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14.02.2012

Troppi cesarei, i Nas in corsia
«Ma Verona è nella media»

In tutta Italia sono in aumento i parti chirurgici. A Verona viene operata una donna su tre
In tutta Italia sono in aumento i parti chirurgici. A Verona viene operata una donna su tre

Verona. Nelle sale parto d'Italia si nasce troppo per parto chirurgico, soprattutto nelle regioni meridionali. I dati diffusi nei giorni scorsi dal ministero della Salute non danno adito a dubbi: nel 2010 l'incidenza dei parti cesarei è stata del 38,2% contro il 38,4% nel 2009 e il 38,3% del 2008. I valori massimi di cesarei sono stati registrati in Campania (61,6%) e Sicilia (52,8%) e percentuali superiori al 40% si rilevano in tutte le regioni del centro-sud, a eccezione della Sardegna. Quanto basta a indurre il neo ministro alla Salute, Renato Balduzzi, a ordinare ai carabinieri del Nas (Nucleo anti sofisticazioni) controlli a campione in diverse sale parto di strutture pubbliche e private, con l'obiettivo di accertare un eventuale utilizzo «non appropriato» del cesareo. Ieri le prime ispezioni in Puglia, a giorni i militari dell'arma sono attesi nella nostra città. NUMERI PESANTI. «Qui troveranno una situazione pesante dal punto di vista numerico, ma giustificabile», spiega il professor Massimo Franchi, primario delle due Maternità cittadine, che non ha mai negato l'evidenza.  «Quello dei troppi parti cesarei», rimarca, «è un primato di cui il nostro Paese non può andare orgoglioso. Ma non basteranno le ispezioni dei carabinieri a ridurre i cesarei inutili, che vengono praticati perchè il parto chirurgico - nel sentire comune - viene considerato il più sicuro, quando in realtà non sono disponibili elementi che giustifichino un'associazione tra il maggiore ricorso al parto cesareo e una riduzione del rischio materno-fetale. Aggiungiamo poi», prosegue il primario, «che quando il travaglio va per le lunghe e il parto con l'epidurale non è disponibile, la scelta della donna - che è determinante - cade sul cesareo. Che poi, in assenza del parto con analgesia epidurale che da noi non è disponibile, è il metodo di nascita più facile per l'istituzione e i familiari». COSTA DI PIÙ. E il più remunerativo: un parto cesareo viene infatti pagato (in base ai famigerati Drg) alle singole realtà ospedaliere come operazione chirurgica, per una somma nettamente superiore rispetto a quella corrisposta per un parto naturale.  Il professor Franchi sostiene di non temere l'ispezione dei carabinieri del Nas, nonostante la percentuale di cesarei, al policlinico, si attesti sul 31%.  PARAMETRI. «Mi auguro che nella lettura dei dati raccolti dai militari si tenga conto delle "classi di Robson", un sistema di classificazione basato sulla identificazione di alcuni gruppi di donne con specifiche caratteristiche, che permette un confronto oggettivo tra le Maternità dei vari ospedali non in base al numero globale di tagli cesarei eseguiti, ma su quelli che vengono praticati in donne che non presentano alcun fattore di rischio. Se a Borgo Roma si fanno più cesarei che a Legnago è perchè da noi arrivano i casi più difficili. Ma se andiamo a analizzare i dati relativi alle primipare senza fattori di rischio, la percentuale qui al policlinico è del 7,9% e la percentuale crolla al 2,5% per le donne che hanno già avuto un figlio, senza fattori di rischio».

Paola Colaprisco
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