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03.02.2012

Sprechi e assunzioni, lo scandalo decolla

L’aeroporto Valerio Catullo continua a perdere per contratti onerosi e l’inutilizzo di Montichiari
L’aeroporto Valerio Catullo continua a perdere per contratti onerosi e l’inutilizzo di Montichiari

Verona. Gli sprechi del Catullo e di Montichiari, denunciati da mesi, sono finiti di nuovo, dopo «Striscia la notizia», sulle reti televisive nazionali. La preoccupante situazione di bilancio del Catullo per l'inutilizzo di Montichiari sono stati al centro infatti della trasmissione «Gli Intoccabili» (il video) di Luigi Nuzzi su La7 e dalle interviste ad alcuni amministratori ed ex amministratori è emerso un quadro sconfortante: esperti che spiegano le assunzioni fatte con il bilancino, partiti che si spartiscono i posti, ex presidenti che scaricano le colpe sui politici, amministratori con il vitalizio e via di questo passo. Tutto questo mentre i bilanci vanno in rosso per il quarto anno consecutivo con un deficit 2011 che sfiora i 20 milioni di euro, a dispetto dei trionfalistici aumenti di passeggeri, aumenti che non fanno altro che aggravare i conti visti i costi elevatissimi dei contratti con le compagnie low cost.
PERDITE. Ma da dove nasce questa situazione così difficile per un aeroporto che fino a pochi anni fa macinava utili e crescita e che ora invece si ritrova in forte perdita e con un livello di passeggeri (3,4 milioni) inferiore a quello del 2007 (3,5 milioni)? Nasce da lontano, da ritardi nelle strategie aeroportuali e di traffico, da difficoltà nel prevedere i cambi di scenario e gli investimenti necessari, di progetti giganteschi e faraonici.
Quando nel 2008 i vertici del Catullo andarono a presentare il piano di sviluppo in Provincia il «Grande aeroporto» (vedi L'Arena del 23 ottobre 2008), le previsioni erano improntate al gigantismo: tra il 2009 e il 2010 si prevedeva di superare quota 4 milioni di passeggeri; addirittura 5 milioni nel 2014 cioè tra due anni; e quindi era giusto chiedere di acquisire aree (ex Calzoni per esempio), di realizzare parcheggi multipiano, nuovi terminal, investire decine e decine di milioni di euro per ampliarsi. Che ci fossero esigenze di ammodernare la pista e le infrastrutture è fuori discussione, ma veniva prospettato sulla carta un disegno «gigantista» che autorizzava acquisti, espropri, lavori, ben sapendo però già allora che sarebbe stato molto difficile portarli avanti. Perché le prime difficoltà finanziarie erano già emerse.
Per esempio nel 2007 il debito verso lo Stato per addizionali comunali Irpef ammontava a 6 milioni ed è continuato a peggiorare per impossibilità di pagare fino a raggiungere i 16 milioni di oggi.
In un recente consiglio di amministrazione della Catullo spa è stata ripercorsa la cronistoria della situazione. E se fino al 2007 le perdite di Montichiari che erano attorno ai 7-8 milioni di euro l'anno erano pareggiate dall'utile del Catullo, dal 2007 il mercato si è modificato con l'ingresso dei low cost, con la necessità di incentivare le compagnie, si è scatenata la concorrenza.
NON CI SONO RICAVI. Se in questi anni si è migliorata la parte infrastrutturale tecnica, in particolare la pista (era una necessità per continuare a operare), da un lato si è abbandonato Montichiari al suo destino (solo qualche cargo notturno) con perdite giornaliere di 20 mila euro, dall'altro si è deciso di puntare su una strategia molto costosa per uno scalo poco strutturato come il Catullo: investire in parcheggi a pagamento e centri commerciali per avere ricavi dal non aviation. Cioè l'indotto dei passeggeri. Solo che i ricavi commerciali non riescono a crescere perché gli spazi non ci sono e gli investimenti nemmeno.
Tutto quanto previsto nel piano industriale, dal people mover agli immobili, è da rivedere perché gli investimenti non sono sostenibili. In queste condizioni, i proventi dal non avio difficilmente potranno crescere e anzi rimarranno ai livelli attuali. E i margini con le compagnie aeree sono destinati a ridursi ancora.
PERSONALE. Altro capitolo a parte è il personale. Molto numeroso perché, come detto anche nella trasmissione a La7 dall'ex consigliere Franco Pennacchia, il Catullo diventa un luogo dove sistemare gli amici degli amici. Uno stipendificio. Ci sono testimonianze di pacchi di curriculum vitae portati brevi manu per selezionare questa o quella persona segnalata da qualche politico, mettendo sotto pressione gli uffici addetti alle selezioni e alle risorse umane del Catullo.
Del resto anche in un recente consiglio di amministrazione è stato sottolineato che l'utilizzo del personale è particolarmente inefficace, che i contratti con i vettori sono stati organizzati male in termini di picchi orari e c'è una cattiva distribuzione dei voli con ripercussioni scadenti sul risultato economico dello scalo.
FIDI E RIENTRI. Ma i problemi che pesano sul bilancio non sono solo questi. Dal 2008 al 2010, mentre si progettavano opere e acquisti di aree chiedendo milioni ai soci, le perdite fiscali sono state di 5,5 milioni di euro e sono state stanziate imposte anticipate per oltre 7 milioni di euro che sono da stralciare perché non è ipotizzabile che si realizzino utili tali da poter fruire di questo beneficio. Sono stati però predisposti progetti che comunque hanno un costo e dovranno essere retribuiti, con un esborso di circa due milioni di euro.
Ma il dato più preoccupante è il conto alla rovescia: il 31 marzo non solo scade l'ultimatum a Brescia per investire nella nuova società ma soprattutto scade il finanziamento bancario di 41 milioni di euro con il Banco Popolare. Che chiede il rientro. E l'esposizione bancaria in totale, è di 45 milioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Maurizio Battista
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