia la scuola il luogo in cui gli alunni più giovani acquisiscono il vizio del fumo».
In tale ottica, anche in esecuzione di una decisione approvata in Collegio docenti a larghissima maggioranza, il fumo è stato vietato in tutti luoghi interni ed esterni dell'istituto. Quindi non solo all'interno dell'edificio scolastico, come già era previsto, ma anche nei cortili e in ogni spazio interno alla recinzione che delimita le pertinenze della scuola. «Ovviamente la prescrizione vale per tutti: alunni, docenti, personale Ata e per ogni persona che acceda alle pertinenze d'Istituto», precisa Tiozzo.
Ma questo è solo l'inizio. Con gli operatori del Centro di informazione e consulenza (Cic), per le due sedi di San Pietro in Cariano e San Floriano, è stato messo a punto un programma educazione alla conoscenza di sé, di educazione all'affettività e alla sessualità, sulla tematiche di droghe, alcol, tabacco e sulla prevenzione dei tumori a cura dalla professoressa Molino, docente di oncologia e responsabile del day hospital di Borgo Trento.
A questi temi saranno dedicati incontri e spettacoli. Anche gli insegnanti saranno coinvolti con una conferenza-spettacolo sul tema del fumo «Un pacchetto di rosse dure», rivolta ai docenti delle scuole medie e superiori del territorio che si terrà il 2 febbraio prossimo nella sede polifunzionale dell'Ulss 22, a Bussolengo. Referente per l'attività dei Cic di San Pietro e di San Floriano sarà l'educatrice Paola Tomelleri. I genitori potranno accedere allo sportello telefonico 0456712512; 3201712285.
Commenta Tiozzo: «La scuola è in prima fila nel progetto di fornire ai ragazzi e alle famiglie non solo nozioni elementari per la tutela della salute, ma anche la possibilità di iniziare un percorso di presa di coscienza per una condotta più consapevole».L.C.

Gli ambientalisti in difesa
della collina di Marezzane

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Giancarla Gallo



Marano. Più di ottocento persone si sono ritrovate ieri a Malga Biancari, in località Girotto, sulle colline di Marano, per la pacifica passeggiata attraverso i boschi della collina di Marezzane a guardare la vallata lussureggiante e gli scavi del cementificio. Titolo della camminata è sempre uguale «Marezzane non si tocca» e quest'anno, a differenza degli altri, il sentiero si è snodato su territorio comunale e non più della Cementirossi per la permuta dei terreni effettuati in vista del prossimo scavo che cambierà i connotati della zona, appena la Regione darà il via libera definitivo.
Erano presenti diverse realtà e vari comitati, dal Wwf a Legambiente, al Gruppo che ricerca orchidee selvatiche di cui è ricchissima la zona di Marezzane. Ma, soprattutto, erano presenti molte famiglie con bambini per una gita domenicale favorita da una splendida giornata di sole a godersi boschi che tra qualche anno forse non esisteranno più.
Molti avevano in mano il quotidiano «Il Manifesto», che proprio ieri è uscito con una pagina dedicata a Marezzane, definito «balcone panoramico» e in un pungente articolo a firma di Paola Bonatelli, dal titolo «Valpolicella Cemento doc», in cui scorreva la storia del cementificio «l'industria tra i vigneti» della Valpolicella, «luogo benedetto dagli dei». Il clima era quello delle altre edizioni, di festa e allegria con le salsicce, la polenta e le penne al cinghiale e musica nei prati.
Nel pomeriggio sono stati aperti dalla Pro loco i covoli ricchi di stalattiti per le visite. Sono state vendute un centinaio di magliette create apposta per l'occasione con la scritta «Marezzane non si tocca».
L'iniziativa è partita dall'associazione Valpolicella 2000 e dal comitato Fumane Futura, che in questa occasione ha raggiunto le duemila firme nella petizione per fermare le autorizzazioni a smaltire 122 mila tonnellate di rifiuti, autorizzati lo scorso 20 agosto dalla Provincia: scaglie di laminazione, gessi chimici e ceneri pesanti da incenerimento.
«Lo scopo di questa iniziativa è quello di dire basta alla distruzione del territorio», ha detto Daniele Todesco, presidente di Valpolicella 2000, «e affermare un sì alla sua valorizzazione. E' un appello a tutti gli abitanti e estimatori della Valpolicella».
I discorsi hanno sottolineato temi ormai ripetuti più volte negli ultimi tempi: il pericolo che il cementificio di Fumane, una volta trasformato con la realizzazione della torre alta 103 metri per accogliere il forno a cicloni, possa trasformarsi in un inceneritore. Tesi che, va detto, l'azienda ha sempre smentito con decisione. Una minaccia per la Valpolicella, terra di vini prestigiosi, e ora alcuni viticoltori e alcune cantine stanno discutendo il problema. C'è poi l'impatto della torre sul paesaggio. L'attenzione, naturalmente, è stata centrata sulla collina di Marezzane, che l'anno scorso nel sondaggio del Fondo ambiente italiano, dal titolo «I luoghi del cuore», era stata tra i siti più votati in chiave di salvaguardia. «E' da rilevare», ha commentato Todesco, «che tra i cartelli posizionati da Cementirossi in zona manca quello di Marezzane, come se avessero già cancellato il sito».

Elezioni, il Tar boccia il ricorso dell'ex sindaco

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Fumane. l Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso presentato dall'ex sindaco di Fumane, Mirco Frapporti, con cui chiedeva un ricontrollo delle schede e dei risultati finali delle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno. Risultati che avevano assegnato la vittoria per soli cinque voti a Domenico Bianchi, alla guida della lista del Partito della libertà.
«Ho ricevuto la notizia dal mio legale proprio ieri», racconta il primo cittadino. «Sostanzialmente il Tar ha riconosciuto che il ricorso non poteva essere accolto in quanto non c'erano motivi validi per accettarlo; infatti nei cinque seggi del territorio fumanese non c'era stata nessuna contestazione e i risultati erano chiari e corretti».
I due contendenti alla poltrona di sindaco di Fumane, Bianchi e Frapporti, se la sono sempre giocata all'ultimo voto. Già cinque anni fa, infatti, quando vinse il secondo, lo scarto era stato di una sessantina di voti soltanto. «Siamo sempre stati fiduciosi che l'esito sarebbe stato confermato e, anche se con questa spada di Damocle sulla testa che non ci ha fatto certo piacere, abbiamo cominciato a lavorare per il territorio con atteggiamento di disponibilità nei confronti delle minoranze. Ma da parte loro, bisogna dirlo, abbiamo spesso trovato ostilità e una raffica di interpellanze e contestazioni anche solo formali e con forti sollecitazioni. Consci delle difficoltà che ci sono sul territorio, abbiamo messo in atto da subito il programma propagandato in campagna elettorale.
«Quel che ci interessa è la valorizzazione della Valpolicella», sottolinea Bianchi, «specialmente dal punto di vista del turismo, e auspichiamo una buona collaborazione con gli altri enti e amministrazioni della zona per sfruttare al meglio le risorse».
Insomma, il primo cittadino di Fumane esprime soddisfazione dopo la discussione al Tar, sostenendo la mancanza di presupposti del ricorso e sottolineando che «la vertenza è costata un bel po' di euro al Comune di Fumane e anche a me personalmente».
Ma la vicenda non è chiusa per Frapporti. «Aspettiamo l'arrivo delle motivazioni scritte per cui il ricorso è stato rigettato», spiega l'ex sindaco, «ci vorrà un mesetto prima di averle. Il mio legale ha già preannunciato gli estremi per un ulteriore ricorso, che è da valutare, in base alle motivazioni che non hanno permesso di ricontare le schede».G.G.

Il laboratorio si mette in rete

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Camilla Madinelli



NEGRAR. Il malato al centro di ogni interesse e ricerca dell'ospedale Sacro Cuore don Calabria di Negrar, che ha celebrato la festa liturgica del suo santo fondatore unendo come sempre l'aspetto religioso a quello di un'offerta sanitaria in continua ascesa.
Da una parte le parole di san Giovanni Calabria, la sua attenzione e dedizione totale a chi soffre e ha bisogno d'aiuto, dall'altra il tenace proiettarsi nel futuro di una struttura ospedaliera che si mantiene salda al sesto posto in Veneto per numero di ricoveri.
Gli insegnamenti e le virtù del santo sacerdote veronese come l'importanza di mantenersi al passo con i tempi sono state ricordate tra le mura della cittadella della carità dal presidente dell'ospedale, fratel Mario Bonora, durante la benedizione del ristrutturato laboratorio di analisi e di microbiologia, impartita dal superiore generale della congregazione, padre Miguel Tofful.
C'erano i vertici dell'ospedale, il direttore del laboratorio Stefano Ciaffoni e il sindaco di Negrar Giorgio Dal Negro, per la prima volta in veste ufficiale a una festa dell'ospedale; assente giustificato l'assessore regionale alla sanità Sandro Sandri, che ha dovuto rinunciare alla cerimonia perché impegnato a Roma nella discussione sul patto di stabilità.
Dopo il rinnovamento del centro prelievi e donazione sangue toccava al laboratorio vero e proprio subire l'ampliamento e la riorganizzazione degli spazi.
Il centro è stato progettato come un open space, un ambiente di lavoro unico, privo di barriere e flessibile, in modo da potersi adattare alle tecnologie richieste dalle nuove tipologie di esami che il laboratorio dovrà affrontare nel suo prossimo futuro.
Il laboratorio supporta tutta l'attività clinica e chirurgica e, al pari degli altri servizi ospedalieri, dall'affidabilità e immediatezza delle sue risposte dipende l'efficacia delle cure prestate al cittadino.
«Un aspetto di cui si è tenuto conto nella ristrutturazione è stata l'automazione del processo di lavorazione», ha spiegato Ciaffoni, «che oggi raggiunge circa il 60 per cento degli esami. Oltre ad accorciare i tempi di refertazione e ad assicurare una qualità standard, è utile anche per la tutela degli operatori, perché riduce al minimo il contatto con i materiali biologici. Tutti questi strumenti sono poi integrati nel sistema informatico centrale, permettendo a tutti i reparti interessati una rapida consultazione online dei referti».
Ma non c'è miglioria che non tenga conto degli obiettivi particolari di un ospedale come quello di Negrar.
«Tutte le innovazioni tecnologiche e organizzative che si susseguono una dopo l'altra», ha sottolineato fratel Bonora, «hanno un senso solo se finalizzate a una sempre migliore presa in carico del paziente». Il presidente ha inoltre colto l'occasione per ricordare il ritiro dall'attività lavorativa di Gastone Orio, «colonna portante dell'ospedale per un cinquantennio», l'ha definito, nelle cariche di direttore sanitario, consigliere d'amministrazione e responsabile delle sale operatorie.
«L'ospedale è l'azienda primaria di Negrar», ha dichiarato il sindaco Dal Negro, aggiungendo con un sorriso: «Anche per questo Negrar è un posto benedetto da Dio». Quindi il primo cittadino ha auspicato che al più presto, proprio per il grande flusso di persone che da tutta la provincia si dirigono all'ospedale per cure ed esami, l'amministrazione provinciale sostenga il potenziamento del trasporto pubblico, di cui da tempo si parla senza però aver visto fino a oggi nessun risultato concreto. Se a San Calabria bastava confidare nella Provvidenza, il sindaco di Negrar si aspetta qualche aiuto da più in basso.

Si marcia insieme per Marezzane

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Marano. Per domenica prossima l'associazione Valpolicella 2000 e il comitato Fumane Futura hanno organizzato la quarta edizione della marcia pacifica «Marezzane non si tocca» per difendere l'oasi dagli scavi di Cementirossi, che qui ha rintracciato marna di ottima qualità, materia prima per fare il cemento. L'appuntamento è a Malga Biancari per le 10.30, di qui partirà la passeggiata attorno al colle per vedere le bellezze del panorama sulla vallata, gli scavi in atto e le parti che verranno scavate, una volta ottenuti da parte dell'azienda tutte le autorizzazioni della Regione.
Il ritorno è previsto per ora di pranzo che sarà servito con gli immancabili gnocchi di malga e pomeriggio in musica. Sarà l'occasione per fare il punto della situazione sugli ultimi eventi, per informare su Marezzane e sensibilizzare le persone sul futuro in Valpolicella per quanto riguarda il traffico, causato dai passaggi nel centro paese a Fumane dei mezzi pesanti, che trasportano i rifiuti autorizzati e le prospettive future dell'ampliamento e ammodernamento dell'attuale stabilimento nella Valle dei Progni. Lo scorso anno Marezzane è stata dichiarata uno dei «luoghi del cuore» nel sondaggio del Fondo italiano per l'ambiente. La passeggiata quest'anno viene a cadere in un momento di particolare tensione tra la cittadinanza. Dispetti, volantini oscurati e manomessi, segni intimidatori. Il comitato Fumane Futura sta facendo una raccolta di firme per chiedere la sospensione delle autorizzazioni concesse lo scorso agosto (il 6 e il 20) dall'amministrazione provinciale, che ha approvato le Valutazioni di impatto ambientale all'ampliamento dello stabilimento, con la costruzione della contestatissima torre alta più di cento metri per ospitare il forno a cicloni e all'uso di 122 mila tonnellate di rifiuti all'anno nel ciclo produttivo (scaglie di laminazione, gessi chimici da desolforazione e ceneri pesanti da incenerimento di rifiuti solidi urbani). Mentre continua la raccolta di firme, i dipendenti della Cementirossi hanno diffuso la scorsa settimana un volantino che contesta l'azione del comitato, facendo leva sulla necessità del mantenimento e della difesa del posto di lavoro, ma anche sul fatto che l'aria di Fumane non è poi così inquinata, come si vuol far credere. Nelle ultime settimane si stanno incontrando per valutare la situazione un ristretto numero di vitivinicoltori e produttori di vino, che si dissociano dalla linea prudente del Consorzio Tutela Vino Valpolicella, capeggiato da Luca Sartori. Una serie di incontri è stata effettuata con i dirigenti del cementificio, che hanno dichiarato la loro disponibilità a venire incontro alle richieste delle cantine e dei produttori di vino. La situazione è molto calda, specialmente dopo che la stampa nazionale e inglese hanno diffuso dubbi e preoccupazioni che il cementificio possa diventare in un futuro non molto lontano un inceneritore o bruciare pneumatici inquinanti, come avviene già a Pederobba e Piacenza.G.G.

La polizia locale si farà in sette

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Giancarla Gallo



Negrar, San Pietro in Cariano, Fumane, Dolcè, Pescantina, Sant'Ambrogio e Sant'Anna d'Alfaedo hanno già detto sì al consorzio per la polizia locale. I rispettivi Consigli comunali hanno accettato la bozza di statuto per la cosiddetta «zonizzazzione» della polizia locale, voluta dalla Regione.
Si tratta per ora di una delibera di intenti, in quanto non è stato votato il regolamento sul funzionamento del futuro consorzio. L'intesa dovrebbe garantire un migliore servizio di controllo e la presenza di paattuglie di vigili nell'area della Valpolicella anche nei giorni festivi e di notte.
L'unico Comune che non ha aderito è stato Marano. Il sindaco, Simone Venturini, ha comunicato ai colleghi le sue perplessità nel gestire in forma associata una realtà come quella della polizia municipale. «Dare vita a un nuovo ente - la cui pianta organica sarebbe composta da tutti i vigili dei Comuni i quali, a loro volta, si spoglierebbero del proprio corpo di polizia municipale - appare non opportuno innanzitutto per una semplice considerazione di convenienza economica e di rapidità di decisione amministrativa», motiva Venturini. «E' infatti fuor di dubbio che il nuovo ente avrà bisogno di un consiglio di amministrazione, di una sua assemblea. Organi nuovi, che anziché snellire la vita amministrativa, tenderanno a complicarla».
Per il primo cittadino di Marano sarebbe stata preferibile la formula della convezione tra enti autonomi, i Comuni, che avrebbe consentito un rapporto diretto e veloce. «Infatti il nuovo ente avrà bisogno di nuovo personale, di un proprio bilancio, che dovrà essere redatto da un apposito ufficio di ragioneria, dovrà essere approvato dagli organi dell'ente, dovrà essere validato da un collegio di revisori (che va pagato, proporzionalmente agli abitanti del nuovo ente, che è molto grosso). Ciò comporta costi in più, in un momento in cui la tendenza è quella di tagliare le spese», conclude Venturini. «Alcune mansioni poi non sarebbero più previste per i vigili, in particolare il servizio di messo e di notificatore, cosa molto penalizzante per un piccolo comune come Marano».
La delibera andava però approvata dai comuni con carattere di urgenza e immediata eseguibilità, essendo il 30 settembre il termine ultimo per la presentazione della richiesta di finanziamento. Precisa Filiberto Semenzin, consigliere comunale di Dolcè, dove la delibera è stata votata all'unanimità: «Ho voluto presentare all'assessore preposto al servizio di polizia locale, Carmine D'Onofrio, la raccomandazione, affinché in sede di discussione sulla formazione dello statuto e del regolamento del futuro consorzio venga posta assoluta attenzione sui servizi da garantire al Comune di Dolcè, percorso interamente dalla strada statale, teatro nel passato delle problematiche relativa al transito delle moto e anche recentemente oggetto, per quanto riguarda la frazione di Peri, di una raccolta di firme per sollevare il problema del transito proprio all'interno del centro abitato.
«Sarà altresì fondamentale che venga garantita l'apertura almeno settimanale di uno sportello di polizia locale, a servizio del cittadino proprio per rafforzare il concetto del far sentire le istituzioni ed i suoi servizi sempre più vicine al cittadino e non lontane o in altre sedi».

Un'assistenza certificata per i malati di tumore

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Camilla Madinelli



NEGRAR. L'ospedale Sacro Cuore di Negrar è all'avanguardia nel seguire i pazienti affetti da tumore in ogni fase della malattia, dalla diagnostica alle terapie, dalle ricadute sociali alle cure palliative. Il Dipartimento di oncologia del «Don Calabria», diretto dal dottor Marco Venturini, ha ricevuto a Berlino la certificazione dell'Esmo, la Società europea di oncologia medica, che lo qualifica come Centro integrato di oncologia e cure palliative.
Si tratta di un riconoscimento rilasciato finora solo a dodici centri oncologici in Italia, una settantina in tutto il mondo. Nell'occasione berlinese, oltre all'ospedale di Negrar, l'attestato Esmo è stato consegnato ad altre realtà oncologiche giudicate d'eccellenza nel mondo: all'Istituto europeo di oncologia di Umberto Veronesi a Milano, all'Istituto dei tumori di Meldola-Forlì, al Fatebenefratelli di Milano, al Royal Marsden di Londra, all'Istituto Curie di Parigi, all'ospedale Vall d'Hebron di Barcellona, ai Centri oncologici di Cleveland (Usa), Adelaide (Australia) e dell'Ontario (Canada).
Il premio è stato ritirato dal dottor Roberto Magarotto, che ha seguito personalmente la procedura per riceverlo. «Crediamo nell'alleanza terapeutica tra medici e pazienti», afferma, «per identificare insieme la migliore strategia terapeutica per la singola persona. Puntiamo non solo al sollievo sintomatologico, ma anche al supporto per far fronte ai contraccolpi psicologici e dare le risposte più adeguate alle ricadute sociali della malattia».
Soddisfatti il primario dell'Oncologia del Sacro Cuore, Marco Venturini, e pure il direttore sanitario dell'intera struttura sanitaria, il dottor Fabrizio Nicolis. «Questa attestazione certifica la continuità delle cure», sottolinea Venturini, «e la parola chiave è "continuità". Significa che il paziente viene preso in carico nella sua globalità e che le cure oncologiche non sono disgiunte dalla terapia del dolore. A livello pratico, il paziente trova tutte le cure plurispecialistiche di cui ha bisogno all'interno di uno stesso percorso e nello stesso reparto».
Nicolis parte invece dalla richiesta ormai decennale da parte del presidente fratel Mario Bonora alla Regione per dotare la «cittadella della carità» di un hospice, cioè di una struttura post ospedaliera dedicata al paziente oncologico grave che in tutta la provincia è presente solo a Cologna Veneta e, da poco, a Marzana. Un'idea nata per rimanere in sintonia con l'approccio al malato proprio dell'opera di San Giovanni Calabria.
«Nell'attesa di questa autorizzazione si è cercato comunque di dare una risposta ai pazienti che, pur avendo già espletato tutto il percorso diagnostico e oncologico in senso stretto, avevano ancora esigenza di un trattamento ospedaliero», conclude Nicolis. «Così è nata quest'unità di accoglienza, dall'intuizione di fratel Mario fatta propria dal primario Venturini e realizzata dal dottor Magarotto. È motivo di grande soddisfazione che la nostra soluzione abbia trovato un apprezzamento non tanto a livello italiano ma europeo, come risposta d'avanguardia, a conferma della bontà dell'intuizione iniziale».

Al territorio si fa credito

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Camilla Madinelli



Ha solo 25 anni, le piace guardare al futuro con ottimismo anche in tempo di crisi ma possiede una certa dose di saggezza. Molte delle sue «sorelle» in Italia hanno superato i cent'anni, lei prosegue il cammino di servizio alla comunità e di attenzione al territorio sicura di poter tagliare lo stesso traguardo in gran forma.
La Banca Valpolicella Credito Cooperativo di Marano - 1.300 soci, nove filiali e 53 dipendenti - ha festeggiato a Marano il suo quarto di secolo. Alla festa ha invitato gli amici più cari, prima per la messa celebrata dal vescovo Giuseppe Zenti e poi per un convegno. Sul palco un gruppo eterogeneo di economisti e rappresentanti ai massimi livelli del mondo del credito cooperativo, che hanno parlato non tanto di numeri, utili e ricavi, ma dei principi che muovono tale mondo come l'attenzione alla persona, al territorio, alle esigenze delle amministrazioni locali, alle idee che si intersecano tra diverse fasce sia sociali che generazionali.
Hanno sottolineato la centralità della persona e l'importanza della cooperazione, il primato del servizio e l'importanza di una società collaborativa i presidenti nazionale e regionale della Federazione italiana delle banche di credito cooperativo, Alessandro Azzi e Amedeo Piva, il presidente della Federazione trentina della Cooperazione Diego Schelfi e il presidente dell'istituto di credito valpolicellese Gianmaria Tommasi. Il giornalista de L'Arena Lucio Bussi ha moderato gli interventi stuzzicando i relatori, il sindaco di Marano Simone Venturini ha fatto gli onori di casa introducendo i temi.
«L'idea alla base delle banche di credito cooperativo è quella di una società collaborativa», dichiara il primo cittadino. «L'auspicio, per il bene della Valpolicella, è che la nostra banca rimanga sempre fedele a questo spirito. Ce n'è bisogno più che mai in una società talvolta disgregata».
Tante parole e spunti, pochissimi numeri. Una sorta di anomalia apparente in un convegno organizzato da una banca, come pure la presenza dello psichiatra Vittorino Andreoli, legato a Tommasi da lunga amicizia. Ma un'anomalia che nel complesso è molto piaciuta al pubblico di oltre 200 persone. Andreoli ha definito l'attuale crisi economica «una crisi dell'umanesimo, dell'uomo e dei suoi valori» e ha invitato a riflettere su «come a oggi si possa dare maggiore soddisfazione all'uomo, affinché ritrovi la sua identità. Questa società, dopo il delirio dell'io, ha bisogno di passare al noi».
Lo psichiatra ha contribuito alla discussione ponendo l'accento su tre concetti: fragilità, risparmio e cooperazione. «L'uomo è avvolto da incertezze, deve essere consapevole dei suoi limiti. Il denaro è un elemento fondamentale per il futuro e ai giovani va insegnato il valore del risparmio, partendo da quello economico per arrivare al mondo dei sentimenti. I nostri figli oggi vivono solo l'attimo presente, il risparmio deve essere la via attraverso cui insegniamo loro il futuro. E poi, facciamo in modo che la cooperazione non esista solo in banca, ma anche nelle case, in famiglia».
Lo psichiatra si è detto incantato dalla Valpolicella, al punto da sentirsi in paradiso. «Ma allora anche in paradiso ci sono le banche», ha esordito scherzando. Poi ha proposto al presidente Tommasi di fare progetti per i giovani e di aprire uno sportello per i regali dei nonni. «I vecchi hanno bisogno di essere protagonisti e di poter regalare qualcosa ai nipoti, perché il denaro è anche un'espressione esistenziale. La banca sia un punto di riferimento creando attività».
L'intento del presidente della Banca Valpolicella e del consiglio di amministrazione era di fermarsi a riflettere tra passato e futuro, di unire la soddisfazione del traguardo a qualcosa di più profondo. «Gli stimoli sono arrivati numerosi e ora ho molto su cui pensare», ha concluso Tommasi.

Bufera sui tecnici nominati per rivedere il Pat

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Camilla Madinelli



Negrar. Testa a testa tra il sindaco Giorgio Dal Negro e il consigliere di minoranza Fausto Rossignoli nel consiglio comunale di fine settembre in municipio. Argomento del contendere ancora una volta il Piano di assetto del territorio, a quanto pare destinato a tenere alto il livello di discussione tra primo cittadino e opposizione. Questa volta tutto è partito dalla richiesta del consigliere di conoscere i nomi delle persone che compongono la commissione incaricata di studiare la revisione del Pat. Dal Negro li ha elencati: i consiglieri Nicola Merci, Denico Franchini e Roberta Renzi (i primi due geometri, la terza architetto), il geologo Enrico Castellaccio, l'architetto Renzo Banterle, il geometra Daniele Marangoni e l'ingegner Andrea Maistri. «Si tratta di un mio gruppo di lavoro, che non pesa sull'amministrazione», spiega Dal Negro, «formato da tecnici stimati».
Il Pat è tema caro a Rossignoli, che con Mion era assessore all'edilizia privata. Il consigliere è convinto: «I cittadini di Negrar hanno diritto di sapere chi ha in mano la revisione del Pat: è un'idea di sviluppo del territorio che riguarda il futuro di tutti, si occupa di qualità di vita, di salute e benessere».
A dimostrazione di ciò Rossignoli cita la legge regionale sulla pianificazione urbanistica, la n. 11/2004. «Prevede la miglior salvaguardia del territorio e il principio del minor consumo di suolo. Per metterle in pratica stabilisce che i soggetti portatori d'interessi rilevanti possano partecipare alla pianificazione, non solo quelli che hanno a che fare con l'attività dei costruttori: formazioni sociali, operatori culturali o nel campo dell'accoglienza turistica ed enogastronomica, associazioni per l'ambiente e il paesaggio. Dove sono queste realtà nella Commissione?».
Il consigliere parte da qui per esprimere le sue perplessità in merito al gruppo di lavoro scelto da Dal Negro. Come secondo punto Rossignoli lamenta, tra i tecnici nominati, la mancanza di specializzazioni in materia di pianificazione. «La precedente amministrazione aveva alcuni dei migliori esperti in fatto di progettazione urbanistica e di valutazione ambientale. I nomi che ho sentito rimandano solo a dei bravi professionisti».
Infine una preoccupazione. «Non vorrei che a Negrar siano i tecnici a dettare le linee guida agli amministratori», dichiara, «cioè il contrario di ciò che normalmente accade».
All'intervento del consigliere di minoranza il sindaco ha risposto a modo suo, non tralasciando colorite battute e rimarcando le sue idee su un Pat che giudica «brutto, sbagliato e dannoso per le famiglie. Questo Piano era vostro e resta vostro», ribatte Dal Negro, «non lo sento mio né giusto». Quindi ha ricordato la procedura che sta seguendo per aprire una nuova conferenza di servizi, annullare vincoli che definisce "stramaledetti", risolvere i ricorsi in atto da parte di tre imprese. «Va bene la qualità della vita, per garantirla però bisogna pure dare da lavorare». La risposta non ha soddisfatto Rossignoli, ma ha strappato l'applauso del pubblico. «Il sindaco preferisce affidarsi a battutine da operetta per strappare qualche sorriso», incalza il consigliere. Dal Negro risponde alzando più la voce: «Le nostre strade sono diverse e meno male, ma io mi occupo di tutti e non accetto che venga detto il contrario. Nel vostro Pat c'è buio pesto».

Palio, Viviani pronto ma Pozzani dice no

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Camilla Madinelli



NEGRAR. Il Palio del Recioto è orfano di padre. È ancora senza presidente il Comitato organizzatore della manifestazione più importante di Negrar, che parte dalla promozione di uno dei vini più famosi per trainare tutta l'economia del territorio attraverso intrattenimento, cultura, arte e sport. L'omonima gara ciclistica internazionale, infatti, contribuisce a mantenere alto il nome della festa che anima la Pasqua dei negraresi da quasi 60 primavere.
Mentre il mondo del vino registra segnali preoccupanti a causa della crisi in atto e s'interroga su come affrontare il mercato mantenendo un brand forte e riaffermando un'indiscussa identità territoriale, molti produttori e operatori del comparto vitivinicolo si aspettano nuovo slancio e iniziative concrete anche da un evento consolidato come il Palio del Recioto.
Intanto però continua a essere vacante il ruolo ricoperto per le ultime quattro edizioni da Valentino Viviani, ex assessore alla promozione del territorio, turismo e sport, ora consigliere di minoranza. «Non per molto», promette l'assessore alla cultura Gianni Pozzani, alla cui lista «Vivi Negrar» per accordi elettorali spetterebbero scelta e nomina. «Sto chiudendo il cerchio ed entro i primi giorni di ottobre darò il nome del nuovo presidente».
Alla fumata bianca manca davvero poco, secondo Pozzani. «Ci sono molte cose che bollono in pentola. In queste settimane mi sono dovuto occupare della partenza dell'anno scolastico, dall'organizzazione dei trasporti alle mense, fino all'inaugurazione delle nuove elementari di Negrar e della biblioteca, fissata per il 31 ottobre», si giustifica l'assessore. Come dire, una cosa per volta e in ordine di tempo.
Ora comunque pare il tempo di tirare le fila su chi terrà la regia del Palio. E spunta la «candidatura» a sorpresa dell'ex presidente Viviani. Il consigliere d'opposizione, mancato sindaco con il centrosinistra, si dice a disposizione «per un anno soltanto, al fine di traghettare la festa dal presente al futuro. Ci tengo troppo e nel caso non sia già disponibile una nuova persona, do una mano volentieri».
Viviani non nasconde di avere nel cassetto un progetto ben preciso che punterebbe a trasformare non solo il Palio, per dargli una connotazione sempre più completa nell'ambito della promozione di prodotti enogastronomici e territorio, ma pure il Comitato organizzatore. «Nella mia idea non sarebbe più un'emanazione comunale, ma un vero e proprio ente fiera, sull'esempio di Isola della Scala».
Dell'ipotesi di Viviani presidente per un anno ancora, però, l'assessore Pozzani non vuole nemmeno sentir parlare, escludendola in partenza. «È una questione di coerenza politica», dice. «Come posso affidare una carica istituzionale a chi era il candidato sindaco del centrosinistra? Nutro la massima stima nei confronti di Viviani, lo reputo capace e volonteroso, ma ora a Negrar comandiamo noi. Se lui vuole dare una mano, sarà ben accetto il suo contributo».
«Non voglio elemosinare nulla», precisa Viviani, «capisco l'imbarazzo, ma si tratta di decidere se viene prima il territorio o la politica. Anche perché la presidenza del Palio non è un riconoscimento o una gratificazione, ma un impegno notevole. Cambiare è giusto, anche per portare freschezza e rinnovato slancio, ma se ci sono difficoltà nell'individuare la persona giusta io sono qui».
«Nessuna difficoltà», chiude Pozzani, «il Palio avrà molto presto il suo presidente». E se arrivassero solo rifiuti per questa carica? «Lo farò io per un anno, e allora sì che lo traghetterò bene verso il futuro».

Dal Negro: «Un Pat sensato»

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Camilla Madinelli



Negrar. Modellare il Pat come «un quadro in cui vanno rivisti alcuni tratteggi». Questo l'intento del sindaco Giorgio Dal Negro, che domani andrà in Regione, a Venezia, per parlare dei «ritocchi» che intende fare al Piano di assetto del territorio predisposto dall'amministrazione precedente, approvato dalla Conferenza di servizi del 18 giugno e in attesa di ratifica.
Ma prima, secondo Dal Negro, «bisognerà che una nuova Conferenza prenda atto dei cambiamenti che la nuova amministrazione di Negrar intende fare».
L'appuntamento previsto lunedì, come annunciato dallo stesso primo cittadino, è slittato a domani. Dal Negro promette che chiederà quello che va predicando da un po': via dal Piano i vincoli che vanno oltre le leggi dello Stato e della Regione, via i motivi alla base della conflittualità con alcuni cittadini. «Voglio stare in pace con la gente di Negrar», dice, «e far valere principi che mi paiono sensati e ragionevoli. Non credo che ci saranno problemi ad accettarli».
L'ex sindaco Alberto Mion rivendica la paternità dello strumento urbanistico? «Oggi il Pat è del sindaco», ribatte Dal Negro, «ma non si preoccupi Mion, rimarrà sempre una cosa che hanno fatto altri, con altre idee, pensieri e capacità». E sull'invito a non procedere sulla strada intrapresa, ma a ratificare il Piano così com'è cambiando poi quel che serve, replica: «A questo quadro va messa la cornice che dico io».
Il nuovo sindaco, scelto dal 54 per cento dei negraresi, è convinto che non ci vorrà molto per riconvocare una Conferenza di servizi, discutere, modificare, approvare e ratificare il «suo Pat». «Credo qualche settimana, con ottobre conto di aver chiuso tutti i passaggi. Sono pronto a farmi sentire in Regione tutti i giorni, se serve».
Dal Negro prevede poi, a partire da novembre, di tuffarsi in una variante urbanistica «che sarà mia fino in fondo, pronta per l'estate 2010». Un cronoprogramma preciso che intende seguire alla lettera, non senza «tutti atti fiduciari del Consiglio nei miei confronti».
E proprio in merito al Consiglio comunale, il sindaco si augura di trovare l'accordo con la minoranza su quella che definisce «la grande progettualità». «Sicurezza, viabilità e Central Sport Park sono temi che riguardano il bene comune e su cui mi auguro di trovare la condivisione dei progetti da parte dell'opposizione».
Non si aspetta applausi o strette di mano dai suoi avversari politici. «Anche l'astensione andrà bene. Ogni scelta condivisa è migliore di quello che può decidere uno solo».
Non che non ami gli scontri, il sindaco. Anzi. Più sono sanguigni e più gli piacciono. Per questo ammette di non aver partecipato al convegno di Cortina d'Ampezzo organizzato lo scorso fine settimana dal gruppo consiliare veneto del Pdl. Tra l'altro, c'erano anche figli, nipoti e amici da incontrare e festeggiare. «A Cortina avrei giocato in casa, circondato da grandi amici», dice, «non avrei fatto la differenza e ho preferito stare con la mia famiglia. Mi spiace comunque di non aver applaudito Giancarlo Galan, un po' meno di essermi perso il ministro Brunetta. Ha usato la mannaia e io preferisco il fioretto».

L'ex sindaco Mion avverte: «Giù le mani dal mio Pat»

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Camilla Madinelli



Negrar. «Giù le mani dal Pat». L'invito deciso arriva dall'ex sindaco Alberto Mion che di quel Piano di assetto territoriale va fiero. «È il frutto di un lavoro triennale, è ben fatto», dice, «anche se viene denigrato per difendere interessi particolari». Mion è convinto di aver messo nero su bianco, nel nuovo strumento urbanistico, il meglio per lo sviluppo futuro di Negrar. Il neo sindaco Giorgio Dal Negro, però, pensa il contrario. Questo Pat non gli va giù così com'è ed è pronto a ripresentarlo in Conferenza di servizi, anche se è già stato approvato il 18 giugno e in attesa solo della ratifica formale da parte della Giunta regionale.
«La cosa più logica», dice Mion, «sarebbe lasciare che l'iter prosegua fino alla naturale ratifica; poi questa amministrazione avrà tutto il tempo di fare modifichei. Hanno strumenti e conoscenze politiche, come ha ammesso lo stesso Dal Negro nell'ultimo Consiglio, per cambiarlo in fretta».
L'ex primo cittadino non intende mollare. Chi metterà le mani sulla sua creatura fino a snaturarla, promette, avrà di che pentirsene: «Sono pronto a presentare una diffida alla Regione».
Tanta convinzione gli viene, dice, da una certezza: «Buona parte dell'attività edilizia di Negrar è ferma per il blocco chiesto da Dal Negro. Esattamente l'opposto di quello che questa amministrazione ha detto in campagna elettorale e che si propone di fare. Molte aziende agricole non possono procedere alla sistemazione dei vigneti. Per una lottizzazione di 5.500 metri cubi a Prun, che dopo anni di fermo era pronta, chissà quanto bisognerà aspettare». Non va meglio neppure per Villa Albertini. «A quest'ora potevano partire i progetti di ristrutturazione con un primo stralcio del piano degli interventi».
Ipotesi negate con forza da Dal Negro in Consiglio, convinto che ci sarà il rilancio a partire dall'edilizia solo con un Pat diverso, con maglie più larghe per cittadini, artigiani e agricoltori. La colpa, secondo lui, sarebbe di un colpo basso infertogli da Mion: l'aver firmato il 18 giugno, nel mezzo delle elezioni, la Conferenza di servizi che ha approvato il documento.
«Non ho fatto nulla di scorretto», si difende Mion, «si è trattato della normale conclusione di un iter durato tre anni per una serie di lungaggini burocratiche dovute non al Comune ma ad altri enti. L'approvazione era prevista per novembre 2008, al punto che avevo già pensato anche al primo piano degli interventi».
E invece il Pat è stato approvato per un soffio alimentando ora le polemiche. «Ricordo che è stato realizzato in concertazione con la Regione», prosegue Mion, «per cui ogni passaggio è stato condiviso anche con i politici regionali, non di centrosinistra, i quali hanno contribuito giustamente a compiere il percorso».
Un percorso in cui, conclude Mion, molte delle osservazioni pervenute all'amministrazione sono state accolte purché compatibili con i principi ispiratori del Piano, che quindi già era stato migliorato e perfezionato. La distanza dai corsi d'acqua? «Un falso problema. Da 100 eravamo scesi a 50 e poi a 30 per le zone montane. Più di così è ridicolo». Sulle area marroni, zone a rischio idrogeologico che rappresentano un terzo del territorio comunale, precisa: «Il problema lo creò la Regione quando ci impose vincoli di tutela, poi lo avevamo risolto con una modifica che prevede per le aree agricole la relazione del tecnico e per le zone edificabili parere del geologo».
Ma forse tutto questo non basta all'amministrazione Dal Negro che desidera un Piano del tutto diverso. Conclusione amara per Mion. «Lascino che questo venga ratificato, poi facciano quello che vogliono. L'argomento Pat è stato usato in campagna elettorale per vincere le elezioni, ma ora non contano più le dichiarazioni di principio, conta la realtà delle cose. Cosa ha fatto nei primi cento giorni di governo Dal Negro? Io ho sentito solo no, revoche di delibere precedenti, prese di posizione dure sull'operato di chi c'era prima».

Nasce il sentiero dedicato alla Divina Commedia

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Giancarla Gallo



Sant'Ambrogio. Un «Bosco Divino» sui colli della Valpolicella, che ospiterà niente meno che opere o scenografie ispirate alla Divina Commedia. Si tratta di un percorso artistico, stabile, aperto 365 giorni all'anno, ideato dall'associazione «Arte Entropia Zero», che ha individuato un sentiero nel Comune di Sant'Ambrogio, percorribile a piedi in circa un'ora, attraverso un profondo e lucente vaio che collega Gargagnago con San Giorgio Ingannapoltron.
Oggi ci sarà l'apertuta ufficiale del percorso alle 10, con eventi che si snoderanno per tutta la giornata fino alle 20. Ci sarà lo spettacolo di danza di Stefania Fuss, letture della Divina Commedia a cura di Mauro Dal Fior e Giuseppe Degani e spettacoli teatrali di Massimo Totola e Nicola Dentamaro. Il percorso sarà provvisto di indicazioni e cartellonistica. Il collegamento è d'obbligo, visto che a Gargagnago c'è villa Serego Alighieri, costruita e abitata da Pietro Alighieri, figlio del sommo poeta Dante, che sicuramente vi trascorse qualche periodo, mentre era in esilio a Verona. «L'idea è nata camminando in questo percorso, pensando al fatto che di qui è sicuramente passato Dante», spiega Moreno Danzi, dell'associazione promotrice che ha progettato il percorso che unisce, nella passeggiata, arte e natura. «Ci sono scorci e riferimenti danteschi. La nostra intenzione è che diventi un percorso permanente, in un progetto decennale».
L'anno scorso il percorso aveva ospitato l'arte che si confronta con la natura con l'uso di materiali naturali. «Le caratteristiche ambientali del sentiero sono quelle tipiche delle aree collinari: alberi ad alto fusto, cespugli e piccoli spazi pianeggianti sorretti da antiche marogne, che rappresentano un luogo ideale per inserire opere artistiche realizzate con materiale del posto o comunque nel rispetto dell'armonia e delle caratteristiche del luogo, di per sé già un'opera naturale», aggiunge Sergio Cristini della stessa associazione.
Gli artisti potranno presentare i loro lavori, che verranno selezionati ogni due-tre mesi e sarà cura dell'associazione definire ogni modalità di collocazione delle opere consegnate e installate dall'artista stesso. Saranno sei le opere che verranno selezionate ogni anno e queste necessariamente resteranno patrimonio del sentiero. Non esistono tempi di consegna e date di chiusura dei progetti; di volta in volta verranno prese le decisioni.
Il sentiero permanente ha per tema unico la «Divina Commedia». Il percorso, pertanto, è stato idealmente diviso in tre parti: nella parte bassa vicino a Gargagnago si trova l'Inferno, nella parte di mezzo si trova il Purgatorio e nella parte superiore vicino a San Giorgio il Paradiso. In base a questa suddivisione l'artista inserirà la propria opera, che sarà soggetta a un'insindacabile valutazione da parte dell'associazione «Arte Entropia Zero», la quale si avvarrà del contributo culturale della professoressa di Storia dell'Arte e consulente artistica, Elena Ciresola, del critico d'arte, Luigi Meneghelli e del professor Giuseppe Degani, esperto in Divina Commedia. Collaborano all'iniziativa le Pro Loco di Gargagnago e San Giorgio Ingannapoltron.
Per ulteriori informazioni sta per essere attivato ilo sito www.arteentropiazero.com.

Giancarla Gallo

Pat sotto tiro: «Vincoli assurdi»

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Camilla Madinelli



Un Piano di assetto del territorio «ingessato», che non concede abbastanza libertà di movimento ai cittadini di Negrar e rende la vita difficile per gli interventi edilizi, concedendone pochi. Troppo pochi, secondo Giorgio Dal Negro, che nell'ultimo Consiglio comunale, a Fane, ha discusso con l'opposizione della sua idea di sviluppo per il futuro. Il sindaco prevede di far girare l'economia e combattere la crisi partendo proprio dall'edilizia; la minoranza crede in uno sviluppo sostenibile che guardi a varie esigenze del territorio.
«Negrar non è un posto speciale, è una comune come tanti altri e non servono attenzioni speciali», liquida il problema il sindaco, «bastano le leggi dello Stato che già ci sono». Cittadini «di ogni ordine e grado» protestano perché bloccati, secondo Dal Negro, «da vincoli che rasentano l'assurdità». Il sindaco vuole un Pat «dove non ci sia nulla di eccezionale», e intende riaprire la Conferenza di servizi in Regione per discutere i cambiamenti da apportare prima della ratifica del documento urbanistico. «Lunedì 21 settembre sarò di nuovo a Venezia per procedere in questo senso, in assoluta serenità», afferma.
«A che punto è il Pat?», gli chiede il consigliere di minoranza e sindaco mancato Valentino Viviani. Ne è scaturito un lungo dibattito che ha messo a confronto idee, valutazioni e posizioni differenti, che paiono destinate a non incontrarsi ma ad aprire una profonda frattura tra maggioranza e opposizione. «Mica per niente la gente di Negrar ha protestato contro questo Piano, al punto da voler cambiare amministrazione», dichiara Dal Negro.
Per gli esponenti di minoranza, provenienti dall'amministrazione precedente di Alberto Mion e che il Pat l'hanno visto nascere e crescere, la versione definitiva - con le osservazioni accolte tra le 140 arrivate in municipio e approvata dalla Conferenza di servizi in Regione - è «un'ottima mediazione tra le esigenze di cui un'amministrazione deve tener conto per la corretta programmazione urbanistica».
Non è affatto così per Dal Negro, che quel Pat avrebbe voluto ritirarlo del tutto e che si trova invece a poterlo solamente ripresentare con una serie di modifiche ritenute irrinunciabili. «Dal primo giorno è il mio tormento», afferma. «L'ho sempre ritenuto sbagliato e dannoso, non ne condivido l'essenza, ma stiamo lavorando con estrema difficoltà per poterlo cambiare. Abbiamo subìto infatti una grande scorrettezza politica, morale e forse anche giuridica durante la campagna elettorale».
Il sindaco si riferisce alla firma che Mion mise sul Pat in giugno durante l'ultima Conferenza in Regione, tra il primo e il secondo turno delle elezioni amministrative. «Non dovevate farlo», tuona in Consiglio, «non mi avete messo nelle condizioni di ritirarlo ed era un mio diritto. Sono diventato sindaco per questo». Proteste dalla minoranza, che ha difeso l'operato dell'ex sindaco. «Non c'è stata nessuna mossa scorretta», ha ribattuto Renzo Montanari, «perché è previsto che il lavoro delle commissioni segua un suo iter. Anzi, si potrebbe pensare che qualcuno l'abbia rallentato volutamente per cercare di rimandarlo a dopo le elezioni».
La provocazione è stata colta al volo da Dal Negro, che ha sottolineato il rapporto che lo lega al presidente della Commissione urbanistica del consiglio regionale, Tiziano Zigiotto (Pdl). «Mi bastava fare una telefonata per fermare tutto, non l'ho fatta». A questo punto Viviani ha protestato uscendo per qualche minuto dall'aula. «Siamo al punto di sbandierare le amicizie politiche».
Di fatto, il timore di Viviani e degli altri esponenti dell'opposizione è che, se la Regione non ratifica il Pat già firmato, si possa verificare una paralisi dell'intero settore edilizio. «Ho paura che il Comune si stia infilando in un vicolo cieco», dice, «e che i tempi si allungheranno con conseguenze negative per tutti».
«Sbagliato», ribatte Dal Negro. «Proseguiremo in questa direzione e, se non va come dico io, sono pronto a piombare sul Consiglio come un caterpillar, con in mano una variante assoluta». Dopo la bonaria minaccia, un invito: «Siate ragionevoli e non intestarditevi. Sono pronto a discutere con tutti perché ritengo il Pat un bene comune. Aiutateci a fare una cosa semplice che rispetti le leggi, poi eventualmente contestateci sulle azioni concrete».
Camilla Madinelli

Petizione per la nuova scuola

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Giancarla Gallo



FUMANE. Volantinaggio e raccolta firme il primo giorno di scuola da parte dei consiglieri comunali di minoranza e di una decina di sostenitori della lista «Solidarietà e pluralismo» davanti alla scuola materna, elementare e media di Fumane a sostegno della realizzazione del progetto della nuova scuola primaria. Allo scopo è stato promosso un incontro pubblico oggi alle 20,30 nel municipio di Fumane. La serata servirà anche a presentare ai cittadini nel dettaglio il progetto di una «cittadella degli studi», che dovrebbe riunire tutte le scuole in un polo, limitando la presenza di ragazzi e bambini sulle strade, cercando di realizzare percorsi interni anche attraverso la costruzione di una passerella pedonabile e ciclabile sul progno.
«Abbiamo distribuito il materiale a tutti i genitori che accompagnavano gli scolari e iniziato a raccogliere le firme», racconta l'ex sindaco Mirco Frapporti. «A fine mattinata, pur con un tempo inclemente, abbiamo superato le 150 firme, segno che il tema della scuola e il progetto sul quale la nostra amministrazione aveva lavorato è sentito e voluto dalla comunità. Il nostro gruppo ritiene ancora possibile realizzare il progetto per l'anno scolastico 2010/2011». La raccolta di firme continuerà anche nelle prossime settimane. L'edificio delle scuole elementari è fatiscente e situato in posizione infelice in un incrocio molto trafficato, dove passano soprattutto mezzi pesanti, la maggior parte dei quali diretti al cementificio. Vi sono quindi molti disagi per il rumore che non consente l'attività didattica e per la sicurezza degli alunni. Inoltre quotidianamente, per evitare problemi di viabilità, bisogna chiudere via Brugnoli nell'orario di entrata e uscita dei bambini.
Nella petizione si chiede al sindaco Domenico Bianchi di realizzare al più presto la nuova scuola secondo il progetto già approvato dalla precedente amministrazione e confermato dalla delibera 153 del 6 agosto di quest'anno della Giunta provinciale con cui approva la Via (Valutazione di impatto ambientale) per il rinnovo degl'impianto della Cementirossi. Nella delibera la Provincia stabilisce che dovranno essere a carico dell'azienda le opere infrastrutturali approvate dal consiglio comunale con delibera 35 del 20 settembre 2008, che prevede lo spostamento dell'attuale scuola elementare e la realizzazione di quella nuova.
«Gli spazi, il progetto e i fondi ci sono», continua Frapporti. «La delibera provinciale impegna Cementirossi a stanziare i fondi necessari per un nuovo edificio: l'attuale dovrà essere abbandonato al più presto. Il tutto si potrà fare entro l'anno prossimo». Il polo scolastico unitario, proposto dalle minoranze, oltre alle scuole dei tre ordini, comprende uffici, mensa, palestre, biblioteca, parcheggi e una sala polifunzionale. Il sindaco, Domenico Bianchi, però, ha delle perplessità sul finanziamento: «Non mi risulta che in comune ci sia una documentazione chiara. Inoltre ci sono già molti mutui in piedi e ora non se ne possono aprire altri. Stiamo studiando altre possibilità. Il problema principale è il traffico: c'è da ristudiare un nuovo strumento urbanistico con strade alternative, che possano deviare su altre arterie i camion del cementifico. La scuola elementare vicino alla materna e alle medie avrebbe l'handicap della vicinanza del progno», conclude Bianchi. Si torna a parlare quindi delle ipotesi di viabilità alternativa, su cui si erano stati effettuati studi di fattibilità, oltre ad incontri con la Provincia, con la Cementirossi e i cittadini.

Biomercato, i produttori incrociano le braccia

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Giancarla Gallo



Negrar. Oggi verrà attuata una sospensione volontaria da parte dei produttori che animano il biomercatino di Arbizzano, svoltosi con cadenza settimanale a Villa Albertini dal 6 dicembre dello scorso anno.
«L'iniziativa, che aveva peraltro ottenuto un chiaro apprezzamento da parte degli abitanti della frazione di Negrar e non solo, in questo momento, per ragioni tutte da chiarire, non ha ancora ottenuto dall'amministrazione le debite garanzie di continuità», spiega Nicola Dentamaro, organizzatore del mercatino biologico.
«Ggaranzie», prosegue, «richieste dai produttori, ma soprattutto dai cittadini, che hanno accolto la proposta, frequentando con continuità il mercatino per approvvigionarsi di ortaggi e frutta di qualità, formaggi e miele della Lessinia e quanto altro di sano e naturale offre il nostro territorio, a prezzi calmierati e a chilometro zero».
«Come troppo spesso succede», continua Dentamaro, «voci disparate si rincorrono in attesa di pubbliche e ufficiali conferme. Sta di fatto, peraltro, che l'agibilità del piazzale della storica villa è divenuto difficoltoso per i produttori locali, con strutture depositate alla rinfusa, i chiostri posizionati in maniera inadeguata edun'assistenza tecnica da parte di operatori volontari divenuta a tratti insufficiente».
«Con l'iniziativa odierna, dunque», prosegue, «viene richiesta una conferma ufficiale della volontà da parte del Covial (Comitato Villa Albertini, ndr) e della nuova amministrazione comunale di Negrar di garantire condizioni favorevoli allo svolgimento del biomercatino e di dare un futuro a questa manifestazione che è nata come un vero e proprio "servizio" alla popolazione».
L'iter proseguirà con la richiesta alla Regione Veneto affinché divenga un mercato stabile, con un regolamento e un calendario fissati in maniera certa e definitiva.
Erano proprio questi i presupposti che avevano motivato la convinta adesione dei produttori alle diverse fasi di sperimentazione proposte dal Comitato per la gestione e valorizzazione di villa Albertini.
«I produttori, nel chiedere formalmente scusa per il disagio arrecato ai loro clienti, sottolineano la loro decisa volontà di proseguire e sostenere con tutti i mezzi a loro disposizione questa iniziativa, che senz'altro ha contribuito alla fruizione valorizzante di villa Albertini, struttura di proprietà pubblica di grande pregio culturale e sociale», aggiunge Dentamaro, portavoce del Comitato.
«Ricordiamo, infine, a tutti coloro che credono che la filiera corta, il biologico e il rapporto diretto consumatore-produttore siano valori da diffondere e salvaguardare», conclude, «che sabato 19 settembre dalle 9 alle 13 il biomercatino riprenderà e sarà aperto tutte le settimane almeno fino al 26 dicembre, come autorizzato dalla precedente amministrazione comunale».

Giancarla Gallo

Supervolley inaugurale e guai a dire palazzetto

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Lorenza Costantino



SANT’AMBROGIO. Non palazzetto, ma palazzo dello sport: la giunta comunale di Sant'Ambrogio non tollera diminutivi per l'attesa struttura in località Montindon, che dopo due anni di lavori sarà inaugurata sabato alle 17. Il palazzo, dunque, una delle opere più impegnative dell'amministrazione Destri, è pronto. Saranno terminati per tempo anche gli ultimi ritocchi esterni: l'installazione di una staccionata di legno lungo la salita che porta al campo di calcio della squadra del Domegliara, la piantumazione della china sottostante e dell'aiuola davanti alle vetrate del nuovo edificio. «Perché chi arriva venga subito accolto in un contesto verde, che richiama la vegetazione sullo sfondo», spiega il vicesindaco Roberto Zorzi.
Alla cerimonia, annuncia l'amministrazione comunale, parteciperanno i rappresentanti delle istituzioni regionali e provinciali, oltre al sindaco Nereo Destri con gli assessori nuovi e vecchi. Il ringraziamento della giunta comunale va a Marco Ballarini, ex assessore allo sport, che durante il precedente mandato di Destri aveva seguito il procedere dell'opera.
«La giornata sarà speciale», dice Zorzi, «perché a calcare per prime il campo del palazzo saranno le squadre di pallavolo di serie A1 Sisley Treviso e Marmi Lanza, che giocheranno una partita in onore dell'inaugurazione. Dopo la visita alla struttura, si finirà in bellezza con un momento conviviale».
Da quest'anno, le società sportive locali potranno usufruire dell'impianto, costruito con misure regolamentari per ospitare tornei ad alto livello di pallavolo, basket e calcio a cinque, ma la struttura è disponibile anche per ospitare gare di altre discipline sportive praticate sul territorio. Le gradinate, sotto cui sono stati ricavati ampi magazzini, hanno una capacità di 500 posti a sedere.
Drappelli di volontari, appartenenti alle associazioni benefiche ambrosiane, garantiranno la riuscita della cerimonia: il servizio d'ordine è affidato a carabinieri in congedo, Croce Rossa e Giacche Verdi.
L'edificio, ricorda Zorzi, era stato terminato già la scorsa primavera, alla pari con la ricostruzione della scuola elementare di Domegliara, «ma volevamo che l'inaugurazione avvenisse solo quando fossero state sistemate le aree esterne e completato l'iter burocratico di collaudo. Inutile presentare il lavoro a metà».
Aggiunge il vicesindaco: «Con il completamento del palazzo di Montindon e della palestra nella scuola di Domegliara, il Comune acquisisce due spazi in più per le attività sportive». Un traguardo al quale l'amministrazione tendeva da tempo. I lavori erano stati appaltati alla ditta veronese Imcos, la quale in un anno, dalla primavera 2008 a quella del 2009, ha completato l'opera.
I ringraziamenti dell'amministrazione vanno all'assessore regionale ai lavori pubblici Massimo Giorgetti, grazie a cui è arrivato un contributo di 500mila euro, e al sottosegretario all'economia Alberto Giorgetti per il contributo statale di 300mila euro. Confidando in un ulteriore aiuto dalla Regione, il prossimo impegno sarà realizzare alle spalle della struttura un secondo campo di calcio, a fianco di quello esistente: sarà in erba sintetica.

L'imprenditrice dell'aloe racconta i suoi segreti

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Chiara Tajoli



San Pietro Incariano. Da segretaria a imprenditrice: non si può dire che Barbara Fabris abbia paura di rischiare.
A spingerla a un radicale cambiamento di vita è stata la voglia di mettersi in gioco con un'attività tutta sua, ma anche la possibilità di fare qualcosa di utile per gli altri. Già, perché «Verdi Alchimie», l'azienda che ha creato a San Floriano nel 2002 vende un prodotto molto particolare: preparati freschi di aloe, ovvero della «pianta dell'immortalità» come la definivano gli egiziani o «pianta miracolosa» come la chiamavano i monaci cristiani del Medioevo.
«Aloe arborescens per l'asattezza», sottolinea l'imprenditrice quarantottenne, «che faccio arrivare dalla Calabria e poi preparo nel mio laboratorio artigianale».
«L'uso dell'aloe è antico», prosegue. «Serviva ai romani per cicatrizzare le ferite di guerra, ai cinesi per curare il mal di stomaco e i problemi dermatologici e la utilizzava anche Gandhi per sostenersi durante i lunghi digiuni. La sua prima menzione storica risale al 1500 avanti Cristo: se ne parla nel papiro di Ebers».
Nonostante la crisi economica la piccola impresa continua a funzionare a pieno ritmo: chi ha provato il suo prodotto non ci rinuncia. Piuttosto si priva d'altro.
Anche perché a rivolgersi a Barbara Fabris sono soprattutto persone che non stanno bene.
«Hanno tumori, problemi allo stomaco, alla pelle o ad altre parti del corpo: l'aloe arborescens è un potente antinfiammatorio e disintossicante, ripristina le difese imunitarie e riequilibra l'organismo», spiega l'imprenditrice, che si è avvicinata all'aloe per aiutare il suo ex compagno. «È sieropositivo dall'83 e nel 2001 ha avuto un tracollo di tutti i valori ed è stato ricoverato in ospedale. Gli hanno prescritto la terapia antiretrovirale, ma è andato in shock anafilattico», racconta. «Allora l'hanno rimandato a casa, dicendogli di rifare le analisi il mese successivo. Nel frattempo avrebbero studiato un nuovo cocktail di farmaci più adatto a lui».
Un conoscente li ha allora consigliati di provare l'aloe e di leggere il libro di padre Romano Zago «Di cancro si può guarire», in cui il religioso dell'Ordine dei Frati Minori trascrive le componenti di un antico preparato, utilizzato fin dall'antichità in Oriente e in Sud America.
«Lì ho trovato la ricetta del "frullato" di aloe che preparo anche ai miei clienti», racconta Barbara Fabris. «Non ci sono segreti, la ricetta è nel libro. Io ho solo aumentato la quantità di aloe. Il mio ex compagno, che ora vive in Australia e sta bene, ha iniziato a bere il "frullato" e un mese dopo, quando ha rifatto le analisi, aveva tutti i valori a posto. I medici erano allibiti, gli hanno chiesto come avesse fatto, non si aspettavano un risultato simile. Da allora non prende più farmaci: con l'aloe e altri prodotti naturali è sempre riuscito a non avere problemi».
Con Barbara Fabris lavorano due persone, assunte a tempo indeterminato.
«Per ora non posso permettermi più dipendenti», precisa la titolare, che nell'azienda è una sorta di factotum: «Faccio la datrice di lavoro, ma mi occupo anche della pulizia dei locali, del contatto con i clienti, della consegna dei prodotti che preparo e della gestione degli scarti».
Avviare l'impresa non è stato facile. Troppo alti i tassi d'interesse delle banche e lei non offriva garanzie sufficienti per poter ottenere il finanziamento. Per fortuna però, la Mag (Società mutua per l'autogestione) Verona ha creduto nel progetto aprendo alla Fabris le porte del microcredito.
«Ventimila euro, rateizzati in 60 mesi, che sto puntualmente restituendo», sottolinea sorridendo l'imprenditrice. «I clienti mi contattano da tutta l'Italia. Nel 2008 l'azienda ha fatturato 150 mila euro. Il debito diminuisce di mese in mese e questa è una grande soddisfazione, visto che l'attività prosegue nonostante la crisi. Certo avrei voglia di fare altri prodotti a base d'erbe, ma servono soldi per pagare le ricerche. Se il trend continua così, magari in futuro potrei anche pensarci».
«Ciò che mi gratifica di più, però», conclude, «sono i commenti positivi dei miei clienti. Sto raccogliendo le testimonianze di chi fa uso del mio prodotto, compresi gli esiti di tac ed esami del sangue, per capire per quali problematiche è più efficace e poi sottoporre i dati raccolti al mondo scientifico».

C'è l'asfalto biologico sulla strada del Parco

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Vittorio Zambaldo



SANT’ANNA D’ALFAEDO. Da questa settimana è completamente pavimentata l'antica strada Aliana che da contrada Tommasi, sopra Fosse, porta a Sega di Ala passando fra il Corno d'Aquilio e il Corno Mozzo lungo la Val Fredda. La novità è anche che si è concluso il braccio di ferro fra Comune e Parco naturale regionale della Lessinia grazie alla soluzione dell'asfalto biologico «Bio Strasse», conglomerante certificato ecologico, totalmente atossico, sia per l'ambiente, sia per l'operatore durante la posa, sia per l'utente, lungo tutto l'arco del suo ciclo vitale. Si tratta di un tri-componente, a base di prodotti inorganici, appositamente progettato per la realizzazione di duraturi manti stradali carrabili, ciclabili e pedonali, privi di qualunque impatto ambientale inquinante. Il colore, quando il materiale si sarà assestato, diventerà quello tipico della ghiaia delle strade bianche della Lessinia. «È stata una scelta obbligata imposta dal piano ambientale del Parco», sottolinea Giuseppe Laiti, responsabile dell'Ufficio tecnico della Comunità montana, ente gestore dell'area protetta, «ma pur essendo una soluzione sperimentale, mi ha convinto più di tante altre». Ammette che i costi sono lievitati rispetto alla pavimentazione con bitume e sono pari a 280 mila euro, per la maggior parte sostenuti dal Parco. «I costi sono più alti perché il sottofondo deve essere perfettamente livellato, deve diminuire la percentuale di cemento perché con il freddo c'è il rischio di crepe e sfaldamento e perché abbiamo chiesto uno spessore di almeno 10 centimetri del manto», aggiunge il tecnico.
Il prodotto è sperimentale perché anche se già impiegato in aree protette della Sardegna e nel Parco nazionale d'Abruzzo, è la prima volta che viene utilizzato in questa percentuale con più leganti e coibentanti naturali e meno cemento. «Il risultato visivo è ottimo, sulla durata è una scommessa, anche se devo dire che la posa, eseguita con accuratezza e maestria dalla ditta Edilscavi di Sant'Anna d'Alfaedo, è stata seguita in maniera capillare dai tecnici di Bio Strasse e da questo punto di vista sono tranquillo», aggiunge Laiti.
La pavimentazione è perfettamente drenante, non subirà il trattamento con sale durante l'inverno perché la strada viene chiusa tradizionalmente da novembre ad aprile e questo gioca a vantaggio della sua durata.
Canta vittoria il sindaco Valentino Marconi che può finalmente coronare il sogno promesso di collegare il paese con Sega di Ala: «Se ne avvantaggia il turismo, per il quale la pavimentazione è stata concepita, nonché gli allevatori con le mandrie in malga, che la percorrono due volte al giorno, e il camion per la raccolta del latte munto. Fra 15 giorni saranno tolti tutti i divieti alla percorribilità e sfruttando le piazzole di sosta e di scambio si potrà percorrerla nei due sensi di marcia anche nei tratti più stretti», precisa il sindaco.
Se avesse conosciuto prima questo prodotto lo avrebbe utilizzato su tutto il tratto, al posto del bitume, anziché solo per l'area protetta? «Non mi pronuncio: fa un bel vedere ma voglio prima capire come supererà l'inverno», risponde il sindaco».
Se i 1830 metri di strada Aliana dentro l'area di riserva naturale del Parco non sono stati bitumati come gli altri 1500 metri di zona agro silvo pastorale, lo si deve alla caparbietà del direttore del Parco Diego Lonardoni che non ha voluto cedere: «L'impegno che mi ero preso era di rendere omogeneo l'intervento come chiedeva il piano ambientale del Parco e questo è stato fatto», esordisce, soddisfatto che altri direttori di aree protette lo cerchino per avere informazioni e chiedano di poter vedere il risultato ottenuto sulla strada Aliana. «Sono felice soprattutto per l'utilizzo di prodotti inorganici ecologici e sicuri per l'ambiente e per gli operatori che lo posano perché questo si inserisce nel rispetto della normativa vigente e nella filosofia che ha sempre mosso il mio operare per l'area protetta», conclude.

Chiuso ma per risorgere il bar di musica e poesia

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Camilla Madinelli



SAN PIETRO IN CARIANO. L'effetto protettivo e benefico degli angeli custodi è durato dieci anni. Il bar Agl'Angeli di Castelrotto, in via Castello — luogo dove si poteva ascoltare musica dal vivo, chiacchierare, partecipare a un concorso poetico o ammirare una mostra di pittura — ha chiuso i battenti ieri.
Dall'inaugurazione nel 1999 il locale aveva promosso iniziative musicali, artistiche e culturali, tra cui la manifestazione Musincanto, fino a diventare punto di ritrovo e riferimento per compagnie di amici, artisti e affezionati da tutta la provincia dai vent'anni in su.
Qualcuno arrivava persino da San Giovanni Lupatoto per non perdersi il venerdì in musica, mai saltato in dieci anni, a cui si aggiungeva spesso il sabato sera.
La crisi stavolta non c'entra, e neppure le decisioni di un sindaco, come nel caso del Valpolicella Soundpark. Gli affari andavano bene per i quattro soci, tra cui i gestori Elisabetta Filippini, 35 anni, di Castelrotto, e il cognato Graziano Gasparini, 47 anni, di Corrubio, dietro al bancone con un manciata di collaboratori e Marcella Fedrighi, che ha dato una mano soprattutto per la parte musicale e artistica.
Anche l'entusiasmo non era mai venuto meno. La chiusura dipende da un contratto d'affitto non rinnovato dai proprietari degli spazi al piano terra di palazzo Borghetti. I due gestori si abbandonano così ai ricordi e non nascondono la tristezza di dover lasciare un posto che ritengono unico. Del resto, l'«hostaria bar», come si chiamava, era composta da stanze più o meno raccolte, con sassi a vista e arredamento firmato dai creativi Roberto Fiocco e Giuliano Michelazzo.
«Nel nostro bar sono nate numerose storie d'amore; ne abbiamo combinate di coppie», sorride Gasparini.
Per non dire di amicizie. Mica per niente è pieno di frasi e dediche l'album di ricordi compilato dai clienti negli ultimi giorni settembrini e sabato stesso.
La notizia della chiusura ha colto tutti di sorpresa, facce tristi e sincero sconforto si sono impadroniti di tanti abituali frequentatori.
«Eravamo in trattativa da tempo per poter proseguire l'attività del locale», spiega Filippini, «e sinceramente credevamo che l'avremmo spuntata ancora. Ma i proprietari hanno deciso in modo diverso, come nei loro diritti, e a noi purtroppo non resta che andarcene». Insieme al suo socio la giovane non nasconde l'intenzione di trovare un altro locale, magari sempre in Valpolicella.
«Sognavamo un luogo di aggregazione e ritrovo intergenerazionale e lo abbiamo trasformato in realtà», continua Filippini, «ma non avremmo potuto fare nulla senza il contributo di tante persone, clienti speciali che hanno creato un'atmosfera speciale. Grazie a tutti».
Agl'Angeli avevamo un motto: «Nulla è impossibile alla volontà e fantasia dell'uomo assistito dal suo angelo custode».
Per cui questo ha tutto il sapore di un arrivederci altrove piuttosto che di un addio.

Vandali all'area pic-nic
che era stata contestata

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Ilaria Noro



Negrar. Divelti panche, tavolo e pannello segnaletico, semidistrutto anche il cestino qlla nuova area pic-nic realizzata un mese fa a Negrar, lungo la strada per Fane. Intatta solo una panca. «Gli imbecilli hanno colpito ancora. A presto nomi e foto dei "bravi"», si legge su un foglio di carta appuntato alla panca, messaggio anonimo a cui finora non sarebbero però seguite denunce contro i vandali. I residenti delle poche case vicine dicono di non sapere nulla di quella scritta e di non essersi accorti dell'atto vandalico se non la mattina seguente. Il Comune di Negrar ha presentato ai carabinieri denuncia contro ignoti.
Il vandalismo ha colpito un'area pic-nic voluta dalla precedente amministrazione insieme a quella, sempre lungo la strada per Fane, sul tornante prima di Proale. A differenza di quest'ultima — più larga, tranquilla e in parte anche ombreggiata — l'area di sosta vandalizzata venne contestata perché il luogo prescelto non sarebbe adatto, esposto com'è al sole. Qualche settimana fa, nella notte, era comparso uno striscione: «Grazie, ingegnere, per l'oasi di sole». La scritta, poi fatta rimuovere dal Comune, erra apparsa come un attacco al precedente assessore ai lavori pubblici, di professione appunto ingegnere, oppure con uno dei tecnici dell'ufficio lavori pubblici.
Le mani che hanno distrutto la nuova area sono le stesse che, settimane fa, avevano scritto e affisso lo striscione polemico? Vorrebbe escluderlo il neoeletto sindaco Giorgio Dal Negro, che non collega il messaggio «politico» all'episodio di vandalismo. «Sembra a tutti gli effetti una ragazzata. Penso si tratti semplicemente di perditempo poco intelligenti», commenta Dal Negro, denunciando comunque la gravità del fatto. Il sindaco sottolinea che «non è la prima volta che nel territorio comunale, in poche settimane, accadono atti vandalici. Abbiamo riscontrato dei danni vicino alla Baita degli Alpini e anche ad Arbizzano, in corte Bagola».
Dal Negro informa che, insieme al comandante dei vigili, ha già deciso di aumentare i controlli notturni nel Comune, anche per prevenire fenomeni di vandalismo e teppismo. Tuttavia è lo stesso sindaco a lanciare un appello: «Se si fosse trattato di un atto di protesta, anziché di una stupida ragazzata, sarebbe grave. Posso condividere l'opinione che creare una zona pic-nic prorpio in quel posto sia stata una decisione poco felice. Ma l'unico modo civile di protestare è quello del dialogo».
I danni arrecati all'area pic-nic, i cui arredi erano stati realizzati interamente in legno, sono di qualche migliaio di euro. In Comune si dice che tutto sarà rimesso a posto come prima; gli operai comunali hanno già rimosso quel che rimaneva del pannello in legno e raddrizzato tavolo e panche, in attesa degli interventi di riordino definitivi.

Valpolicella, ambulanze
senza medici e infermieri

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Gianfranco Riolfi



San Pietro  In Cariano. In Valpolicella non ci sono ambulanze con medici o infermieri a bordo. Eppure il territorio è ampio, talvolta impervio, e occorre parecchio tempo per arrivare sul luogo di un incidente o a casa di una persona colpita da un malore in qualche contrada sperduta di Sant'Anna d'Alfaedo partendo da San Pietro in Cariano, Sant'Ambrogio o Negrar.
Nei tre comuni, tra l'altro, sono attivi il servizo di Croce Rossa, Verde e Bianca nei giorni feriali dalle 20 alle 8 (continuativo solo nel week-end) e della Croce Bianca, operativa sulle 24 ore in accordo con l'ospedale di Negrar e quindi a disposizione per i servizi interni ospedalieri, in uso al Suem 118 quando è libera o appena disponibile.
«Ma l'emergenza extra ospedaliera non può essere gestita a orari o disponibilità», sottolinea Stefano Coato, soccorritore in Valpolicella. «Deve invece essere necessariamente ininterrotta, capillarmente diffusa e professionale».
Altrimenti può accadere che qualcuno muoia d'infarto proprio di fronte alla sede della Croce Verde, come è successo a San Pietro qualche anno fa. Ma quel che è peggio che su nessuna delle ambulanze è prevista la presenza di un medico o di un infermiere.
La preoccupazione di chi opera quindi è tanta e spesso i volontari si trovano a dovere far fronte ad eventi di estrema gravità, aspettando l'elicottero da Verona o le automediche da Sona o Verona.
«È indubbio il fatto che il nostro destino non si possa cambiare», commenta Coato, «ma rimane da capire cosa si possa fare in questi momenti. E nonostante tutte le leggi e i divieti vengano attuati, tutti i controlli nelle forme e nei modi siano messi in atto, spesso purtroppo si consuma la tragedia. E non rimane che chiedersi cosa e come possa cambiare il corso delle cose».
In quanto a primo soccorso insomma, la Valpolicella è decisamente penalizzata. «Nella zona, di competenza territoriale dell'Asl 22, non è dislocato nessun presidio professionale», sottolinea il soccorritore. «In altre parole non è previsto personale sanitario (medico o infermiere, ndr) a bordo delle ambulanze operanti».
«La dinamica di alcuni eventi», prosegue, «imporrebbe la presenza sul posto di queste figure per tentare di far fronte all'emergenza ed è purtroppo chiaro che la loro totale mancanza richiede quindi l'obbligo da parte del Suem 118 di inviarli da luoghi lontani, sempre che in quel momento siano disponibili, allungando di fatto i tempi di intervento».
Nessun servizio di ambulanze in Valpolicella lavora in convenzione con l'Asl 22. «E non è quindi obbligato a garantire costantemente la presenza, sebbene l'impegno e la dedizione dei volontari siano impeccabili», precisa Coato. Che aggiunge: «Gli stessi volontari poi, per competenza non sono sempre in grado di far fronte nell'immediato a situazioni tanto complicate. A tutto ciò si deve aggiungere che l'ospedale di Negrar è l'unico dell'Asl 22 in cui non sia previsto personale sanitario del pronto soccorso che in caso di bisogno salga in ambulanza».
Spetterebbe proprio all'azienda sanitaria trovare una soluzione.
«Mettendo fine al più presto a questa sua ormai cronica mancanza strutturale», conclude Coato, «inserendo sulle ambulanze che operano in Valpolicella, medici ed infermieri, come peraltro già previsti e dislocati in tutto il resto di Verona e provincia, per non trovarci di nuovo a piangere sulla tragicità che il destino a volte riserva. Con il dubbio che i soccorsi inviati non fossero fin da subito adeguati».

Dal museo di Neandertal alla grotta dei «cugini»

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Giancarla Gallo



Fumane. Grandissimo interesse ha dimostrato il direttore del museo di Neandertal in visita alla Grotta di Fumane, una delle dieci al mondo che testimoniano la frequentazione dell'homo neandertalensis e il succedere dell'homo sapiens. «Sono rimasto molto impressionato», ha detto Gerd-Christian Weniger, che non aveva mai visitato prima il riparo, «penso che Fumane sia il sito più importante del Mediterraneo. La popolazione neandertalense estinta è scomparsa rimpiazzata da quella del sapiens anatomicamente moderno e nella nostra disciplina, l'antropologia, la ricerca delle cause di questo fenomeno è uno dei concetti più dibattuti. Ci sono al mondo almeno duecento università e istituti di ricerca, che si occupano di questa questione. Dopo aver visitato questo sito, sono convinto che Fumane giocherà un ruolo chiave».
La grotta di Fumane è molto conosciuta nell'ambito della comunità scientifica mondiale, anche per la ricchezza dei materiali rinvenuti e per la spettacolarità delle testimonianze dipinte, come quella dello sciamano.
Progetti a largo respiro coinvolgeranno Fumane a livello internazionale. «Stiamo mettendo a punto due progetti di sviluppo tecnico per una fruizione turistica», continua Weniger, «i temi che riguardano i neandertalensi sono di grande interesse e attraggono almeno 170mila visitatori all'anno intorno al nostro museo. Sono argomenti che affascinano il grande pubblico».
Il primo progetto consiste nella realizzazione di una rete, che coinvolga diversi siti, come per esempio Altamira, da presentare al pubblico e che si riferiscono al periodo del Pleistocene superiore (dai 130mila ai 12mila anni fa). Oltre a mettere in rete conoscenze, questa struttura permetterà di sviluppare ricerche e ottenere finanziamenti. Il direttore del Museo tedesco ha annunciato che tra breve verranno inviate lettere per chiedere alle amministrazioni comunali, in cui cadono siti archeologici di rilevanza (una trentina circa tra cui Fumane), se sono interessate a sviluppare questa rete a livello politico-scientifico.
«Il secondo progetto», spiega Marco Peresani dell'Università di Ferrara, che guida gli scavi della Grotta da una ventina d'anni, «prevede la realizzazione di un workshop sulla continuità di alcuni comportamenti dei neandertaliani e dei sapiens, come ad esempio il cacciare gli animali e la scheggiatura della selce». L'iniziativa è partita da Andreas Pastoors, dipendente del museo tedesco e ricercatore.
Intanto domenica scorsa si sono contate la bellezza di 230 persone, in massima parte adulti, in visita alla grotta di Fumane nel giro di due ore. «L'amministrazione aveva messo a disposizione un pulmino da Molina per i visitatori della Grotta, che ha fatto diversi giri», ha raccontato Alberto Castagna, capo delle guide. «Molte persone sono scese a piedi. Siamo soddisfatti, la richiesta è stata notevole, l'afflusso impensabile». A testimoniare che gli sforzi per dare visibilità al sito, molto conosciuto all'estero e quasi sconosciuto in Italia e a livello locale, stanno dando frutti.
Il vicesindaco di Fumane, Giuseppe Bonazzi, ha dichiarato il suo impegno a trovare fondi per la sistemazione del luogo, in particolare la baracca dove attualmente lavorano gli archeologi, che sarà abbattuta e sostituita con una casetta a lato della grotta, e i bordi stradali. «Il progetto c'è già», conclude il vicesindaco. «Mancano i finanziamenti».


Accuse al cementificio il Consorzio tira il freno

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Giancarla Gallo



Valpolicella. La questione del cementificio divide il Consorzio di tutela vini della Valpolicella: alcuni produttori, che hanno vigneti lontani da Fumane, ritenendo di non essere toccati dal problema, non sono coinvolti dalla polemica; altri, invece, sono molto preoccupati per l'immagine e per la produzione futura. Il presidente Luca Sartori invita alla prudenza. «Il Consorzio, dietro sollecitazione di alcuni consiglieri, che si sono costituiti in un apposito comitato» spiega, «ha reso disponibile la propria struttura per dare spazio e visibilità sia al comitato Fumane Futura che alla Cementirossi.
«Questi consiglieri si sono espressi in una lettera riservata ai soci, nella quale esprimevano contrarietà al progetto così come proposto, e solo da un punto di vista estetico, non essendo tecnici in grado di fare ulteriori valutazioni». Si auspicava, in questa lettera, un ricorso al dialogo al fine di trovare una soluzione condivisibile.
«La Valpolicella del vino è sicuramente la più grossa realtà economica del nostro territorio e per questo deve essere preservata da qualsiasi strumentalizzazione che può portare ad allarmismi ingiustificati nei riguardi di un'attività, il cementificio, che fino ad oggi è stata assolutamente compatibile e mai in contrasto con le nostre produzioni», continua Sartori. «Il nostro vino Amarone è la punta di diamante della produzione vinicola italiana e non ha mai avuto problemi di sorta, tantomeno quello prodotto a Fumane.
«La funzione del nostro Consorzio sta nella gestione della Doc Valpolicella e non può sovrapporsi a quella di altri organismi deputati alla valutazione degli impatti eco-ambientali. Per questa ragione nè io nè la maggioranza del nostro consiglio ci siamo mai schierati. Ho sempre sostenuto, e ribadisco, che il Consorzio ripone estrema fiducia in tutti gli enti istituzionali che hanno l'incarico di sorvegliare il territorio e di conseguenza approvare eventuali ampliamenti o ammodernamenti delle attività che vi sussistono. Sono talmente tanti gli organismi coinvolti, così come è estremamente alto il livello di attenzione nei confronti di questa vicenda che, sono certo, la soluzione che ne deriverà terrà conto di ogni aspetto e interpellanza e sarà presa nel pieno rispetto di chi vive il territorio».
Intanto, completamente staccati dal Consorzio, alcuni viticoltori stanno lanciato una raccolta di firme per chiedere «alle amministrazioni di Fumane e Marano di prendere posizione contro la proposta di ampliamento della Cementirossi». Chiedono inoltre alle amministrazioni «di intervenire a difesa dei residenti, del territorio e del vino della Valpolicella. La nostra Valpolicella deve essere tutelata come un'isola ambientale». Nella petizione si chiede anche che «vengano imposte dai Comuni regole precise di salvaguardia» e che al cementificio «venga imposto il recupero agricolo delle aree di scavo».


La torre del cementificio spaventa i viticoltori

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Giancarla Gallo



Fumane. I viticoltori e i produttori di Valpolicella e Amarone vengono allo scoperto, e ribadiscono le loro perplessità in un botta e risposta che si va sempre più allargando, da quando il Consorzio tutela vini ha preso posizione attraverso una lettera inviata ai 450 soci, comprese le cantine sociali, per un totale di più di 1.700 viticoltori, e da quando ne ha parlato anche la stampa nazionale.
«Siamo molto preoccupati della situazione», afferma Beppe Campagnola, dirigente della cantina omonima di Marano e membro del Comitato del Consorzio tutela vini Valpolicella. «Confermo la lettera inviata ai soci. La situazione è ovviamente molto delicata e stiamo valutando quali sono le posizioni del cementificio, consapevoli che è necessario il dialogo. Noi, comunque, faremo la nostra parte: la risorsa principale della Valpolicella è il vino, in gioco c'è la nostra immagine per il futuro a livello nazionale, anzi mondiale».
Le affermazioni dei vertici della Cementirossi, e cioè che il cementificio non diventerà mai un inceneritore, non convincono Campagnola: «Ho i miei dubbi, non c'è alcuna garanzia in proposito. La sensazione è che possano bruciare rifiuti e bruceranno quello che la legge li autorizza a fare. La soluzione non è facile, e ci sono tante situazioni in ballo. Inoltre, mi spaventa la portata dell'investimento che la Cementirossi ha intenzione di fare in Valpolicella: la cosa fa presumere che resterà qui per molto tempo. Noi non possiamo spostare i nostri vigneti da un'altra parte. Gli inceneritori bisogna crearli, perché servono, non c'è dubbio, ma non in una zona vinicola riconosciuta a livello mondiale. Per quarant'anni è andata abbastanza bene, ora bisogna vedere cosa succederà. Noi chiediamo alla Cementirossi che valuti bene i rischi futuri che possono correre i vitivinicoltori».
Dello stesso avviso Franco Allegrini, delle omonime cantine: «Sono nato a Fumane e il cementificio l'ho sempre visto, ci sono abituato. Non mi disturba che proseguano nel loro lavoro e che scavino; mi preoccupa, invece, l'investimento di 120 milioni di euro che farà la Cementirossi in un territorio a vocazione vinicola. Mi preoccupa l'impatto ambientale di una torre, che sarà alta più di cento metri, per contenere il forno a cicloni, e questo precluderà lo sviluppo turistico, che si sta cercando di incrementare con il Parco delle Cascate, la Grotta di Fumane o il Parco della Lessinia. Per non parlare dell'incremento del traffico nel paese».
Giancarlo Nicolis, dell'azienda agricola Angelo Nicolis di San Pietro in Cariano, concorda: «L'impatto ambientale di una torre di quelle dimensioni è deleterio per una vallata così bella, questo è fuori discussione. Indipendentemente dal fatto che inquini o no: ci sono i dati dell'Arpav, ci sono i controlli e questi sono incontestabili. Indiscusso è anche il fatto che verrà cambiato il microclima della zona a danno delle produzioni: i dati che sono pervenuti al Consorzio parlano, infatti, di 36 mila metri cubi di vapore acqueo all'ora per 24 ore al giorno e questo sconvolgerà tutto».

SoundPark, successo nonostante lo «sfratto»

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Lorenza Costantino



Volargne. Ci sono gli ottimisti: «L'anno prossimo in Arena». Ci sono i pessimisti, scoraggiati da un accenno di maltempo: «Dopo il sindaco di Negrar, anche Dio ci vuole male». C'è chi fa il poeta: «Ignorata dalla destra, la gioventù della "Valpo" non diventa mesta, e continua a fare festa». E c'è pure qualche straniero: «SoundPark darf nicht sterben», (il SoundPark non può morire). Il tutto riportato su una grande lavagna, sotto l'invito «Dite la vostra», nel parcheggio della zona artigianale di Volargne, dove alla fine ha trovato dimora il Valpolicella SoundPark, in versione ridotta.
Sabato sera, per colpa del vento e di un po' di pioggia, sembrava dovesse concludersi con un fallimento la tormentata edizione 2009, sfrattata da villa Albertini, ad Arbizzano, per volere del sindaco Giorgio Dal Negro. Invece, pur con un po' di ritardo, gli ammiratori della manifestazione non hanno fatto mancare la loro presenza, più che mai significativa in questo momento difficile. E il piazzale si è riempito di almeno cinquecento persone.
Diverse band si sono avvicendate sul palco, dando il meglio di sé in quest'unica serata del festival. La cucina lavorava a ritmi serrati. Ha fatto la sua apparizione anche il sindaco di Dolcè Luca Manzelli, per accertarsi che tutto fosse in ordine.
E così era. Preparato in una settimana e allestito in una notte da una trentina di giovani volontari, il SoundPark non ha voluto rinunciare ad alcune sue caratteristiche di pregio. Stoviglie in mater-b (materiale biodegradabile), cestini per la differenziata, furgoncino dell'Ulss 22 per l'alcoltest volontario, al motto «Se bevo non guido», e Ludobus con antichi giochi di gruppo. Perché il divertimento giovane non è necessariamente sballo.
«Non è la location ideale», dicono i membri di Altrisounds, l'associazione promotrice dell'evento, indicando tutto intorno i capannoni industriali. «Ma l'importante è far vedere che ci siamo, anche per dare soddisfazione a quei giovani che ci hanno aiutato». Perché la "mazzata" dello sfratto da villa Albertini, a neanche un mese dalla data fissata per la festa, aveva infranto l'entusiasmo di molti, rischiando di disgregare il gruppo. E ora? «Andremo a presentarci alle nuove amministrazioni della Valpolicella, per cercare una dimora per l'anno prossimo». E sulla vicenda concludono: «Chi ci ha perso è stato Negrar: una manifestazione giovanile di questo valore non si trova facilmente».


«Io turista della Valpolicella straniera in città»

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Alessandra Galetto



Verona. Straniera nella propria città: delusa e arrabbiata a tal punto che - giura - «a Verona mi guarderò bene dal venire ancora a visitare i monumenti e soprattutto dal portarci gli amici».
E' questa la conclusione alla quale è giunta Chiara Turri, veronese di nascita, residente per molto tempo in Borgo Trento e da una decina d'anni trasferitasi a vivere con la famiglia, il marito e due gemelli, a San Pietro Incariano.
Quasi un paradosso l'episodio che le è accaduto la domenica di Ferragosto. Un episodio che - assicura - l'ha fatta «vergognare di essere veronese».
Ha infatti dovuto pagare come fosse una turista per entrare a visitare l'Arena (cioè 6 euro), non potendo usufruire della tariffa agevolata di un euro che l'amministrazione comunale riserva ai cittadini veronesi. L'agevolazione infatti è riservata ai soli residenti nel Comune di Verona, per cui chi abita appena fuori del perimetro del confine comunale viene trattato alla pari di una turista proveniente da fuori.
«Sono ancora sbalordita», racconta la signora Turri. «A Ferragosto, per evitare le code previste per il week-end, ho preferito non mettermi in macchina con la famiglia, ma restare in città e anzi, ho invitato anche alcuni amici a venire a visitare Verona. Così la domenica mattina siamo venuti in città: io, mio marito, i miei due bambini di quattro anni, una coppia di amici che hanno anche loro due figli. Volevamo in piazza Bra e ci dirigiamo verso l'Arena».
«I miei bambini erano molto eccitati all'idea di vedere per la prima volta l'interno dell'anfiteatro, dove non erano mai stati. Ci mettiamo in fila alla cassa in attesa del nostro turno. Quando arrivo alla biglietteria scopro che il costo per i turisti è di 6 euro, per i veronesi di un euro. Dico allora: "Due turisti e due veronesi" (i bambini non pagano). La signora alla cassa mi chiede dove abito e dico a San Pietro e allora mi spiega che solo se sono residente in città ho diritto allo sconto».
«Poiché non mi ha chiesto nessun documento, ho replicato chiedendo cosa avrebbe fatto se le avessi detto che abito in Borgo Trento (dove sono nata e cresciuta)».
«Mi ha risposto», prosegue, «che comunque ormai avevo detto un'altra cosa. Così, io turista che volevo vistare la città dei veronesi ho dovuto pagare la somma di 24 euro per entrare in Arena».
«Mi sono vergognata a morte», prosegue la donna, «con gli amici della poca accoglienza della nostra città e non inviterò mai più nessun amico a Verona: da oggi me ne guardo bene! E poi si dice che la gente non conosce le bellezze della sua città: 24 euro per entrare in quattro mi sembrano una cifra poco incoraggiante alle viste culturali».
Uno dei motivi che hanno fatto arrabbiare particolarmente la donna è proprio questo: l'idea che la politica della nostra amministrazione non vada in direzione di incentivare il desiderio dei cittadini di conoscere le bellezze di Verona.
«La mia maestra delle elementari», aggiunge infatti, «ci portava ogni settimana in una uscita a vedere qualche monumento della città».
«Oggi non si usa più questo a scuola, volevo però fare lo stesso con i miei figli: ma mi hanno un po' fatto passare la voglia».

«Cementificio, non un inceneritore»

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Giancarla Gallo



Fumane. «Il cementificio non è e non sarà mai un inceneritore». Ribattono così i dirigenti della Cementirossi alle perplessità espresse dal Consorzio tutela vini della Valpolicella in merito al possibile inquinamento dei vigneti, che producono uve di qualità, a causa delle emissioni in atmosfera del futuro nuovo stabilimento.
«Siamo sempre stati aperti al confronto e al dialogo. Oggi ribadiamo questa apertura a ricercare, insieme agli attori che fanno parte della comunità in cui operiamo, associazioni ambientaliste e produttori di vino, possibili risposte per conciliare le imprescindibili esigenze di salvaguardia ambientale con i bisogni, altrettanto imprescindibili, di sviluppo economico a beneficio della collettività», dichiara l'ingegner Giuseppe Fais, direttore tecnico del cementificio di Fumane.
«Ma il dialogo può essere efficace solo se le parti trovano convergenza su alcuni semplici dati oggettivi: il cementificio non è e non sarà mai un inceneritore, a prescindere dal fatto che il progetto di ammodernamento dello stabilimento venga autorizzato o meno. Tutti coloro che continuano a parlare scorrettamente di termovalorizzatori non fanno altro che creare inutili e infondati allarmismi a danno del territorio, della sua immagine, delle attività produttive e quindi di tutta la comunità», aggiunge Fais, che sottolinea la totale trasparenza che ha improntato l'operato dell'azienda.
«Un inceneritore distrugge i rifiuti, mentre un cementificio produce cemento di alta qualità, utilizzando tutte le materie prime disponibili per ottenere il prodotto migliore», continua Fais. «Il progetto di ammodernamento consentirebbe al cementificio di utilizzare, in sostituzione o integrazione della marna (e non quali fonti di energia), ulteriori quantitativi di materiali di recupero, non pericolosi, provenienti da altre attività umane (residui dalla lavorazione della pietra e del marmo, con evidenti benefici per l'economia locale) in aggiunta a quelli già attualmente in uso (ceneri pesanti, scaglie di laminazione, gesso da desolforazione) chiamati comunemente rifiuti, ma che nulla hanno a che vedere con quelli che hanno reso tristemente famosa Napoli lo scorso anno. E' altrettanto vero che tale progetto porterebbe notevoli e misurabili benefici dal punto di vista dell'impatto ambientale come, ad esempio, la riduzione delle emissioni di ossido di azoto del 27 per cento, quelle di ossido di zolfo del 45 per cento e quelle di polveri del 33 per cento. Sarebbe, insomma, un ulteriore passo avanti rispetto alle già contenute emissioni derivate dal funzionamento odierno del cementificio in cui, già oggi, circa il 10 per cento delle materie prime naturali è sostituita da rifiuti recuperabili non pericolosi», conclude il direttore dello stabilimento.


Clementi: «Cementificio guerra poco opportuna»

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Gianfranco Riolfi



Marano. Più che l'ampliamento del cementificio, ai vini della Valpolicella potrà far male la pubblicità negativa. Pietro Clementi non ha dubbi nel commentare l'iniziativa di alcuni colleghi produttori di vino e dello stesso Consorzio di tutela, che si sono pubblicamente schierati contro il progetto di ammodernamento della Cementirossi.
Clementi, avvocato e già sindaco di Marano, è oggi uno dei tanti produttori che cercano di dare qualità alla Valpolicella agricola. Dall'alto della collina di Gnirega, dove una volta smessa definitivamente la toga ha iniziato la sua nuova professione enologica, lo sguardo si perde in un mare di filari ordinati. Un mare che ondeggia da una collina all'altra per poi inoltrarsi giù nella piana valpolicellese, fino a lambire la città.
Da Gnirega si domina Valgatara, subito sotto, e poi Marano, un po' più su. Si può dire che il comune è tutto lì. Da qui del cementificio non si vede l'ombra, eppure è proprio dal territorio di Marano, così come da quello Fumane, che lo stabilimento attinge la marna per produrre cemento.
Cemento a cui Clementi, da sindaco ventennale del comune maranese, ha dichiarato guerra per primo, limitando la cementificazione del territorio comunale.
Cosa pensa quindi dell'iniziativa dei produttori di vino che, fino ad oggi, va sottolineato, non avevano mai preso posizione, nemmeno quando il cemento veniva usato a piene mani in valle per costruire nuove case? «Se devo essere onesto non l'ho capita, soprattutto se consideriamo che il cementificio a Fumane c'è praticamente da sempre.
«La considero una battaglia poco opportuna», sottolinea Clementi, «primo perché non abbiamo nessun potere di impedire questa attività e poi perchè non fa certo bene ai vini della Valpolicella. Non è strategico dal punto di vista commerciale. Si crea un impatto negativo su una ipotesi che è peraltro tutta da verificare. Perchè non è detto che il forno del cementificio possa poi essere usato come inceneritore di rifiuti. Al momento, è autorizzato solo alla cottura della marna. Se cambieranno le cose si potrà agire di conseguenza».
Lei è conosciuto come uno dei sindaci più verdi della Valpolicella. Se Marano è ancora sostanzialmente un'isola ambientale nel marasma edilizio della bassa vallata è anche grazie alla sua guerra contro il cemento. «Ma allora potevo comandare io. Ho imposto determinate regole di salvaguardia che sono state fatte rispettare. Non a caso sul territorio non c'è nemmeno una cava. Con il cementificio, al quale abbiamo imposto il recupero agricolo delle aree di scavo, credo non si potesse fare di più».
Ci stanno provando oggi gli ambientalisti e i suoi colleghi produttori. «Magari vincono pure la loro guerra. Temo però che l'effetto possa essere contrario: si crea un caso nazionale, non si fa certo una buona pubblicità alla zona e l'inceneritore con la sua torre di cento metri lo faranno lo stesso».
Insomma a lei, sia da ex sindaco che da produttore, non fa paura il progetto della Cementirossi? «No, purché ci sia controllo costante e rigoroso, da parte dei sindaci, dei cittadini e degli ambientalisti. Se devo dirlo, l'unica cosa che mi disturba un po' sono i 100 metri di altezza del camino, decisamente eccessivi dal punto di vista estetico».

Vietato vendere alcolici ai minori di 16 anni

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Gianfranco Riolfi



San Pietro Incariano. Dal gin tonic alla gazzosa: gli adolescenti inclini dello sballo alcolico a San Pietro in Cariano dovranno rivedere presto le loro abitudini. Entrerà in vigore lunedì 24 agosto l'ordinanza firmata dal primo cittadino Gabriele Maestrelli il 30 luglio scorso, che vieta la vendita di bevande alcoliche ai minori di 16 anni, in negozi, bar e supermercati di tutto il territorio comunale.
Per il momento non si prevede ancora una sanzione per i ragazzi che consumano o per le loro famiglie, ma ai commercianti che violano l'ordinanza sarà imposta una multa di 500 euro, che andrà a sommarsi alle sanzioni penali e amministrative previste dalle leggi in vigore. Basta quindi con la vodka zuccherata alla frutta, la birra, o le bottiglie di gin tracannate in gruppo ai giardinetti, da oggi per gli adolescenti l'unico sballo concesso è a base di chinotto, coca cola o birra analcolica.
Già, perchè l'ordinanza vieta la vendita di qualsiasi prodotto alimentare con gradazione superiore a 1,2 gradi di alcol. Un giro di vite epocale per una regione ad alto tasso enologico com'è la Valpolicella. «Un giro di vite necessario», precisa il sindaco, «prima di tutto perché l'abuso di sostanze alcoliche da parte di soggetti giovani e giovanissimi è estremamente nocivo e compromette il loro stato di salute ed il loro sviluppo psicofisico».
Nocività e pericolosità sono peraltro sottolineate sempre più frequentemente anche dal continuo aumento di fatti di cronaca che hanno come protagonisti minorenni che hanno abusato di alcol. «Il fenomeno sta assumendo proporzioni allarmanti anche a San Pietro», sottolinea Maestrelli, «e richiede azioni concrete al fine di arginare questa piaga soprattutto tra i minorenni, che rappresentano una parte della popolazione particolarmente vulnerabile ai rischi legati al consumo dell'alcol».
Sono sempre di più, anche a livello locale, le segnalazioni di atti di inciviltà o di teppismo che hanno per protagonisti adolescenti alticci.
«Episodi che, oltre a determinare una situazione di degrado ambientale», conclude il sindaco, «rappresentano un grave condizionamento per la qualità della vita alla quale gli abitanti hanno diritto, anche in orario serale e notturno e che determinano un'evidente lesione dei fondamentali diritti alla salute, alla pubblica quiete, al riposo notturno, alla sicurezza ed all'incolumità pubblica».

Parchi, diecimila firme
per Valpolicella e Garda

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Giancarla Gallo



E' stato raggiunto in pochi mesi il numero di firme necessario a presentare in Regione una specifica proposta per la creazione di due nuovi parchi regionali: quello della Valpolicella e quello del Garda-Baldo.
Il progetto di legge di iniziativa popolare è partito dall'associazione Salvalpolicella, che lo ha predisposto con la collaborazione tecnico-giuridica del dottor Gian Paolo Bastia, presidente di Assolago, associazione gemella che opera sul lago.
Il progetto vuole rappresentare un chiaro punto di svolta nel modo di considerare la gestione del territorio della Valpolicella e del Benaco ed è coordinato con una analoga iniziativa avviata dal comitato per il Parco delle colline moreniche, presieduto dal professor Emilio Crosato.
«Quota cinquemila firme è stata raggiunta», sottolinea con soddisfazione il presidente di Salvalpolicella, Pieralvise Serego Alighieri. «Ora c'è bisogno di controllare che alle firme corrispondano i certificati elettorali di ciascuno dei firmatari». Infatti, potevano firmare solo i cittadini italiani residenti in Veneto. «Sarà un lavoro molto complesso che speriamo di portare a termine nel più breve tempo possibile. Dopodiché porteremo i circa 200 moduli (più altri 200 per il Garda) in Regione per la presentazione della proposta di legge», continua Serego Alighieri.
«In ogni caso, al di là delle risposte che la Regione darà, la raccolta delle cinquemila firme è un gran bel segnale di un rinnovato interesse della cittadinanza ai temi legati alla tutela e alla giusta valorizzazione della nostra Valpolicella. Ci si augura che sia recepito da chi ha la responsabilità della pianificazione e della gestione del nostro territorio». E conclude: «Prima di affrontare la complessa prosecuzione dell'iter burocratico, ci corre l'obbligo di ringraziare tutti coloro i quali hanno contribuito, a diverso titolo, al raggiungimento del brillante risultato».
Scopo del progetto è di «porre fine a un processo inarrestabile di cementificazione e antropizzazione di un territorio unico per peculiarità paesaggistiche, storiche, sociali e culturali e per sottrarre la pianificazione urbanistico-territoriale agli interessi speculativi presenti in ogni singolo Comune, realizzando al contrario una gestione e tutela integrata dell'intera area, tramite un soggetto regolatore che è appunto l'Ente Parco, che è super partes», si legge nel progetto. «Ed inoltre avviare un piano a medio-lungo termine di ripristino paesaggistico-ambientale delle tante brutture realizzate fino ad oggi, mediante strumenti innovativi di recupero estetico e naturalistico».
Lo statuto del Veneto e la legislazione regionale consentono e danno particolare valenza allo strumento del progetto di legge di iniziativa popolare (a differenza dei paralleli progetti nazionali, che il Parlamento cestina regolarmente). Viene garantita l'assistenza dell'Ufficio legislativo regionale in sede di redazione del testo; dopo la raccolta delle firme, il progetto di legge dovrà essere obbligatoriamente esaminato dal Consiglio regionale entro tempi precisi.
Grande soddisfazione esprime anche il coordinamento per la realizzazione del Parco del Garda e delle colline moreniche (solo per la parte veneta). «Il completamento delle cinquemila sottoscrizioni in poco più di tre mesi prova che i cittadini gardesani (e veneti) hanno piena coscienza della rilevanza strategica della battaglia per la legge sul parco del Garda, ultima occasione per porre fine al consumo e alla congestione del loro territorio, ormai giunto vicino al punto di non ritorno», afferma il presidente del Comitato promotore tecnico, Anna Codognola.
«Entro settembre», aggiunge, «la proposta di legge», corredata dalla documentazione richiesta, verrà trasmessa al Consiglio regionale, che dovrà portarla in aula per l'esame e la votazione entro tre mesi. Noi, comunque, abbiamo già trovato nell'assessore regionale all'ambiente Giancarlo Conta un ottimo interlocutore, essendo da tempo interessato alla salute del lago e delle sue sponde, e lui stesso ci ha confermato che ritiene molto valida questa iniziativa e ha firmato a sua volta per i parchi».
Anna Codognola chiarisce che l'assessore Conta «dovrà ora valutare questo progetto di legge, ma si è già impegnato ad appoggiarlo se non presenterà vincoli esagerati». E conclude: «Sono sicura che i parchi offriranno a tutti gli amministratori locali uno strumento di dialogo e di coordinamento del territorio interessato, in modo che ci sia un lavoro comune e di interscambio per la salvaguardia di un patrimonio inestimabile, che porterà benefici indistintamente a tutti».

A Bure la cuccagna parla veneziano

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Camilla Madinelli



San Pietro In Cariano. Chi la dura la vince, soprattutto se c'è da scalare un palo di 15 metri e mezzo, reso scivoloso da 18 chili di grasso industriale. L'assalto alla cuccagna di Bure anche quest'anno ha dato spettacolo, chiudendo lunedì una Sagra dell'anguria baciata da bel tempo, clima festoso e conviviale e un costante afflusso di ospiti da ogni parte della provincia.
Ci sono voluti dodici assalti, roba da sfinimento fisico, e poco più di cento secondi agli arrampicatori della Serenissima di Santa Maria di Sala (Venezia) per arrivare in cima al palo e premere il pulsante della vittoria, che pareva stregato ma valeva una serie di prodotti tipici della Valpolicella.
C'erano andati vicino ai 90 secondi, ma avevano ceduto a un metro dal traguardo; prima di loro, agli 80 secondi, la vittoria era in pugno ai Galletti di Erba (Como), ritornati a Bure dopo qualche anno di assenza, ma il gruppo non ce l'ha fatta a un passo dalla vetta. Non è bastato l'incitamento del pubblico e nemmeno il «forza papà» del piccolo Francesco, 3 anni e mezzo, l'irresistibile mascotte dei Galletti, destinato a diventare uno scalatore di cuccagne come il genitore.
Gli atleti di Erba hanno sofferto la fatica più degli avversari veneziani e hanno risentito forse di qualche malumore che si è creato nel gruppo per la vittoria sfiorata. Hanno comunque portato a casa le bottiglie di vino riservate alla squadra che raggiungeva per prima i 10 metri, dove sono arrivati in 60 secondi con leggerezza e agilità.
Lo spettacolo è durato un'ora e mezza, tenendo per tutto il tempo grandi e piccini a faccia all'insù. Dopo pochi assalti si è capito che la vittoria si sarebbe giocata tra Lombardia e Veneto. Bravi comunque anche i componenti delle altre due squadre iscritte al gioco, i Tucani di Palù di Zevio e i ragazzi di Bure «Team…palo», che l'ultima sera di sagra hanno abbandonato le loro postazioni dietro gli stand enogastronomici per mettersi alla prova come scalatori.
I Tucani, tra i 17 e i 23 anni, si sono battuti con determinazione, ma senza portare a casa il risultato; alla fine, la soddisfazione più grande è tenere viva la tradizione, comunque vada. Tifoseria scatenata per il gruppo del paese, che ha rallegrato l'atmosfera con le sue acrobazie sul palo ma ha pure segnato un record: Lele, Miche, Cuge, Ciano, Pado, Carlo, Lambe e Red sono riusciti a arrivare ai 10 metri tra le urla generali.
Del resto, scalatori di cuccagne non ci si improvvisa. Gli intrepidi di Bure si sono allenati e hanno provato varie strategie d'assalto, ma tra i loro avversari c'era gente che non scherza e ha alle spalle una lunga esperienza. Come Enzo Pierobon, 56 anni, capitano e maestro della Serenissima, che affronta sfide in verticale da oltre 25 anni. È stato lui, sorretto da Massimo Stefanoni, 31 anni - preso in prestito dalla squadra dei Gitani di Melara (Rovigo) che non ha potuto partecipare per una serie di infortuni - a fare lo sprint finale e a premere il pulsante dei 15 metri e mezzo tra la soddisfazione generale. Appena scesi hanno abbracciato i compagni di scalata che li avevano portati fin lassù: Fabio Pierobon, 23 anni e figlio d'arte, Dario Agostini e Matteo Ferraresso, entrambi di 26 anni.
Siamo lontani dai 35 secondi che la squadra ha impiegato a Velo per arrivare in cima. Colpa forse del caldo o di una serata storta, ma la soddisfazione è tanta lo stesso. «Non abbiamo mollato, è una vittoria che meritavamo già due anni fa», dice Enzo Pierobon. Già, ma fino all'anno scorso c'erano i campionissimi delle Fonti Prealpi di Almè (Bergamo) a dare filo da torcere a tutti, vincendo sempre. Stavolta erano attesi, ma non sono arrivati a Bure in tempo per la gara. Destino, e la Serenissima ha colto l'occasione per trionfare.

Camilla Madinelli

In arrivo ambulatori e nuovi parcheggi

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Camilla Madinelli



Negrar. La parola d'ordine è razionalizzare, unire i servizi e migliorarli nell'interesse dell'utente, che nel caso dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria è il paziente da curare. Ma non prima di aver raccolto i frutti delle viti da quei campi che verranno sacrificati in nome di una crescita costante.
Tra settembre e ottobre si penserà alla vendemmia e poi in autunno inoltrato partiranno i lavori per costruire un nuovo edificio all'interno del complesso ospedaliero che lo stesso santo fondatore chiamava la Cittadella della Carità. Ospiterà parcheggi interrati su tre piani per un volume totale 75mila metri cubi; in superficie invece quattro piani e 78mila metri cubi per magazzino, ambulatori, uffici e centro congressi.
Sarà collegato a casa Nogarè da un tunnel coperto e formerà un tutt'uno con il resto.
Non ci sarà nessun ampliamento delle attività, ma un'ottimizzazione di quanto esiste già, soprattutto per fare spazio a circa 180 medici strutturati su 220 (l'80 per cento) che hanno stipulato un contratto di esclusività con l'ospedale negrarese e che, secondo la legge del 3 agosto 2007 numero 120 prorogata dalla legge 154/2008, dovranno esercitare la libera professione all'interno della struttura cui sono legati.
Ma se la molla è stata questa, la direzione dell'ospedale di Negrar ha colto l'occasione per fare un salto avanti anche sotto altri punti di vista.
«Oggi gli spazi riservati alle visite ambulatoriali dei medici non sono sufficienti e abbiamo ritenuto opportuno provvedervi fornendo nel contempo altre risposte», spiega il presidente dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Fratel Mario Bonora. Basta con il magazzino diviso in più punti, la carenza di parcheggi, la sala convegni troppo piccola, gli uffici tecnici e amministrativi troppo stretti.
Nell'edificio progettato dall'architetto Iglis Zorzi, con colori mimetici e molte finestre per dare luce, pare ci sarà posto per tutti.
«Si partirà con lo scavo di circa 10 metri e ci vorranno almeno tre anni per completare tutta l'opera», sottolinea il geometra dell'ospedale Agostino Franchini, che segue dall'interno il progetto di Zorzi. «Nei tre piani sotterranei sorgeranno 955 posti macchina per i dipendenti, al piano terra ci sarà il magazzino per circa 24mila metri cubi, al primo piano 26 poliambulatori più un gruppo operatorio, al secondo direzione, amministrazione e uffici tecnici; al terzo infine sala convegni da 350 posti, più ampia dell'attuale che ne ha 120».
Nel progetto era prevista anche l'installazione di 800 metri quadrati di pannelli fotovoltaici.
«La Sovrintendenza per i beni ambientali ha scartato questa possibilità, giudicata troppo impattante, ma non escludiamo di riproporla chiedendo una variante», continua Franchini.
Davanti all'edificio, dove ora ci sono i vigneti, saranno realizzati circa 800 posti auto: 381 saranno definitivi e destinati agli utenti al termine dei lavori; 420 invece saranno provvisori, per coprire le esigenze interne in attesa di quelli sotterranei, e saranno smantellati forse per ripristinare un fazzoletto di terra coltivata.
Sull'ingente spesa prevista il presidente non si sbilancia: «Secondo lo stile del nostro fondatore confidiamo nella Divina Provvidenza, nella collaborazione di tutti i nostri operatori e nell'eventuale aiuto di enti pubblici e di privati», conclude Fratel Bonora. «Non escludiamo, qualora si rendesse necessario, il ricorso al credito bancario».[FIRMA]

Camilla Madinelli

Cementificio di Fumane? Non va ampliato

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Giancarla Gallo



Fumane. Si fanno accesi i toni, in Valpolicella, sulla questione dell'ampliamento del cementificio di Fumane. In campo associazioni, cantine ed enti: nel mirino lo stabilimento e la sua convivenza con il territorio e il vino.
A innescare la miccia è stato il comitato di presidenza del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, che ha inviato alle 450 cantine aderenti (in totale 1.700 soci) una lettera, in cui esprime parere negativo nei confronti del progetto di ammodernamento e ampliamento della cementeria, ritenuta in evidente contrasto con la vocazione agricola del territorio.
«I cementifici sono inquadrati dalla legge tra i più inquinanti, e quello di Fumane è la più grossa realtà industriale situata nella Valpolicella Classica», si legge nel documento. «Negli anni passati, pur comportando notevoli sacrifici ambientali, ha sicuramente contribuito al benessere della Valpolicella. Ora le cose sono cambiate, siamo conosciuti in tutto il mondo per l'alta qualità dei nostri vini, il paesaggio, le ville antiche, il settore turistico, alberghiero e l'artigianato» e fa riferimento soprattutto al prodotto principale, trainante economicamente, che è l'Amarone.
Una posizione che non ha trovato però d'accordo il sindaco di Marano, Simone Venturini, che ha spedito a sua volta una lettera a tutte le cantine del territorio, con un emblematico oggetto: «procurato allarme e danno di immagine per il vino Valpolicella».
Venturini mette in guardia da «paure e timori inconsistenti», dalle «perduranti mistificazioni che alcuni comitati stanno sostenendo sugli organi di stampa sull'argomento e che già molti danni di immagine hanno arrecato alla Valpolicella e alle sue cantine».
Nella lettera Venturini ribadisce che l'aria a Marano è «buonissima» e che non c'è alcun inquinamento: «Sono solo i comitati ambientalisti che creano allarmismo ingiustificato».
Il presidente del Consorzio, Luca Sartori, per parte sua replica sottolineando che il Comitato del consorzio non nasconde la sua preoccupazione nei riguardi della situazione del cementificio, e «auspica attraverso il dialogo di poter individuare una posizione condivisa». Pur essendo il vino della Valpolicella ottimo, il Comitato del Consorzio ritiene di dover fare ulteriori incontri con la dirigenza del cementificio e ulteriori valutazioni.
Sandro Campagnola, dal sito www.teladoiolavalpolicella.it, stigmatizza e ironizza su tutta la situazione, lanciando un mini referendum «cementificio sì - cementificio no» che ha già registrato 147 no, contro un unico sì.
«Anche se dal camino della cementeria uscisse ossigeno puro, che cosa c'entra una fabbrica del genere con la Valpolicella? Come si possono conciliare l'attività del vino e quella del cemento», si chiede Campagnola. «Quando Arbizzano sarà equiparabile alle Golosine, chi avrà più il coraggio di dire sì sì sono fortunato perché vivo in Valpolicella? Quando, arrivato a Marezzane, il cementificio punterà su verso Cerna, chi sarà più in grado di fermarlo?».
La Valpolicella e il problema del cementificio sono anche sbarcati oltremanica. Nei giorni scorsi, il giornalista inglese John Phillips ha pubblicato sulle pagine del quotidiano «The Independent» un articolo dal titolo «I discendenti di Dante affrontano un nuovo Inferno». Il riferimento esplicito è al rischio che si possa creare a Fumane un inceneritore all'interno della cementeria, nel caso l'azienda venisse autorizzata a smaltire altri rifiuti oltre a quelli già utilizzati.
«Si teme che la spazzatura di Napoli potrebbe arrivare in una idilliaca Valpolicella, lì dove hanno vissuto venti generazioni di eredi di Dante», scrive il giornalista, che intervista i rappresentanti dei due comitati di cittadini sorti a Fumane e Marano, Daniele Todesco per Valpolicella 2000 e Mimmo Contri per Fumane Futura.
Ma, soprattutto, il giornalista riprende il nodo della non compatibilità tra cemento e aziende vinicole. In gioco c'è l'immagine della Valpolicella. Ad alzare la voce è Franco Allegrini, delle cantine omonime, di Fumane, che sottolinea la preoccupazione del settore vitivinicolo nei confronti dell'utilizzo di rifiuti.

L'ospedale di Negrar può crescere
Approvato il progetto di ampliamento

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Camilla Madinelli



Negrar. L'ospedale di Negrar è in espansione e al Comune non resta che adeguarsi a una delle eccellenze sanitarie del Veneto che si ritrova in casa. È stata approvata in Consiglio comunale con tredici voti favorevoli (maggioranza) e sei contrari (opposizione) la pratica edilizia presentata il 4 marzo dall'Istituto Don Calabria - Ospedale Sacro Cuore per l'ampliamento della struttura.
La minoranza ha discusso a lungo, dimostrando perplessità sulla metodologia seguita dall'amministrazione. Da qui il voto contrario. «Siamo consapevoli del valore dell'ospedale per il nostro territorio, che fornisce importanti risposte sanitarie ai cittadini, ma nutriamo forti dubbi sul metodo», hanno spiegato i rappresentanti delle tre liste che la compongono: Valentino Viviani (Negrar al centro), Roberto Grison (Insieme per Negrar) e Renzo Montanari (Partecipazione democratica).
I progetti presentati dall'ospedale, firmati dall'architetto Iglis Zorzi e discussi dal consiglio, parlano di un edificio polifunzionale composto da tre piani interrati e quattro sopra la superficie; serviranno per parcheggi sotterranei, magazzini, ambulatori, uffici tecnici e amministrativi, centro congressi. Il tutto sorgerà nell'area ora occupata dai parcheggi dei dipendenti, vicino a casa Nogarè.
L'intervento è consistente, accrescerà le potenzialità della Cittadella della carità (l'intero complesso costituito da Sacro Cuore, Don Calabria, casa Nogarè, casa Perez e casa del clero) e modificherà molto quell'area. In aprile, comunque, il progetto ha ottenuto il parere favorevole della Commissione integrata per la qualità architettonica e il paesaggio.
Nessuno dei consiglieri d'opposizione si è dichiarato contrario al progetto in sé, né tanto meno all'ospedale. «Guai a chi strumentalizza l'argomento», ha tuonato Viviani. Tutti e sei però hanno sollevato interrogativi di carattere pratico, come l'uscita in prossimità dell'asilo e sulla nuova strada interna denominata del Sacro Cuore. «Una strada pensata per spostamenti brevi, per pedoni e biciclette, e che rischia d'intasarsi per gli accessi alla nuova area ospedaliera», dice Viviani. Entrate e uscite da rivedere anche per Montanari ed Enzo Schiavone, che lavorano entrambi all'ospedale negrarese rispettivamente come medico e infermiere. «Esiste un modo diverso di rapportarsi», afferma Montanari, «e di voler bene al territorio tutti insieme».
«Meglio ragionare insieme, riflettere bene prima di decidere un'opera così importante», invitano Giorgio Mignolli e Giovanni Antolini.
Con l'ampliamento dell'ospedale, infatti, il consiglio è tornato a parlare di strade, trasporto pubblico e soluzioni anti traffico. «Impatto ambientale e viabilità non sono questioni da sottovalutare solo perché parliamo di un ospedale», afferma Grison. «Viabilità e mobilità stanno a cuore anche alla maggioranza, solo che le soluzioni che prospetta sono diverse», annota la presidente del consiglio Angiolina Boldo. E forse in nome di queste visioni diverse è stata cambiata la convenzione con l'ospedale abbozzata dalla precedente amministrazione. Un boccone amaro per Viviani e i suoi. «Sono state cancellate cose che lo stesso ospedale si era detto disposto ad accettare», attacca Viviani. Al ritiro del permesso di costruire l'Istituto don Calabria - Ospedale Sacro Cuore si è impegnato a versare 15mila euro al Comune per uno studio d'impatto sul traffico e a concordare delle soluzioni. Esito soddisfacente per la maggioranza, ma «una cifra ridicola», per Montanari e «roba da elemosina» per Viviani.
I consiglieri di minoranza hanno chiesto il ritiro del punto all'ordine del giorno, che non è stato accolto. Alla fine hanno votato contro la delibera proposta da una maggioranza compatta, su cui si è espresso pure qualche consigliere di maggioranza che ha preso la parola per la prima volta.
Per Roberta Renzi si tratta di un «buon progetto»; per Carlo Barzon «ridicolo parlare di un brutto impatto, si guardi il nuovo distributore di benzina lungo la strada dell'Aquilio»; Gianfranco Dalle Pezze: «le risposte per la viabilità arriveranno entro tre anni»; Giovanni Zanotti: «è necessario essere precisi e ponderare con calma». Unico degli assessori a intervenire Gianni Pozzani, che ha rinfacciato alla minoranza i metri cubi approvati come piani d'urgenza legati al Pat. «Meglio questi in un unico punto per un ospedale che gli altri sparsi da voi sul territorio per nuove case».

Il ritiro dell'Hellas Verona riporta i turisti a Fosse

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Vittorio Zambaldo



SANT’ANNA D’ALFAEDO. È riuscito il grande miracolo della piccola Fosse: diventare per due settimane la capitale del calcio gialloblù, restando se stessa, tanto che gli affezionati clienti di decine di stagioni estive passate non si sono affatto sconvolti per la novità, anzi sono tornati imperterriti ai loro posti tradizionali gradendo la vitalità portata da giocatori dell'Hellas Verona e tifosi. Il ristorante pensione Ombra ha esaurito tutti i posti a disposizione: «Non potevo dire di no a clienti che prenotano una stanza da 25 anni», riconosce il contitolare Mauro Morandini. Così ha accolto 33 fra giocatori e staff tecnico della squadra di calcio e una decina di altri ospiti, mettendo sulla porta il cartello: «Albergo riservato dal 20 luglio al 2 agosto».
Infatti è tanta la soddisfazione dei vertici dell'Hellas per la sistemazione e l'accoglienza ricevute che hanno deciso di prolungare di un giorno la permanenza, rinviando la partenza a domenica pomeriggio. Morandini, che con la sua famiglia cura pasti e sonni della squadra, è contento dei suoi ospiti: «Sono gentili, rispettosi, niente affatto esigenti. Abbiamo adattato i menù alle indicazioni dal medico della squadra. Partiti con le brioche a colazione, ci hanno poi dirottati su yogurt, latte, caffè o tè, succhi di frutta, miele, marmellate e fette biscottate. Ai pasti primo, secondo, crostata, mousse o panna cotta e caffè. Proibite bevande alcoliche e gasate. L'unico che può esagerare è il massaggiatore Giuseppe Venturelli che non ha pace se non beve una quindicina di caffè al giorno», rivela l'albergatore. Un crocchio di pensionati sulla centrale via Cesare Battisti, a due passi dall'albergo dei giocatori, commenta l'aumento di visitatori e ospiti: «Finalmente vediamo un po' di gioventù. Sono contento per il paese e per gli esercenti che possono affrontare con più tranquillità una stagione difficile», osserva Bruno Malesani, di San Massimo, lontano parente di quell'Alberto che fu anche allenatore del Verona: «Ma sono sportivo, non tifoso», precisa.
Chi invece non perde occasione di farsi sentire anche dall'alto del balcone, premiato come «primo» per la composizione di colori gialloblù, è un quartetto di tifosi scatenati: Gildo e Angela, coniugi ultraottantenni, Elda di 76 anni e il figlio Roberto di 48: intonano un coro da curva e mostrano con orgoglio la bandiera dello scudetto di 24 anni fa. Gildo, pensionato delle Ferrovie, seguì sulle rotaie il Verona in trasferta fino a Messina nell'immediato dopoguerra, quando militava in serie B, mentre Roberto, abbonato da 35 anni, ha più di mille partite in mente: «Tutti i ricordi, quelli belli e quelli brutti», ammette. Al bar Mely's sotto la bandiera della curva Sud, la contitolare Elena Campostrini annuncia l'aumento del 200 per cento delle consumazioni: «Non solo rispetto all'anno scorso», dice, «ma negli ultimi sette anni. Eravamo morti turisticamente e dobbiamo un grazie all'amministrazione comunale per questa opportunità», confessa. E spezza una lancia per i tifosi: «Brave persone, corrette e rispettose, come delle Giovani marmotte, contrariamente a quanto si racconta di loro». Paolo Marchesini di Settimo di Pescantina e Luca Campostrini di Fumane sono «butei» che hanno affittato un appartamento per seguire il ritiro dell'Hellas. «Lavoro nella telefonia e queste sono le mie ferie: 15 giorni con i ragazzi del Verona», rivela Paolo, che raggiungeva la squadra anche nei ritiri degli anni scorsi in Val Passiria, ma solo nei fine settimana. A Fosse invece ha potuto permettersi un appartamento in affitto. Emozionato? «Tanto quando i giocatori salgono dal campo di allenamento e ti stringono la mano. Si fermano volentieri a parlare e non negano a nessuno un saluto», dice con venerazione. Luca è al suo primo anno da tifoso al seguito ed è stato cooptato nell'area bibite dallo Staffosse, il gruppo coordinato dal Comune per la gestione del bar e della cucina a servizio dei tifosi e dei villeggianti: «In occasione dell'amichevole di sabato con il Sant'Anna sono stati scolati 47 fusti da 30 litri di birra in due ore», rivela. Dire che equivalgono a più di 1400 litri fa più impressione: c'erano forse cinquemila persone, e vuol dire almeno mezzo litro a testa, sperando che donne e bambini abbiano bevuto acqua o Coca cola. Il supermarket Cona è il luogo delle tentazioni per i giocatori per la sua fornitura golosa di formaggi, salumi, dolci: «Vengono ma acquistano solo bevande non gasate, integratori salini e qualche gelato: nessun strapazzo», assicura il titolare Alberto Cona che è anche vicepresidente dell'Us Sant'Anna e sa bene come trattare con i giocatori.

«Al Maso tutto regolare» Assolti i fratelli Nicolis

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Giampaolo Chavan



NEGRAR. Tutto regolare al Maso di Negrar. I lavori sono stati svolti in regola e non c'è stata alcuna violazione dell'area riconosciuta di notevole interesse culturale con un decreto del Ministero dei beni ambientali del 1987.
Sono questi i punti cardine con i quali ieri pomeriggio il giudice Raffaele Ferraro ha assolto Giancarlo, Giuseppe e Massimo Nicolis, titolari dell'omonima azienda agricola e Marco Boscaini, finiti sotto inchiesta nel 2007 con l'accusa di aver violato le norme ambientali.
La sentenza è arrivata alle 18 dopo due ore di camera di consiglio. Per conoscere i perché dell'assoluzione, però, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni, previsto tra alcune settimane. Fino alle 16 di ieri, il pm Pier Umberto Vallerin prima e il difensore degli imputati, l'avvocato Massimo Dal Ben poi, hanno giocato a colpi di fioretto pur di far prevalere le loro tesi.
L'ACCUSA. Alla fine della sua requisitoria, il pm Pier Umberto Vallerin aveva chiesto la condanna dei quattro imputati con pene tra un mese e 12mila euro di multa (per Marco Boscaini) e un anno e due mesi per i fratelli Nicolis. Il sostituto aveva ricordato prima di tutto che «le esigenze di immediato profitto degli imputati si sono andate a scontrare con le leggi farraginose» che riguardano gli adempimenti burocratici.
Aveva poi ripercorso tutte le tappe della vicenda, avviata il 30 aprile 2003 con l'acquisto dei Nicolis di quel fondo sopra le colline tra i comuni di Negrar e Verona. Il pm ha elencato poi la caterva di sopralluoghi e ordinanze, succedutisi tra il 2004 fino al 23 febbraio 2007. «I lavori dei Nicolis avevano alterato lo stato idrogeologico del Maso di Negrar», ha insistito Vallerin. A tal proposito il pm ha citato una relazione del Corpo forestale dello Stato del 19 gennaio 2007 che sottolineava come non solo i lavori, ma anche l'assetto definitivo della zona era stato danneggiato. A parere del pm, poi, nel sopralluogo del 23 febbraio 2007 è emerso come la ditta dei Nicolis «aveva realizzato dei gradoni non contemplati dalle ordinanze di rimessioni in pristino dei Comuni interessati». Alla fine della requisitoria, il sostituto ha ricordato come le sanatorie chieste e ottenute dalla difesa «non avevano alcuna efficacia sui reati».
LA DIFESA. Nella sua arringa, durata più di 40 minuti, l'avvocato Massimo Dal Ben ha rintuzzato una dopo le altre le accuse della procura.
Il legale ha mostrato il parere della soprintendenza ai beni ambientali nella quale tra l'altro si dichiara che «a lavori conclusi con l'impianto di nuovi vigneti e l'inerbimento delle scarpate, l'area di intervento riacquisterà la connotazione tipica dei terreni collinari».
E ancora: «Il vigneto consentirà di mantenere la cornice ambientale e assicurare la prospettiva, la luce e il decoro necessari a tutela a tutela del Maso». L'avvocato poi ha ricordato che «non sono mai state effettuate modificazioni geo morfologiche e movimentazioni di terre oltre le prescrizioni imposte in via amministrativa». Il legale ha ricordato che soltanto nel 2007, la Conferenza dei servizi ha stabilito la necessità di avere delle autorizzazioni per realizzare le opere su quel fondo posto tra Negrar e Verona. Un'affermazione cardine quest'ultima per dimostrare che i suoi assistiti non erano a conoscenza della loro condotta illecita.
Se illiceità ci sono state, quindi, rientrerebbero in un errore scusabile, così come stabilito da una recente sentenza della Corte costituzionale. Ora mancano solo le motivazioni della sentenza per comprendere i motivi dell'assoluzione.

Cementificio di Fumane? L'Independent
vuole vederci chiaro e manda l'inviato

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Fumane. The Independent, l'importante quotidiano inglese, si sta interessando alla vicenda del Cementificio Rossi di Fumane. Per vederci chiaro ha mando il suo inviato John Phillips. Phillips è venuto in Valpolicella, ha incontrato i viticoltori, i rappresentanti del cementifico e poi ha scritto un articolo dal titolo molto evocativo ("Dante's descendants face a new inferno" " I discendenti di Dante affrontano un nuovo inferno") dove, sostanzialemte, cerca di spiegare perché in un'area famosa in tutto il mondo per il vino, dove da un solo tipo di uva si producono ben 5 differenti qualità di vino, non solo sia stato dato il via libera alla costruzione, negli anni '60,  di un cementifico, ma anche perché ora possa esserci la possibilità che venga eretto un inceneritore.

Ha parlato con i  produttori di vino, il conte Pieralvise Serego Alighieri, discendente diretto di Dante, in primis, il quale ha detto e ribadito che le attività del cementifico nulla hanno a che vedere con l'environment, cioè l'area circostante, quasi interamente dedicata al vino. Ha parlato con Sartori, con Allegrini, cantine famose in tutto il mondo, con i comitati di cittadini Fumanefuturo e Valpolicella 2000. E ovviamente ha incontrato  i rappresentanti del  cementifico che hanno assicurato che il nuovo inceneritore, che dovrà bruciare i residuri della prioduzione, sarà efficiente ed ecologico.

L'unico con il quale l'inviato dell'Independent non è riuscito a parlare  sono stati il sindaco di Fumane, il quale ha definito "inappropriato rilasciare dichiarazioni quando sono in corso studi di fattibilità". E il sindaco di Marano (nella vallata il cementifico ha chiesto di aprire una nuova cava) che si è limitato ad accusare i comitati di fare allarmismo.

L'articolo dell'Independent: http://www.independent.co.uk/news/world/europe/dantes-descendants-face-a-new-inferno-1761498.html


Altre marogne distrutte. Dal Negro: «Non sapevo»

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Camilla Madinelli



Negrar. Al Maso di Montecchio, sulla zona collinare tra il comune di Negrar e quello di Verona, sono arrivate le ruspe. Non si fatica a sentirne il rumore che copre il cinguettio degli uccelli, né a notare i loro colori giallo e nero in un panorama dominato da tinte verdi e marroni. Spostano terra, mangiano sassi e paiono golose in particolare di marogne, i caratteristici muretti a secco della Valpolicella costruiti dai contadini nei secoli per delimitare i confini, segnare i terrazzamenti, favorire il drenaggio. Opere belle e utili di cui negli ultimi anni si è molto sentito parlare, soprattutto per una rinata sensibilità nei loro confronti; a San Giorgio «Ingannapoltron» procede spedito, per esempio, il progetto civiltà delle marogne, che promuove valorizzazione e recupero di questi manufatti che oggi nessuno più costruirebbe (troppa manodopera!) e che sono diventati un segno distintivo del paesaggio nella Valpolicella.
Due mezzi con braccio meccanico da qualche giorno si muovono a ritmo serrato nel campo a sud di via Maso, di proprietà dell'azienda agricola di Sergio Castellani, con sede a Valgatara. Per l'opera in corso, «di movimentazione terra e aratura, necessaria prima dell'impianto delle viti», il proprietario assicura di essere in regola con le autorizzazioni rilasciate dal Corpo Forestale dello Stato e dal Comune. «Ci sono i permessi, è tutto regolare», dice Castellani, che definisce il lavoro un «livellamento del terreno, fatto senza smantellare nulla». Nega che sia in corso una demolizione dei muretti a secco, «che in buona parte erano tutti già caduti».
A prima vista, però, le cose paiono diverse e le file di marogne, a giudicare dalle fotografie scattate prima dell'intervento fondiario in corso, sembrano a posto, ben allineate e sostenute, solo un po' invase dai cespugli. Finora sono finite sotto le fauci delle ruspe le prime due file, quelle più vicine alla strada. Al Maso è nata l'associazione Il Carpino, intitolata all'albero secolare (monumento vegetale censito dalla Regione), scomparso quando l'ex pascolo venne trasformato in un altro vigneto all'americana. Il presidente dell'associazione, Mario Spezia, dalla corte del Maso controlla ogni giorno la situazione; la sua preoccupazione è che le marogne superstiti spariscano del tutto entro poco tempo. «Non è ammissibile che si continui a distruggere, quelle marogne sono sempre state in buone condizioni», afferma Spezia. «Ricordo che il campo si trova in un'area vincolata dal punto di vista paesaggistico e ambientale, a pochi passi dal confine con il Sic, sito d'interesse comunitario, e dal complesso del Maso, censito come bene monumentale».
Il proprietario del terreno su cui sono in azione le ruspe prima rassicura sulle intenzioni — «Salvare più che si può è nel mio stesso interesse», dice — poi fa una distinzione tra i muretti in base alle loro condizioni: «Le marogne non spariranno, rimarranno dove sono in buono stato». Ma chi giudica il loro stato di conservazione? E chi decide cosa farne, se tenerle o distruggerle?
Il piano regolatore di Negrar prevedeva per le marogne, tra le norme tecniche di attuazione, di «mantenerle, ricuperarle, integrarle, attraverso materiali e tecniche tipiche della tradizione locale». Un'idea chiara di conservazione e tutela trasportata nel piano di assetto territoriale redatto dall'amministrazione Mion a cui ora il neosindaco Giorgio Dal Negro sta rimettendo mano.
Dei lavori al Maso il primo cittadino dice di non essere al corrente e di non aver ricevuto segnalazioni, almeno fino a venerdì, da parte dei suoi uffici. Promette però di informarsi al più presto su quello che sta succedendo. «Mi reputo un sindaco liberal, ma chi pensa che per questo si possano buttar giù le marogne come niente, si sta sbagliando di grosso», afferma Dal Negro. «Ci sono delle regole che vanno rispettate e non si può fare quello che si vuole solo perché si è a casa propria».

È pronto a pedalare per 1.480 chilometri

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Negrar. Ciclisti della Grandi Eventi Valpolicella alla riscossa.
Gli inguaribili del pedale Marco Guardini, Giorgio Murari e Adriano Zardini, insieme a Gianfranco Coato e alle new entry Federico Ferrari e Alberto Tommasi, stanno affrontando un'estate ricca di appuntamenti in sella, su e giù dalle più ripide e difficili strade del Veronese, ma con puntate anche oltre. Domenica 19 luglio per Guardini e Zardini c'è stato il Monte Grappa Challenge, cinque ascese da cinque strade diverse. «Percorso bellissimo e natura meravigliosa», commenta Guardini. «Andarci in macchina non è la stessa cosa: solo in bici ti accorgi veramente dei luoghi che attraversi». Domani, inoltre, lo stesso duo affronterà la scalata dello Stelvio da tre versanti, compreso quello svizzero.
Ma nell'estate 2009 c'è una novità. Si chiama Londra Edimburgo Londra, per gli intenditori Lel, ed è una delle più lunghe randonnée d'Europa: 1.480 chilometri nel cuore verde dell'Inghilterra, da percorrere giorno e notte in bicicletta dal 26 al 30 agosto. Una nuova sfida per Murari, 48 anni a ottobre, l'estremo del gruppo, quello a cui piace macinare chilometri. Dopo la 1001 Miglia Italia (Milano Roma Milano) del 2008 e la Paris Brest Paris del 2007, stavolta tocca andare oltre Manica. L'obiettivo è arrivare in fondo all'ultima gara del magnifico trio e ottenere il Granbrevetto randonnée Europe Challenge. «Per me la bicicletta è emozione allo stato puro, mi regala sensazioni uniche», afferma Murari alla vigilia della partenza per Londra. La sua passione per la bici è iniziata a 30 anni quasi per caso, visto che una frattura alla caviglia destra aveva messo lo stop all'attività calcistica praticata fin da ragazzino. Ma è stata una passione travolgente, senza più ritorno. Sono in totale 86 gli italiani che parteciperanno alla manifestazione inglese. Il capitano della delegazione azzurra sarà Riccardo Riccò, il ciclista venticinquenne di Sassuolo. La maglia dell'Italia la indosserà anche Murari, che si è allena da un anno per arrivare preparato alla sfida. L'ultimo test prima di Londra, con bici a pieno carico e soluzioni antiacqua, l'ha fatto il 5 luglio alla 600 chilometri Morelli Day, la decana delle randonnèe italiane e percorso ondulato tra Lombardia, Piemonte e Liguria. Poi solo «giretti» di circa 100 chilometri e poche salite per ricaricare le pile. «La calma prima della tempesta», la chiama. I suoi compagni di squadra lo seguiranno dalla Valpolicella e faranno il tifo per lui. «Lì non è solo questione di preparazione fisica, contano concentrazione e capacità di sopportare la fatica», dice Guardini. Il gruppo si ricompatterà come ogni anno in occasione dell'Eroica, la cicloturistica d'epoca organizzata nella campagna senese.
Quest'anno sarà domenica 4 ottobre e i valpolicellesi s'industrieranno non poco per mettere a punto la mise storica richiesta, disposti come sempre a pedalare sì, ma anche e soprattutto divertirsi. C.M.

Spazi commerciali. Il Comune dice sì

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Mirco Franceschetti



Sant'Ambrogio. Semaforo verde del Consiglio comunale di Sant'Ambrogio al piano urbanistico direzionale-commerciale «Perusi». L'approvazione è avvenuta a maggioranza. L'area si trova nelle vicinanze del Passaggio di Napoleone, ed è costituita da due ripartizioni: la prima dall'albergo Napoleone che, secondo il progetto, verrà provvisto di area verde e parcheggio; la seconda è legata all'espansione edilizia con finalità commerciali che porterà alla traformazione dell'ex campo di calcio del Napoleone.
L'area è servita da due arterie: la strada provinciale e la via a senso unico che porta nella zona industriale di Sant'Ambrogio e Dolcè. La superficie totale è di 14mila metri quadrati; la porzione destinata a servizi sarà di 6.200 metri. «Siamo arrivati alle battute finali», ha spiegato il responsabile dell'area tecnica del Comune, Federico Donatoni, illustrando il progetto, che è stato già approvato dalla giunta comunale.
Il consigliere del Pd, Elly Zampieri, ha chiesto delucidazioni «circa l'aumento del traffico e se il Comune di Dolcè, che confina in quella zona con il nostro comune, è stato informato dell'operazione». Donatoni ha rassicurato l'esponente della minoranza e ha annunciato che c'è un'altra lottizzazione che insiste sui territori dei due comuni. Riguardo alla viabilità, invece, sono stati organizzati degli incontri tra la ditta proponente, l'amministrazione comunale e quella provinciale. L'ingresso e l'uscita dei mezzi pesanti sarà garantito solo da via Napoleone; gli autoveicoli che entreranno nel futuro centro commerciale dovranno uscire invece in direzione Sega di Cavaion. I costruttori hanno chiesto una superficie di 1.000 metri quadrati da adibire a spazi commerciali sui 3.500 metri disponibili. Nel complesso verrà a insediarsi un supermercato Eurospin. Il consigliere della Lega, Vittorio De Battisti, ha subito chiarito: «L'aumento dei supermercati crea un affollamento commerciale di cui ne risentono in primis i negozianti, i quali hanno già fatto sapere che le vendite sono calate. Propongo una moratoria sulle nuove costruzioni fino all'approvazione del Piano d'assetto del territorio».
Il consigliere Pierluigi Toffalori ha aggiunto: «Il progetto mette in luce come il Prg abbia ancora potenzialità. Quindi, serve maggiore attenzione nel predisporre varianti urbanistiche per creare nuove aree fabbricabili. Dobbiamo salvaguardare il nostro territorio e valorizzare le zone degradate. Per quanto riguarda la svolta obbligatoria a destra in uscita dal centro commerciale, si potrebbe studiare uno svincolo collegato ad successivo incrocio con la zona industriale».

Soundpark finisce in Regione

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Camilla Madinelli



Negrar. Il Valpolicella Soundpark, ovvero il festival giovanile che da nove anni si svolgeva a Villa Albertini ad Arbizzano, finisce a Venezia. Rifondazione comunista ha presentato al Consiglio regionale veneto un'interrogazione a risposta immediata in cui chiede alla Regione di intervenire affinché sia riconsiderata l'opportunità di svolgere il festival con il ritiro della revoca del patrocinio da parte dell'amministrazione comunale e con il reinserimento del festival nel programma di governo del comune. Nell'attesa di novità l'associazione Altrisounds, che ha rifiutato le condizioni fissate dal sindaco Giorgio Dal Negro per l'utilizzo di Villa Albertini non resta con le mani in mano. L'edizione 2009 non si farà, ma i giovani organizzatori stanno valutando cosa fare e dove nei giorni di fine agosto in cui era previsto il festival, tanto per non perdersi di vista, garantire comunque un momento di ritrovo, mantenere vivo il collante tra i volontari di ogni parte della Valpolicella che mettono a disposizione tempo ed energie per dare vita a quel progetto musicale, culturale, sociale e ambientale chiamato Soundpark. Inoltre, non hanno bloccato la raccolta firme promossa inizialmente per cercare di smuovere il primo cittadino di Negrar dalle sue posizioni giudicate antifestival.
Questione di punti di vista, visto che Dal Negro ha negato di essere contro la festa in sé, più volte ha definito gli organizzatori «bravi ragazzi, seri e volonterosi» e ancora più volte ha spiegato che la villa non è (e non sarà più) il contenitore giusto per manifestazioni genere Soundpark, «che attirano troppe persone e fanno troppo rumore». Le firme, che hanno superato il migliaio, continueranno a essere raccolte «come forma di sostegno alla festa e alla sua filosofia», spiegano gli organizzatori. Intanto però, chiusa la questione Soundpark, si apre un nuovo capitolo relativo all'utilizzo di Villa Albertini ed ex scuola Valier. Cosa ne vuole fare il neosindaco? Quali sono i programmi in merito? Domande che attanagliano il Covial, il comitato per la gestione e valorizzazione della villa formato da circa una trentina di associazioni e creato dalla precedente amministrazione per rendere agibili e fruibili gli spazi esterni, organizzare eventi e pensare alla manutenzione. Il Covial è in attesa di conoscere le volontà progettuali dell'attuale giunta comunale, anche perché le manifestazioni in programma sono numerose. In calendario, per dire, c'era pure il Valpolicella Soundpark e si vorrebbero evitare altre sorprese. «Abbiamo chiesto un incontro con il sindaco per conoscere le intenzioni sulla villa», dichiara il presidente Renzo Signorini. «Alcuni progetti li abbiamo lasciati in sospeso proprio in attesa di capire la direzione che si vorrà prendere». Il Covial per il momento non si sbilancia: «Non assumeremo nessuna posizione fino a quando il sindaco non ci dirà la sua», conclude Signorini. Dal canto suo, Dal Negro sostiene che non gli è arrivata nessuna richiesta e di avere invece chiesto lui al Covial di farsi vivo. Non nasconde la sua voglia di dare una svolta all'utilizzo di quella Villa Albertini che immagina come una bella donna da valorizzare. «La voglio vestire bene e metterle un po' di rossetto, se lo merita», afferma. Fuori metafora, spiega l'intenzione di trasformarla «in un centro culturale che collabori con l'università di Verona e funga pure da ostello, in grado di contenere qualche festa del paese e serate di poesia, prosa e lirica». Ma cosa ne sarà nel frattempo di quanto è stato fatto finora? Negli ultimi due anni gli spazi esterni hanno ospitato ogni sorta di manifestazione, dalla festa della comunità a quella dei popoli, dalle processioni religiose al biomercatino del sabato mattina, dalla festa di fine anno della scuola materna di Arbizzano al Grest estivo, dalla Free Fest dei giovani universitari alle varie iniziative organizzate dal comitato S-ciapa Soche, dalla festa della Liberazione a quella della famiglia e dei nonni. «Tanti modi per dare una risposta ai bisogni della popolazione», aggiunge Nicola Dentamaro del Teatro Origine, associazione culturale che fa parte del Covial. Ma l'ultima parola, ora, spetta al sindaco.

Silvia e Camilla portano
la Valpolicella sul palco

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Lorenza Costantino



Valpolicella.  La Valpolicella sforna talenti: questa volta, si parla di teatro. Silvia Masotti e Camilla Zorzi, promettenti attrici di 25 e 26 anni originarie di Castelrotto e di Parona, calcheranno fino a domani il palco del teatro Romano.
«Fin da bambine abbiamo sognato questo momento», raccontano. Il momento, cioè, di debuttare nella propria città: sono le interpreti più giovani del cast de «La bisbetica domata», per la regia di Paolo Valerio, secondo la rilettura del testo shakespeariano a cura di Piermario Vescovo.
Le ultime due repliche sono in programma stasera e domani, alle 21.15.
Ma a dispetto dell'età, le due ragazze, allieve di Luca Ronconi al Piccolo di Milano, dove si sono diplomate, vantano nel curriculum già diverse tournee in Italia. E non è un caso che siano state selezionate per questa importante tappa veronese, in cui recitano fianco a fianco con attori del calibro di Stefania Felicioli e Natalino Balasso (unico interprete maschile di un cast tutto al femminile), i quali vestono i panni di Petruccio e Caterina.
Masotti e Zorzi, invece, ricoprono i ruoli di Lucenzio e del suo servo Tranio, visto che la regia ha scelto di far interpretare quasi tutti i personaggi maschili ad attrici: «Una particolarità con cui si vuole prendere un po' in giro lo sfondo misogino della commedia», spiegano.
L'altra caratteristica consiste nel fatto che l'intera opera viene recitata in dialetto veneto: per le due ragazze, un bel ripasso di «lingua madre» dopo gli anni di studi nella capitale lombarda, dove ora trascorrono la maggior parte dell'anno per lavoro. Appunto, il lavoro: «Diventare un'attrice era un sogno d'infanzia che ha iniziato a prendere forma negli anni del liceo, frequentando il gruppo teatrale della scuola», spiega Masotti. E Zorzi aggiunge: «Non vedevo l'ora che terminassero le lezioni per andare a recitare nel pomeriggio: da semplice passatempo il teatro è divenuto una passione irrinunciabile».
Quindi la scelta di presentarsi al test d'ammissione dell'accademia del Piccolo: una prova superata con grande gioia. Da lì però, la strada è stata tutta in salita. «Fare teatro è una professione dura, che richiede un esercizio fisico e vocale continuo», spiegano. «Le prove riempiono le giornate, non ci sono né orari né vacanze. Le tournee portano distanti da casa e dai propri affetti anche per diversi mesi di seguito. E quando si torna, non si sa quando si riprenderà a lavorare, perché in questo campo non esistono contratti fissi».
Quale è allora la molla per continuare? «Si viene a contatto con professionisti preparatissimi, autentici geni e poi, viaggiando, si conoscono molte persone e diverse realtà. È una passione», concludono, «e la passione vince su tutto».

Lorenza Costantino

«SoundPark», i giovani hanno le mani legate

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Camilla Madinelli



Destino ancora incerto per il Valpolicella Soundpark. L'edizione 2009, programmata nel cortile di Villa Albertini ad Arbizzano dal 19 al 23 agosto, è in forse. Dopo un primo no perentorio sullo svolgimento nella villa e un blocco dei permessi annunciato con preavviso scritto di diniego e nessun incontro interlocutorio precedente alla decisione, il sindaco Giorgio Dal Negro ha aperto uno spiraglio durante il primo Consiglio comunale.
Il Soundpark si potrà fare ad Arbizzano, purché gli organizzatori rispettino una serie di limitazioni per la quiete pubblica e la sicurezza che tanto stanno a cuore a Dal Negro e ad alcuni cittadini di Arbizzano di cui ha raccolto le istanze.
L'elenco è lungo e lunedì è stato consegnato in modo informale agli organizzatori dell'associazione Altrisounds, che però ieri ne hanno richiesto una versione ufficiale. «Siamo stanchi di questo tira e molla, di colloqui solo verbali e di questo clima d'incertezza», affermano. «Chiediamo di valutare un documento firmato dal sindaco e poi comunicheremo la nostra decisione».
Le prescrizioni comprendono: divieto di sosta nelle vie adiacenti alla villa e servizio di bus navetta; stop alla musica sui due palchi alle 23.30 e alle 23.45; uscita per ospiti e staff entro la mezzanotte e un quarto, con sgombero entro le 00.30 dell'intera area circostante; pannelli fonoassorbenti per i palchi; designazione dei responsabili per navetta, musica, uscita del pubblico e sicurezza; ingresso limitato a 800 persone per serata; ritiro del patrocinio comunale.
«Questa manifestazione non rientrerà più nel piano delle manifestazioni appoggiate dal Comune», spiega Dal Negro. «Ho ereditato una patata bollente e un'amministrazione responsabile deve fare delle scelte». La sua, di scelta, ha provocato quasi una sollevazione attorno al festival musicale: 2.500 i messaggi postati su facebook e 700 firme a favore dello svolgimento della festa.
Ora però non si scappa. Le condizioni dettate dal sindaco rappresentano l'ultima possibilità per Altrisounds di salvare l'ottava edizione. Dopo 10 giorni di trattative, l'annuncio del diniego piovuto dall'alto, incontri e sopralluoghi per altre «location» (mercato cerasicolo e viale Venezia) risultate inadeguate, il gruppo non nasconde «delusione, amarezza e un vago senso di presa in giro». Su molti punti trapela una certa perplessità, come limitare gli accessi alla festa o abbandonare la villa poco dopo la mezzanotte. «Il sindaco sta negoziando non perché ha cambiato idea sulla nostra festa o perché ne condivide i principi, ma solo per venirci incontro, farci un favore. Apprezziamo il tentativo, ma questo messaggio non ci piace e non vogliamo una manifestazione che sappiamo non gradita».
Agli organizzatori l'ultima parola. Dal Negro ha già detto: «O così o niente». Alcuni ragazzi, per parte loro, citano un brano degli U2, «I'll go crazy if I don't go crazy tonight», che suggerisce: «Triste è la nazione che non ascolterà i suoi ragazzi e le sue ragazze, perché la melodia più dolce è quella che non abbiamo udito».
Camilla Madinelli

Dal Negro va avanti senza un assessore

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Camilla Madinelli



NEGRAR. Giorgio Dal Negro ha messo il turbo. Ha sostituito i cartelli che segnalano i lavori pubblici in corso, chiesto il «ritorno a casa» del Pat dalla Regione, incontrato i dirigenti del Comune per mettere in chiaro le prime cose su organizzazione interna e personale. Ha programmato una visita istituzionale del nuovo presidente della Provincia Giovanni Miozzi a Negrar per parlare di viabilità, distribuito assessorati e deleghe, incontrato l'assessore regionale all'ambiente Giancarlo Conta. Come ciliegina sulla torta ha pure dato lo stop al festival giovanile Valpolicella SoundPark, innescando un fiume di polemiche.
«L'avevo detto che non avrei perso tempo», sorride. Non ha aspettato nemmeno il primo Consiglio comunale, con incorporati convalida degli eletti, giuramento del sindaco, comunicazione delle nomine degli assessori. «Certe cose vanno affrontate subito, gettando le basi per il futuro. Perché aspettare?».
Per sé Dal Negro si è tenuto incarichi importanti: urbanistica, edilizia privata, viabilità e ambiente. A dire il vero, gli ultimi due era pronto ad affidarli al secondo assessore dell'area Pdl, che pareva dovesse arrivare come esterno su decisione del coordinatore per la «Grande Verona», l'assessore regionale Massimo Giorgetti, ex An. Ma il nome non è arrivato, nonostante i papabili e gli interessati fossero più d'uno e Dal Negro facesse il tifo per Dionisio Brunelli; adesso il sindaco ha deciso di non aspettare più. «Mi muoverò io sia per il Pat che sul fronte viabilistico, tra qualche mese si vedrà», conclude. «Col presidente Miozzi sarò chiaro, perché voglio anch'io la mia parte».
Col settimo uomo non pervenuto, scendono a sei gli assessori che formano la giunta — Sergio Cinquetti e Claudio Castagna (Lega Nord), Federico Marangoni (Pdl), Gianni Pozzani (Vivi Negrar), Luigino Damoli (Udc), Stefano Ceradini (Progetto Negrar) — e che si presenteranno lunedì 13 luglio alle 18 durante il primo Consiglio comunale.
Gli assessori esterni sono due, Damoli per l'Udc che è rimasta fuori dal Consiglio e Castagna per la Lega, che ai candidati in lista ha preferito il segretario della sezione, in gara elettorale solo nelle elezioni provinciali.
Ancora dubbi da sciogliere sulla persona a cui andrà la carica di presidente del consiglio. La scelta pare sia tra Gianfranco Dalle Pezze e Angiolina Boldo, rispettivamente primo e seconda per numero di voti nella lista Tosi. Di certo c'è che, dopo la Boldo, le uniche due donne consigliere arrivano dal mondo leghista: Antonella Tricol ha ricevuto più preferenze di tutti i suoi colleghi di lista (81 voti) e Roberta Renzi, arrivata terza, subentra a Cinquetti dimessosi da consigliere per la promozione ad assessore.
«Le abbiamo volute e sostenute in tutta la campagna elettorale perché crediamo nel loro tocco femminile», afferma Castagna. «Sono pronto ad assegnare a una di loro la mia delega alle pari opportunità, ma avranno anche un altro incarico importante», aggiunge. Potrebbe essere alle associazioni e manifestazioni, per il momento in mano a Cinquetti.

Difficile salvare il «SoundPark 2009»



NEGRAR. «Allora, com'è andato l'incontro con il sindaco?». Il messaggio arriva da una ragazza serba che nelle scorse edizioni del Valpolicella SoundPark era stata ospitata dallo staff di AltriSounds, l'associazione culturale organizzatrice. Come lei, chiedono aggiornamenti sulla vicenda diversi giovani dei cinque continenti, venuti in contatto con la realtà del SoundPark grazie alla collaborazione dell'evento con campi di servizio internazionali. E così fanno anche band e associazioni delle regioni vicine, oltre che veronesi. Quest'anno era prevista anche la visita di un gruppo di ragazzi abruzzesi.
Insomma, sta diventando un vero e proprio caso la decisione della giunta negrarese di chiudere al SoundPark i cancelli di villa Albertini, ad Arbizzano, dove il festival si era svolto negli ultimi tre anni.
«Amarezza e delusione è ciò che ci resta dell'incontro con il sindaco. La valenza sociale del festival non è stata capita», affermano i ragazzi di AltriSounds, anche nel comunicato stampa. Difficile, a un mese dalla data fissata, trovare un altro luogo pubblico su misura per una festa così grande (in media settemila presenze), richiedere tutte le autorizzazioni, stampare cartelloni pubblicitari e volantini: «Il SoundPark quest'estate non si farà. A meno che la giunta non confermi la sua proposta di collocare il festival nel mercato cerasicolo di Negrar», spiegano, «ma noi stessi nutriamo forti dubbi sul fatto che quel luogo sia adatto, soprattutto per la vicinanza all'ospedale... Lì sì che rischieremmo di disturbare». E spostarsi in un altro Comune? «E' un'ipotesi buona per il 2010, ma irrealizzabile ora».
Va in fumo, quindi, il lavoro di una settantina di collaboratori, portato avanti da gennaio. «La Siae è già stata pagata, avevamo trovato gli sponsor, stretto accordi con una ventina di band e molte associazioni», elencano i ragazzi. «Come sempre, avevamo ottenuto da Comuni e Pro loco valpolicellesi il prestito dei palcoscenici e degli stand e ci erano stati fatti i preventivi per l'affitto dell'impianto audio e per quello di assorbimento del suono».
Il Covial (Comitato per la gestione di villa Albertini) aveva dato il via libera per l'uso dello spazio esterno, che i ragazzi hanno pulito di recente. «Mancavano solo i controlli dell'Ulss e dei tecnici del suono, che vengono effettuati poco prima dell'evento, e la firma del sindaco». Una cosa è certa: «Non accetteremo di farci spostare nelle retrovie: sarebbe un controsenso rispetto a ciò che abbiamo cercato di fare finora, cioè portare il mondo dei giovani in piazza», aggiungono gli organizzatori. «Non abbiamo nulla da nascondere, anzi proponiamo un divertimento sano, ecologico, senza sballo, apolitico e vogliamo che la gente lo sappia». Sono disponibili a dialogare con i cittadini, oltre che con il Comune, e intanto continuano la loro raccolta di firme.L.CO.

Confermato il no al SoundPark

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Lorenza Costantino



Due generazioni faccia a faccia, che stentano a capirsi. Da una parte, le camicie e le cravatte degli amministratori comunali di Negrar, dall'altra le magliette dei giovani organizzatori dell'evento musicale Valpolicella SoundPark, marchiate con il logo dell'associazione promotrice «Altrisounds».
L'incontro di ieri pomeriggio, in sala consiliare, tra il neo sindaco Giorgio dal Negro e un drappello composto da una quindicina di ragazzi si è concluso con un nulla di fatto. Un'ora e mezza d'intensa discussione non è servita a smuovere i due schieramenti dalle reciproche posizioni.
Il «SoundPark» a villa Albertini, nel cuore di Arbizzano? «Assolutamente no»: lo ha ribadito Dal Negro, bloccando di fatto la macchina organizzativa del festival, fissato dal 19 al 23 agosto. Le motivazioni, spiega, stanno sia in una raccolta firme anti-evento dei residenti, sia in «problemi logistici» identificati nella carenza di parcheggi, nelle condizioni igienico-sanitarie ritenute non ideali, in particolare per la cucina, e nella dubbia sicurezza strutturale del complesso (da restaurare al più presto, sottolinea il sindaco).
«Ma soprattutto», spiega Dal Negro, «il SoundPark è troppo grande e rumoroso per essere ospitato in un centro. Arbizzano è già massacrato da numerose manifestazioni, pur meno invasive. Gli abitanti sono esasperati e hanno sopportato abbastanza». E allora che si fa? «Proponete una location alternativa, priva di questi problemi», ha detto ai giovani, «e insieme vedremo di far andare in porto il festival, all'occorrenza anche con un contributo economico del Comune. Nel tempo che vi rimane, credo ce la possiate fare».
I membri di «Altrisounds» hanno ribattuto che è impensabile, a un mese dalla festa, trovare un'altra sede per i palcoscenici più un terzo spazio per le esibizioni, con tutta l'attrezzatura, più diversi stand, tavoli e panchine. «Tutto era stato predisposto per villa Albertini», spiegano, «e dato che veniamo costretti a traslocare, l'alternativa la aspettavamo dagli amministratori». La loro proposta: «Per quest'anno, lasciateci fare la festa, l'anno prossimo ci sposteremo».
Niente da fare. «Ci costringete a rinunciare per forza», hanno sbottato i ragazzi.
L'apprezzamento del SoundPark, tenutosi per i primi cinque anni a San Pietro in Cariano e per i successivi tre a villa Albertini, è confermato dalle settemila persone che partecipano ogni anno. Gli esponenti di «Altrisounds» hanno voluto conferire al festival uno scopo di prevenzione, con la possibilità di effettuare gli alcoltest, e di tutela ambientale, con bicchieri, piatti e posate in materiale biodegradabile: è questo, oltre alla musica, a distinguerlo dalle altre iniziative estive.
Solidarietà ai ragazzi arriva dall'opposizione negrarese: «Sono d'accordo con loro», spiega Valentino Viviani, «Ormai tutto era pronto e si sarebbe dovuto concedere il via libera, magari con l'obbligo di fermare la musica alle 23 e di abbassare i decibel. Insomma, si poteva trovare un compromesso per salvare la festa e tutelare i residenti. Un no secco mi sembra esagerato e più legato a promesse elettorali che a fattori tecnici».
Al coro dei commenti, si aggiunge anche quello del deputato veronese Giampaolo Fogliardi: «Non possiamo dire "largo ai giovani" e poi dare lo sfratto ad eventi che da anni coinvolgono molti ragazzi, sempre attenti ai temi dell'integrazione e dell'ambiente, in collaborazione col dipartimento delle dipendenze dell'Ulss 22 per la campagna contro gli abusi e lo sballo», spiega. «La sospensione del Soundpark sarebbe una grave perdita».
Lorenza Costantino

Allarme a Ca' Filissine: «Va bonificata subito»

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Francesca Mazzola



Pescantina. Politica a bocce ferme, chiari e non mutati i referenti sul territorio, riesplode l'urgenza di bonificare quel che resta della discarica di Ca' Filissine, sotto sequestro dal 29 agosto 2006.
A dare l'allarme è Legambiente, che ricorda come l'Arpav abbia prodotto due documenti importanti, volti a segnalare «l'estendersi ed aggravarsi di una situazione di inquinamento delle acque di falda nell'area dell'impianto, nonché l'evidenziarsi di una situazione di grave inquinamento di una falda superficiale ad est adiacente alla discarica». I documenti hanno la data del 22 maggio 2009. Nella prima lettera, inviata alla Procura della Repubblica, l'Arpav sottolinea la presenza oltre i limiti di legge nell'acqua di falda di ammoniaca, manganese, ferro, nichel e, nel caso del pozzetto scavato nel vigneto Ferrari ad est della discarica per controllare la falda superficiale e valutare l'estensione dell'area da bonificare, anche degli idrocarburi benzene ed etilbenzene. Quindi conclude: «Si ipotizza la seguente violazione di legge: avere corrotto acque destinate all'alimentazione, prima che siano attinte per il consumo, rendendole pericolose per la salute pubblica, violazione accertata in data 18/05/2009».
La seconda lettera dell'Arpav comunica gli stessi esiti di analisi a Comune di Pescantina, Provincia, Regione, servizio Igiene e sanità pubblica dell'Ulss 22 e Società Daneco, che gestisce al discarica. In questo caso il documento elenca una serie di interventi a carico degli enti, con l'obiettivo di mettere in sicurezza l'area a tutela della salute pubblica. Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, chiede attenzione: «Il problema è enorme. A distanza di tre anni dal sequestro la situazione della discarica è addirittura peggiorata. I vari enti si sono rimpallati responsabilità e competenze ed è ancora tutto lì. Servono milioni di euro e qualche anno di lavoro per bonificare la discarica e anche l'area ad est, quella del vigneto che sorge su una discarica più antica, dove il pozzetto M18 evidenzia tracce di inquinamento grave».
«Qui c'è la possibilità di un nuovo procedimento», sottolinea Bertucco, ricordando che Legambiente è parte civile nel processo che ha visto cadere l'imputazione di omissione di atti d'ufficio a carico del sindaco di Pescantina Alessandro Reggiani e la cui udienza, per gli imputati rimasti, è fissata per il 2 dicembre. «Se serve produrremo a nostra volta un esposto a sostegno dell'Arpav e siamo pronti a presentarci di nuovo parte civile, a tutela dei cittadini».
L'altra questione è tutta politica: «La politica dica che la discarica di Ca' Filissine non può più stare nel piano provinciale di gestione dei rifiuti», insiste Bertucco, «individui soluzioni alternative e soprattutto trovi i finanziamenti per la bonifica. Non sono più tollerabili atteggiamenti di silenzio». In tale direzione si è mosso anche il consigliere regionale Franco Bonfante, con un'interrogazione alla giunta di Palazzo Balbi.
Alle lettere di fine maggio è seguito uno scambio di precisazioni tra Comune e Arpav. Secondo gli studi geologici citati dal Comune c'è separazione netta tra la prima falda presa in considerazione dalle analisi e la seconda falda, quella utilizzata dall'acquedotto, dove mai sono state rilevate anomalie. Replica però l'Arpav, a ulteriore sottolineatura dell'urgenza di intervenire: «Allo stato attuale delle conoscenze sull'idrogeologia del territorio in possesso di questo dipartimento, non si può escludere un'influenza potenziale dello stato di inquinamento accertato sui pozzi ad uso idropotabile, pubblici o privati». L'altra osservazione è relativa alle origini dell'inquinamento rilevato ad est della discarica: giacenze di rifiuti della vecchia discarica che lì sorgeva o segnale dell'ampliarsi dell'inquinamento provocato dal percolato di Ca' Filissine? Questione non centrale, sembra ritenere l'Arpav, che invita infatti a bonificare entrambi i siti, nonché ad intensificare i controlli di monitoraggio. E di nuovo un monito alla politica, dall'Arpav: arrivare a una conferenza dei servizi per la messa in sicurezza della falda entro settembre 2009. «Meglio il prima possibile», conclude Bertucco.

Francesca Mazzola

Maestrelli: via i semafori e spazio alle rotatorie

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Gianfranco Riolfi



SAN PIETRO IN CARIANO. Recupero dell'Ici evasa per le aree fabbricabili, calo delle tariffe per le famiglie in difficoltà, nessun progetto faraonico. Per il nuovo sindaco di San Pietro in Cariano, Gabriele Maestrelli, il primo obiettivo è la concretezza, sia che si guardi alle esigenze dei cittadini o a quelle del bilancio, camminando in perfetto equilibrio sul patto di stabilità.
Ma come comincia la nuova vita di un sindaco? «Con entusiasmo, anche se smaltiti i brindisi della prima sera, ci si trova subito a fare i conti con diversi problemi. A cominciare da quelli legati al patto di stabilità, l'accordo europeo che vigila su deficit e debiti pubblici dei paesi membri e in caso di sforamento sanziona. Un patto importante ma che si rivela penalizzante per i Comuni virtuosi. Il nostro è virtuoso perché i suoi bilanci sono abbastanza in linea, ma non possiamo disporre dei nostri mezzi. Abbiamo liquidità ma non si può impegnarla».
E allora? «Allora puntiamo a recuperare denaro utile alla collettività combattendo l'evasione, soprattutto quella dell'Ici dovuta per le aree fabbricabili e mai versata», sottolinea Maestrelli. «Non faremo sconti ad alcuno, abbiamo già perduto il periodo 2002/2004, caduto in prescrizione. Dal 1992 al 2004, il Comune carianese non ha mai incassato un euro da quell'Ici. L'iter per accertare evasioni in questo ambito era già stato avviato dalla precedente amministrazione ma tutto era ancora fermo. Siamo quindi partiti subito accelerando il processo e passando alla fase dei controlli, confortati dalla ragioneria del Comune, che allo stato attuale prevede un rientro assai consistente. Tutti soldi che metteremo a disposizione dei cittadini».
Quali le priorità? «Prima di tutto la riduzione delle tariffe per le famiglie in difficoltà. Negli ultimi mesi poi sono stati messi in cantiere diversi interventi troppo frettolosamente. Interventi che ora hanno bisogno di sistemazione, come la nuova scuola elementare, dove esistono parecchi problemi soprattutto sulla sicurezza, costituendo una grave pericolo per i bambini che da settembre la frequenteranno. Ma ci sono anche diverse altre precarietà che coinvolgono il cittadino e la sua sicurezza».
Già, ma come pensate di finanziare questi interventi? «Cambiando ad esempio la destinazione di qualche Piruea. Non vogliamo accendere ulteriori mutui oltre a quelli che già gravano il Comune e che oggi ammontano a 19 milioni di euro. Non faremo miracoli, ma stiamo lavorando per soluzioni che abbiano concretezza». L'area ex Lonardi? «Al bando i progetti fantasiosi, soprattutto se utili solo a recuperare ulteriori spazi da destinare all'edilizia residenziale, che andrebbero solo ad aggravare lo stato della viabilità. Pensiamo piuttosto ad un centro servizi per l'agricoltura e l'enologia, o a un centro sportivo, che in Valpolicella manca. Stiamo valutando soluzioni buone per la collettività, che possano anche dare una controparte alla proprietà dell'area».
Le strade. «Non vogliamo stravolgere il territorio. L'obiettivo prioritario è eliminare i semafori. Ci sono semplici accorgimenti che possono rivelarsi migliorativi: le rotonde ad esempio, rallentano ma non bloccano il traffico o le aree di fermata per i bus. In questo comunque contiamo di coinvolgere la Provincia, dove la Valpolicella è ora rappresentata da un giovane attivo come Zeno Pescarin, che ha già cominciato a muoversi insieme ai consiglieri provinciali Andrea Bassi e Gualtiero Mazzi per venire incontro alle necessità nostre e di altre amministrazioni valpolicellesi».
Avanti dritti e senza intoppi per i prossimi cinque anni, insomma. «Non ci sono problemi, anche se sarà dura soprattutto il primo anno, per la situazione economica comunale molto compromessa».

Confermato il no al SoundPark

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Lorenza Costantino



Negrar. Due generazioni faccia a faccia, che stentano a capirsi. Da una parte, le camicie e le cravatte degli amministratori comunali di Negrar, dall'altra le magliette dei giovani organizzatori dell'evento musicale Valpolicella SoundPark, marchiate con il logo dell'associazione promotrice «Altrisounds».
L'incontro di ieri pomeriggio, in sala consiliare, tra il neo sindaco Giorgio dal Negro e un drappello composto da una quindicina di ragazzi si è concluso con un nulla di fatto. Un'ora e mezza d'intensa discussione non è servita a smuovere i due schieramenti dalle reciproche posizioni.
Il «SoundPark» a villa Albertini, nel cuore di Arbizzano? «Assolutamente no»: lo ha ribadito Dal Negro, bloccando di fatto la macchina organizzativa del festival, fissato dal 19 al 23 agosto. Le motivazioni, spiega, stanno sia in una raccolta firme anti-evento dei residenti, sia in «problemi logistici» identificati nella carenza di parcheggi, nelle condizioni igienico-sanitarie ritenute non ideali, in particolare per la cucina, e nella dubbia sicurezza strutturale del complesso (da restaurare al più presto, sottolinea il sindaco).
«Ma soprattutto», spiega Dal Negro, «il SoundPark è troppo grande e rumoroso per essere ospitato in un centro. Arbizzano è già massacrato da numerose manifestazioni, pur meno invasive. Gli abitanti sono esasperati e hanno sopportato abbastanza». E allora che si fa? «Proponete una location alternativa, priva di questi problemi», ha detto ai giovani, «e insieme vedremo di far andare in porto il festival, all'occorrenza anche con un contributo economico del Comune. Nel tempo che vi rimane, credo ce la possiate fare».
I membri di «Altrisounds» hanno ribattuto che è impensabile, a un mese dalla festa, trovare un'altra sede per i palcoscenici più un terzo spazio per le esibizioni, con tutta l'attrezzatura, più diversi stand, tavoli e panchine. «Tutto era stato predisposto per villa Albertini», spiegano, «e dato che veniamo costretti a traslocare, l'alternativa la aspettavamo dagli amministratori». La loro proposta: «Per quest'anno, lasciateci fare la festa, l'anno prossimo ci sposteremo».
Niente da fare. «Ci costringete a rinunciare per forza», hanno sbottato i ragazzi.
L'apprezzamento del SoundPark, tenutosi per i primi cinque anni a San Pietro in Cariano e per i successivi tre a villa Albertini, è confermato dalle settemila persone che partecipano ogni anno. Gli esponenti di «Altrisounds» hanno voluto conferire al festival uno scopo di prevenzione, con la possibilità di effettuare gli alcoltest, e di tutela ambientale, con bicchieri, piatti e posate in materiale biodegradabile: è questo, oltre alla musica, a distinguerlo dalle altre iniziative estive.
Solidarietà ai ragazzi arriva dall'opposizione negrarese: «Sono d'accordo con loro», spiega Valentino Viviani, «Ormai tutto era pronto e si sarebbe dovuto concedere il via libera, magari con l'obbligo di fermare la musica alle 23 e di abbassare i decibel. Insomma, si poteva trovare un compromesso per salvare la festa e tutelare i residenti. Un no secco mi sembra esagerato e più legato a promesse elettorali che a fattori tecnici».
Al coro dei commenti, si aggiunge anche quello del deputato veronese Giampaolo Fogliardi: «Non possiamo dire "largo ai giovani" e poi dare lo sfratto ad eventi che da anni coinvolgono molti ragazzi, sempre attenti ai temi dell'integrazione e dell'ambiente, in collaborazione col dipartimento delle dipendenze dell'Ulss 22 per la campagna contro gli abusi e lo sballo», spiega. «La sospensione del Soundpark sarebbe una grave perdita».

Il progettista del rondò «Critiche? Da chi corre»

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Gianfranco Riolfi



Il progettista difende il rondò al Paladon, contestato da chi lo ritiene «troppo stretto». Nessun errore, dice Damiano Guida, l'ingegnere autore del progetto: la rotatoria sulla provinciale numero 4, alle porte del capoluogo, «è stata fatta nel rigoroso rispetto delle regole». Lo stesso sindaco di San Pietro in Cariano, Gabriele Maestrelli, aveva espresso qualche riserva, informato dei mugugni degli automobilisti (L'Arena, 30 giugno). «Il progetto», ribatte l'ingegnere, «è stato redatto applicando tutti i dettami della normativa vigente in materia, seguendo il buon senso e l'esperienza maturata in anni di realizzazioni simili».
Gli scontenti sostengono che l'anello a corsia unica non agevola la circolazione. «La realizzazione di più corsie anulari è tassativamente vietata dalla normativa su rotatorie di tali dimensioni», ribatte Guida. «Raggi di curvatura così modesti non possono garantire la circolazione fluida di due o più veicoli affiancati, e soprattutto non riescono a ottenere le distanze sufficienti a permettere lo scambio di corsia, in sicurezza, degli automezzi».
I contestatori lamentano la leggera pendenza della carreggiata, ritenuta pericolosa per i camion che entrano nel rondò a velocità sostenuta. «È un dislivello», spiega l'ingegnere, « necessario a mantenere la stessa pendenza longitudinale presente sulla strada provinciale, a raccordarsi alle quote degli accessi carrai ai margini della rotatoria e, soprattutto, a non dover intervenire in maniera troppo pesante sulle reti dei sottoservizi esistenti (acquedotto, linea elettrica, gas e telefono) che si trovano a una profondità modestissima. Trattandosi poi di un'intersezione in ambito urbano», aggiunge il tecnico, «il limite massimo previsto per tutti i veicoli in quella zona è di 50 km/h. Mi risulta poi che un veicolo, per impegnare la rotatoria, al segnale di dare la precedenza debba rallentare ed eventualmente fermarsi per verificare la presenza di mezzi prima di proseguire». Talvolta per i mezzi pesanti è difficile uscire dal rondò in direzione San Floriano.
«Sono stato più volte sul luogo ad osservare tali mezzi effettuare la manovra», dice il progettista. «Se questa avviene a velocità corretta, ossia 30 o 40 km/h, non presenta nessun tipo di problema, né per gli autoarticolati né per i pullman doppi. Accade semmai che alcuni veicoli, leggeri e pesanti, provenienti da San Floriano a velocità sostenuta, si immettano in rotatoria tagliando la curva della propria corsia di marcia e invadendo quella del senso opposto. Sul piano progettuale purtroppo non è possibile correggere simili comportamenti». E le code provocate dai lavori di completamento della pista ciclabile? «Si tratta di lavori che per ragioni di sicurezza devono essere realizzati, così come si asfalta o si dipinge la segnaletica orizzontale», commenta Guida. «Non capisco come non si possa sopportare qualche disagio necessario. Purtroppo la scienza e la tecnica non sono ancora in grado di far crescere le rotatorie come i funghi e tutto in una notte. Il rondò perfetto non esiste. Gli spazi a Paladon non consentivano niente di meglio. A meno di costruire il rondò più a nord, intaccando qualche area privata. Ma con gli espropri», conclude Guida, «avremmo atteso tempi biblici».

Una raccolta di firme per salvare il SoundPark

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Camilla Madinelli



NEGRAR. «Il Soundpark non si fa più! Perché? Chiedilo al sindaco di Negrar!». Comincia con questo slogan, infarcito di punti esclamativi e interrogativi, il tam tam mediatico dei giovani di «Altrisounds» dopo la presa di posizione del neo primo cittadino Giorgio Dal Negro, il quale ha annunciato che non concederà il via libera per l'allestimento della manifestazione musicale giovanile «Valpolicella SoundPark».
Su internet è rimbalzata in un attimo, dal sito dell'associazione culturale fino a Facebook, la notizia che il sindaco negrarese intende annullare i permessi per lo svolgimento del festival, che è già in calendario dal 19 al 23 agosto nel cortile di Villa Albertini a Arbizzano. Nel social network più in voga del momento ci sono 740 membri iscritti al gruppo creato in seguito al colpo di scena; la bacheca virtuale pullula di messaggi e la casella postale di «Altrisounds» è inondata di messaggi di solidarietà. In risposta allo stop del sindaco sta per partire una raccolta firme a sostegno della festa, promossa dagli organizzatori. Intanto però il preavviso di rigetto è già stato recapitato. Una doccia fredda, anzi ghiacciata, a circa un mese dell'inizio dall'ottava edizione dell'evento.
La lettera cita problemi alla quiete pubblica riscontrati l'anno scorso, ma per Dal Negro questa festa non s'ha da fare ad Arbizzano per almeno due motivi: «Al troppo rumore e alle proteste da parte dei cittadini», dice, «si aggiunge il fatto che la manifestazione è itinerante e pertanto si deve spostare».
Per gli organizzatori la prima giustificazione «fa trasparire una mancata consapevolezza dei messaggi che il festival vuole lanciare», mentre la seconda affermazione non corrisponderebbe a verità. «Itinerante era solo il Contest che si teneva prima del SoundPark», puntualizzano i promotori. «Il festival per forze di cose ha bisogno di una location particolare e di spazi ben precisi per le differenti attività».
Il sindaco è disposto a far rimanere solo per quest'anno la festa a Negrar, purché si sposti da Arbizzano? Gli organizzatori non ci stanno, andare nelle «periferie» non gli interessa e sarebbe comunque troppo tardi per il trasloco. Le posizioni appaiono contrapposte e inconciliabili. Rimane da vedere cosa si diranno, sindaco e delegazione di Altrisounds, durante l'incontro previsto martedì in municipio. «Nessun problema, parleremo», afferma Dal Negro.
«Tutto è stato deciso senza discuterne insieme prima», ribattono gli organizzatori. «Un atteggiamento che denota poca considerazione per chi, come noi, promuove una nuova cultura giovanile. Eravamo già pronti a venire incontro agli abitanti per il rumore, nonostante la festa abbia sempre rispettato i permessi».
La scelta di Dal Negro di «sfrattare» il SoundPark, prima ancora dell'insediamento del Consiglio comunale (in programma il 13 luglio), lascia di stucco Valentino Viviani, che guida la minoranza. «Non può farlo», dichiara d'impulso. «Così si colpiscono duramente giovani della Valpolicella che dimostrano impegno e voglia di fare».
Dello stesso parere gli ex assessori alla cultura e al sociale, Roberto Grison e Bruno Quintarelli. «Il festival offre un importante messaggio ecologico, culturale e sociale», affermano in coro, «che andrebbe esaltato e non represso. A questo punto si apre un grosso dubbio sul futuro di Villa Albertini». Come fare però con le lamentele dei residenti? «Stiamo parlando di una minoranza», mette in chiaro Viviani. «La situazione era sotto controllo e per quest'anno erano previste delle opportune contromisure. Io resto del parere che sia meglio prevenire e educare che reprimere. Altrimenti annulliamo tutte le manifestazioni, compreso il Palio del Recioto. Oppure ci sono feste di serie A e altre di B?».

Meno marna e più rifiuti per produrre il cemento

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Giancarla Gallo



FUMANE. Il cementificio di Fumane potrà utilizzare ceneri pesanti da inceneritori, scaglie di laminazione e gessi da desolforazione per la produzione del cemento.
Il semaforo verde è arrivato venerdì 26 giugno dal settore Ecologia della Provincia, che ha approvato la procedura di Valutazione di impatto ambientale, concedendo alla Cementirossi la formale autorizzazione per quanto attiene l'utilizzo di rifiuti in sostituzione e ad integrazione delle materie prime naturali (la marna) già impiegate nello stabilimento della valle dei progni.
«Si tratta di materiali non pericolosi», sottolineano i dirigenti dell'azienda, «provenienti da altre attività umane, che vengono sottoposti a un'attenta selezione e testati sotto tutti i punti di vista».
Il via libera è arrivato a pochi giorni dall'insediamento della nuova amministrazione comunale, guidata da Domenico Bianchi, che aveva chiesto di rinviare la conferenza dei servizi sull'argomenti in quanto «il Comune ritiene non siano stati valutati tutti gli elementi per esprimere un giudizio».
La decisione della Provincia ha sollevato le critiche dei due comitati, «Fumane Futura» e «Valpolicella 2000», che contestano l'autorizzazione a inserire in modo stabile nel processo produttivo grandi quantità di rifiuti. «Questa autorizzazione pone le basi perché 80mila tonnellate di ceneri pesanti, 30mila tonnellate di gessi da desolforazione e 12.500 tonnellate di scaglie di laminazione entrino nelle linee di produzione del Cementificio», scrivono in un documento sottoscritto congiuntamente. «A breve arriverà l'autorizzazione vera e propria, quindi porte aperte ai rifiuti. E' grave che ancora una volta la Provincia, che dovrebbe valutare l'insieme degli impatti, abbia deciso di ignorare la ricaduta sul territorio di tale richiesta. E' già noto che la qualità dell'aria non è tra le migliori e che in alcune condizioni quella di Fumane è la peggiore della provincia.
Rifiuti al posto di marne e calcari: ciò non migliora certamente tale condizione. La stessa Cementirossi ha ammesso che i propri impianti sono obsoleti, tanto da presentare un progetto di ammodernamento di enormi proporzioni. Malgrado questo, si immettono nell'attuale impianto una valanga di rifiuti».
Per i due comitati non è stato valutato il conseguente aumento di traffico veicolare, nè ciò che comporterà sul territorio della Valpolicella l'utilizzo dei rifiuti. «Dopo la discarica di Ca' Filissine alle porte della Valpolicella, i rifiuti ora vengono catapultati nel cuore stesso della Valpolicella classica, a Fumane», continua il documento. «Nessuna valutazione sulle pesanti conseguenze che tale decisione comporterà, in termini di ambiente e di immagine, per il comparto vitivinicolo. Molto probabilmente la scelta non sarà particolarmente apprezzata dal mercato europeo e nordamericano. Cementificio e vigneti non possono convivere. Rifiuti e vino sono l'antitesi.
«Evidentemente la Provincia ritiene questi elementi irrilevanti. Tutto questo mentre l'azienda può funzionare tranquillamente senza contrattura occupazionale, anche senza rifiuti. Non ci resta, oltre che organizzare le opportune azioni di contrasto, che fare un appello al nuovo presidente della Provincia per fermare tale disastro annunciato», concludono i due comitati.