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10.07.2013

Morto per colpa del dosso, due condanne

Il dosso di via IV Novembre, a Castel d'Azzano, che aveva causato l'incidente in cui era morto Eros Fusini
Il dosso di via IV Novembre, a Castel d'Azzano, che aveva causato l'incidente in cui era morto Eros Fusini
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«Questa sentenza di condanna è solo il primo passo per arrivare a tutta la verità sulle responsabilità della morte di mio figlio Eros».  Giuseppe Riparelli è uscito ieri con un sentimento misto di soddisfazione e amarezza dall'aula. Poco prima il giudice Luciano Gorra aveva condannato ad un anno con pena sospesa il responsabile tecnico del Comune di Castel D'Azzano, Graziano Fusini, 51 anni e l'imprenditore Fiorenzo Zambotto, 57, per la morte del figlio, avvenuta l'11 settembre 2006 in via IV Novembre a Castel D'Azzano. I due sono accusati di omicidio colposo e hanno subito la condanna ad un anno, già chiesta nell'udienza del 28 giugno dal pm Francesco Rombaldoni.  IL RISARCIMENTO. Il giudice ha anche disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 60mila euro per i due genitori, assistiti dall'avvocato Pietro Someda. L'intera entità del rimborso, però, verrà definita in sede civile. I difensori dei due indagati hanno già annunciato appello. «Noi aspettiamo, invece, il deposito della motivazione della sentenza», annuncia Eros Riparelli, «per verificare se possono essere individuati altri responsabili della morte di mio figlio». L'INCIDENTE. Il calvario per Giuseppe Riparelli e la moglie inizia quasi sette anni fa. Erano da poco passate le 10 dell'11 settembre 2006 quando hanno ricevuto nella loro casa di Vigonovo in provincia di Venezia la notizia della morte del figlio Eros di soli 29 anni avvenuta pochi minuti prima in via IV Novembre a Castel D'Azzano. Il giovane stava viaggiando in sella alla sua Honda vfr 800 quando, a causa della presenza del dosso, ha perso il controllo della moto e, a causa del volo di 34 metri, è deceduto sul colpo per i gravi traumi riportati nell'incidente. Prima di morire, aveva urtato il muretto posto a lato della carreggiata a distanza di 40 metri dal dosso ed era volato dopo essere stato disarcionato dalla moto. La sua Honda 800, invece, è scivolata sul manto stradale per 55 metri, è andata a sbattere contro un palo della segnalazione e ha concluso la sua corsa dopo altri 12 metri.  LE CAUSE DELLA MORTE.Al trauma della morte del figlio, per i genitori del veneziano ma residente nel Veronese si è aggiunta anche la rabbia per le circostanze con le quali è deceduto il figlio. A determinare la morte del giovane veneziano era stato anche il «rallentatore», sistemato sulla strada che lo portava verso il suo posto di lavoro. Il dosso, ha scritto il consulente del giudice Gorra, l'ingegnere Cinzia Cardigno, era stato realizzato il 7 e l'8 settembre (tre giorni prima della tragedia) proprio dalla ditta di cui è titolare Zambotto. Quel manufatto, però, non era stato ancora completato, sostiene nella sua relazione il consulente del giudice, «con l'apposizione del tappetino d'usura». Mancava anche la segnaletica orizzontale a strisce gialle e nere. Di più: il dissuasore «non era presegnalato con la segnaletica di cantiere». C'era solo un cartello installato a 15,80 metri dal dissuasore con l'indicazione del limite di velocità di 20 km orari. VELOCITÀ DI EROS. A determinare la morte di Eros, quindi, sono state la velocità della moto guidata dal centauro che, secondo il perito, viaggiava a 83 chilometri all'ora sulla strada con il limite dei 50 e la presenza del dissuasore «in pieno tratto curvilineo». Anche l'altezza del dosso, ha concluso il consulente, «era decisamente fuori norma» e «con una rampa così accentuata» in totale violazione da quanto prescrive, invece, del codice della strada.

Giampaolo Chavan
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