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22 settembre 2018

Cultura veronese

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31.03.2012

Alla luce del flop

Antonio Ereditato, il coordinatore del test sui neutrini
Antonio Ereditato, il coordinatore del test sui neutrini

Si è dimesso il fisico Antonio Ereditato, coordinatore del progetto Opera dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), i cui dati nel settembre scorso hanno provocato il clamore sui neutrini, le particelle dell'atomo annunciate come «più veloci della luce». Non era vero. Le dimissioni sono state presentate da Ereditato in seguito alla presentazione, da parte di alcuni membri di Opera, di una mozione che chiedeva le dimissioni del ricercatore dalla guida del progetto, che ha i suoi laboratori nelle gallerie sotto il Gran Sasso d'Abruzzo. La mozione non sarebbe passata, ma ha creato una spaccatura fra i ricercatori. Su questa base Ereditato avrebbe ritenuto opportuno dimettersi in quanto la collaborazione non sarebbe più stata gestibile. Dopo una serie di «no comment», in serata lo scienziato ha detto la sua: «Sono sereno, ho ricevuto tantissimi messaggi di stima e vicinanza. Non c'è da parte mia alcuna voglia di polemica, spero che la mia decisione concluda una fase. Non ho mai fatto affermazioni clamorose né ho mai parlato di scoperta», ha aggiunto a proposito dei neutrini-più-veloci-della luce. «In questa vicenda c'è sempre stata onestà intettuale da parte di tutti». In effetti, è troppo semplice gettare la croce addosso al dimissionario. Un suo collega di prima fila — il fisico teorico Carlo Rovelli, docente all'Università di Marsiglia dopo anni in America — l'aveva spiegato in un'intervista al nostro giornale: «Il problema ha riguardato il passaggio dai comunicati scientifici ai titoli dei giornali, soprattutto italiani. Faccio un esempio che mi sembra illuminante. Dopo la conferenza al Cern, il sito internet della Bbc titolava: “Misure sulla velocità della luce rendono perplessi gli scienziati”; mentre in Italia il giorno dopo La Repubblica titolava: “Cern conferma la scoperta. Neutrini più veloci della luce”. Il titolo della Repubblica era un falso. Non corrispondeva a quanto detto dagli scienziati e neppure al contenuto dell'articolo. È molto bello che i media ora si occupino di più di scienza, e spero continuino a farlo. Ma devono imparare a rinunciare al sensazionalismo. C'è in gioco la credibilità della scienza, che è un bene prezioso, già un po' in pericolo. Gli scienziati dell'esperimento Opera hanno aspettato molto prima di annunciare le anomalie che trovavano. Non trovavano la soluzione. Cosa dovevano fare? Tenere tutto nascosto? E se poi veramente i neutrini vanno più veloci della luce? È poco plausibile, ma non siamo certi che non possa succedere». Rovelli non lo dice, ma alla fretta dei giornalisti corrisponde qualche volta quella degli scienziati: hanno bisogno di finanziamenti per i loro progetti, il titolone in prima pagina aiuta... Comunque è stata la fiera delle dichiarazioni avventate, compresa quella dall'allora ministra Gelmini — la ricordate? — che parlò di una «galleria dal Gran Sasso al Cern di Ginevra» che avrebbe ridicolizzato anche il tunnel del Gottardo, altroché neutrini. Infine la vera scoperta, quella della realtà: l'errore nelle misure iniziali, poi i dati contrastanti rilevati da due esperimenti. L'ipotesi che avrebbe rivoluzionato la fisica moderna, annientandone la base secondo Einstein (nulla va più veloce della luce), è sfumata. Il primo colpo all'ipotesi era stato inferto il 22 febbraio scorso, quando lo stesso Ereditato aveva annunciato l'esistenza di un errore nei dati «dovuto a un problema di calibrazione di alcuni strumenti di misura». Nemmeno un mese più tardi, il 16 marzo, l'esperimento Icarus coordinato dal Nobel Carlo Rubbia ha smentito ulteriormente l'ipotesi, dimostrando che i neutrini non sono più veloci della luce.  Il 28 marzo, infine, l'esperimento Lvd (Large Volume Detector) dimostra scientificamente l'esistenza di Antonino Zichichi — lo ricordate? Nella Prima Repubblica era il fisico ufficiale di Mamma Rai — che pure lui conferma l'errore negli strumenti del progetto Opera. Più veloce della luce c'è solo il flop.

Silvia Bernardi
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