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07.11.2011

Rigoni bomber, Chievo: cin cin

La gioia del Chievo
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Verona. Ciao Fiorentina, grazie e arrivederci. Ci voleva, caspita se ci voleva. Sofferta, per carità. Strappata col cuore, voluta a tutti i costi, ma strameritata. Il Chievo ci ha messo un tempo per capire che questa aveva poco della Fiorentina di altre volte. E forse, in quel tempo, ha pure fatto i conti con se stesso, con le sue paure, con l'ansia che ti prende quando i risultati non arrivano e ti senti prigioniero. Poi ha cambiato spartito, ha alzato la voce, ha ritrovato certezze che aveva smarrito. E quando l'ha fatto, la Fiorentina ha battuto in ritirata, pallida controfigura di una squadra annunciata in progresso. Se questa è la Viola, Mihajlovic deve avere le ore contate. Perché se Montolivo si limita al compitino e gli altri non fanno meglio, dove vuoi andare?
LA SVOLTA. Facile dire, il gol di Rigoni. No, il Chievo la partita ha cominciato a vincerla prima, molto prima. Quando ha messo da parte la sua brutta copia, quella di Siena, tanto per essere chiari. Quando ha giocato col cuore, ha tirato fuori le palle, come aveva chiesto Sorrentino, uno che non si tira mai indietro. Quando ha giocato con la faccia feroce, col coraggio di sempre, magari senza essere spettacolare, ma umile, concreto, essenziale. Eccola, la svolta del Chievo, suggerita, tra l'altro, dal ritorno di un uomo chiamato Luciano. Il calcio non è solo schemi e numeri, moduli e diagonali, il calcio è sentimento e passione. Luciano non è soltanto un giocatore, è qualcosa di più. Se ne sono accorti tutti, l'ha capito lui stesso, l'ha avvertito la Fiorentina. Luciano è stata la scintilla, che ha infiammato il Chievo. L'applauso che lo ha salutato all'uscita dev'essergli sembrato una carezza.
MOSCARDELLI SHOW. È stato lui a suonare la carica. In cinque minuti, in avvio di ripresa, ha rischiato di "spaccare" la Fiorentina. Di destro e di sinistro, da vicino e da lontano. Lui e Pellissier, capitano coraggioso. "È un esempio" ha detto Di Carlo. Pellissier sta soffrendo come tutti gli attaccanti che non fanno gol, ma se è quello visto ieri, non dovrà aspettare a lungo. Intorno a loro, dietro a loro, qualcosa è cambiato. Intanto Luciano, che assicura spinta, idee, allunghi, rifornimenti. Ma anche Sammarco ha cambiato passo, mentre Rigoni e Bradley hanno fatto legna per tutti. E Rigoni, oltre a questo, ha pure firmato un gol pesantissimo. Un gol sul quale il Chievo può costruire adesso un campionato diverso. Un gol per ripartire.
FACCE NUOVE. Già, le ha scoperte, o riscoperte Mimmo Di Carlo. La faccia di Dramè, ad esempio. In campo a Siena, nel finale, ieri s'è fatto tutta la partita, col piglio del giocatore vero, uno che è un peccato lasciare sempre in panchina. Anche questi son segnali importanti, sui quali Di Carlo deve aver riflettuto. Un segnale è anche quello di Andreolli, messo da parte (frettolosamente?) dopo un avvio sottotono e riproposto nel momento più difficile. Dramè, Andreolli, ma seduti in panchina ci sono anche Acerbi, lo stesso Uribe, per non dire di Paloschi, che non dev'essere arrivato a Verona per passare i pomeriggi della domenica a guardare. A volte è la sorte a decidere, a volte ci vuole un soffio di coraggio, di incoscienza, di intuito. Quello che è servito a Sorrentino per ricacciare fuori una maligna incornata di Munari, unico lampo della Fiorentina triste. Il resto è stato solo Chievo, col finale "firmato" Thereau (fuori di un soffio) e Hetemaj (traversa). Il resto, adesso, è ancora tutto da scrivere.

Raffaele Tomelleri
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