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17.08.2013

Ca' del Bue, ora è rebus
dopo lo stop di Agsm

L'impianto di Ca' del Bue alle Basse di San Michele: non dovesse funzionare come inceneritore, è un ottimo selezionatore di combustibile da rifiuti (cdr) FOTO MARCHIORI
L'impianto di Ca' del Bue alle Basse di San Michele: non dovesse funzionare come inceneritore, è un ottimo selezionatore di combustibile da rifiuti (cdr) FOTO MARCHIORI

«Francamente, non ho abbastanza informazioni per confermare le parole del presidente dell'Agsm su Ca' del Bue». Il sindaco Flavio Tosi commenta così le dichiarazioni di Paolo Paternoster che, a sorpresa, ha per la prima volta messo in dubbio la riapertura dell'inceneritore. «Non è un obbligo, non lo dobbiamo fare per forza» aveva detto il presidente della multiutility scaligera. Aggiungendo: «Se non esiste, così come sembra dalle indagini svolte finore, un flusso costante di rifiuti per farlo funzionare, l'impianto resterà un progetto. Bello, all'avanguardia, ma solo un progetto». Parole che sembrano aver colto alla sprovvista lo stesso sindaco Tosi alla vigilia della sua partenza per una settimana di ferie in Calabria. «Devo avere qualche dato in più per valutare». Sorpreso dalle parole di Paternoster? «Diciamo», taglia corto, «che la sua è una posizione innovativa». Quella di Paternoster, tuttavia, pare l'ultima di una serie di picconate che negli ultimi mesi hanno fatto traballare un'opera da sempre avversata dagli altri Comuni limitrofi. A fine dicembre, in Consiglio regionale, l'opposizione e i consiglieri del Pdl avevano approvato un emendamento che stoppava temporaneamente la procedura per riavviare la messa in funzione dell'impianto veronese.  In quella circostanza gli esponenti del Pd avevano invitato il sindaco di Verona e l'Agsm «a rivedere il progetto affinché Ca' del Bue diventi un centro per il recupero e il riciclaggio dei rifiuti». Da parte sua, Paternoster non mostra ripensamenti. «Non mi sembra di aver detto chissà quali novità, le cose stanno così... Se l'impianto riapre dobbiamo avere la certezza che per 25 anni ci sia un flusso costante di rifiuti ad alimentarlo. Poiché l'Amia», sottolinea Paternoster, «punta al 65 per cento di raccolta differenziata, obiettivo che mi vede perfettamente d'accordo, a livello regionale ci devono dare rassicurazioni perché non accetteremo a scatola chiusa». E continua: «Abbiamo una responsabilità enorme, è giusto garantire sia il flusso di rifiuti che la tariffa, ora fra le più basse in Italia». Il presidente di Agsm, tuttavia, ricorda che Ca' del Bue non significa solo inceneritore: «C'è un impianto di selezione all'avanguardia che produce un ottimo cdr, non è certo un bussolotto mangiasoldi semiabbandonato. Altro discorso sono i forni». E Paternoster, nonostante tutto, non esclude la loro riapertura. «Siamo ancora in fase progettuale, ma dal punto di vista industriale vogliamo interloquire con realtà a noi vicine per poter trattare il loro surplus di rifiuti. Penso a città come Mantova, Rovigo, Vicenza, Trento che portano i loro rifiuti in discarica, penso che per loro sia più conveniente e opportuno portarli qui. Di prendere rifiuti dalla Campania o dalla Bosnia, invece, lo ripeto, non se ne parla proprio». Ma se il progetto rimanesse sulla carta la società spagnola Urbaser, che ha vinto l'appalto per la costruzione dei nuovi forni, potrebbe chiedere un maxi risarcimento ad Agsm? «Se l'impianto andasse a monte», taglia corto Paternoster, «ne risponderebbe la Regione perché il progetto è regionale e la nostra responsabilità è pari a zero. Nell'iter per la realizzazione di Ca' del Bue, infatti, Comune di Verona e Agsm sono il soggetto attuatore delle indicazioni di chi programma il ciclo dei rifiuti». Nei mesi scorsi, dopo lo stop di Venezia, Tosi aveva confessato che «per Verona sarebbe stato più comodo non fare il termovalorizzatore, evitando polemiche, comitati e strumentalizzazioni, ma», aveva aggiunto, «abbiamo sempre agito con senso di responsabilità, tuttavia se la Regione deciderà che Ca' del Bue non serve più, noi ci adegueremo».

Enrico Santi
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